Le due città, raffigurate da Gerusalemme e da Babilonia.
1. [v 1.] Non credo vi siate dimenticati di ciò che spesso vi abbiamo inculcato o meglio richiamato alla mente. Si tratta infatti di cose che ogni uomo cresciuto nella santa Chiesa e istruito nella fede deve conoscere. Queste: quale sia la città di cui siamo cittadini, sebbene attualmente da essa lontani; come la causa di questo allontanamento sia il peccato, mentre la via per il ritorno, a noi gratuitamente concesso, sono la remissione dei peccati e la giustificazione mediante la grazia di Dio. Per averlo più volte ascoltato, voi sapete che due città, adesso mescolate materialmente per quanto spiritualmente separate, procedano lungo il corso dei secoli ciascuna verso la sua fine. L'una [città] ha come fine la pace eterna, e questa si chiama Gerusalemme; l'altra ha come fine il godimento d'una pace temporale, e questa si chiama Babilonia. A loro riguardo dovreste ricordare, se non m'inganno, anche il significato del rispettivo nome: come cioè Gerusalemme significhi
" visione di pace ", mentre Babilonia " confusione ". Gerusalemme fu deportata a Babilonia dove rimase in cattività; non tutti però furono presi prigionieri: di lei infatti son cittadini anche gli angeli. E anche riguardo agli uomini, si deve tener conto dei predestinati alla gloria di Dio, che mediante l'adozione sono diventati eredi insieme con Cristo, essendo stati riscattati dalla prigionia a prezzo del suo sangue. Questa porzione, per quanto piccola, della città di Gerusalemme è tenuta prigioniera a Babilonia a causa del peccato, ma da tale prigionia comincia a uscire, prima col cuore mediante la confessione dei peccati e l'amore per la giustizia, finché più tardi, cioè alla fine dei tempi, non ne sia separata anche col corpo. Tutte queste cose vi abbiamo inculcate in occasione di quel salmo che in questa sede esponemmo alla vostra benevolenza e che comincia con le parole:
A te, o Dio, si addice l'inno in Sion, a te si sciolgano i voti in Gerusalemme (Sal 64,1). Oggi abbiamo cantato: Là, sopra i fiumi di Babilonia sedemmo piangendo al ricordo di Sion. Notate come nel precedente salmo si diceva: A te, o Dio, si addice l'inno in Sion, in quello attuale invece:
Là, sopra i fiumi di Babilonia sedemmo piangendo al ricordo di Sion, di quella Sion cioè dove conviene che a Dio si levi l'inno.