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Discussione: [CARC] Comunicati

  1. #1
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    Predefinito [CARC] Comunicati

    Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
    Via Tanaro, 7 – 20128 Milano – Tel/Fax 02-26306454
    e-mail: resistenza@carc.itsito: www.carc.it
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    Comunicato DN del 06.06.2007

    Il 15 giugno avrà luogo la prima udienza del processo di appello contro la sentenza a quattro anni di reclusione per avere tentato di impedire che Milano, città medaglia d’oro per la Resistenza, fosse attraversata dalla parata fascista di Fiamma Tricolore che, come tutti ben sappiamo, fu autorizzata dalle autorità cittadine (prefetto, sindaco, questura) e non osteggiata dai dirigenti dell’ANPI e dei partiti della sinistra che solo grazie alla Resistenza, oggi possono ancora utilizzare (per fare i loro porci comodi) gli spazi di democrazia che i gloriosi partigiani conquistarono al prezzo di tantissime vite.
    Il processo di appello vede ancora una volta sul banco degli imputati gli antifascisti mentre, su quei banchi, sin dall’inizio, avrebbero dovuto trovarsi i fascisti e i loro sostenitori. Sui banchi degli imputati avrebbero dovuto esserci il prefetto, il questore, il sindaco di Milano, il presidente dell’ANPI, i dirigenti dei partiti della sinistra istituzionale che quell’11 marzo, chi per convinzione politica, chi per interessi di bottega, chi per interessi elettorali, fiancheggiarono o non cercarono di contrastare la manifestazione fatta di svastiche, camice nere, inni al Duce e saluti romani che sarebbe sfilata di lì a poco per le vie della città. Per questi personaggi la parola “Costituzione”, di cui si riempiono la bocca ogni volta che devono rapportarsi alle masse popolari e ai propri elettori, non ha significato alcuno.
    Anche se la Costituzione non è altro che il risultato di un compromesso tra i dirigenti revisionisti del PCI, la borghesia italiana e il Vaticano, essa comunque scaturì da un compromesso fatto quando la classe operaia, in armi, aveva appena vinto la guerra di Liberazione. Nella Costituzione, quindi, vi sono articoli che, in una misura o nell’altra, rappresentano tale forza e che, guarda caso, chiunque sia la compagine politica che assume la guida del nostro paese, vengono accantonati, travisati, interpretati e stravolti poiché essi non sono compatibili con la democrazia borghese.
    Il divieto della ricostituzione del partito fascista è tra questi e l’apologia del fascismo è un reato previsto dal codice di procedura penale.
    Ma, all’occasione, politici e magistrati non si limitano a dimenticarsi delle norme della costituzione e infrangendo le proprie stesse leggi o meglio, quelle leggi che dovrebbero fare rispettare, si rendono complici dell’apologia di fascismo autorizzando manifestazioni e parate che si rifanno a quel partito bandito dalla costituzione, criminalizzando gli antifascisti. Il codice penale fascista (codice Rocco) che è ancora in vigore nel nostro paese e che, ad oggi, ha subito solo alcune modifiche, permette a questi signori di riutilizzare leggi ed articoli che, durante il ventennio erano utilizzati contro chiunque osasse ribellarsi a quell’orrenda e infame dittatura. Devastazione e saccheggio (usati durante i bombardamenti per reprimere gli affamati e i poveracci che sotto le bombe avevano perso ogni cosa), il concorso morale (che implica la responsabilità anche se non si tratta di reato effettivamente effettuato ma comprende la mera presenza sul luogo), sino al 270 e 270 bis (l’associazione sovversiva ai fini del sovvertimento violento dello stato) ne sono degli esempi.
    Credo sia innegabile che la ricostituzione dei tribunali speciali sia in atto nel nostro democratico paese, quei tribunali che si occupavano esclusivamente e in maniera specialistica, di condannare al carcere, al confino o alla pena di morte gli antifascisti. Questi “moderni tribunali speciali” hanno senza dubbio una veste diversa di quelli del periodo fascista, ma proprio per questo sono forse molto più pericolosi. Dietro la difesa delle leggi dello stato democratico, i magistrati al servizio dei politici e dei gruppi economici di turno, mettono in atto la stessa pratica persecutoria e annientante dei loro più famigerati colleghi del ventennio. Trasformano, a suon di accuse infamanti, gli antifascisti in delinquenti della peggior specie e le loro manifestazioni in raduni di barbari e devastatori cinici, senza scrupoli ne morale. I magistrati dei moderni tribunali speciali tentano in questo modo di negare la grande e eroica spinta politica e morale di questi antifascisti che, ancora oggi, a distanza di 60 anni, rappresentano il baluardo contro il ritorno del fascismo e dei veri devastatori, assassini, stupratori che hanno insanguinato il nostro paese macchiandosi, essi sì, dei crimini più efferati.
    Il processo contro gli antifascisti di corso Buenos Aires ha mostrato a tutti di quali montature sono capaci gli “zelanti servitori della democrazia” pur di non dovere ammette il carattere politico delle loro accuse. Non uno straccio di prova che certificasse responsabilità individuali negli scontri e nei danneggiamenti conseguenti alle cariche della polizia, non un atto accusatorio circostanziato e chiaro, non un testimone che indicasse, tra gli imputati, uno degli autori delle presunte devastazioni. Insomma, niente di niente. E sulle basi di questo niente, 25 antifascisti hanno trascorso 4 mesi sequestrati e rinchiusi tra le mura di un carcere e ancora altri, a distanza di un anno, sono sottoposti agli obblighi di firma e alle limitazioni della libertà personale. Quale dunque il motivo di tale accanimento se non quello squisitamente politico?
    Il processo di appello deve quindi essere un ulteriore occasione per fare riemergere il carattere politico di tutta la vicenda, per contrastare i tentativi della magistratura al servizio dei padroni di turno, di svilire, denigrare e diffamare l’antifascismo, per ribadire le accuse nei confronti dei veri fiancheggiatori dei fascisti che quell’11 marzo autorizzarono e non contrastarono la manifestazione di Fiamma Tricolore.
    Il 15 giungo, alle 9.30, dobbiamo essere presenti in massa di fronte e dentro il tribunale a sancire il nostro atto di accusa contro gli apologeti del fascismo e i loro servi in divisa.

    Ora e sempre Resistenza!

  2. #2
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    Comunicato DN del 08.06.2007

    Esprimiamo solidarietà ai compagni del Centro di Documentazione Fuoriluogo di Bologna che il 31 maggio hanno subito perquisizioni nella loro sede e nelle loro abitazioni e il sequestro di computer e di vario materiale cartaceo.
    Ancora una volta dei compagni finiscono sotto il tallone dell’ormai famigerato giudice Paolo Giovagnoli, lo “sceriffo” anticomunista dal 270 facile, quello che spregiudicatamente e indisturbato taccia di terrorismo ogni dissenso.
    Questa ennesima inchiesta avviata dal giudice Giovagnoli nascerebbe dal fatto che più di cinque anni fa è stato stampato e distribuito un opuscolo contenente critiche alla legge 30, o legge Biagi. Tale opuscolo sarebbe stato poi distribuito anche in occasione di una conferenza pubblica il 21 marzo scorso.
    In questo opuscolo si illustrano gli effetti e si critica l’applicazione della legge Biagi. Questi compagni sono quindi stati inquisiti e perquisiti perché stavano facendo un’opera di informazione sui salari e sulle condizioni di lavoro in cui si trovano milioni di lavoratori dopo che il governo Berlusconi-Bossi-Fini ha applicato la legge Biagi.
    Biagi era quel paladino della borghesia e del suo sistema di sfruttamento che, al soldo dei padroni e dei loro portavoce politici, ha elaborato una legge che permette ai padroni di avere le mani ancor più libere per spremere fino all’osso milioni di lavoratori, di pagarli ancora meno, di dare loro meno garanzie. Il giudizio sul ruolo di Biagi e del governo di cui era servo si commenta da sé: milioni di lavoratori ne subiscono le conseguenze!
    Il governo Prodi-D’Alema-Bertinotti persegue la stessa politica del precedente governo ed è altrettanto responsabile dell’estensione dell’applicazione di quella stessa legge odiata dai lavoratori. Quindi il giudice Giovagnoli offre i suoi servigi anche all’attuale governo: non vuole che si dica la verità, non vuole che si dia voce al giudizio di milioni di lavoratori sull’operato del governo Berlusconi e dei suoi successori.
    Il giudice Giovagnoli è il giudice che ha chiesto il rinvio a giudizio, sempre con l’accusa per l’art 270 e 270 bis (associazione sovversiva), per alcuni compagni del (n)PCI e del Partito dei CARC. Contro questo procedimento e contro la più generale persecuzione contro i comunisti, sono state raccolte oltre 4500 firme.
    Da alcuni anni questo “sceriffo” servo dei padroni si occupa con particolare accanimento di perseguitare comunisti, antifascisti, anarchici, antimperialisti che manifestano il loro dissenso verso il sistema di miseria, sfruttamento e guerra diretto dalla borghesia imperialista, che promuovono e organizzano la mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari per rafforzare la loro resistenza alla crisi di questo marcio sistema e la loro opposizione alla direzione borghese.

    I governi borghesi del nostro paese, di destra o di “sinistra” che siano, perseguono lo stesso identico obiettivo: realizzare il programma comune grazie al quale la borghesia imperialista spera di tenere a galla il suo marcio e superato sistema di potere, profitti e privilegi per pochi a danno dei molti. Tale programma passa attraverso l’eliminazione di ciò che resta delle conquiste di civiltà e benessere conquistate dalla classe operaia diretta dal partito comunista nella Resistenza.
    La partecipazione alla guerra con lo sterminio di popolazioni inermi, la precarietà del lavoro, lo smantellamento dei servizi necessari a una vita decente (abitazione, scuola, sanità, ecc.), il furto del TFR, la devastazione dell’ambiente. Questo è ciò che la borghesia vuole farci “ingoiare”, con le buone o con le cattive!
    Man mano che la crisi economica e politica avanza, il dissenso aumenta e la borghesia non ha più strumenti per metterlo a tacere. L’intossicazione delle coscienze, la disinformazione, la manipolazione ha sempre meno effetto davanti a fatti sempre più evidenti, per questo la borghesia ricorre sempre con più disinvoltura alla repressione aperta.
    Anche con questa operazione persecutoria e di intimidazione, nel nostro paese fa un passo avanti la repressione nei confronti dei comunisti, degli antimperialisti, degli anarchici e delle avanguardie di lotta. Si minaccia di arrestare e si arresta (come è già successo per i compagni che attaccavano volantini in solidarietà agli arrestati del 12 febbraio) chi esprime solidarietà con i compagni arrestati, chi grida slogan sgraditi, chi scrive, discute, pensa. Si minaccia la libertà di pensiero e di associazione per le masse popolari.
    Le masse popolari non hanno altra strada: o si lasciano ricacciare in un mondo di miseria e abbrutimento, o prendono il loro futuro in mano e si mettono a lottare per una nuova società.
    Dove è disposto ad arrivare lo sceriffo Giovagnoli per arrestare la lotta per un mondo dove la maggioranza della popolazione vive dignitosamente e non è sfruttata da una minoranza? Dove è disposto ad arrivare pur di non far dire che il lavoro, la casa, una vita dignitosa sono un diritto di tutti? Forse Giovagnoli ci vuole mettere tutti in galera, vuole diventare il paladino più famoso e più energico di una nuova ondata repressiva fascista.

    Il giudice Giovagnoli e la sua banda di inquisitori devono piantarla!
    Le loro operazioni vigliacche non fanno che attirare contro di loro e dei loro mandanti l’odio di migliaia di proletari!

    Basta con la persecuzione dei comunisti, degli antifascisti, degli antimperialisti, degli anarchici, dei sindacalisti e dei lavoratori!

    Mobilitiamoci per pretendere l’immediata chiusura di tutte le inchieste persecutorie!

    Solidarietà ai compagni colpiti dalla repressione!

  3. #3
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    Tienici aggiornato sulla sentenza.

  4. #4
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    CP 380, 80133 Napoli – Italia
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    09/06/07

    Solidarietà ad Arnaldo Otegi, a Batasuna, al popolo basco

    Arnaldo Otegi, portavoce di Batasuna, è stato arrestato per avere reso omaggio a un dirigente che ha dato la vita al movimento di liberazione del popolo basco, per alcuni giudizi sul re di Spagna, e per altri “reati di opinione”. Condanniamo questo attacco alla libertà di espressione, che è non solo segno dell’eredità del fascismo in Spagna: è anche segno dei metodi fascisti che sempre più tutta la borghesia imperialista in tutta Europa intende adottare contro ogni organismo o persona che difende gli interessi e le aspirazioni delle masse popolari e ogni genere di dissenso.
    Invitiamo tutte le forze che sinceramente intendono difendere la democrazia e la libertà di espressione, in Italia, in Europa e altrove, a condannare l’operato della giustizia spagnola e a rivendicare la liberazione di Arnaldo Otegi.
    Invitiamo le forze comuniste, rivoluzionarie e anti-imperialiste europee e del mondo a moltiplicare gli sforzi per un fronte comune contro la repressione.

