La crisi dell’immondizia nasce da dieci anni di pessima amministrazione. è ora di cambiare
Caro Vesuvio pensaci tu: mandali a casa
di Gianluca Marchi da L'Opinione
lo stupendo panorama di Napoli con lo sfondo del Vesuvio
Emergenza rifiuti in Campania e nel Napoletano: un Paese considerato civile, o che comunque pretende di essere considerato tale, non può ridursi in queste condizioni da “terzo mondo”, senza offesa alcuna per i Paesi del terzo mondo, dove i problemi sono generati dalla mancanza di risorse, mentre da noi di risorse se ne buttano a tonnellate, peggio che la monnezza. Dopo l'evidente fallimento delle amministrazioni locali, che non hanno saputo o voluto o potuto affrontare il problema, da mesi opera sul territorio un commissario per l'emergenza che non è esattamente un signor nessuno: Guido Bertolaso, infatti, è abituato a far fronte alle tragedie naturali che spesso investono lo stivale, anche a seguito della demenziale gestione della risorsa territorio che è stata fatta in questi decenni. Ebbene, fino a l'altro ieri in Campania è stato pure lui incartato dalla logica perversa dei veti, dei controveti, delle proteste alimentate ad arte dalla politica e magari pure dalla camorra, dall'incapacità politica (governativa) di volere o poter decidere.
Poi è arrivata la sveglia del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – che non poteva continuare a tacere, visto che gli eventi lo stavano tirando per la giacchetta, essendo stato per tempo immemore parlamentare italiano ed europeo espresso proprio da quel disgraziato territorio - la macchina, inceppata da mesi, sembra improvvisamente essersi rimessa in moto, e, a detta dello stesso Bertolaso, servirà un mese per togliere la spazzatura dalle strade, sapendo dove poterla mettere, e altri tre-quattro mesi, insomma dopo l'estate, per mandare a regime il sistema. Misteri della politica e dell'amministrazione: ciò che non è stato possibile in mesi, anzi in anni di emergenza quasi costante, diventa ora possibile in poche settimane sotto la spinta della stessa emergenza, divenuta ormai tragica. Sospetto: non è che l'emergenza sia stata creata, alimentata e drammatizzata per portare la situazione al punto tale da poter, ora, tappare le bocche di coloro che dissentono e superare con un colpo di bacchetta quasi magica un problema che finora nessuno ha voluto risolvere?
A sospettare si farà anche peccato, ma quasi sempre ci s'azzecca. Il risultato è che così si tentano di confondere le responsabilità e di rimbalzarle a qualcuno di non ben definibile, magari sperando di non pagare dazio elettorale. Pura miopia, perché un pernacchio, anzi una montagna di monnezza li sommergerà. Noi oggi titoliamo Forza Vesuvio non come atto di offesa verso le popolazioni, che anzi spesso e volentieri finiscono per essere vittime di queste logiche della politica che non vuole assumersi le responsabilità. Il nostro Forza Vesuvio è rivolto solo ed esclusivamente verso la classe politica che ha gestito tale partita in maniera demenziale o peggio ancora è andata prima ad alimentare le paure e le preoccupazioni della gente verso una tematica che obiettivamente è difficile da inquadrare in tutti i suoi aspetti, e poi ha alzato le mani in segnale di resa davanti alle reazioni anche violente delle popolazioni. Ci viene in mente certo ambientalismo particolarmente legato ai Verdi del ministro Alfonso Pecoraro Scanio, che in Campania ha il suo feudo elettorale, ma anche il presidente della Regione Antonio Bassolino e il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, oltre ai sindaci dei Comuni della cintura.
Come ha scritto su queste colonne qualche giorno fa Carlo Lottieri, per convincere i cittadini di un Comune ad accettare una discarica o un inceneritore e qualsiasi altro impianto sul proprio territorio, una classe politica responsabile, una volta garantita la sicurezza delle condizioni tecniche e ambientali, deve cercare il consenso della gente presentandosi con il portafogli in mano, cioè illustrando i vantaggi che i cittadini possono trarre, in quanto comunità, da un tale “sacrificio”. Ci sono Comuni del Nord – si ricordi in particolare Gerenzano (Varese), in passato sede di due delle più grandi discariche d'Europa – che hanno potuto garantire ai propri abitanti servizi pubblici che diversamente sarebbe stato impossibile fornire.
In Campania, invece, le popolazioni prima hanno dovuto subire gli smaltimenti dei rifiuti tossici (provenienti da mezza Italia) a cura della camorra, che c'ha lucrato sopra ricchezze immense, e ora l'emergenza improrogabile della propria spazzatura che i politici, locali e nazionali, non hanno saputo affrontare, se non addirittura hanno concorso a creare. Su tutti questi soggetti dovrebbe abbattersi, metaforicamente l'ira de o' Vesuvio. Intanto sull'Italia, alle porte della stagione turistica, si abbatte il discredito internazionale, che viaggia velocemente nella rete. Ieri pomeriggio, ad esempio, la home page del sito della Bbc rimandava le belle immagini dei rifiuti italiani sotto il titolo: una città italiana di fronte alla crisi della spazzatura. E non si manca pure di ricordare che Napoli è stata l'ultima città europea a essere preda di una crisi di colera. E così abbiamo fatto bingo. Vesuvio, pensaci tu.





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