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Risultati da 1 a 10 di 229
  1. #1
    denty
    Ospite

    Predefinito La grande bufala ambientale

    Il riscaldamento globale è: “il sogno ambientalista che si avvera”, “il pozzo senza fondo delle scuse per espandere l’interventismo dello Stato”, la chiave per “il controllo dei mezzi di produzione”. Questo e altro si trova nella “Politically Incorrect Guide to Global Warming and Environmentalism” di Christopher C. Horner, ultimo libro della fortunata collana dell’editore americano Regnery. Il volume esamina e smonta le scomode verità che ruotano attorno al global warming. Il global warming è una porca faccenda assai più complessa di quello che si è tentati di credere sulla scorta dell’allarmismo da tanto al mucchio. Tanto per cominciare, l’esistenza di un consenso tra gli scienziati è un mito: la scienza non procede per votazioni a maggioranza, ma attraverso la lenta e difficile composizione di un puzzle sempre incompleto. “Ciò su cui gli scienziati effettivamente concordano – spiega Horner – è semplicemente che la temperatura globale è probabilmente 0,6 gradi più alta di un secolo fa; le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica sono aumentate del 30 per cento negli ultimi due secoli; la CO2 è un gas serra e l’aumento dei gas serra in atmosfera dovrebbe avere un effetto riscaldante, a parità delle altre condizioni (che però cambiano)”. Il resto sono congetture, speculazioni, ipotesi, contraddizioni. Il clima è sempre cambiato e cambierà sempre perché non è un sistema statico, ed è davvero difficile – allo stato attuale delle conoscenze, impossibile – dire quanto e se l’uomo abbia a che fare coi mutamenti più recenti. Che, peraltro, sono meno drammatici di quanto si possa credere: i ghiacciai, per esempio, si stanno ritirando in alcune zone ma avanzano in altre, e non c’è alcuna evidenza a supporto dell’aumento dell’intensità e frequenza degli eventi estremi. E poi la correlazione tra concentrazioni atmosferiche di CO2 e aumento delle temperature potrebbe essere male interpretata: storicamente, il riscaldamento precede l’accumulazione di gas serra in atmosfera.

    Il lavoro di Horner è soprattutto una radicale opera di debunking. “Le temperature attuali – spiega – sono calde se le si confronta, per esempio, con gli anni Settanta o con la Piccola era glaciale (dal 1200 alla fine del diciannovesimo secolo), o con quelle di migliaia di anni fa. Ma se si scelgono altri punti di riferimento, come gli anni Trenta, l’anno 1000 o il 1998, allora oggi fa fresco. E il raffreddamento è uno scenario molto più minaccioso, in quanto un’altra era glaciale sarebbe una vera catastrofe”. Vi sono dubbi anche su uno degli argomenti retoricamente più forti della propaganda ecologista: che l’ultimo decennio del Novecento sia il più caldo della storia. E’ vero che le temperature sono state superiori alle medie, ma ciò significa solo che erano più alte che nel secolo precedente, o poco più: inoltre gli anni Novanta coincidono con l’inurbamento di molte stazioni di misura (che contribuisce a far salire le temperature rilevate) e soprattutto la chiusura di molte di esse nella freddissima regione siberiana, conseguente al collasso dell’Unione Sovietica.