    Libertà per Arnaldo Otegi!
    Unità contro la repressione!

    Inviare messaggi di solidarietà a:
    alvareforcada@hotmail.com



    Direzione Nazionale - Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)

    Associazione Solidarietà Proletaria (ASP)

  5. #5
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    Comunicato DN del 09.06.07

    Roma blindata per impedire il dissenso.

    E’ da ormai circa sei mesi che il Partito dei CARC denuncia, in particolare attraverso l’appello NO alla persecuzione dei comunisti!, la persecuzione nei nostri confronti, nei confronti dei compagni del (nuovo)Partito comunista italiano e in generale nei confronti dei comunisti, degli antimperialisti, delle avanguardie dei lavoratori.
    L’ottavo procedimento giudiziario aperto a nostro carico è la chiara dimostrazione di questa persecuzione. L’uso indiscriminato, in particolare da parte del giudice Giovagnoli, del 270 e 270 bis per fermare e perseguire qualunque forma di dissenso, è la chiara dimostrazione del tentativo da parte della borghesia di eliminare gli spazi di agibilità politica conquistati dalle masse popolari con la Resistenza, il tentativo di contrastare la risposta delle masse popolari agli effetti della crisi attraverso la repressione delle avanguardie dei lavoratori.
    I ben otto procedimenti a nostro carico, di cui sette conclusesi con un non luogo a procedere, le continue perquisizioni e sequestri a carico dei nostri militanti che si sono intensificate nei momenti di campagna elettorale, le continue campagne stampa denigratorie, la costruzione del gruppo italo-francese per coordinare e le indagini e i processi ai compagni del (nuovo)Partito comunista italiano (gruppo tenuto nascosto all’opinione pubblica italiana), le interpellanze parlamentari a cui il Parlamento non ha risposto, le pressioni esercitate su alcune persone firmatarie dell’appello (4.000 firme raccolte in Italia, oltre quelle raccolte in Francia) sono i segnali di tale persecuzione.
    La nostra battaglia contro l’ottavo procedimento, la denuncia delle irregolarità e illiceità della magistratura borghese hanno in qualche misura smascherato questi tentativi, evidenziando come la borghesia pur di mantenere il suo potere è disposta anche a scavalcare e irridere le sue stesse regole democratiche, le sue stesse leggi, in Italia come nel resto del mondo.
    Proprio oggi, Arnaldo Otegi, portavoce di Batasuna, nei Paesi Baschi in Spagna, è stato condannato a 15 mesi per il reato di apologia di terrorismo, per aver in pratica reso omaggio, durante una manifestazione, ai compagni che hanno dato la vita per la causa del popolo basco. La borghesia “ripesca” ovunque i reati di opinione, attacca la libertà di pensiero e di parola. Come ha fatto in questi giorni qui in Italia con l’attacco ai partecipanti alla manifestazione dell’Aquila contro il regime carcerario duro del 41 bis. Esprimere solidarietà sta diventando un reato.
    Si cerca oggi di creare una frattura tra i comunisti e i lavoratori (espulsioni dalla CGIL, ricatti agli iscritti CGIL per indurli a levare la firma dal nostro appello, ecc.) e, nel movimento contro la guerra, una separazione tra “buoni e cattivi”. I CARC in particolare sono messi tra i cattivi. La borghesia sperimenta un ulteriore tentativo di repressione nei nostri confronti utilizzando le stesse contraddizioni interne al movimento contro il Governo Prodi che comunque si sta sviluppando e rafforzando. Alcune forze che si contrappongono al Governo Prodi a parole, ma nei fatti flirtano con le forze di governo, si rendono complici di questo attacco da parte della borghesia. Probabilmente sperano di evitare la repressione, aiutando oggi a reprimere.
    Bernocchi, i Disobbedienti, Sinistra critica, Cremaschi dichiarano alla loro base la volontà di lottare contro il governo della guerra e intanto si fanno paladini dell’ordine borghese, indicando alla polizia chi sono i compagni “compatibili” con il sistema borghese, chi quelli “incompatibili”. Sono gli stessi che hanno appoggiato finora la campagna in atto tesa all’eliminazione della libertà di pensiero e di parola decidendo loro quali slogan si possono urlare o meno, quali striscioni si possono portare o meno alle manifestazioni.
    Malgrado la persecuzione messa in atto nei nostri confronti e nei confronti dei comunisti in ogni parte del mondo, il nostro Partito ha continuato e continuerà a lavorare, a denunciare e smascherare il regime di corruzione, imbrogli, malaffare che è la società borghese e a sostenere e promuovere ogni mobilitazione delle masse contro il governo della borghesia.

    Malgrado il terrorismo mediatico, e la militarizzazione del territorio, come è stato per Genova nel 2001 e per Vicenza, il governo “amico del popolo” non riuscirà a impedire alle masse di esprimere il loro dissenso alla sua politica, la stessa portata avanti dal governo precedente.

    Come le denigrazioni e la persecuzione giudiziaria non sono state sufficienti a spezzare noi, così non si riuscirà a impedire oggi di manifestare contro Bush.

    Saremo in piazza con tutti coloro che lottano con intransigenza contro il governo di guerra e di rapina.

    Contro il programma comune della borghesia. Solidarietà alla resistenza dei popoli.

    Ora e sempre Resistenza!

  6. #6
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    Centro Nazionale: via Tanaro, 7 - 20128 Milano tel/fax 02.26.30.64.54
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    NO allo scippo del TFR! Giù le mani dai nostri soldi!
    Giù le mani dai nostri diritti! Giù le mani dal nostro futuro!

    In Italia non esistono leggi che obbligano a lavorare, ma esiste l'obbligo al mantenimento dei figli. I proletari, che a differenza dei borghesi non hanno rendite, devono lavorare. Se non hanno un lavoro o lo perdono, devono cercarselo per riuscire a mantenere se stessi e la loro famiglia. In cambio del loro lavoro percepiscono un salario, ovverosia una quantità di denaro che, grossomodo, è sempre la stessa. Questa somma di danaro deve essere percepita tutti i mesi, perché a malapena riesce a coprire le spese di mantenimento che non comprendono il solo mangiare e vestire, ma anche cure mediche, scuola, casa e tutto il resto.
    Viviamo in un sistema sociale nel quale si paga anche l'aria che respiriamo e siccome non è la società che garantisce il reddito, è il lavoratore che se lo deve garantire tutti i mesi per soddisfare i bisogni impellenti inerenti alla sopravvivenza, non solo personale, ma anche della sua stessa famiglia. Per il borghese la cosa è ben diversa: se un mese le sue rendite fruttano un po' meno, la sua sopravvivenza non viene messa in pericolo. Chi gioca in borsa, gioca dei soldi che ha in più, pertanto nessuno con un po' di sale in testa giocherebbe danaro che serve per la sussistenza, perché se questo gioco (al pari del poker o del gioco dei dadi) risultasse perdente, questo sprovveduto non solamente farebbe la fame, ma sarebbe impossibilitato al mantenimento (sancito per legge) della famiglia.
    Se io, operaio, giocassi il mio salario ai dadi, al poker o in borsa e non solo non guadagnassi, ma perdessi tutto quello che gioco, verrei messo alla berlina come padre debosciato, verrebbero da me fior di preti e sociologi, moralisti e beghine farebbero la fila per insultarmi e additarmi come padre degenere. Ne farebbero una questione morale. Chi avrebbe il coraggio di sollevar voce in difesa di cotanta scelleratezza? Ebbene, facciamone una questione morale!
    Tra quelle bravissime genti che mi lapiderebbero se dilapidassi i miei denari al gioco d'azzardo, mettendo a rischio la sopravvivenza della mia famiglia, vi sarebbero anche quelle che, a cuor leggero, da anime candide quali sono (!), mi dicono, senza vergogna, di giocare il mio TFR.
    Il TFR è salario, non è una cosa in più, infatti spesso tanti proletari lo usano per la casa o per cure mediche, nessuno in un recente passato si sarebbe sognato di prelevare la sua liquidazione per giocarsela in borsa. Adesso nelle assemblee sindacali, nei programmi televisivi, sui giornali, ecc. si dice che il TFR dovremmo versarlo in fondi (aperti o chiusi). Un capitale enorme che, per essere valorizzato, verrà investito in borsa, ma non dal lavoratore titolare del TFR versato nei fondi, ma dai padroni, dagli speculatori, dai gestori dei fondi.
    La borghesia non ha nessuna fiducia nel lavoratore, tanto è che i soldi per l'assistenza (pensioni, infortuni e altro) non gli vengono dati direttamente, ma sono gli stessi padroni (o comunque gli enti da loro controllati) che provvedono a trattenersi alla fonte questo danaro: lo sanno tutti, padroni e preti, che il lavoratore altrimenti si spenderebbe tutto all'osteria!
    Concludendo trovo amorale andare dalla mia famiglia e annunciare che ho dato una parte del mio salario, il TFR appunto, a un altro per giocarselo in borsa. Certo, per lui, perdere al gioco i soldi di un altro è sicuramente meno doloroso e rende più semplice fare investimenti quanto mai rischiosi, che se vanno a buon fine gli garantiscono enormi guadagni. A me, lavoratore, il suo investimento andato a buon fine mi consente solamente di non perdere il mio salario. Nel caso questi rischiosi investimenti (che il capitalista farebbe con i miei soldi, non certo con i suoi) non andassero a buon fine, io non solo perderei questo denaro necessario alla sopravvivenza mia e della mia famiglia, ma perderei anche la stima di mia moglie e dei miei figli i quali si dispererebbero nel trovarsi un babbo stronzo che fa giocare altri in borsa con il suo denaro.

    LAVORATORE, ENTRO IL 30 GIUGNO SCEGLI DI LASCIARE IL TUO TFR IN AZIENDA,
    SE NON SCEGLI VA AI FONDI PENSIONE GESTITI DAGLI SPECULATORI (PADRONI E SINDACATI)!

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da pavel1945 Visualizza Messaggio
    questa mattina, processo d'appello sentenza sui fatti dell'11 marzo, processo rinviato agli inizi di ottobre [il 5 p il 6]. fuori dal tribunale presidio di circA 100 persone. In programma un rilancio generale della mobilitazione a partire da settembre [immagino...]
    Grazie!

  8. #8
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    Comunicato DN del 16.06.2007

    Venerdì 15 giugno si è svolta la prima udienza del processo di appello contro la condanna nei confronti dei compagni e delle compagne scesi in piazza l’11 marzo 2006 con altre centinaia di antifascisti, nel tentativo di impedire che Milano, città medaglia d’oro per la Resistenza, fosse attraversata dalla parata fascista di Fiamma Tricolore. La marcia fascista fu autorizzata dal prefetto, dal sindaco, dalla questura e non osteggiata dai dirigenti dell’ANPI e dai partiti della sinistra borghese, che in questo modo hanno lavorato per svuotare l’antifascismo dai suoi contenuti attivi e di lotta.
    Questi 18 compagni e compagne furono accusati e processati (tra l’altro senza alcuna prova, a dimostrazione dell’evidente carattere persecutorio) per “devastazione e saccheggio” e “concorso morale” e condannati nella sentenza di primo grado a quattro anni di reclusione.
    Nonostante gli imputati siano rimasti fuori dal tribunale in solidarietà con due dei 18 ai quali non era stata recapitata in termini di legge la convocazione di comparizione e che quindi, non avrebbero potuto presenziare in aula, alcune decine di persone sono entrate a certificare, con la loro presenza, la ripresa della mobilitazione in solidarietà con gli antifascisti. All’esterno erano presenti un centinaio di compagni e compagne di varie organizzazioni, collettivi e di realtà organizzate, e numerosi singoli che, dall’inizio dell’udienza fino alla conclusione, hanno presidiato e manifestato davanti al tribunale.
    Il partito dei CARC è stato presente con una propria delegazione al presidio manifestando con un banchetto informativo ed un volantinaggio invitando le persone che erano all’esterno ad affollare l’aula dove si svolgeva l’udienza.
    La mobilitazione contro la sentenza di primo grado del “moderno tribunale speciale” milanese, deve diventare la più vasta possibile, e svilupparsi allo stesso modo dentro e fuori le aule del tribunale. E’ necessario che il processo di appello diventi lo strumento per mezzo del quale si riaffermi con forza la difesa dell’agibilità politica degli antifascisti e la legittimità delle pratiche che essi mettono in campo per difendere i valori della Resistenza e contrastare i rigurgiti del fascismo denunciando e smascherando i suoi apologeti e fiancheggiatori.
    Le aule in cui viene celebrato l’appello devono essere trasformate in luoghi di accusa contro coloro che, espressamente o celandosi dietro la facciata di difensori della legalità e della democrazia, si macchiano dell’infamante (quello si) reato di apologia del fascismo.

