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  1. #41
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    Secondo te Giuliani parla italiano? E De Niro? Travolta? Stallone? Madonna? Al Pacino?E ho citato solo gente famosa.. basta controllare il numero degli italoamericani,e confrontarlo col numero di persone che parlano italiano. Ci sarà una piiiiiiiccola differenza fra le due cifre.

  2. #42
    Zarskoeselo
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    Infatti anche qui non dici una cosa che risponde al vero. Dovresti chiedere a Pino Cicala, che arrivò in America negli anni 50 ed è tuttora direttore di una radio in lingua italiana a Washington. A Washington vengono indetti corsi di italiano dalla comunità italiana, ad opera del reverendo Zanoni e con il supporto finanziario del Ministero degli affari esteri. Per non menzionale la Italian Cultural Society o il "Italian Language Program" che sempre sovvenzionato dal Ministero degli Affari Esteri promuove la lingua italiana nelle scuole dell'area metropolitana. Solo a Washington gli italiani sono 2900. Se prendiamo gli italiani di discendenza sono più di 75000.
    Per info scrivi al Primo consigliere Cantini a Washington
    Gli italiani in USA hanno perfino un quotidiano in italiano AMERICA OGGI.

  3. #43
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    È vero quello che hai detto. ma il problema che ho posto io era diverso. ho detto che pochi fra gli italoamericani parlano l'italiano o sentono il legame con l'Italia. tu giustamente mi hai fatto notare:esistono radio in italiano,corsi di italiano,giornali in italiano ecc. E io ti rispondo: credi che tutti quelli che hanno origini italiane seguano quei corsi o leggano America Oggi? Sai quanta gente c'è che si chiama Del Gallo,Ferrara o cognomi del genere e dell'Italia non sa un tubo? Perchè magari avevano solo il nonno paterno italiano,e basta. dell'Italia non gli è rimasto niente.Altra faccenda è se uno ha entrambi i GENITORI italiani. Allora sì.

  4. #44
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    Citazione Originariamente Scritto da Zarskoeselo Visualizza Messaggio
    Gli italiani in USA hanno perfino un quotidiano in italiano AMERICA OGGI.
    E' un caso oppure no che il nome del giornale sia l'esatta traduzione di USA TODAY? Ci sono connessioni di sorta?

  5. #45
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    Può essere.

  6. #46
    Zarskoeselo
    Ospite

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    La comunità italiana parla italiano. A New York per esempio, vi è una nutrita comunità italiana che parla italiano e si interessa al proprio paese. Ti cito la Bivona, di estrazione ben diversa dalla mia e vedi:Solo una persona si e’ dichiarata assolutamente contraria al voto degli italiani all’estero e lo ha fatto sventolando una serie di motivazioni, a suo dire insormontabili.
    Gli italiani che risiedono fuori dal Paese non contribuiscono alle finanze dell’Italia. Non sanno quasi nulla di quelle che sono le esigenze di chi ci vive. Non conoscono a fondo la realta’ politica italiana. Non hanno il diritto di scegliere un governo, se non subiscono gli effetti di quella scelta. E via motivando.
    Queste righe sono dedicate all’amico contrario-al-voto-all’estero, nella speranza che possano servire a farlo meditare.
    Carissimo,
    inutile dirti quanto le tue parole mi abbiano rattristato. Non e’ stata solo una discussione “politica” la nostra. Anzi. Le tue parole hanno avuto un rimbalzo su quanto di piu’ intimo e personale io abbia: la mia storia.
    Vivo negli Stati Uniti da molti anni. Qui mi sono sposata. Qui ho avuto i miei figli. Qui ho un lavoro che mi appaga pienamente. Qui ho amici che amo. Qui i miei genitori hanno cominciato a sperare in una realta’ migliore di quella lasciata nel loro Paese, l’Italia, e stanno vivendo una serena terza eta’. Amo gli Stati Uniti per tutto che hanno dato a me e alla mia famiglia. Ma questo non e’ tutto. Amo anche l’Italia, con un amore che non si nutre del quotidiano, ma e’ viscerale, vissuto, intenso e profondo. Ho sempre cercato di tener vivo, nei miei figli, il loro retaggio italiano, parlando loro di un Paese che non conoscono, non avendolo mai visitato, e nel contempo conoscono molto bene, perche’ lo ritrovano ogni giorno nelle parole dei loro genitori e dei loro nonni.
    Un filo che non si e’ mai interrotto.
    Ho parlato fin qui del mio “personale”, ma quante inesattezze nelle tue parole.
    Mi viene da pensare alle parole di Luciano Violante, nel 2000, quando era presidente della Camera. citando dati e rapportandoli a cifre che danno la misura di quella che e’ stata l’emigrazione italiana.
    Violante affermo’ che se consideriamo gli anni che vanno dal 1870 al 1970, sono stati 27 milioni gli italiani che scelsero la quasi sempre dolorosa strada dell’emigrazione. 27 milioni. Quasi la meta’ della popolazione italiana attuale.
    Oggi, le persone di origine italiana che vivono all’estero sono circa 60 milioni… piu’ di quanti non siano i cittadini che vivono in Italia.
    Dopo la Cina, l’Italia e’ il Paese la cui popolazione e’ piu’ emigrata. Questo non bisogna dimenticarlo. Mai.
    E non puoi parlare degli italiani residenti all’estero, come di persone che poco conoscono la realta’ politica dell’Italia, che non contribuiscono alle finanze italiane o che non hanno il diritto di scegliere un governo se, eventualmente, non ne patiscono le decisioni. Credi davvero che i cittadini italiani all’estero non conoscano davvero la realta’ politica? Una realta’ che nello spazio di un nanosecondo rimbalza nel mondo, cavalcando le onde di Internet o affidandosi all’etere della Rai. Basta con la realta’ di italo-qualcosa all’oscuro di tutto e che non vedono l’Italia da decenni. Ma allora sono tutte menzogne quelle che parlano degli imprenditori impegnati nei Paesi dell’Est europeo o dei ricercatori che lavorano negli Stati Uniti o dei tecnici della City londinese o dei muratori siciliani che hanno lavorato alla ricostruzione di Berlino negli anni Novanta…
    Credi anche che i cittadini italiani all’esterno non contribuiscano alle finanze italiane. Pensa solo per un attimo alla tassa dell’ICI sulle case possedute in Italia, a meno che non ne posseggano una anche nel Paese dove vivono e non siano tenuti alla doppia imposizione. Ma allora bisognerebbe abolire il suffragio universale e tornare a quello censitario, che infine premiava con il voto solo i ceti piu’ abbienti. E che dire dei diciottenni, coloro che iniziano a votare? Se lavorano bene, se no niente voto. E le rimesse? E lo stesso lavoro di diffondere la cultura, migliorando l’immagine dell’Italia all’estero?
    Credo di dire una cosa certa, se affermo che solo l’Italia prevede oggi l’elezione diretta di un numero di parlamentari riservato ai cittadini italiani all’estero. Ma e’ anche vero che tra i Paesi democratici del mondo, solo l’Italia “vanta” un numero cosi’ alto di emigrati, che guarda caso patiscono le scelte di un governo, tanto e’ vero che i rappresentanti parlamentari che avranno a breve dovranno ricordare ai loro colleghi eletti in Italia i troppi diritti culturali, previdenziali, economici e sociali che non trovano spazio in Parlamento e che sono calpestati dall’indifferenza.

  7. #47
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    come si potrebbe non sottoscrivere questa lettera.....

 

 
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