    Un’altra affermazione contestata da Horner è che il riscaldamento globale danneggerà soprattutto i paesi in via di sviluppo: “il clima o, meglio, il tempo rimane una delle più importante sfide per i poveri. Il mutamento del clima aggiunge poco. L’uomo ha sempre affrontato questi cambiamenti attraverso l’adattamento e l’innovazione tecnologica – e molto meno con le superstizioni”. Quindi, i paesi meno avanzati hanno ogni interesse a svilupparsi e arricchirsi, in modo da equipaggiarsi con gli strumenti necessari a migliorare le loro condizioni. La comprensione di questo fatto determinerebbe una maggiore attenzione ai temi della crescita economica e una minore fiducia verso il potere salvifico delle Nazioni Unite e di trattati internazionali come il protocollo di Kyoto. Infatti, l’adozione di politiche nocive per l’economia potrebbe finire per indebolire, anziché aiutare, le popolazioni meno fortunate. Anche per questo, contrariamente a quanto si sente dire, Kyoto oggi non fa parte dell’agenda americana. “Gli Stati Uniti – argomenta Horner – rifiutano lo schema di razionamento dell’energia di Kyoto, così come altri 155 paesi che rappresentano la maggioranza della popolazione mondiale, dell’economia e della futura crescita. Kyoto è un trattato che riguarda l’Europa e una dozzina di altri, nessuno dei quali al momento sta effettivamente riducendo le sue emissioni”. Ci sono ragioni economiche e scientifiche a favore di ciò: gli sforzi richiesti da Kyoto costano più dei benefici (compresi quelli ambientali) che possono generare, anche perché la maggior parte delle emissioni gas serra (il 95 per cento dell’ossido nitroso, l’82 per cento del metano, il 97 per cento dell’anidride carbonica) sono di origine naturale e quindi al di là del controllo dell’uomo. Il cambiamento del clima, insomma, “non è né causato dall’uomo, né catastrofico, né globale”.

    Se le cose stanno così, perché allora tanta enfasi su un mutamento che potrebbe essere del tutto o largamente naturale, e che non metterà a rischio il futuro dell’umanità e dell’ambiente? Per Horner, l’agenda ecologista solo superficialmente ha a che fare con l’ecologia. I provvedimenti che vengono invocati con fervore quasi religioso per sfuggire all’apocalisse climatica hanno piuttosto un altro risultato: quello di arricchire alcune imprese (che, grazie a leggi o tasse adeguate, possono trovare sul mercato una fortuna altrimenti preclusa) e rendere potenti alcuni individui e organizzazioni. E poi c’è un sostrato ideologico preciso, dietro tanta retorica verde: “che li vogliate chiamare interventisti, socialisti o peggio, vi sono pochi dubbi – scrive Horner – che gli ambientalisti abbiano instillato la paura di una crisi dopo l’altra per aumentare il grado di controllo pubblico. Essi appoggiano l’interventismo statale e lo perseguono aggressivamente e con ogni mezzo necessario, perché ai loro occhi la libertà individuale è intrinsecamente pericolosa”.

    Carlo Stagnaro, Istituto Bruno Leoni

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da denty Visualizza Messaggio
    Il riscaldamento globale è: “il sogno ambientalista che si avvera”, “il pozzo senza fondo delle scuse per espandere l’interventismo dello Stato”, la chiave per “il controllo dei mezzi di produzione”. Questo e altro si trova nella “Politically Incorrect Guide to Global Warming and Environmentalism” di Christopher C. Horner, ultimo libro della fortunata collana dell’editore americano Regnery. Il volume esamina e smonta le scomode verità che ruotano attorno al global warming. Il global warming è una porca faccenda assai più complessa di quello che si è tentati di credere sulla scorta dell’allarmismo da tanto al mucchio. Tanto per cominciare, l’esistenza di un consenso tra gli scienziati è un mito: la scienza non procede per votazioni a maggioranza, ma attraverso la lenta e difficile composizione di un puzzle sempre incompleto. “Ciò su cui gli scienziati effettivamente concordano – spiega Horner – è semplicemente che la temperatura globale è probabilmente 0,6 gradi più alta di un secolo fa; le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica sono aumentate del 30 per cento negli ultimi due secoli; la CO2 è un gas serra e l’aumento dei gas serra in atmosfera dovrebbe avere un effetto riscaldante, a parità delle altre condizioni (che però cambiano)”. Il resto sono congetture, speculazioni, ipotesi, contraddizioni. Il clima è sempre cambiato e cambierà sempre perché non è un sistema statico, ed è davvero difficile – allo stato attuale delle conoscenze, impossibile – dire quanto e se l’uomo abbia a che fare coi mutamenti più recenti. Che, peraltro, sono meno drammatici di quanto si possa credere: i ghiacciai, per esempio, si stanno ritirando in alcune zone ma avanzano in altre, e non c’è alcuna evidenza a supporto dell’aumento dell’intensità e frequenza degli eventi estremi. E poi la correlazione tra concentrazioni atmosferiche di CO2 e aumento delle temperature potrebbe essere male interpretata: storicamente, il riscaldamento precede l’accumulazione di gas serra in atmosfera.