    Difendere i valori della Resistenza!
    Libertà per gli antifascisti!

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    Predefinito Le Tesi approvate dal primo congresso del Partito dei Carc il 19 ed il 20 Maggio 2007

    Avanzare sul sentiero tracciato, sviluppare l’esperienza
    1937-2007, 70º anniversario della morte del compagno Antonio Gramsci, primo grande dirigente del movimento comunista italiano.
    Tesi approvate dal Primo congresso del Partito dei CARC - Viareggio 19 e 20 maggio 2007
    I. I punti fermi sulla situazione generale e sui nostri compiti

    1. La crisi attuale. Il nostro paese, come tutto il mondo capitalista, è coinvolto in una nuova crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale. È la seconda crisi generale di lungo periodo, dopo la prima del periodo 1910-1945, ed è iniziata a metà degli anni ‘70. E’ una crisi generale nel senso che non riguarda solo alcuni aspetti ma coinvolge, sconvolge e trasforma il complesso della società. È una crisi economica che genera una crisi politica e una crisi culturale.
    2. La crisi alimenta la guerra di sterminio che la borghesia imperialista conduce contro le masse popolari. La crisi provoca sofferenze crescenti tra le masse popolari, alimenta e sviluppa una “guerra non dichiarata di sterminio” che la borghesia conduce contro le masse popolari in ogni angolo del mondo. È una guerra che provoca ogni anno decine di milioni di morti per fame, miseria, sfruttamento, guerre, malattie curabili, depressione, ecc. Nessuna guerra nella storia dell’umanità ha mai fatto tante vittime.
    3. La crisi alimenta i contrasti tra gruppi imperialisti. A livello nazionale vanno assumendo un ruolo crescente varie forme di guerra combinate con tentativi di mobilitazione reazionaria delle masse: guerre civili più o meno dispiegate nei paesi imperialisti (strategia della tensione, stragismo, guerre per bande, complotti) e a livello internazionale con lo sviluppo delle guerre tra gruppi e Stati imperialisti e guerre di aggressione dei paesi oppressi.
    4. Il ricorso alla guerra torna ad essere lo strumento principale che i gruppi imperialisti, con in testa quelli USA, utilizzano per regolare i conti tra loro e con quanti ostacolano i loro interessi e affari o non accettano il loro dominio; per aprirsi la via allo sfruttamento delle risorse e delle masse popolari dei paesi oppressi ed ex-socialisti; per soffocare la rivolta dei popoli oppressi e impedire la rinascita del movimento comunista. Sono guerre di aggressione imperialista anche se diversamente presentate alle masse popolari dei propri paesi (guerre umanitarie, guerre contro i dittatori e per la libertà, guerre per la “pace”) e approvate dagli organismi internazionali creati dagli stessi paesi imperialisti (ONU, UE, NATO, ecc.).
    5. La crisi alimenta la resistenza delle masse popolari. La crisi generale provoca per i lavoratori disoccupazione, emarginazione, emigrazione, stravolgimento ed eliminazione delle conquiste di civiltà e benessere strappate dalla classe operaia e dalle masse popolari, guidate dai partiti comunisti, nel corso della prima ondata della rivoluzione proletaria; comporta il continuo peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, il degrado materiale e morale per la maggioranza della popolazione. Man mano che la crisi procede, strati sempre più vasti delle masse popolari entrano in fermento e in agitazione individualmente o collettivamente, la grande maggioranza delle masse popolari cerca in vari modi di impedire il degrado delle condizioni di vita e di lavoro. È la resistenza delle masse popolari al procedere della crisi dell’attuale società. Questa resistenza è l’elemento comune, presente in qualche modo in ogni iniziativa di ogni frazione delle masse popolari, ed è il principale fattore di trasformazione della nostra società in questa fase.
    6. La crisi, oggettivamente, allarga sempre più il solco che divide la società in due parti contrapposte. Da una parte le masse popolari, composte da quelle classi che per vivere devono lavorare e riescono a vivere solo se riescono a lavorare (lavoratori, disoccupati e precari, pensionati, lavoratori autonomi, piccoli proprietari, piccoli commercianti, ecc.); dall’altra la borghesia imperialista, composta da quelli che vivono del lavoro altrui e che, se lavorano, lo fanno solo per aumentare le proprie ricchezze (industriali, banchieri, affaristi e mafiosi, grandi funzionari, prelati di alto rango, esponenti politici borghesi, artisti e personaggi di successo della cultura borghese, ecc.).
    7. La resistenza delle masse popolari al procedere della crisi dell’attuale società è destinata a diffondersi, a svilupparsi e a dividersi. In definitiva ogni membro o frazione delle masse popolari ha di fronte solo due strade per mantenere, difendere e migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro: o unirsi agli altri lavoratori per eliminare la direzione della borghesia imperialista sulla società e instaurare una nuova società socialista (mobilitazione rivoluzionaria delle masse) o partecipare, agli ordini della borghesia imperialista, alla rapina di altre parti delle masse popolari (mobilitazione reazionaria delle masse). Queste due tendenze sono entrambe reali: esse si contrasteranno, si combineranno e si rovesceranno l'una nell'altra. Il prossimo futuro sarà inevitabilmente denso di guerre e di rivoluzioni. Pensare di sfuggire alle sofferenze e alla devastazioni che ne conseguiranno è un’illusione. Predicarlo è imbrogliare le masse popolari. Noi non le nascondiamo, perché dobbiamo educarci ed educare ad affrontarle. Lottare con energia ed efficacemente per far trionfare la rivoluzione socialista è anche l’unico modo per alleviare e abbreviare le sofferenze e le distruzioni del periodo in cui ci inoltriamo.
    8. Siamo da vari anni in una nuova situazione rivoluzionaria in sviluppo. L’inizio del XXI secolo è caratterizzato dallo sviluppo di una nuova situazione di guerra e di rivoluzione, analoga a quella attraversata nella prima metà del secolo scorso. La società nella sua forma attuale non ha futuro. O cambierà sotto la direzione della classe operaia, creando una società socialista che andrà verso il comunismo (una società basata sulla gestione in comune delle forze produttive da parte dei lavoratori per soddisfare i bisogni individuali e collettivi, materiali e spirituali); o cambierà restando sotto la direzione della borghesia imperialista, creando, attraverso distruzioni e sconvolgimenti politici, ordinamenti diversi di una società ancora capitalista che, a termine, riproporrà gli stessi problemi della società attuale.La realtà quindi pone nuovamente all'ordine del giorno la rivoluzione socialista. Questa è l’unica via d’uscita positiva per le masse popolari dalla crisi attuale. La seconda ondata della rivoluzione proletaria è all’ordine del giorno in tutto il mondo
    9. La sostanza della lotta politica in corso. Al di là della confusione, del teatrino, delle chiacchiere che ne costituiscono l'ap*parenza, la sostanza della lotta politica è se i comunisti riusciranno a prendere la direzione delle masse popolari e a condurle alla rivoluzione socialista, unendosi alla loro resistenza difensiva e offensiva, appoggiandola, promuovendola, organiz*zandola e facendo prevalere in essa la direzione della classe operaia attra*verso il suo partito (il partito comunista), fino a trasformarla in lotta per il socialismo.
    10. Il bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria. Noi traiamo un bilancio ampiamente positivo dall’esperienza dei primi paesi socialisti. I primi paesi socialisti rappresentano l’esempio concreto della possibilità per la classe operaia di prendere in mano le redini della società strappandole dalle mani della borghesia. La classe operaia e le masse popolari dei primi paesi socialisti hanno sviluppato una mobilitazione fino ad allora mai vista per la costruzione di un nuovo mondo non più diretto dai capitalisti, non più soggiogato alla legge dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, in marcia verso una società senza più classi di sfruttati e sfruttatori. I primi paesi socialisti sono stati il punto più alto raggiunto a livello mondiale dalla lotta della classe operaia contro la borghesia per la conquista del potere, per l’emancipazione propria e del resto delle masse popolari, per l’eliminazione della società divisa in classi, per il comunismo. Da quell’esperienza noi partiamo per fare tesoro degli insegnamenti, valorizzando ogni aspetto positivo e lavorando per superare i limiti che inevitabilmente ogni fenomeno veramente innovativo porta con sé. La causa principale del prevalere della direzione dei revisionisti moderni con, di conseguenza, l’inversione di tendenza, la regressione e degenerazione, l’indebolimento fino al crollo della maggior parte dei primi paesi socialisti, è stata la mancanza di esperienza dei comunisti. L’ostilità e l’aggressione feroci e prive di scrupoli delle potenze imperialiste e del Vaticano, il mancato trionfo della rivoluzione socialista nei paesi imperialisti, il sabotaggio e l’influenza delle classi spodestate, l’arretratezza di partenza dei paesi dove si era instaurato il socialismo hanno avuto solo un ruolo ausiliario. Gli insegnamenti più avanzati che il movimento comunista ha tratto da quell’esperienza sono raccolti nel maoismo, terza tappa del pensiero comunista dopo il marxismo e il leninismo. Sulla base di tali insegnamenti raccolti nel marxismo-leninismo-maoismo noi vogliamo e possiamo sviluppare ad un livello più alto quell’esperienza. Noi sviluppiamo a livello più alto l’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria realizzando l’obiettivo di fare dell’Italia un nuovo paese socialista.
    11. Il ruolo del partito comunista. Il partito dei CARC è consapevole che solo la direzione di un nuovo e vero partito comunista può guidare la lotta della classe operaia alla conquista del potere e alla costruzione della nuova società socialista; riconosce nel (nuovo)Partito comunista italiano - (n)PCI, fondato nel 2004, l’unico vero embrione di partito comunista presente in Italia, l’unico che si è assunto con chiarezza e coerenza il compito di “guidare la classe operaia a fare dell'Italia un nuovo paese socialista”.
    12. Il (n)PCI ha indicato i quattro fronti di lotta in cui si svilupperà la mobilitazione rivoluzionaria delle masse. Primo fronte: resistenza alla repressione, lotta contro la repressione e solidarietà; secondo fronte: mobilitazione delle masse popolari a intervenire nella lotta politica borghese; terzo fronte: mobilitazione delle masse popolari nelle lotte rivendicative, nella difesa senza riserve delle conquiste strappate alla borghesia; quarto fronte: mobilitazione delle masse popolari a costruire gli strumenti e gli organismi economici, sociali e culturali autonomi dalla borghesia (case del popolo, centri sociali, cooperative, circoli culturali, casse di mutuo soccorso, associazioni sportive e ricreative, ecc.) e utili per soddisfare direttamente i propri bisogni. La mobilitazione su ognuno di questi quattro fronti ha come obiettivo principale quello di favorire l'accumulazione di forze rivoluzionarie
    13. Il ruolo del Partito dei CARC. Il Partito dei CARC, dalla primavera del 2005, si è assunto come compito principale il lavoro sul secondo fronte del Piano generale di lavoro del (n)PCI: “promuovere, dirigere e organizzare la mobilitazione delle masse popolari a intervenire nella lotta politica borghese, con l'obiettivo principale di favorire l'accumulazione di forze rivoluzionarie e in secondo luogo con l'obiettivo di migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari ed estendere i loro diritti, di acuire e sfruttare le contraddizioni tra i gruppi e le forze della borghesia imperialista”.
    14. Il Partito dei CARC lavora per spingere sempre avanti l’attuazione di una reale democrazia delle masse popolari. Così facendo pone sempre più all’ordine del giorno una democrazia che la borghesia imperialista, in definitiva, non può accettare né tollerare. Così facendo pone sempre più all’ordine del giorno, come nodo centrale e ineludibile della vita della nostra società, l’incompatibilità tra gli interessi delle masse e gli interessi della borghesia in ogni campo e in ogni aspetto della vita delle masse e la necessità di lottare per un nuovo ordinamento sociale diretto e gestito dai lavoratori e dalle masse popolari, il socialismo.
    15. La nostra partecipazione alla lotta politica borghese. Questa partecipazione ha un carattere rivoluzionario e si distingue da quella dei riformisti (di qualunque colore): 1. perché partiamo sempre e in ogni caso dagli interessi delle masse popolari anziché dalle possibilità e compatibilità dell’ordinamento sociale borghese; 2. perché mettiamo davanti il contrasto di interessi di classe rispetto ai contrasti di idee; 3. perché indichiamo chiaramente alleati e nemici, gli interessi che sorreggono idee e politiche degli uni e degli altri; 4. perché miriamo a dividere e contrapporre anziché conciliare gli interessi di classe; 5. perché miriamo a far coincidere contrapposizione tra schieramenti politici e contrapposizione tra interessi; 6. perché miriamo a fare dell’incompatibilità tra interessi delle masse popolari e attuale ordinamento sociale la leva per il cambiamento dell’ordinamento sociale.
    16. Rapporto tra il secondo fronte e gli altri. L’intervento e l’azione del partito dei CARC negli altri tre fronti di lotta è complementare e funzionale allo svolgimento del compito principale. I quattro fronti sono legati e si sviluppano in dialettica tra loro: lo sviluppo di un fronte favorisce lo sviluppo degli altri, un fronte non può svilupparsi senza lo sviluppo, in una qualche misura, degli altri.
    17. La linea del Partito dei CARC. La nostra linea è “promuovere, dirigere e organizzare la mobilitazione delle masse popolari ad intervenire nella lotta politica borghese per favorire l'accumulazione di forze rivoluzionarie, per far emergere l’incompatibilità esistente tra gli interessi delle masse e gli interessi della borghesia in ogni campo e in ogni aspetto della vita delle masse, per acuire e sfruttare le contraddizioni tra i gruppi e le forze della borghesia imperialista, in sintesi per sviluppare la mobilitazione rivoluzionaria delle masse”.
    18. Linea di massa e politica da fronte. Il Partito dei CARC adotta come principale metodo di lavoro e di direzione il metodo della linea di massa che consiste 1. nell’individuare in ogni situazione le tendenze positive e negative esistenti tra le masse, intervenire per sostenere le tendenze positive e combattere le tendenze negative; 2. nell’individuare in ogni situazione la sinistra, il centro e la destra, intervenire per mobilitare e organizzare la sinistra perché unisca a sé il centro e isoli la destra; 3. nel raccogliere le idee sparse e confuse delle masse, elaborarle alla luce del materialismo dialettico per ricavarne analisi, linee, criteri e misure per l’azione delle masse. La linea di massa è uno degli strumenti principali che ci vengono dall’esperienza del movimento comunista internazionale sintetizzata nel marxismo-leninismo-maoismo, e, per quanto riguarda l’esperienza del movimento comunista italiano, dagli insegnamenti di Antonio Gramsci. Nello sviluppo delle relazioni con altre organizzazioni e organismi a livello nazionale e internazionale il Partito dei CARC adotta la politica da fronte basata su tre pilastri: 1. conoscenza reciproca, iniziative in comune in ogni caso in cui è possibile e scambio di esperienze; 2. dibattito aperto, basato sulla critica e l'autocritica, relativo all'analisi della situazione, al bilancio del movimento comunista, al programma, ai metodi di lavoro, alla linea generale e alle linee particolari; 3. solidarietà reciproca di fronte alla controrivoluzione preventiva e in generale alla repressione della borghesia imperialista.

