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  1. #1
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    Predefinito ... se eruttasse il Vesuvio...

    Eruzione Vesuvio manderebbe in fumo 18 miliardi di euro

    Studio gruppo assicurativo: Campi Flegrei secondi, quarta l'Etna


    Eruzione Vesuvio manderebbe in fumo 18 miliardi di euro (ANSA) - ROMA, 18 APR - E' il Vesuvio al top della classifica del costo dell'eventuale eruzione di alcuni dei piu' pericolosi vulcani del mondo: 18 mld di euro. E' quanto emerge da uno studio condotto da un broker assicurativo, Willis Group Holdings che, utilizzando un modello di rischiosita' che tiene conto del numero di persone presenti nell'aera e del valore delle proprieta' immobiliari a rischio, piazza dietro al Vesuvio, i Campi Flegrei, e al quarto posto l'Etna, preceduta da La Soufriere, a Guadalupe. Il modello e' stato sviluppato dall'Universita' di Cambridge, dalla Federico II di Napoli e dall'unita' riassicurativa della stessa Willis. Secondo gli esperti, il Vesuvio pone i maggiori rischi sia per il numero di vite umane che potrebbero andare perdute (si stimano 8.000 decessi e 13.000 feriti) che per le perdite finanziarie, pari appunto a piu' di 24 miliardi di dollari su un patrimonio a rischio nelle vicinanze di 66 miliardi di dollari. Il professor Robin Spence dell'Universita' di Cambridge spiega nel rapporto che ''le grandi eruzioni vulcaniche esplosive sono eventi rari, ma quando si manifestano hanno il potenziale per causare grandi perdite, anche economiche. Ad esempio, nel 2002, la pioggia combinata alla polvere vulcanica da sola ha provocato danni per circa 960 milioni di dollari dopo l'eruzione dell'Etna''. Spence lancia anche una proposta: ''l'eruzione vulcanica e' un fenomeno assicurabile e forse e' giunto il tempo per lo sviluppo di un modello assicurativo per i vulcani europei''.

    Notizie Ansa - Approfondimenti Economia - Borsa Italiana
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  2. #2
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    Predefinito Rif: ... se eruttasse il Vesuvio...

    Ma allora sei scemo?

  3. #3
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    Arrow IL NORDEST IN CRISI E LA VECCHIA TENTAZIONE DI CHIEDERE FAVORI ALLA POLITICA

    IL NORDEST IN CRISI E LA VECCHIA TENTAZIONE DI CHIEDERE FAVORI ALLA POLITICA

    Il Nordest locomotiva, che non si ferma mai, che guai a dire che non sono i migliori, scopre che stavolta la crisi c'è davvero. E qual è la reazione di industriali, artigiani e commercianti? Semplice: chiedere aiuti, favori, e soprattutto sconti fiscali. La politica, oggetto di ogni nefandezza, adesso deve tirarci fuori dai guai. Forse a qualcuno nel prosperoso Nordest passa per la testa che da questo pandemonio bisogna venire fuori grazie agli investimenti, all'innovazione, alla flessibilità, alla ricerca di nuovi mercati? Insomma, proponendo prodotti e servizi migliori? No, sembra che non ci stia pensando proprio nessuno. I vecchi vizi italici rispuntano sempre, in Sicilia come in Veneto.
    Ecco l'articolo pubblicato ieri su Mattino di Padova, Nuova Venezia e Tribuna di Treviso, intitolato «Crisi globale: una strategia per il Nordest».

    Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Lo slogan che dovrebbe ispirare il Nordest in questo fine 2008 e per l’intero 2009 è lì, bello e pronto. Vietato piangersi addosso. Proibito dire «noi abbiamo dato tanto al Paese, adesso è il Paese che deve dare una mano a noi». Piuttosto, è il momento di stringere i denti, di dimostrare che dalla tempesta si può uscire da soli. Utilizzando le uniche armi vincenti nella competizione globale: l’innovazione, la flessibilità, la capacità di andare a cercare nuovi mercati.
    Avrà pure ragione Alessandro Vardanega, presidente degli industriali di Treviso, quando invita a mantenere i nervi saldi, a non alimentare il panico. Quanto ai giornali, meglio che non soffino sul fuoco. Sarà. Ma va ricordato che John Kenneth Galbraith, uno dei maggiori economisti del Novecento, nel ricostruire le cause del grande crollo del 1929, imputa pesanti responsabilità a una stampa che aveva ampiamente sottovalutato il disastro prossimo venturo. Evitare paure infondate va bene, mettere la testa dentro la sabbia per non vedere è cosa assai diversa. La verità è che siamo in piena recessione. E i problemi stanno esplodendo anche nel ricco e tenace Veneto. I bollettini di guerra parlano di nomi prestigiosi in difficoltà: Osram, Tessitura Monti, Cottoveneto, la stessa Electrolux. Il grave, però, è che non c’è settore che non soffra: il meccanico, il chimico, lo sportsystem. Per non parlare dell’edilizia. Figurarsi la situazione in cui si trovano le piccole aziende che lavorano esclusivamente per conto terzi.
    È questa la realtà con cui bisogna fare i conti. E allora? Allora, oltre alla tentazione di drammatizzare e di minimizzare, ce n’è un’altra peggiore: buttarla in politica. Quella politica oggetto di infinite lamentazioni ma dalla quale oggi si pretende la soluzione (o peggio, qualche favore) per tirarci fuori dalla crisi. E via con la richiesta di interventi al governo. Tutti in spasmodica attesa del famoso piano anticrisi del ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
    I sindacati non dispongono degli strumenti adatti per affrontare un’emergenza nuova nelle origini e nelle possibili conseguenze. Non servono a niente i rituali. Non è sufficiente reclamare la detassazione delle tredicesime, il rifinanziamento della cassa integrazione e l’estensione degli ammortizzatori sociali alle categorie che non ne possono usufruire. Da parte loro, gli imprenditori, e in particolare gli artigiani, non hanno resistito alla tentazione di chiedere immediatamente la riduzione del carico fiscale. Una volta si invocava la svalutazione della lira, oggi si vorrebbero sconti davanti all’erario. Ecco allora che l’onorevole Fabio Gava raccoglie una quarantina di firme di parlamentari (nell’area della maggioranza) per invitare Tremonti a «sterilizzare» i famigerati studi di settore.
    Per carità, saranno tutti provvedimenti utili. Anzi, necessari. È fuori discussione che dal governo ci si attenda misure forti. Ma il nodo è un altro: davanti a una recessione globale si deve rispondere con le armi della competizione globale. Che partono appunto dall’innovazione. Questa è la riflessione intorno alla quale dovrebbero muoversi gli imprenditori. Invece, secondo una recente indagine della Banca d’Italia, solo il 18,9 per cento delle imprese ha in programma per il 2009 investimenti superiori al 2008, per il 27,5 per cento risulteranno in diminuzione e per il 53,6 rimarranno invariati. Brutto segnale. Soprattutto per il Nordest, che su questo terreno ha ancora un ampio gap da recuperare: basti pensare che il Veneto pesa sul Pil nazionale per il 9,4 per cento, ma il suo contributo alla spesa complessiva italiana in ricerca e sviluppo (a sua volta la più bassa d’Europa) è inferiore di oltre quattro punti, non supera cioè il 5 per cento.
    Insomma, proprio in piena bufera bisognerebbe moltiplicare gli sforzi. Potrebbe essere l’occasione, come spiegano gli esperti, per un radicale riposizionamento strategico. Obiettivo: essere pronti a rilanciarsi sui mercati internazionali quando la congiuntura tornerà al bello. Un discorso che non è affatto teorico, ma che rischia di rimanere tale se il sistema bancario continuerà a stringere i cordoni della borsa. Un esempio? Un imprenditore veneto alla guida di un’azienda gioiello che produce apparecchi a pressione per impianti petrolchimici (tra i clienti, Eni, Exxon, Royal Dutch Shell e i vari big del greggio), racconta di avere fatto un giro nelle tre banche (un colosso nazionale, un istituto locale, uno di credito cooperativo) con cui ha rapporti consolidati da anni e affidamenti complessivi per nove milioni. Ha chiesto 200 mila euro, niente di più. Non gli sono stati concessi. La conclusione è amara: «Se non danno un po’ di soldi a un’azienda come la nostra, che gode della più alta affidabilità, cosa mai succede ai piccoli e piccolissimi?». Già, anche le banche non dovrebbero aspettare la manna dal cielo. Pardon, dal governo.

  4. #4
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Rif: ... se eruttasse il Vesuvio...

    Citazione Originariamente Scritto da Colonna Visualizza Messaggio
    Ma allora sei scemo?
    Più che altro mi viene da chiedermi perchè vengano fatti calcoli del genere.
    E' la riprova che le cosiddette catastrofi naturali generano un'ondata di danaro senza fine.
    Preferisco di no.

  5. #5
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    Predefinito Rif: ... se eruttasse il Vesuvio...

    Diamoci un taglio con sta storia eh...

 

 

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