    Il lavoro di Horner è soprattutto una radicale opera di debunking. “Le temperature attuali – spiega – sono calde se le si confronta, per esempio, con gli anni Settanta o con la Piccola era glaciale (dal 1200 alla fine del diciannovesimo secolo), o con quelle di migliaia di anni fa. Ma se si scelgono altri punti di riferimento, come gli anni Trenta, l’anno 1000 o il 1998, allora oggi fa fresco. E il raffreddamento è uno scenario molto più minaccioso, in quanto un’altra era glaciale sarebbe una vera catastrofe”. Vi sono dubbi anche su uno degli argomenti retoricamente più forti della propaganda ecologista: che l’ultimo decennio del Novecento sia il più caldo della storia. E’ vero che le temperature sono state superiori alle medie, ma ciò significa solo che erano più alte che nel secolo precedente, o poco più: inoltre gli anni Novanta coincidono con l’inurbamento di molte stazioni di misura (che contribuisce a far salire le temperature rilevate) e soprattutto la chiusura di molte di esse nella freddissima regione siberiana, conseguente al collasso dell’Unione Sovietica.

    Un’altra affermazione contestata da Horner è che il riscaldamento globale danneggerà soprattutto i paesi in via di sviluppo: “il clima o, meglio, il tempo rimane una delle più importante sfide per i poveri. Il mutamento del clima aggiunge poco. L’uomo ha sempre affrontato questi cambiamenti attraverso l’adattamento e l’innovazione tecnologica – e molto meno con le superstizioni”. Quindi, i paesi meno avanzati hanno ogni interesse a svilupparsi e arricchirsi, in modo da equipaggiarsi con gli strumenti necessari a migliorare le loro condizioni. La comprensione di questo fatto determinerebbe una maggiore attenzione ai temi della crescita economica e una minore fiducia verso il potere salvifico delle Nazioni Unite e di trattati internazionali come il protocollo di Kyoto. Infatti, l’adozione di politiche nocive per l’economia potrebbe finire per indebolire, anziché aiutare, le popolazioni meno fortunate. Anche per questo, contrariamente a quanto si sente dire, Kyoto oggi non fa parte dell’agenda americana. “Gli Stati Uniti – argomenta Horner – rifiutano lo schema di razionamento dell’energia di Kyoto, così come altri 155 paesi che rappresentano la maggioranza della popolazione mondiale, dell’economia e della futura crescita. Kyoto è un trattato che riguarda l’Europa e una dozzina di altri, nessuno dei quali al momento sta effettivamente riducendo le sue emissioni”. Ci sono ragioni economiche e scientifiche a favore di ciò: gli sforzi richiesti da Kyoto costano più dei benefici (compresi quelli ambientali) che possono generare, anche perché la maggior parte delle emissioni gas serra (il 95 per cento dell’ossido nitroso, l’82 per cento del metano, il 97 per cento dell’anidride carbonica) sono di origine naturale e quindi al di là del controllo dell’uomo. Il cambiamento del clima, insomma, “non è né causato dall’uomo, né catastrofico, né globale”.

    Se le cose stanno così, perché allora tanta enfasi su un mutamento che potrebbe essere del tutto o largamente naturale, e che non metterà a rischio il futuro dell’umanità e dell’ambiente? Per Horner, l’agenda ecologista solo superficialmente ha a che fare con l’ecologia. I provvedimenti che vengono invocati con fervore quasi religioso per sfuggire all’apocalisse climatica hanno piuttosto un altro risultato: quello di arricchire alcune imprese (che, grazie a leggi o tasse adeguate, possono trovare sul mercato una fortuna altrimenti preclusa) e rendere potenti alcuni individui e organizzazioni. E poi c’è un sostrato ideologico preciso, dietro tanta retorica verde: “che li vogliate chiamare interventisti, socialisti o peggio, vi sono pochi dubbi – scrive Horner – che gli ambientalisti abbiano instillato la paura di una crisi dopo l’altra per aumentare il grado di controllo pubblico. Essi appoggiano l’interventismo statale e lo perseguono aggressivamente e con ogni mezzo necessario, perché ai loro occhi la libertà individuale è intrinsecamente pericolosa”.