    II. Bilancio e prospettive del lavoro del nostro partito

    19. La situazione attuale. La crisi generale del sistema capitalista aumenta lo sfruttamento e la miseria dei lavoratori e delle masse popolari, alimenta contraddizioni interne tra i vari gruppi della borghesia imperialista e tra questa e i popoli oppressi dall’imperialismo. Il sintetico richiamo della nostra ricca analisi della crisi generale del sistema capitalista ci permette di capire la pentola a pressione in cui è rinchiusa l’attuale società: la guerra di sterminio non dichiarata contro le masse popolari, la resistenza delle masse popolari al procedere della crisi, lo sviluppo della guerra imperialista e lo sviluppo della resistenza popolare contro l’imperialismo, la guerra per bande tra i gruppi borghesi (lo spionaggio politico, industriale, le inchieste e gli attacchi per via giudiziaria, i ricatti, ecc.). Questa situazione conferma che ci troviamo in una nuova situazione rivoluzionaria in sviluppo; conferma la giustezza della linea generale del (nuovo)PCI, “sostenere e organizzare la resistenza che le masse popolari oppongono alla crisi generale del sistema capitalista”; conferma che la tesi “la situazione è favorevole all’azione dei comunisti e alla rinascita del movimento comunista” non è una frase fatta o uno slogan ma è frutto dell’analisi scientifica della realtà. Solo i nostri limiti, i nostri errori, la nostra ancora scarsa fiducia in noi stessi e nelle masse e la nostra limitata esperienza, impediscono di sfruttare al meglio le possibilità che la realtà di tutti i giorni ci presenta e progredire nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista e nella rinascita del movimento comunista. Ogni volta che abbiamo conseguito un successo nella nostra azione politica è stato perché abbiamo superato in qualche modo questa sfiducia, abbiamo usato in modo rivoluzionario l’esperienza del movimento comunista, abbiamo fatto appello alle masse popolari in sintonia con la loro mobilitazione concreta.
    20. Trasformazione da forza soggettiva della rivoluzione socialista (FSRS) in partito. La Direzione Nazionale eletta nel 2005 aveva definito questi primi due anni di vita del partito dei CARC come una fase di transizione nella trasformazione da FSRS in partito da secondo fronte. Eravamo coscienti che questa trasformazione richiedeva un tempo che non eravamo in grado di preventivare e che dovevamo via via valutare questa trasformazione in funzione dei risultati che ottenevamo al nostro interno nella lotta al settarismo e alle concezioni movimentiste, al nostro esterno nello sviluppo del legame con le masse. Abbiamo fatto dei progressi su questi aspetti, stiamo migliorando e continuiamo a marciare sul sentiero tracciato, ma non possiamo dire conclusa la nostra trasformazione.
    21. La nostra contraddizione principale. La contraddizione in cui siamo immersi e che accompagnerà tutta la fase di passaggio (trasformazione) è: trasformarsi in un partito che partecipi attivamente alla lotta politica borghese in modo rivoluzionario (secondo fronte di lotta) o continuare ad essere e rimanere una FSRS complessiva (intesa come organizzazione comunista frutto della fase di dominio del revisionismo moderno e di mancanza di un vero partito comunista), che vuole occuparsi di tutto e, naturalmente, può farlo solo ad un livello artigianale e movimentista. Questa contraddizione è oggettiva e determina nel nostro partito una lotta (più o meno aperta, più o meno acuta) tra le due linee. La linea di sinistra si esprime nell’assumere con determinazione il compito di partecipare alla lotta politica borghese per accumulare forze rivoluzionarie, lottando contro il programma comune della borghesia, sostenendo tutte le lotte dei lavoratori e delle masse popolari e sviluppando la solidarietà di classe, legando questa lotta alla lotta più generale di fare dell’Italia un nuovo paese socialista. La linea di destra si esprime principalmente nelle resistenze alla trasformazione e nei residui atteggiamenti da FSRS (settarismo) o secondariamente nell’assumere posizioni conciliatorie e di collaborazione con la sinistra borghese, non mantenendo una salda autonomia ideologica e politica dalla sinistra borghese (codismo e elettoralismo). Anche nel trattare questa contraddizione abbiamo fatto dei progressi e stiamo migliorando. Oggi possiamo affermare che queste resistenze sono dettate soprattutto da incomprensioni, paura verso il nuovo e da atteggiamenti superficiali.
    22. Trasformazione e processo di rettifica dello stile di vita e di lavoro. La nostra trasformazione si inserisce appieno nel processo di rettifica dello stile di vita e di lavoro che conduciamo dal 2003. Un processo che si basa
    - sulla CAT (critica-autocritica-trasformazione) per 1. dare la giusta importanza al lavoro collettivo, 2. costruire una giusta dialettica individuo/collettivo e 3. adottare uno stile di vita e di lavoro da comunisti;
    - sulla formazione individuale e di gruppo.
    Abbiamo fatto importanti passi avanti (scuola di formazione, sviluppo di un rapporto di CAT all’interno degli organismi dirigenti e delle sezioni, formazione dei dirigenti, funzionari, ecc.), ma il processo di rettifica non è ancora concluso: dobbiamo procedere nel consolidamento di quanto finora costruito e portare a fondo il processo.
    23. Trasformazione e influenze esterne. Un aspetto che dobbiamo considerare con la giusta evidenza è il contesto generale, il contesto esterno in cui si inserisce il lavoro del nostro partito. Non dobbiamo mai trascurare questo fattore nella nostra analisi se vogliamo essere dialettici (e la dialettica è la scienza dei comunisti). Dobbiamo sempre considerare il rapporto dialettico esterno/interno nel fare il bilancio della nostra attività, nel valutare i passi avanti nel processo di trasformazione, nel valutare l’atteggiamento dei compagni, ecc. Non viviamo sotto una campana di vetro. Viviamo e operiamo in un contesto politico e sociale che non facilita il lavoro dei compagni e delle compagne perché spinge in tutt’altra direzione, verso l’individualismo, la disgregazione, l’atteggiamento antipartito. In questo periodo lavorare con stile di partito, fare un lavoro da comunisti significa veramente andare controcorrente; significa combattere l’influenza diretta e indiretta della borghesia nella nostra vita personale, politica, sociale e culturale. Per fare una valutazione corretta sullo stato del nostro partito, sui passi fatti è importante mettere in evidenza che conduciamo una dura battaglia contro i revisionisti e la borghesia per dare un orientamento materialista dialettico e comunista a noi stessi, ai lavoratori avanzati e agli altri elementi avanzati delle masse, alle FSRS per condurre ad un livello più avanzato la lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.
    24. Un cammino sperimentale. Per valutare lo stato della nostra trasformazione in partito da secondo fronte dobbiamo tenere presente che il percorso da noi intrapreso rappresenta una novità assoluta sul piano politico. Un percorso sperimentale dove abbiamo poca (o quasi nessuna) esperienza diretta e dove l’esperienza storica del movimento comunista è stata molto parziale ed è durata pochi anni, visto il definitivo affermarsi, alla metà degli anni ’50 del secolo scorso, della direzione dei revisionisti moderni nel vecchio PCI. Ma già le prime esperienze dimostrano e confermano tutte le potenzialità di questo fronte di lotta per far avanzare il processo rivoluzionario, per l’accumulo delle forze rivoluzionarie. Basta vedere l’effetto che ha determinato la nostra piccola, ma significativa, irruzione nel teatrino della politica borghese fatta con la campagna elettorale dell’anno scorso. La nostra partecipazione alla campagna elettorale con le liste comuniste, una partecipazione da comunisti e non da elettoralisti, dimostra la potenzialità e la novità di questo tipo di lavoro e rappresenta l’aspetto più innovativo della battaglia per contrastare l’influenza e la direzione dei revisionisti nel campo delle masse popolari.
    25. Lo spostamento a sinistra. In questa battaglia abbiamo visto che dove ci sono dei comunisti, che partecipano da comunisti alle battaglie elettorali, il cambiamento a favore delle masse popolari è qualitativo e determina uno spostamento a sinistra di tutto l’asse politico. Quello che avevamo intuito ed enunciato si è concretamente verificato e si è potuto osservare ad occhio nudo: lo spostamento a sinistra nell’orientamento delle masse che si può determinare con la partecipazione alle elezioni borghesi, il baluardo che alziamo contro la destra, la difficoltà in cui cacciamo i revisionisti, gli imbonitori di qualsiasi colore e gli amici degli amici della borghesia, l’iniezione di fiducia che portiamo tra le masse. Questo l’abbiamo potuto constatare in un piccolo paese, come Roccasecca, o in metropoli come Milano o Napoli. La nostra irruzione da una parte crea un terreno fertile per la raccolta e l’accumulo delle forze rivoluzionarie e dall’altra suscita attacchi e reazioni da parte della borghesia per ostacolare in ogni modo la nostra partecipazione al suo teatrino, attacchi e reazioni a cui dobbiamo resistere e che dobbiamo imparare a usare per smascherare tra le masse il vero volto del suo regime.
    26. Il programma comune degli schieramenti borghesi. Un altro aspetto importante della nostra linea, che la realtà di tutti i giorni conferma e pone sotto gli occhi di tutti, è che Centro-destra e Centro-sinistra perseguono entrambi lo stesso programma, il “programma comune della borghesia imperialista”. Un programma dettato da industriali, banchieri, cardinali, mafiosi e affaristi che governano realmente il nostro paese e che consiste: 1. nell’eliminazione di ciò che resta delle conquiste di civiltà e benessere per le masse popolari (conquiste economiche, politiche, sindacali e sociali), 2. nella lotta accanita per conquistare un ruolo di primo piano negli affari mondiali, nella spartizione dei profitti estorti ai lavoratori e ai popoli oppressi (partecipazione alle “guerre umanitarie e commerciali” dell’imperialismo) 3. nella repressione del movimento di resistenza delle masse, in particolare nella repressione di quanti sono, o la borghesia teme che possano diventare, centri di promozione, organizzazione e orientamento del movimento di resistenza delle masse popolari. La questione del programma comune emerge in modo chiaro e con forza come la principale novità di questi anni: per la prima volta, e in modo compatto, quei partiti (in particolare il PRC) che fino a ieri erano sostanzialmente o formalmente all’esterno della compagine governativa, oggi sono al suo interno e si fanno parte attiva, con i loro ministri, nel perseguire il programma comune della borghesia, sono un elemento fondamentale del palcoscenico del teatrino borghese, sono i promotori dell’unità nazionale sotto la direzione della borghesia imperialista (basta vedere i loro discorsi sull’alleanza con gli USA, sulla NATO, sul “terrorismo internazionale”). E’ la prima volta che nel nostro paese si determina una situazione del genere, nel precedente governo di CS il PRC dava un appoggio esterno e poteva ancora giocare a fare il partito “di governo e di opposizione” (come era stato il PCI di Berlinguer dall’epoca del compromesso storico in poi).
    27. I comunisti devono smascherare il programma comune e tornare da comunisti nel teatrino della politica borghese. Il nostro partito deve fare una battaglia politica chiara e netta per denunciare il programma comune, gli interessi concreti che legano i due schieramenti borghesi; deve condurre una battaglia per il ritorno dei comunisti e degli altri oppositori al sistema capitalista nel teatrino della politica borghese, con l’obiettivo di contribuire, anche su questo terreno, alla lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista. In questo senso il nostro partito ha un effettivo ruolo di avanguardia per la chiarezza dell’analisi e per il progetto che porta avanti. Dobbiamo fare una battaglia per fare tornare la partecipazione dei comunisti alla lotta politica borghese ai livelli che avevano caratterizzato il vecchio PCI negli anni ’50 e ‘60. Una battaglia in cui emerga chiaramente che i comunisti sono qualcosa di diverso dalla congrega di partiti, arrivisti e affaristi che a diversi livelli sono legati al carro della borghesia.
    28. I comunisti devono smascherare tutti i partiti riformisti borghesi. La situazione dimostra concretamente che tutti i partiti che si dicono comunisti (PRC e PdCI) sono governati, gestiti e diretti con un sistema che per anni il vecchio PCI ha combattuto e contrastato: il sistema democristiano di gestione della politica fatto di clientele, affari, sottobosco, posti di lavoro, finanziamenti leciti e illeciti. Sono partiti che mettono in secondo piano il rapporto con la propria base (le masse) e mettono in primo piano i legami con le istituzioni, i partiti e gli apparati della borghesia. E’ un aspetto che negli ultimi anni ha fatto un salto di qualità: non si era mai visto il PRC (e gli altri partiti della sinistra borghese) partecipare in modo così aperto e avanzato alla spartizione di poltrone e prebende né un distacco così ampio dalla propria base e dai circoli di base che, in questo periodo, vengono chiusi o resi inattivi.
    29. La degenerazione dei partiti revisionisti. Quella che dall’avvento dei revisionisti moderni è diventata la linea guida nella gestione della vita politica dei partiti popolari ha ormai raggiunto un livello avanzato e questo non può che portare alla riscossa e alla risalita della parte più sana, sinceramente democratica e popolare, che ancora è intrappolata (per i suoi limiti e per i nostri limiti) in questi partiti. Noi dobbiamo prenderci tutto lo spazio per denunciare, con mille esempi della realtà di tutti i giorni, questa degenerazione politica e sociale di partiti che si dichiarano comunisti. La rivista Rapporti Sociali e Resistenza devono svolgere un ruolo attivo in questa battaglia. I partiti revisionisti e i sindacati di regime sono tutti più o meno gestiti come un’azienda per fare profitti e affari, per racimolare finanziamenti pubblici, per sistemare familiari, amici ecc. Dobbiamo approfondire il discorso sul ruolo dell’aristocrazia operaia (AO) in questa fase, facendo vedere e mettendo al centro il ruolo che oggi svolgono le organizzazioni e i partiti dell’AO nell’alimentare la corruzione e la disgregazione tra le masse. Oggi la borghesia ha tutto l’interesse a rafforzare questa AO. Per questo facilita e finanzia la creazione di uno stuolo di dirigenti, funzionari e porta borse di esponenti politici, deputati, consiglieri regionali, provinciali, comunali. I sindacati di regime promuovono sindacalisti di professione (formati e addestrati a fare il sindacalista) invece di promuovere il passaggio a funzionari, tramite distacco temporaneo, di avanguardie di lotta di fabbrica, di delegati sindacali riconosciuti. I partiti, da parte loro, promuovono dei politicanti di mestiere, formati e addestrati a fare i politici da salotto borghese, recitando bene la propria parte. Quando “promuovono” leader di movimenti di lotta (es. no global) lo fanno solo con lo scopo di accaparrasi il consenso di questi settori e di svuotare di ogni contenuto antagonista questi movimenti.
    30. Il ruolo dell’aristocrazia operaia. L’aristocrazia operaia (AO) è composta dai promotori, dirigenti, organizzatori, funzionari di organizzazioni popolari come sindacati, partiti politici, cooperative, associazioni, case editrici, giornali, ecc., ovvero l’insieme di individui che trae maggiori vantaggi intellettuali, morali e sociali, in termini di relazioni e di prestigio sociale, dal movimento dei lavoratori e delle masse popolari e di regola riceve almeno una parte importante del suo reddito dal ruolo che svolge. Ogni membro dell’AO ha socialmente un ruolo che la società borghese nega al singolo proletario, “vale” un certo numero di proletari (un sindacalista parla ad un certo numero di proletari, ha relazioni con essi, li influenza, ecc.). Ora, chi tra questi si avvale di questa sua condizione sociale per favorire gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari rappresenta la sinistra dell’aristocrazia operaia; mentre chi usa questo suo ruolo a fini e a vantaggio personale o di parenti o di conoscenti o di amici ecc. non fa altro che riproporre il sistema democristiano-mafioso del clan, delle famiglie, degli amici degli amici e incarna la destra dell’aristocrazia operaia. Oggi la destra dell’AO è composta da uno stuolo di decine di migliaia di funzionari, sottofunzionari, membri dei consigli di amministrazione di società e di enti statali, comunali, società miste, associazioni, cooperative, commissioni e sottocommissioni e loro familiari, è particolarmente presente nei sindacati di regime. Tramite tutta questa ragnatela partiti e sindacati di regime si assicurano consenso, militanti, fondi, ecc. Questa rete viene mobilitata, mossa anche dal proprio interesse immediato di assicurarsi un reddito e un ruolo nella società, in occasione delle elezioni. Oggi c’è una diretta combinazione e scambio di ruolo (passaggio diretto) tra funzionari e dirigenti sindacali e dirigenti e funzionari dei partiti politici borghesi, in particolare della sinistra borghese; tra dirigenti e funzionari politici e sindacali e dirigenti delle istituzioni produttive e finanziare della borghesia imperialista. Si usano le relazioni sindacali, le attività sindacali tra le masse per conquistare voti, consenso, ecc. I sindacati e il lavoro sindacale sono diventati un’importante fonte per la conquista del consenso e dei voti. Vari esponenti istituzionali di primo piano (Presidente di Camera e di Senato, diversi ministri) provengono dal mondo sindacale. La sinistra dell’AO è quella che si mette al servizio dei lavoratori e delle masse popolari e, in questa fase, lotta per il rinnovamento del movimento sindacale e per un sindacato di classe; essa va sostenuta dalle organizzazioni comuniste.
    31. La crisi politica alimenta l’affarismo e la degenerazione dei partiti politici. Assistiamo, da più parti, alla denuncia della connivenza esistente tra affarismo e partiti politici, dei “costi della politica” borghese, della sostanziale somiglianza tra partiti della sinistra e quelli della destra borghese in quanto ad affarismo, clientelismo, nepotismo. I partiti e le amministrazioni locali costruiscono società, pagate con denaro pubblico, per spartirsi soldi e ottenere finanziamenti pubblici e così sistemare parenti e amici che si sono mobilitati nella campagna elettorale. Questo è il sottobosco che ormai regna anche in tutti i partiti della sinistra borghese (dal PRC, al PdCI, ai Verdi, ai DS): fanno della politica un mestiere, uno strumento per vivere sulle spalle e alle spalle dei lavoratori e delle masse popolari. La linea del “partito azienda”, la linea del potere democristiano, del craxismo, che Berlusconi ha sviluppato al massimo livello, è ormai diventata la linea guida di tutti i partiti borghesi. Anche questa comunanza ideologica, politica ed economica crea una linea comune tra la destra reazionaria (banda Berlusconi) e la sinistra imbrogliona (circo Prodi).
    32. Il teatrino della politica borghese cerca di nascondere il marasma dell’attuale società. Fanno finta di litigare in pubblico, sul palcoscenico del teatrino e poi dietro le quinte si accordano su come fregare meglio le masse popolari, su come spartirsi la torta: risorse pubbliche sottratte ai lavoratori e alle masse popolari. In questa situazione i partiti della cosiddetta sinistra radicale stanno facendo passi da gigante nell’apprendere l’arte dell’affarismo. Basta vedere quanta foga hanno messo per accaparrarsi ministeri, sottosegretari, presidenti di commissioni parlamentari nel governo del circo Prodi. Hanno pure la faccia tosta di fare pubbliche lagne sul costo della politica. Negli ultimi decenni è stata azzerata la diversità in positivo delle amministrazioni di sinistra: le regioni rosse famose per l’amministrazione pulita, che tenevano conto, pur in un sistema capitalista, degli interessi dei lavoratori, dei pensionati, delle donne (Emilia, Toscana, ecc.), la Reggio Emilia patria degli asili all’avanguardia, ecc. sono andate a catafascio e il sistema clientelare-affaristico ha preso piede. Questo dimostra che la strada delle riforme parziali, del capitalismo dal volto umano è senza sbocco. L’unica reale alternativa è fare dell’Italia un nuovo paese socialista.
    33. Anche contro questo affarismo è ora che comunisti irrompano nel teatrino della politica borghese. Anche su questi aspetti è ora che i comunisti irrompano nel teatrino della politica borghese, per smascherare tutti gli intrallazzi che vengono organizzati contro le masse, tutto il marciume che regna nei partiti e nelle istituzioni borghesi. Non per seminare nuove illusioni sulle possibilità di riformare il putrido sistema capitalista e i suoi partiti, ma per dire apertamente che è ora di spazzare via questa classe politica e affarista che si spaccia per paladina degli interessi delle masse; che bisogna mettere al centro, sempre e comunque, gli interessi dei lavoratori e non gli interessi di questo o quel gruppo della borghesia imperialista (industriali, banchieri, affaristi, Vaticano, ecc.); che bisogna costruire una società socialista. Questo significa costruire e far parte del blocco popolare e combattere il variegato blocco borghese.
    34. Fare della partecipazione alla lotta politica borghese una scuola di comunismo. Il blocco popolare ha un compito storico importante: portare avanti, anche sul terreno elettorale, l’accumulazione delle forze rivoluzionarie; ridare senso alla diversità politica e culturale dei comunisti e degli altri anticapitalisti. Quella diversità che per anni (fino alla fine degli anni ’60 del secolo scorso) il vecchio PCI ha degnamente rappresentato nei confronti degli altri partiti borghesi. Decenni di potere dei revisionisti ha corrotto nel profondo parte delle masse popolari stesse, ha portato a questo livello di corruzione dirigenti e partiti che ancora usano simboli e bandiere che si rifanno al movimento comunista. Dobbiamo ridare senso alla diversità dei partiti dei lavoratori e delle masse popolari dai partiti borghesi. Loro, i partiti di C-S, sono impegnati a omologarsi agli altri partiti borghesi e noi dobbiamo smascherarli tra le masse, far vivere tra le masse la nostra diversità. Dobbiamo propagandare e indicare che per avanzare le masse popolari devono costruire un proprio fronte politico e organizzativo di lotta, un proprio blocco elettorale realmente autonomo dalla borghesia, per concezione e pratica politica, sociale e culturale. Chi può condurre questa battaglia se non noi? Dobbiamo raccogliere in questa battaglia tutte le forze sinceramente democratiche, progressiste, ecologiste che ancora costituiscono la base di questi partiti; questa base politicamente e moralmente sana e che è contro questo affarismo oramai dirompente, costituisce il blocco popolare.