    Carlo Stagnaro, Istituto Bruno Leoni


    Se non sbaglio tempo fa era saltata fuori la notizia che il governo americano avesse pagato alcuni gruppi di scienziati per far credere che i cambiamenti climatici e l'effetto serra non fossero imputabili alle attività umane. Lo scienziato dell'articolo a mio avviso fa parte di quelli. 99 scienziati su 100 sostengono la tesi opposta e ogni tanto ne salta fuori uno che cerca di confutare le loro tesi. Ma a parte ciò credo che ognuno sia in grado di giudicare e valutare da se la situazione. Penso che tutti si siano accorti che le temperature sono sempre più alte, non dico rispetto a secoli o millenni fa, ma anche rispetto a 5-10 anni fa la situazione è cambiata e di molto. Non piove più, non nevica quasi più, e quest'anno abbiamo avuto l'inverno più caldo degli ultimi cento e passa anni. Qui non si parla di aumenti di 0,5 gradi nei prossimi 10 anni, qui si parla di temperature sensibilmente più alte da un anno all'altro! E' ora di mettere da parte gli interessi del proprio orticello e fare un'importante azione collettiva per cambiare le cose, sennò non oso pensare come dovranno vivere i nostri figli e i nostri nipoti.

  3. #3
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    magari ce ne fossero persone interessate soltanto al "proprio orticello"!!!
    il problema direi che è opposto: i più non fanno altro che interessarsi dei cazzi degli orticelli altrui....

    dopo qualche anno di esperienza da geometra in toscana mi sono accorto che i comunisti in realtà sono mezzi libertari (non di più).
    generalmente considerano la proprietà privata sacra e intoccabile, fin quando si tratta della propria...

  4. #4
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    Non mi sembra che si sia parlato di questo documentario da queste parti, ma e' assolutamente da non perdere (quanto segue e' la segnalazione dal mio blog):

    Ecocatastrofismo. "La grande truffa del riscaldamento globale". Un documentario del canale televisivo inglese Channel 4, sfida il pensiero unico ambientalista.

    Ti hanno detto che le attivita' umane stanno distruggendo il pianeta. E' colpa tua, della tua macchina e del tuo riscaldamento, dei tuoi viaggi di vacanza in aereo... Quello che non ti hanno detto e' che l'innalzamento dei livelli di CO2 segue l'innalzamento della temperatura con un ritardo di circa 800 anni e che quindi non puo' esserne responsabile; che l'attivita' delle macchie solari ha un impatto molto piu' significativo dell'attivita' umana, al punto che monitorandone l'attivita' e' possibile fare previsioni del tempo piu' accurate di quelle dei vari servizi meteorologici; che nel periodo del 'miracolo economico' dal dopoguerra ai primi anni '70, cioe' durante un periodo di massiccia produzione industriale e di massiccie emissioni di CO2, la temperatura globale si e' costantemente abbassata; che il vento solare puo' prevenire i raggi cosmici dal raggiungere il pianeta, impedendo loro di giocare il proprio ruolo nella creazione delle nuvole interagendo con le evaporazioni dalla superficie degli oceani.

    Dal trailer: "Alcuni dicono che non e' piu' tempo di discutere, che l'umanita' deve affrontare le proprie responsabilita' per il riscaldamento globale... Ecco pero' gli esperti secondo i quali le prove scientifiche puntano in un'altra direzione:

    'Quando dicono che non crediamo al riscaldamento globale, io rispondo che no, io ci credo, ma non credo che le emissioni di CO2 umane siano la causa di quel riscaldamento...'

    'Non si puo' dire che sia il CO2 a influenzare il clima... certamente non lo ha mai fatto in passato...'

    'Se sei scettico della litania del riscaldamento globale, all'improvviso e' come se fossi un negazionista dell'Olocausto!'

    'L'allarme intorno al riscaldamento globale e' presentato come scientifico, ma non e' scientifico...'

    'Ci hanno raccontato un sacco di bugie.'