    35. Fare della resistenza alla repressione una scuola di comunismo. Più andremo avanti nella costruzione del blocco popolare e più i partiti affaristi cercheranno, in tutti i modi, di intralciare il nostro percorso: ci attaccheranno con la repressione, cercheranno in tutti i modi di tenerci lontani dal teatrino borghese che considerano loro terreno esclusivo di caccia, semineranno confusione tra le masse, ci scaglieranno contro i loro scagnozzi, ecc. Ma anche su questo terreno di scontro abbiamo una linea avanzata. Sappiamo come affrontare la repressione, le provocazioni e la demagogia: non tacere o nascondere l’attacco repressivo, ma denunciarlo apertamente come attacco alle libertà politiche e organizzative dei comunisti e delle masse, promuovere e sviluppare un fronte comune di lotta e solidarietà, insinuarsi nelle contraddizioni che inevitabilmente ogni azione repressiva provoca anche nel campo della borghesia, nei partiti e nelle istituzioni borghesi. Così facendo saremo in grado di rivoltare contro i suoi mandanti ed esecutori ogni azione repressiva e ogni provocazione. Anche su questo terreno abbiamo già ottenuto e ancora avremo sicuramente delle ricadute positive per il nostro sviluppo e per la nostra azione. Faremo diventare anche la lotta contro la repressione una scuola per il comunismo
    36. Diventare più professionali nella lotta contro il teatrino borghese. Per comprendere a quale livello e come si è radicato un tale sistema di gestione del potere dobbiamo imparare a fare inchiesta, a stringere rapporti e relazioni utili a questa inchiesta per fare una denuncia, la più circostanziata possibile e ad ogni livello, nazionale e locale. Questi sono aspetti concreti per avanzare nella nostra crescita politica e nella nostra trasformazione in partito da secondo fronte, un partito che svolge con la dovuta professionalità il compito che si è assunto. Questa attività ci dà la possibilità di legarci alle ampie masse, a entrare in rapporto con i settori più avanzati, con la parte più sana moralmente e politicamente che esiste nel nostro paese che è la stragrande maggioranza delle masse popolari. Faremo così diventare la partecipazione alla lotta elettorale borghese una scuola di comunismo, un terreno di crescita e accumulo delle forze che lottano per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.
    37. La forza della nostra linea. Noi abbiamo una linea adeguata a comprendere e interpretare la realtà: questa è la nostra principale forza e ci aiuta a portare più a fondo la battaglia politica contro la borghesia e i suoi variegati sostenitori. Questa nostra forza si evidenzia nel lavoro quotidiano, nella nostra continuità, nel nostro andare avanti, nel nostro modo di affrontare gli attacchi della borghesia, la repressione, nella nostra continua, anche se più lenta di quanto vorremmo, crescita quantitativa. Tutto questo sta determinando un cambiamento nell’atteggiamento nei ns confronti delle FSRS e delle aggregazioni più attente, meno settarie, quelle non guidate da concezioni gruppettare, quelle che si sforzano di mantenere un certo livello della mobilitazione rivoluzionaria (es. Rete dei comunisti, Campo antimperialista). La parte sana di quanto è rimasto del campo delle FSRS che si sono sviluppate negli ultimi 20 anni, quelle che fino ad ieri ci erano ostili, oggi stanno cambiando atteggiamento: sono costrette, principalmente dalla ns linea giusta, dalla ns continuità e dalla ns resistenza alla repressione, a riconoscerci un ruolo positivo, a fare iniziative comuni. Questo si traduce nell’affermazione, nella pratica, della politica da fronte. Questo è anche il terreno di coltura del blocco popolare.
    38. La sinistra borghese è al carro della destra. In ogni aggregazione borghese è la destra interna che domina e i partiti di destra orientano i partiti di sinistra. E’ la destra che dirige i partiti della sinistra borghese in tutti i campi e detta le regole, nell’intervento politico che riguarda la famiglia, l’informazione, la cultura, il movimento sindacale, nella promozione dell’anticomunismo e del razzismo, nella riabilitazione del fascismo, nel sostegno alla guerra imperialista, nella sudditanza al Vaticano, alla UE, alla NATO, agli imperialisti USA. E’ l’ideologia della destra che orienta la visione generale di tutti i partiti della sinistra borghese: libero mercato capitalista, guerra imperialista, sfruttamento della forza lavoro, prevalenza degli interessi individuali su quelli collettivi, ecc. La sinistra borghese al massimo aggiunge qualche se e qualche ma, presenta ogni sacrificio, ogni “male del capitalismo” come male minore, come inevitabile o come castigo di dio. E così le guerre di aggressioni imperialiste diventano “guerre umanitarie” o missioni di pace (oggi C-S e C-D concordano che la partecipazione italiana alla guerra in Iraq era “missione di pace in un teatro di guerra”: la forza delle parole usata per cercare di confondere le masse!). L’avanzare della crisi generale e della guerra imperialista da una parte e la debolezza del movimento comunista dall’altra rafforzano la direzione della destra borghese, spostano a destra tutti i partiti del sistema borghese in tutti i paesi del mondo. Per lo sviluppo della guerra imperialista occorre lo sviluppo della mobilitazione reazionaria e questo porta ad un’unità sul programma della destra più reazionaria: anticomunismo, riabilitazione del fascismo, razzismo, creazione di nuove forze fasciste e parafasciste, ecc. Questa situazione apre alle “larghe intese” sul programma comune della borghesia tra i partiti di destra e di sinistra, ma neanche questa strada risolverà la crisi politica che attanaglia il regime borghese, perché come abbiamo visto essa ha origine dalla crisi generale del sistema capitalista. Anche lo sviluppo delle “larghe intese”, se verrà concretizzato, rafforza la nostra tesi sul programma comune dei due schieramenti borghesi.
    39. Lo spostamento a destra dei partiti revisionisti. Nel nostro paese ciò si manifesta nel passaggio dai DS al partito democratico, dal PRC al partito della Sinistra Europea, che cercherà di prendere il posto del vecchio PDS abbandonando i residui riferimenti politici e culturali al movimento comunista; il PdCI cercherà di trovare una sua collocazione tra (o nel) PRC-SE, nei Verdi o nel nuovo tentativo di aggregazione della residua sinistra del PRC, che cercherà di mantenere il ruolo e l’impostazione dell’attuale direzione del PRC. I Verdi da parte loro passeranno da punto di aggregazione e riferimento delle associazioni nate per la difesa degli interessi collettivi (ambiente, natura, salute, ecc.) a punto di riferimento per la gestione degli affari legati alle questioni ambientali (es. Lega Ambiente si è lanciata nel business delle car-sharing, altre associazioni nella vendita di energia “pulita”(?), di prodotti ecologici, ecc.). La loro partecipazione all’attuazione del programma del governo Prodi alimenterà lo spostamento a destra e verso l’affarismo di queste aggregazioni.
    40. La presenza dei comunisti rafforza la sinistra. La presenza e l’azione dei comunisti invece rompe con le consorteria tra destra e sinistra e alza una barriera alla destra. La presenza dei comunisti sposta a sinistra l’asse politico, sposta a sinistra l’orientamento delle masse, crea un argine alla mobilitazione reazionaria e rafforza la mobilitazione rivoluzionaria delle masse. Il governo Prodi portando avanti, da sinistra, il programma comune della borghesia, con i suoi attacchi ai diritti e alle conquiste delle masse popolari, con la sua sudditanza al Vaticano, alla UE, alla NATO, agli imperialisti USA, ai padroni, affaristi e banchieri, con la sua politica economica e sociale rafforza il potere della grande borghesia, alimenta le contraddizioni tra masse e masse e spiana la strada alla destra. In questa situazione assume un ruolo di urgenza lo sviluppo di ampio movimento popolare contro il programma del governo Prodi. Un movimento veramente autonomo a livello politico e organizzativo dai partiti della sinistra borghese. Per renderlo un movimento veramente autonomo i comunisti devono essere presenti in prima fila, con un ruolo di avanguardia per evitare che questi movimenti cadano, direttamente o indirettamente, sotto la direzione della borghesia. Solo la presenza dei comunisti, adottando correttamente la linea di massa, assicura lo sviluppo e il rafforzamento della sinistra esistente in questi movimenti.
    41. La politica da fronte è la chiave della riaggregazione del movimento comunista nel nostro paese e a livello internazionale. Il ns partito è chiamato a svolgere un ruolo importante su diversi aspetti della battaglia politica in corso nel ns paese (in primis la lotta contro il governo Prodi) e a livello internazionale (sviluppo dell’internazionalismo proletario). Sono aspetti importanti per la rinascita e il rafforzamento del movimento comunista in cui noi dobbiamo svolgere un ruolo propositivo e propulsivo. Propositivo e propulsivo nel senso che dobbiamo dare una risposta a quanti oggi cercano una via per uscire dalla situazione in cui ci hanno trascinato i revisionisti e gli errori del movimento comunista degli anni ‘70, una via positiva politicamente e moralmente per un numero sempre maggiore di lavoratori, donne, giovani e anziani che vogliono partecipare al rinnovamento della società, che contrastano e combattono, ognuno a proprio modo e con i propri limiti, questa società in cui dominano lo sfruttamento, la miseria e il degrado morale, intellettuale e materiale. La chiave per fare ad un livello più avanzato questo lavoro è la politica da fronte.
    42. La linea di massa per lo sviluppo della mobilitazione rivoluzionaria delle masse. La linea di massa è il metodo di lavoro e di direzione che dà fiducia, riaggrega e mobilita la classe operaia e le masse popolari, rafforzando la loro mobilitazione rivoluzionaria, combattendo la mobilitazione reazionaria promossa dalla borghesia. Serve per fare emergere e sviluppare la tendenza positiva presente nelle masse (la tendenza verso l’interesse collettivo, la tendenza “spontanea” presente nelle masse verso il socialismo), per aggregare e dare forza alla sinistra, per dare fiducia alla classe operaia nelle proprie capacità di lotta per un nuovo ordinamento sociale, per unire alla sinistra il centro e quelle forze che in (n)PCI chiama “le forze intermedie” (i sinceri democratici), per isolare e combattere la destra. Adottando la linea di massa è possibile costruire un ampio fronte popolare diretto dalla sinistra. L’esempio del ruolo della sezione di Milano nella mobilitazione antifascista dopo l’11 marzo, la sua battaglia per un corteo unitario e più di massa possibile rappresenta bene la forza, in ogni situazione concreta, sia della politica da fronte sia della linea di massa.
    43. Utilizzando la linea di massa e la politica da fronte partendo dalle zone dove siamo presenti, allargheremo via via la nostra sfera di influenza, miglioreremo la nostra pratica e ci legheremo a più ampi settori delle masse. Per questo è determinante, in questa fase di disgregazione dei partiti della sinistra riformista, sviluppare articolate relazioni con i compagni di base di questi partiti, con i loro circoli e associazioni, in particolare con quelli che manifestano apertamente una critica al programma del circo Prodi e che criticano la gestione affaristica dei partiti della sinistra borghese. Questo è un altro campo concreto, insieme a quello delle residue FSRS, in cui si misurerà la battaglia per costruire il Blocco Popolare, la battaglia per valorizzare ogni tendenza positiva e contrastare tutte quelle proposte che ripercorrono la strada che ha condotto alla deriva dei partiti riformisti. I partiti e gli esponenti politici (PCL, PDAC, ecc.) che si sono staccati dai partiti della sinistra borghese e quelli che si stacceranno nel prossimo periodo, se vogliono effettivamente svolgere un ruolo rivoluzionario ed essere efficaci, devono fare una seria autocritica, spiegando cosa faranno di diverso per non ripetere gli stessi errori del passato e soprattutto devono alzare chiaramente la bandiera di fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Solo così assumeranno un ruolo positivo nel processo di rinascita del movimento comunista del nostro Paese.
    III. Per lo sviluppo del nostro lavoro e del nostro partito