    Il piu' controverso e stimolante documentario scientifico dell'anno esamina il ruolo giocato dalla natura nel riscaldamento globale. "

    Il trailer (preceduto da una pubblicita' molto cyborg...)

    Il sito di Channel 4 dedicato al programma

    ORA INTERAMENTE DISPONIBILE ONLINE!! (su Google Video)

    Per i vari link:

    http://estropico.blogspot.com/2007/0...strofismo.html

    [Casomai l'avessero spostato, basta cercare "the great global warming swindle" su GoogleVideo o YouTube]

    Ciao,
    Fabio

  5. #5
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    Risca Glob Rulez!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da sir_Shafford Visualizza Messaggio
    Se non sbaglio tempo fa era saltata fuori la notizia che il governo americano avesse pagato alcuni gruppi di scienziati per far credere che i cambiamenti climatici e l'effetto serra non fossero imputabili alle attività umane. Lo scienziato dell'articolo a mio avviso fa parte di quelli. 99 scienziati su 100 sostengono la tesi opposta e ogni tanto ne salta fuori uno che cerca di confutare le loro tesi. Ma a parte ciò credo che ognuno sia in grado di giudicare e valutare da se la situazione. Penso che tutti si siano accorti che le temperature sono sempre più alte, non dico rispetto a secoli o millenni fa, ma anche rispetto a 5-10 anni fa la situazione è cambiata e di molto. Non piove più, non nevica quasi più, e quest'anno abbiamo avuto l'inverno più caldo degli ultimi cento e passa anni. Qui non si parla di aumenti di 0,5 gradi nei prossimi 10 anni, qui si parla di temperature sensibilmente più alte da un anno all'altro! E' ora di mettere da parte gli interessi del proprio orticello e fare un'importante azione collettiva per cambiare le cose, sennò non oso pensare come dovranno vivere i nostri figli e i nostri nipoti.
    Guarda che nessuno mette in dubbio che ci sia una tendenza all'aumento delle temperature. Il problema è se questo è causato dalle attività umane. La proporzione dei 99 su 100 che tu ha fatto è del tutto opinabile. Basta andare a vedere la composizione degli esperti dell'onu e quanti se ne sono andati da quando il gruppo è stato creato (e soprattutto con quali motivazioni).

    Gli scettici non mancano:

    L’effetto serra: tante bufale inventate
    di Antonio Martino

    È tornata di moda, con grande evidenza, una vecchia storia: la terra è colpita dal riscaldamento globale, che è dovuto alle attività umane; l’unico rimedio possibile per scongiurare irreparabili disastri è offerto dal protocollo di Kyoto, voluto da tutti i governi “buoni”, ma avversato dal presidente degli Stati Uniti d’America, George Bush. Tutte queste affermazioni sono o palesemente false o assai dubbie ed il fatto che vengano ossessivamente ripetute non le trasforma in verità. Varrà, quindi, la pena di riprendere tesi già sostenute in passato e tentare di stabilire come effettivamente stiano le cose. Anzitutto, infatti, non è vero che sia il presidente Bush a rifiutare di accettare gli accordi di Kyoto, sottoscritti dal suo predecessore Clinton. Quando il Senato degli Stati Uniti venne chiamato a ratificare quegli accordi, il 26 luglio del 1997 (il presidente era Clinton), il risultato fu di 95 a zero contro la ratifica. Nessuno, nemmeno gli esponenti dell’estrema sinistra del Senato americano, ha votato a favore. Per ratificare accordi internazionali sono necessari 67 voti (i due terzi del Senato); la ratifica dell’accordo di Kyoto non ne ha avuto nemmeno uno. La posizione di Bush, in altri termini, non è una sua personale fisima, ma è l’opinione condivisa dal Congresso americano e dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica. In secondo luogo, mentre è lungi dall’essere dimostrato che la temperatura sul pianeta stia aumentando e che ciò sia dovuto all’emissione di CO2 connessa alle attività umane, i benefici dell’accordo di Kyoto sono semplicemente impercettibili. Nei prossimi 50 anni, l’aumento medio della temperatura previsto dal gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite senza l’applicazione del protocollo di Kyoto sarebbe pari a circa un grado centigrado; grazie all’applicazione dell’accordo, l’aumento sarebbe, invece, di 0,94 gradi. Il vantaggio di Kyoto, in altri termini, sarebbe pari a 0,06 gradi centigradi! E questa è la stima più favorevole all’accordo; secondo Fred Singer (il fisico che ha inventato il metodo per misurare lo strato dell’ozono), l’impatto di Kyoto sarebbe di soli 0,02 gradi da qui al 2050, una variazione talmente piccola da non essere percepita dagli strumenti! Recentemente è stato pubblicato uno studio del CCSP (Climate Change Science Program) basato sui migliori dati disponibili. Mentre è vero che le temperature sono in aumento nell’Artico, è anche vero che sono inferiori a quelle che prevalevano negli anni ’30; nell’Antartico, invece, sono in calo. Ma la conclusione più rilevante che emerge da questo studio è che il contributo umano al riscaldamento globale è trascurabile, sono i fattori climatici naturali soprattutto a determinarlo. Solo così si spiega come mai fra il 1940 ed il 1975, quando i livelli di gas-serra aumentavano rapidamente, il clima si raffreddava (qualcuno arrivò persino a prevedere un’imminente glaciazione!) Quanto all’innalzamento del livello degli oceani, dovuto a fenomeni che durano da millenni, la stima di uno scienziato della NASA di un innalzamento di circa 60 centimetri ogni dieci anni, ripresa da quanti amano crogiolarsi in autentiche orge di eco-catastrofismo, è smentita dallo studio delle Nazioni Unite, che prevede una variazione compresa fra 1,4 e 4,3 centimetri a decennio, e dagli studi di Fred Singer, secondo cui l’innalzamento sarà compreso fra 1,5 e 2 centimetri a decennio. E ancora, è vero che è in atto la fusione dei ghiacciai, ma è un processo che dura da 15.000 anni e che non è quindi dovuto ad attività umane. Essendo dovuto a fattori naturali, è evidente che non possiamo controllarlo. Non sarebbe male se i catastrofisti riflettessero sul fatto che la Groenlandia venne chiamata così (“terra verde”) dai Vichinghi perché era coperta da conifere. Se oggi è un’inospitale terra glaciale, ciò è dovuto ad una modifica del clima che nulla ha a che vedere con le attività umane. Nel lungo periodo, anche in assenza di uomini sulla terra, il clima cambierebbe comunque per fattori naturali. In sintesi: è certo che la mancata ratifica del protocollo di Kyoto non è imputabile all’opposizione del presidente Bush, è certo che le variazioni climatiche non sono “antropogeniche (determinate dalle attività umane) ma sono perlopiù dovute a fenomeni naturali, e sono perlomeno dubbie le dimensioni del problema. Infine, ma più importante, il protocollo di Kyoto, lungi dal rappresentare una soluzione, rappresenta un pericolo certo. Vediamo. Anzitutto, il protocollo di Kyoto non solo non è stato ratificato dagli Stati Uniti ma non viene applicato da Paesi come la Cina e l’India che sono i principali responsabili delle emissioni globali. Il fatto che l’Unione Europea bigottamente insista nel rispetto dell’accordo è solo una palese forma di autolesionismo, di penalizzazione dell’economia europea, senza conseguenze di sorta per i nobili obiettivi dichiarati, Come se non bastasse, i gas responsabili dell’”effetto serra” sono per il 95,5% di origine naturale e solo per il 4,5% connessi ad attività umane. In altri termini, le restrizioni previste dagli accordi di Kyoto riguardano meno del 5% dei gas immessi nell’atmosfera; per potere avere un qualche effetto, quindi, le riduzioni dovrebbero essere drastiche. Le conseguenze sarebbero devastanti per tutte le economie del mondo, non solo per quella americana: un rallentamento dello sviluppo e molti milioni di posti di lavoro distrutti. Il “verdismo”, la propalazione acritica di profezie di catastrofi imminenti dovute alle attività umane, è un fenomeno pericolosamente reazionario, contrario a tutte le attività umane: la costruzione di case (“cementificazione”), infrastrutture (“deturpano il paesaggio”), energia nucleare (pericolosa), centrali tradizionali e industrie (“inquinano”), agricoltura moderna (“OGM, no grazie!”) e ricerca scientifica. Siamo in presenza forse del pericolo maggiore per le nostre libertà, il nostro benessere e lo sviluppo nell’intera storia dell’umanità.