    44. Noi alziamo con forza la bandiera: fare dell’Italia un nuovo paese socialista, sotto la direzione del (n)PCI. Questabandiera è la garanziaed è la guida per non deragliare, per non cadere in deviazioni settarie estremistiche da una parte ed elettoralistiche dall’altra. Questa è la bandiera che ci permette di costruire relazioni e rapporti costruttivi sia con le forze rivoluzionarie sia con i sinceri democratici. Questa è la principale novità rispetto alle precedenti esperienze di partecipazione alla lotta politica borghese e alle competizioni elettorali da parte di alcune organizzazioni del movimento degli anni ’70.
    45. Il circo Prodi, come la banda Berlusconi prima, ha ricevuto dalla borghesia imperialista l’incarico di attuare il suo programma comune. Con la banda Berlusconi la borghesia imperialista aveva contato di poterlo fare con la forza, di colpo, senza il concorso dei sindacati di regime e dei partiti revisionisti, ma le è andata male perché le masse popolari hanno opposto alla prova di forza una mobilitazione tenace e prolungata che alimentava la rinascita del movimento comunista. Per questo la borghesia imperialista ha ripiegato sul circo Prodi: punta a raggiungere gli stessi obiettivi e attuare lo stesso programma, ma attraverso l’opera di divisione tra i diversi settori delle masse popolari, l’imbroglio del “governo amico delle masse” e l’opera disgregatrice dei sindacati di regime e dei partiti revisionisti. Il rischio del “ritorno di Berlusconi” agitato dai partiti del governo Prodi ha un solo obiettivo: dissuadere le masse popolari dalla lotta, indurle a dare credito e fiducia al “governo amico” o perlomeno a lasciarlo lavorare in pace. Berlusconi o una qualche riedizione della destra torneranno solo se il governo Prodi riuscirà a soffocare e disgregare la mobilitazione delle masse popolari e a fare arretrare la rinascita del movimento comunista al punto che la borghesia riterrà di poter tentare nuovamente una prova di forza.
    46.Il Vaticano costituisce il principale puntello del dominio della borghesia imperialista e del suo sistema di sfruttamento e oppressione. Sfrutta le paure che questo sistema suscita tra le masse, specula sulle disgrazie che questo sistema provoca alle masse, usa la sua autorità morale per succhiare risorse dalle masse popolari e per dissuaderle dalla lotta contro i responsabili del loro malessere e per un nuovo e superiore ordinamento sociale che ponga fine ad ogni miseria, a ogni sfruttamento, a ogni guerra. Il Vaticano collabora con gli altri gruppi della borghesia imperialista all’eliminazione delle conquiste di civiltà e benessere delle masse popolari, in particolare di quelle femminili: la “difesa della vita” è la veste culturale e ideologica che copre l’attacco al diritto a una maternità consapevole e tutelata. La borghesia imperialista ha affidato al Vaticano la direzione ideologica e morale della mobilitazione reazionaria delle masse popolari: la “guerra di civiltà e di religione” è la bandiera con cui conduce l’aggressione delle masse popolari arabe e musulmane. Da qui la sudditanza della borghesia imperialista, bigotta o miscredente che sia, al Papa e alla sua corte, da qui le concessioni e i benefici al Vaticano e alla Chiesa cattolica, da qui l’offensiva che il Papa e il suo esercito di vescovi e cardinali conducono in ogni campo della vita sociale. Smascherare e denunciare il ruolo e le responsabilità del Vaticano e della Chiesa nella guerra di sterminio che la borghesia imperialista conduce contro le masse popolari, sostenere e promuovere ogni mobilitazione delle masse popolari contro il Vaticano e la Chiesa sono un compito imprescindibile dei comunisti. Ogni via di progresso per le masse popolari passa attraverso la soppressione del Vaticano!
    47. I nostri referenti principali non sono genericamente le masse popolari né il centro delle masse popolari e neanche i sinceri democratici, ma i lavoratori e gli elementi avanzati delle masse popolari. Sono i principali promotori della mobilitazione delle masse popolari contro il programma comune della borghesia imperialista, costituiscono la sinistra dei sindacati, dei partiti revisionisti, delle altre organizzazioni popolari e dei movimenti di protesta delle masse popolari. La lotta contro il governo Berlusconi univa la destra e la sinistra nei sindacati, nei partiti revisionisti, nelle altre organizzazioni popolari e nei movimenti di protesta delle masse popolari. La lotta contro le misure antipopolari e guerrafondaie del governo Prodi, invece, si svolge a un nuovo livello, comporta che la sinistra la organizzi e la promuova in modo autonomo, quindi che si distingua e si divida dalla destra e le contenda, fino a strappargliela, la direzione e l’orientamento della mobilitazione delle masse popolari. Compito del nostro partito è sostenere e rafforzare la sinistra in questa battaglia, individuarla e raggiungerla per raccoglierla e organizzarla nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Solo in questo modo la lotta contro il governo Prodi e il programma comune della borghesia, che esso ha il compito di attuare, potrà svilupparsi e contemporaneamente l’accumulazione di forze rivoluzionarie farà passi avanti.
    48.Costruire il Blocco Popolare è la nostra parola d’ordine. Costruire un BP, anche sul terreno elettorale, che lotta contro le manifestazioni della putrefazione del regime borghese, contro l’eliminazione delle conquiste, per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari. Un BP che sostiene senza riserve ogni lotta delle masse, che promuove la mobilitazione rivoluzionaria delle masse come via e mezzo principale di ogni difesa e di ogni conquista. Un BP che partecipa alla riscossa dei lavoratori e delle masse popolari, con una piattaforma generale, comune e vincolante per tutti gli organismi componenti il Blocco, basata sullo sviluppo di una politica da fronte (iniziative comuni coordinate, dibattito franco, aperto e leale su programmi e obiettivi delle singole componenti, solidarietà reciproca). Abbiamo giustamente definito come un limite fare solo un “blocco anticapitalista”, perché implica un obiettivo e un programma che resterebbe racchiuso nel campo delle FSRS, non si aprirebbe alle masse popolari, non favorirebbe la mobilitazione attiva e rivoluzionaria delle masse.
    49. Noi sosteniamo il fronte della lotta sindacale e rivendicativa (3° fronte di lotta). Sosteniamo la lotta per il rinnovamento del movimento sindacale italiano portata avanti dal Sindacato dei Lavoratori in Lotta (SLL) e da altri sindacati che si aggregheranno in questa battaglia. Sindacati che lottano per difendere i diritti dei lavoratori e delle masse proletarie; per sviluppare la solidarietà di classe contro ogni forma di repressione diretta o indiretta verso i lavoratori, verso le avanguardie; per costruire l’unità sindacale di tutti i proletari e collegare questa lotta alla lotta per un nuovo e superiore ordinamento sociale che realizzi l’emancipazione dei proletari dai capitalisti fino all’eliminazione del capitalismo. In questo senso dobbiamo procedere ad una maggiore separazione tra il lavoro che alcuni nostri dirigenti svolgono per il Partito dei CARC e per il SLL. Entrambe devono essere due organizzazioni autonome, dirette da comunisti e che collaborano tra di loro (politica da fronte) proprio perché appartenenti allo stesso movimento della “rinascita del movimento comunista” e protesi verso lo stesso obiettivo strategico “fare dell’Italia un nuovo paese socialista”. Ognuno deve però sviluppare le proprie specificità e particolarità.
    50. Noi sosteniamo il fronte della lotta e resistenza alla repressione e dello sviluppo della solidarietà proletaria (1° fronte di lotta). Sosteniamo la lotta che l’Associazione di Solidarietà Proletaria (ASP) conduce, ormai da quasi 30 anni, per lo sviluppo di un ampio fronte di lotta comune contro la repressione dei lavoratori e delle masse popolari, contro le varie forme di controrivoluzione preventiva e per lo sviluppo della solidarietà verso i rivoluzionari prigionieri e verso tutti coloro che sono colpiti dalla repressione perché sono, o la borghesia teme che diventino, centro di promozione, orientamento e direzione della resistenza delle masse popolari. Anche in questo campo abbiamo già preso importanti decisioni con il distacco di alcuni militanti per lo sviluppo autonomo delle attività ASP. Anche con l’ASP, come con il SLL, ci lega, oltre alla comune origine storica e appartenenza alla “carovana” che ha lavorato per la ricostruzione di un nuovo partito comunista, l’appartenenza allo stesso movimento della “rinascita del movimento comunista” e lo stesso obiettivo strategico “fare dell’Italia un nuovo paese socialista”. Gli attacchi della controrivoluzione preventiva e i comuni obiettivi ci spingono a sviluppare, ognuno con le proprie specificità e particolarità, anche in questo campo la politica da fronte comune. L’esperienza di lotta contro l’8° procedimento contro il (n)PCI e il ns partito ci dimostra concretamente come è possibile sviluppare un legame dialettico tra 1° e 2° fronte.
    51. Noi sosteniamo il fronte della lotta per il rinnovamento della cultura proletaria, per lo sviluppo delle aggregazioni economiche e sociali popolari: cooperative, associazioni ricreative, sportive (4° fronte di lotta). Questo è uncampo dove ancora non sono emerse organizzazioni in grado di diventare centro di propulsione di questo processo di rinnovamento. È ancora un terreno diretto principalmente dalle forze revisioniste o movimentiste (ARCI, case del popolo, centri sociali, cooperative di lavoro o sociali). Anche su questo terreno abbiamo fatto in questi anni alcune esperienze importanti (Centri di documentazione filorosso e case del popolo collegate) ma non siamo ancora riusciti a svilupparli in modo da renderli dei veri organismi di massa. Questo è un terreno che sotto la direzione del vecchio PCI era stato sviluppato in grande e che i revisionisti hanno via via snaturato e reso terreno di coltura dell’ideologia borghese e capitalista. Lo sviluppo di questo fronte di lotta è molto importante e il ns partito deve prestare particolare cura nel sostenere i germogli che si sviluppano, dobbiamo dedicare un’attenzione particolare allo sviluppo di una sana cultura proletaria nel campo delle arti, dello spettacolo, della socialità, della musica, ecc. Lo sviluppo del lavoro su questo fronte di lotta passa necessariamente per un bilancio delle esperienze accumulate, unico strumento per comprendere e superare i nostri insuccessi e limiti. Come abbiamo già detto, la crisi generale del sistema capitalistico è insieme crisi economica, crisi politica e crisi culturale. La borghesia fa largo uso della diffusione di una cultura reazionaria tra le masse popolari (fomentando l’individualismo, l’evasione, l’abbrutimento, la guerra tra poveri e la rassegnazione alla vita infernale in cui il capitalismo relega le masse) quale strumento per far prevalere la mobilitazione reazionaria in difesa del capitalismo sulla mobilitazione rivoluzionaria per il superamento del capitalismo e per la costruzione di una società diretta dai lavoratori. In tutto ciò la borghesia riceve l’ausilio del Vaticano, che in Italia per particolari ragioni di forza e di storia, assume il ruolo di vero e proprio motore intellettuale della campagna della borghesia per la diffusione di una cultura reazionaria tra le masse popolari. I comunisti devono sostenere, promuovere e organizzare la mobilitazione delle masse popolari per dotarsi dei propri strumenti culturali autonomi e per il rinnovamento della cultura proletaria.
    52. Noi sosteniamo la lotta in difesa dell’ambiente. L’attuale crisi generale che colpisce il mondo capitalista si ripercuote anche sull’ambiente. La borghesia nella sua disperata ricerca del profitto sta avvelenando il pianeta, sperperando risorse necessarie per l’esistenza del genere umano. La borghesia nell’estremo tentativo di tenere in piedi il suo sistema economico e politico ormai putrefatto sta negando alle prossime generazioni la possibilità di vivere in un ambiente sano. Le speculazioni di pochi stanno intaccando un patrimonio di tutti. Le masse popolari del nostro paese hanno dimostrato in innumerevoli occasioni di considerare la difesa dell’ambiente e della salute pubblica una priorità. Negli ultimi anni le lotte più accanite delle masse popolari si sono sviluppate proprio in questo campo: dal NO alla TAV, alla lotta contro il moltiplicarsi degli inceneritori e delle discariche, al NO ai rigassificatori. Tutti questi focolai di rivolta sono uniti da un unico denominatore: fermare la devastazione ambientale, per un ambiente in cui vivere e far crescere le generazioni future. La borghesia non può nascondere gli squilibri che la sua politica scellerata sta causando nel pianeta, ma mette in campo dei semplici palliativi (blocco del traffico nelle città, accordi internazionali per la riduzione delle emissioni gassose, ecc.) solo per dimostrare che opera per il bene comune. La devastazione dell’ambiente si inserisce nella “guerra non dichiarata di sterminio” contro le masse popolari. La borghesia è l’ultima a subire gli effetti deleteri della devastazione ambientale, mentre i proletari non se ne possono sottrarre: le masse popolari passano tutta la loro esistenza nelle periferie inquinate delle città, lavorano a contatto con sostanze dannose per l’organismo. In questa contrapposizione che vede da una parte le speculazioni ed i profitti della borghesia e dall’altra il diritto delle masse popolari a vivere in armonia con il territorio e in un ambiente sano, il partito dei Carc ribadisce che è impossibile conciliare gli interessi della borghesia con quelli delle masse popolari. Quindi noi ci impegneremo con tutte le nostre forze a promuovere, organizzare e sostenere una lotta più ampia possibile contro la devastazione ambientale ed in difesa delle condizioni di vita e di salute delle masse popolari.
    53. Noi sosteniamo lo sviluppo dell’internazionalismo proletario. Sviluppiamo le relazioni internazionali, cioè lo scambio tra il movimento comunista rivoluzionario italiano e quello mondiale, per l’arricchimento reciproco, attraverso la politica da fronte. Sviluppiamo le relazioni con i partiti e le organizzazioni comuniste e rivoluzionarie dei paesi imperialisti e dei paesi oppressi e semicoloniali, in primo luogo con quelli che sviluppano attività rivoluzionarie nel secondo fronte di lotta, cioè dirigere le masse popolari a intervenire nella lotta politica borghese con l’obiettivo principale di accumulare forze per le rivoluzioni socialiste per condurre meglio la nostra lotta. Sosteniamo la resistenza delle masse di ogni paese del mondo contro le aggressioni imperialiste. Sosteniamo le rivoluzioni socialiste e le rivoluzioni di nuova democraziain corso nel mondo.
    54. Due linee di sviluppo: giovani lavoratori e studenti e donne delle masse popolari. Nei prossimi anni dobbiamo dedicare una particolare attenzione allo sviluppo di due importanti settori della mobilitazione rivoluzionaria delle masse: i giovani e le donne delle masse popolari. Dobbiamo, anche in questi settori, riprendere la migliore esperienza del movimento comunista del nostro paese e di quello internazionale. I giovani sono la parte più dinamica e rappresentano il nuovo che avanza e il futuro per il movimento comunista. Le donne, l’altra metà del cielo, rappresentano un punto di forza per lo sviluppo di un movimento veramente rivoluzionario, perché il loro apporto incide nel profondo delle relazioni sociali. Non è mai esistito un movimento comunista che non ha dato un’importanza particolare allo sviluppo della mobilitazione delle donne e dei giovani lavoratori e studenti.
    55. Linea di sviluppo per la crescita del nostro partito. Il nostro partito deve continuare a trasformarsi in uno strumento sempre più adeguato a svolgere i suoi compiti. Dobbiamo fare ancora molti passi in avanti in questo processo di trasformazione. Nei prossimi anni dobbiamo approfondire ed ampliare il lavoro già avviato in passato, rafforzando in ogni compagno e in ogni organismo le capacità e la mobilitazione per lo svolgimento dei compiti a cui è preposto. In ogni compagno dobbiamo rafforzare la dedizione alla causa, la concezione comunista del mondo, il metodo di lavoro, la disciplina, l’attivismo e lo spirito d’iniziativa. In ogni organismo dobbiamo sviluppare al meglio la divisione dei compiti e il funzionamento in ogni aspetto. In ogni organismo e istanza del partito dobbiamo rafforzare il processo di CAT e a questo scopo dobbiamo favorire il più ampio dibattito e il più elevato rispetto delle istanze, dei ruoli e delle responsabilità. Il partito deve dotarsi di un sistema ancora più avanzato di formazione dei membri, di assegnazione dei compiti e delle responsabilità e di costruzione di istanze e organismi sulla base delle possibilità concrete e nella prospettiva della crescita progressiva di tutto il partito.
    56. Lotta alla destra e al fascismo. Abbiamo detto che il governo Prodi apre, ancora una volta, la strada alla destra, rafforza la destra e darà spazio alla formazione e sviluppo di forze fasciste e parafasciste. Alcune di queste, per impiantarsi nei quartieri popolari e nei luoghi di lavoro, tenteranno di speculare sui profondi malesseri e miserie che la società capitalista crea, sulle misure antipopolari del governo, sulla divisione tra le masse alimentata dal programma del circo Prodi. Il nostro partito deve farsi promotore e partecipare attivamente alla battaglia per cacciare dai quartieri popolari e dalle fabbriche questo cancro che la borghesia cerca di introdurre, per ricacciare nelle fogne queste forze. Lo strumento principale e decisivo della lotta che i comunisti conducono contro la demagogia della destra e il fascismo consiste tuttavia nel mobilitare, organizzare e dirigere tutti gli strati delle masse popolari a lottare contro la borghesia, i ricchi e le autorità, nel mobilitare nell’ambito del movimento comunista tutti quelli che per un motivo o l’altro sono malcontenti dello stato presente delle cose e nell’orientare contro la borghesia imperialista il risentimento di tutti i ribelli. Anche su questo terreno dobbiamo sviluppare il più vasto fronte popolare, praticando la politica da fronte e la linea di massa.
    57. Lottiamo contro la guerra imperialista e sosteniamo la resistenza dei popoli aggrediti. Gli USA, i sionisti e i loro complici europei, tra cui i gruppi imperialisti italiani, con le loro coalizioni governative di CD e CS, aggrediscono i popoli afgano, iracheno, palestinese, libanese, ecc. per sottometterli al proprio sfruttamento e saccheggiare i loro paesi. Come comunisti che operano in un paese aggressore, dobbiamo lottare risolutamente contro la guerra imperialista, sostenere senza riserve la resistenza che i popoli aggrediti oppongono all’occupazione e ai massacri, combattere efficacemente e radicalmente la borghesia del nostro paese, schierarci a favore della sconfitta delle armate dell’aggressione e dell’occupazione da parte della Resistenza. Ogni colpo che la resistenza dei popoli aggrediti infligge agli eserciti aggressori indebolisce la borghesia dei paesi imperialisti, ogni avanzamento e successo ottenuto dai comunisti e dalle masse popolari dei paesi imperialisti sulla loro borghesia rafforza la resistenza dei popoli oppressi.
    58. Fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Questa è la bandiera che il partito dei CARC ha innalzato e porterà avanti con abnegazione e con spirito innovativo. Avanzare sul sentiero tracciato dalla Direzione Nazionale Straordinaria dei CARC della primavera del 2005, per portare avanti al meglio il compito che ci siamo assunti nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.