    Non ci sono solo quelli dell IBL, se hai tempo e voglia guardati questo documentario di Channel4 (UK):http://video.google.com/videoplay?do...arming+swindle Anche National Geografic ha prodotto un documentario in cui si prende in seria considerazione l'effetto delle radiazioni solari sull'innalzamento delle temperature. Insomma di motivi per diffidare dal sacro dogma della fine del mondo ce ne sono.

  7. #7
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    Non mi ero accorto che qualcuno aveva già provveduto a linkare il documentario inglese.

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    Citazione Originariamente Scritto da nrenato Visualizza Messaggio
    magari ce ne fossero persone interessate soltanto al "proprio orticello"!!!
    il problema direi che è opposto: i più non fanno altro che interessarsi dei cazzi degli orticelli altrui....

    dopo qualche anno di esperienza da geometra in toscana mi sono accorto che i comunisti in realtà sono mezzi libertari (non di più).
    generalmente considerano la proprietà privata sacra e intoccabile, fin quando si tratta della propria...
    Ma il comunismo infatti mi sembra fosse per l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, a quanto pare vi siete persi un pezzo.

  9. #9
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    Comunque è bello vedere come ci sia gente che prende per oro colato articoli- spazzatura come questo.

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    Citazione Originariamente Scritto da Scripta Manent Visualizza Messaggio
    Comunque è bello vedere come ci sia gente che prende per oro colato articoli- spazzatura come questo.
    Guarda che il fatto che la CO2 prodotta dall'uomo sia una percentuale molto bassa del totale di questo composto che viene immesso nell'atmosfera terrestre è un dato scientifico, non sono baggianate. Il problema è che i media danno voce solo ai catastrofisti dell'ONU mentre la comunità scientifica non è affatto tutta schierata con gli esperti del palazzo di vetro, vedi ad esempio il prof. Franco Battaglia e la associazione Galileo 2001 http://www.galileo2001.it/identita/chisiamo.php . La cosa bella è che siamo arrivati al punto che se uno scienziato non è d'accordo con la pravda ufficale viene tacciato di essere come i revisionisti dell'olocausto! Vi posto un suo scritto pubblicato su Il Giornale (ma se cliccate sul link sopraccitato potete trovare altre cosette interessanti)
    FRANCO BATTAGLIA

    MA LA COLPA NON È DELL'UOMO
    (pubblicato su Il Giornale, 05 Maggio 2007)

    Quella del riscaldamento globale (RG) antropogenico è la più grande mistificazione globale degli ultimi 20 anni. Qui la parola chiave è “antropogenico”: il riscaldamento globale attuale è reale, nel senso che la temperatura media globale è, oggi, più elevata che 300 anni fa, ma l’uomo non c’entra niente. L’attuale RG cominciò nel 1700 (fig. 1) quando l’industrializzazione non esisteva e la popolazione mondiale meno di 1 miliardo di anime e ha continuato sino al 1940 (fig. 2), quando l’industrializzazione era ancora nella sua infanzia e limitata a pochissime nazioni e la popolazione mondiale meno di un terzo della odierna. Per più di tre decenni, dal 1940 fino al 1975, invece, in pieno boom economico e demografico, la temperatura scese (tanto da far temere, 30 anni fa, il rischio di una imminente era glaciale), ma riprese a salire in piena recessione economica (fig. 2). Insomma, l’attuale RG è occorso in tempi incompatibili con la teoria della sua causa antropica. Ma è occorso anche in luoghi incompatibili con quella teoria: se il riscaldamento a terra fosse dovuto all’aumento di gas serra in atmosfera, allora, per il meccanismo stesso dell’effetto serra, se ne dovrebbe osservare uno ancora maggiore ad alcuni chilometri sopra le nostre teste, ma né le sonde su palloni aerostatici né i satelliti osservano il riscaldamento atteso della troposfera. Un riscaldamento antropogenico, quindi, nei momenti e nei luoghi sbagliati.

    Variazioni di temperatura ci sono sempre state. Se andiamo indietro nel tempo (fig. 1), il pianeta patì la piccola era glaciale tra il 1400 e il 1800: dipinti dell’epoca testimoniano la Laguna di Venezia (fig. 3) e il Tamigi ghiacciati, usati come piste di pattinaggio e attraversati dai carri (l’ultimo festival sul Tamigi ghiacciato si ebbe nell’inverno 1813-14). E tra il 1000 e il 1300 ci fu il periodo caldo medioevale, con temperature di 2-3 gradi superiori a quelle odierne, quando Erik il Rosso andò a colonizzare la Greenland, Terra Verde, allora; e quando, racconta Chaucer, fiorivano i vigneti anche nel nord dell’Inghilterra. Andando ancora indietro nel tempo, sino all’età del bronzo, vi fu quel che i geologi chiamano massimo Olocenico (fig. 4), con temperature, per oltre 2 millenni, 2-3 gradi superiori alle odierne, e alle quali ben sopravvissero gli orsi polari, della cui estinzione oggi ci si preoccupa contro l’evidenza che la loro popolazione è, oggi, più numerosa che nel secolo scorso.

    Se non le attività umane, cosa causa allora il riscaldamento, oggi come nel passato? Bisogna innanzitutto essere consapevoli che tutte le attività degli oltre 6 miliardi di esseri umani sono un nonnulla rispetto all’attività di quel gigante, lassù nel cielo, che è il nostro sole. Le macchie solari sono, sappiamo oggi, intensi campi magnetici che appaiono durante periodi d’elevata attività solare, ma per secoli e da molto prima che se ne conoscesse la natura gli astronomi ne hanno registrato il numero, e dai dati raccolti si può notare tra il 1645 e il 1715 una drastica riduzione nel numero delle macchie solari (minimo di Maunder, dal nome dell’astronomo inglese che osservò la circostanza). Quanto il numero di macchie solari sia un attendibile indicatore del clima lo scoprirono il ricercatore danese Friis-Christensen e i suoi collaboratori, che nel 1991 dimostrarono la stretta correlazione tra attività solare e temperatura globale in tutto il periodo compreso fra il 1860 e il 1990 (fig. 5). Per escludere che quella correlazione fosse una semplice coincidenza, andarono indietro nel tempo per altri 400 anni e, di nuovo, accertarono la stretta correlazione tra attività solare e temperatura globale (fig. 6). Nessuna correlazione si trovò infine tra temperature artiche e concentrazione di CO2, mentre forte correlazione si trovò tr ale prime e attività solare (fig. 7).

    Il sole influenza il clima non solo, direttamente, col suo calore ma anche, indirettamente, attraverso le nuvole, che hanno un potente effetto rinfrescante. Le masse di nuvole si formano anche grazie all’interazione del vapore acqueo dagli oceani con le particelle di raggi cosmici provenienti dall’esplosione di stelle lontane giunte alla fine della loro vita: le molecole di vapor d’acqua colpite dai raggi cosmici diventano nuclei di condensazione da cui si formano le nuvole. Quando il sole è più attivo, cioè quando il campo magnetico da esso è più intenso, i raggi cosmici (che sono particelle elettricamente cariche) sono maggiormente deviati da quel campo magnetico: ne consegue un più debole flusso cosmico cui corrisponde una minore formazione di nuvole e quindi un maggiore riscaldamento. La potenza di questo effetto è diventata chiara solo recentemente, dopo che si sono confrontate, nel corso degli anni, le temperature globali con il flusso di raggi cosmici, scoprendo, ancora una volta, una stretta correlazione tra temperatura globale e flusso cosmico, con la prima che aumenta ogni volta che il secondo diminuisce, e viceversa: il clima è controllato anche dalle nuvole, queste sono controllate dal flusso di raggi cosmici a sua volta controllato dall’intensità del campo magnetico dal sole, cioè dalla attività della nostra stella (fig. 8).

    Franco Battaglia

 

 
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