    A luta continua

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    Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
    Via Tanaro, 7 – 20128 Milano – Tel/Fax 02-26306454
    e-mail: resistenza@carc.itsito: www.carc.it
    Direzione Nazionale

    Comunicato DN del 27.6.07

    Il giorno 25 giugno i controllori delle Ferrovie dello Stato (FS) sono saliti per un controllo a tappeto sul treno che trasportava i pendolari napoletani che lavorano al nord. I controllori hanno scoperto che un centinaio di passeggeri aveva fatto il biglietto fino a Roma, ma in realtà dovevano tutti procedere per il nord, così hanno preteso di far scendere a Roma i pendolari con biglietto irregolare; da qui, giustamente, è partita la protesta dei lavoratori con l’occupazione per ore dei binari della stazione Roma-Tiburtina.
    I pendolari hanno protestato perché fino a qualche mese fa pagavano un biglietto agevolato, grazie ad accordi tra FS e Regione Campania, di circa 15 euro. Oggi l’accordo è saltato e il viaggio da casa al lavoro gli costa circa 70 euro. Questi lavoratori, quindi, devono spendere per tornare a casa durante il fine settimana e poter vedere la famiglia, circa 300 euro mensili su stipendi che percepiscono lavorando al nord, lontano da casa, di circa 900-1000 euro. Con quel salario devono pagare oltre il viaggio, gli affitti, il mangiare per la famiglia, lo studio per i figli, il ticket delle medicine e delle analisi e, a voler strafare, qualche giorno di ferie per loro e i loro cari…
    La protesta è riuscita nel senso che la circolazione dei treni è stata bloccata, i ritardi dei treni sono stati di oltre sei ore.
    La stampa borghese che ha dato la notizia alle masse popolari ha denigrato immediatamente la protesta e i lavoratori che l’hanno organizzata con l’evidente scopo di isolare questi lavoratori, per non far fondere i vari movimenti e unire le varie lotte delle masse che esprimono il malcontento e lottano contro le condizioni insostenibili della propria vita.
    Vediamo cosa hanno detto i mass-media:
    1) hanno cercato di sostenere che la protesta dei pendolari, nei fatti, andava contro altri lavoratori, contro i passeggeri costretti a stare ore sotto il sole fermi sui treni;
    2) che seppur comprensibile il disagio dei pendolari, la protesta non è sopportabile ed è illegale; quindi non si deve protestare contro il servizio FS, arrecando disturbo alla circolazione e mettendo in discussione il “giusto” guadagno delle Ferrovie.
    Analizziamo questi due punti:
    1) la borghesia, attraverso i suoi mezzi di informazione e di intossicazione, cerca di mettere lavoratori contro lavoratori e non far vedere che il nemico comune è proprio la borghesia, i suoi privilegi, il suo marcio sistema.
    I passeggeri che sono stati fermi per ore sotto il sole sono per la maggior parte elementi delle masse popolari anch’essi. Alcuni sono anche pendolari, altri hanno un lavoro e fanno fatica ad arrivare a fine mese, altri sono disoccupati. Non solo, anche se li consideriamo come semplici passeggeri sono gli stessi che pagano biglietti carissimi per poter viaggiare e che, dopo aver sborsato un sacco di euro, in genere viaggiano su treni sporchi e sempre in ritardo e spesso fermi a lungo sotto il sole. Sono gli stessi che, se non pagano il biglietto o se sbagliano a pagarlo, vengono multati, ma se il servizio che gli viene offerto fa schifo, come quasi sempre succede, devono subire in silenzio. Per avere un servizio decente oramai devi assicurartelo pagando ancora di più, viaggiando sugli Eurostar e possibilmente in prima classe. Il diritto ad un trasporto decente diventa servizio per i soli ricchi.
    Questi passeggeri sono tutti possibili alleati dei pendolari in lotta, come lavoratori e come cittadini.
    2) La borghesia attraverso i suoi mezzi di informazione e intossicazione cerca di criminalizzare le lotte dei lavoratori e delle masse popolari. Comprendere il disagio e poi dire che protestare è illegale e che i lavoratori devono quindi pagare i danni con la denuncia che le FS prontamente hanno fatto a loro carico, vuol dire semplicemente affermare che la legge è fatta per i ricchi, per tutelare le loro proprietà e i loro privilegi. La proprietà privata non si tocca, il profitto non si tocca e se tu lavoratore non puoi campare, vedremo; per te lavoratore ovviamente non c’è una legge che ti tutela perché le leggi non le fanno i lavoratori, ma i padroni. Noi diciamo, allora: è vero che bloccare i treni è illegale, cioè trasgredisce la legge dei ricchi e dei prepotenti, ma è altrettanto vero che è legittimo, giusto, meritevole e doveroso lottare per i propri diritti, per una vita dignitosa per se e per le proprie famiglie. Bene hanno fatto i lavoratori a bloccare i treni e a lottare contro questa ingiustizia!
    Moretti, dirigente delle Ferrovie, dichiara sul Corriere della Sera del 26.6.07: “Sia chiaro, chi sale su un treno deve pagare il biglietto. Non siamo d’accordo sul fatto che ci sia una sorta di diritto politico al trasporto ferroviario”.
    Walter Veltroni, attuale sindaco di Roma e probabile futura guida del nascente Partito Democratico, dinanzi a tanto disagio e tanta miseria dichiara: “In questo paese bisogna ritrovare il modo di protestare che sia il meno insopportabile possibile per la vita dei cittadini”. Perché Veltroni, sedicente democratico, non dice che in questo paese bisogna trovare il modo di rendere sopportabile la vita dei cittadini? Perché semplicemente Veltroni, come Moretti, tutelano la proprietà privata e il diritto dei ricchi a vivere nel lusso e a sfruttare i lavoratori.
    Un lavoratore dichiara, sempre sul Corriere: “Guadagno 980 euro al mese, devo mantenere moglie e figli, oltre a pagare l’affitto (…) E che senso ha spendere più di 300 euro di treno al mese per tornare a casa ogni fine settimana quando ne guadagno appena 980? Queste cose non dovrebbero accadere, purtroppo l’alternativa è una sola: restare a lavorare a Napoli o, meglio, cercare un lavoro che comunque non c’è. A volte mi chiedo che fine farei, che futuro potrei assicurare ai miei figli. Sicuramente sarebbe molto rischioso, perché correrei il rischio di ritrovarmi su una cattiva strada”.
    La situazione è chiara. Nel nostro paese c’è chi vive nel lusso e grazie allo sfruttamento dei lavoratori e c’è chi, la maggioranza degli italiani, vive del proprio lavoro (e che a volte del proprio lavoro ci muore: ogni giorno in Italia 4 persone escono di casa per andarsi a guadagnare da vivere e non ci tornano: muoiono per il padrone!).
    I sedicenti democratici, gli pseudo-comunisti, sindacalisti amici del governo, insomma i vari amici del circo Prodi dicono: noi capiamo, ci dispiace!, ed essendo di sinistra dicono anche: protestate pure, in democrazia si può protestare, ma trovate un modo di protestare che non disturbi! Infatti il giuslavorista Ichino, ex sindacalista CGIL, invita in TV a denunziare tutti gli infermieri romani che, esausti dei turni massacranti a cui sono costretti, hanno protestato mandando tutti insieme certificati di malattia. A questi personaggi si aggiunge qualche prete e qualche vescovo che dice ai lavoratori che non devono protestare, ma aspettare e sperare che un giorno sarà diverso!
    Tutto ciò rende chiaro perché perseguitano i lavoratori, così come è chiaro perchè denigrano e perseguitano i comunisti.
    Noi ci schieriamo sempre e comunque a fianco dei lavoratori che lottano e li additiamo come esempio a tutti i lavoratori che non vogliono più accettare questo sistema di vita, che non vogliono più accettare la vita di abbrutimento e miseria che gli si prospetta.
    Noi diciamo che vogliamo fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Questo vorrà dire che i treni saranno gratis, che il lavoro sarà assicurato e obbligatorio per tutti e che non ci sarà più nessun lavoratore che non potrà sbarcare il lunario.
    Per questo i ricchi considerano illegale, terribile e terrificante il socialismo e il comunismo, ma per noi comunisti, per noi lavoratori è decisamente legittimo e giusto!

    Le lotte dei pendolari, degli infermieri, le lotte contro la “munnezza”, contro i licenziamenti, hanno tutte la stessa causa e lo stesso fine. Partono dai privilegi dei ricchi e arriveranno a levare loro questi privilegi e darli a tutti.

    Costruiamo un Blocco Popolare di lotta e di solidarietà!
    A governare i lavoratori devono andarci i lavoratori!
    Solidarietà totale e completa con i pendolari!
    La loro lotta è la lotta di tutti i lavoratori!
    Uniamoci ai pendolari, facciamo come loro, pretendiamo dignità, diritti, lottiamo per una vita dignitosa!
    Solidarietà con tutte le masse popolari in lotta!


    A luta continua

 

 
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