





Mi sia consentito di riprendere il discorso di cui sopra, per ampliare il mio commento, e ribadire alcuni concetti giuda (che sembrano banali in questo contesto), tra i quali: non c’è federalismo senza democrazia, non esiste democrazia senza sovranità popolare.
Sui partiti politici, anche in recenti pubblici incontri, ho notato che c’è molta confusione. Essi non sono l’essenza, ma al contrario sono la morte della democrazia.
Nonostante le pretese di certi politicanti del Belpaese, nella Costituzione il termine partito è citato una sola volta in un solo articolo, il 49: neanche due righe su 1.186, poco più dell’uno per mille di tutto il testo costituzionale. Un po’ poco per dei partiti che pretendono di venire addirittura prima, di essere, in sintesi, più importanti della Costituzione. Insomma 20 striminzite parole e solo per dire, quasi di malavoglia, che i cittadini hanno il diritto (possono, ma non è obbligatorio e forse neanche opportuno) di organizzarsi in partito. Niente è detto a proposito del ruolo, della missione, della opportunità, della indispensabilità dei partiti, che in ogni caso sono chiamati a CONCORREREcon metodo democratico a determinare la politica nazionale. Inutile cercare altrove nella Costituzione italiana il benché minimo riferimento o traccia del o dei partiti.
In questo forum poi, moltissimi o tutti si dichiarano federalisti o sono a favore del metodo federale. Ebbene uno dei principi federalisti indiscutibili è rappresentato dal fatto che la sovranità appartiene al popolo e che essa non può essere alienata, limitata, violata o disattesa, e che il popolo può delegare la sua volontà ma deve sempre restare libero di modificare le regole della delega. Si confronti in proposito l’opera di Gainfranco Miglio.
Il punto di forza di ogni vero sistema "federale", sta nella stabile (e garantita) ripartizione delle competenze di Governo, fra una pluralità di comunità politiche territoriali, da una parte, e un'autorità federale dall'altra.
Questo significa che, in un sistema "federale", non esiste un potere decisionale supremo ed unitario; la concezione tradizionale della "sovranità" è sostituita da un "contratto", da un accordo, ogni volta "negoziato" fra i soggetti che compongono il sistema politico.
Quando la Costituzione vigente afferma (articolo 5) che la repubblica è "una e indivisibile", fa una scelta di fondo a favore della sovranità unitaria, e non si capisce come i membri della "terza" Commissione bicamerale (quella presieduta da Massimo d'Alema) abbiano pensato di riformare in senso federale la Parte seconda della Carta - «Ordinamento federale della Repubblica» - senza cambiare almeno il tenore dell'articolo 5.
E la differenza si vede anche nel modo in cui viene concepito il Governo, che, in una Federazione vera, è sempre "direttoriale": cioè appannaggio di un collegio ristretto formato dai vertici elettivi delle sotto-unità politico-territoriali. Un collegio che non fluttua in conseguenza di variazioni politico-elettorali, ma che è stabile, e produce abitualmente autorità. E la forma "direttoriale" del Governo si attua non solo a livello federale, ma anche al sommo delle Comunità regionali. Le istituzioni "federali" e "direttoriali" rivalutano il principio della responsabilità individuale, e creano un meccanismo decisionale, affidato a relativamente poche persone, e dai tempi brevi.
In ogni vera Costituzione federale la distribuzione delle competenze è rigida e costituzionalmente garantita: nel senso che ogni variazione esige il consenso espresso della maggioranza qualificata dei cittadini della Federazione. La Costituzione stabilisce le procedure con le quali le sotto unità e l'autorità unitaria regolano i loro rapporti e prendono le rispettive decisioni. E come si può ben constatare, niente a che vedere con la Costituzione europea voluta dai politicanti, ma bocciata da alcuni (francesi e olandesi per via referendaria), oggi ripropostaci da nuovi burocrati che hanno avuto l’accortezza di non inserire (nel vecchio come nel nuovo testo) il concetto di sovranità popolare, bensì quello di “rappresentatività” attraverso i partiti, a questo punto di dimensione europea. Sic!
Ne consegue che prima ancora di pensare alle riforme dello Stato, i cittadini, attraverso i Sindaci e i rispettivi Consigli comunali debbono realizzare nei loro Comuni le forme di democrazia diretta e di federalismo che sono già previste dalla legislazione vigente. E che per brevità qui ometto.
Qualcuno potrà obiettare che così facendo ciascuno misurerà la propria azione in piena autonomia senza valutare le conseguenze sulle scelte del confinante (come già ora del resto); quindi a ridosso dell’area verde dell'uno si affianca la zona industriale dell’altro e via di questo passo. Di questi tempi si sta predisponendo il piano strategico territoriale; bene. Ogni comune fa grandi studi e inventa programmi strategici per gli anni a venire ma senza alcuna preoccupazione di considerare e nel caso di allinearsi con quelli degli altri. Azioni ben calibrate all’interno ma prive di respiro verso l’esterno.
Se queste azioni, anziché essere materializzate da pochi “cointeressati” (Sic!) dovessero essere approvate dalla maggioranza dei cittadini, ben diversa risulterebbe la faccenda.
Anche la solidarietà (e qui mi riallaccio alla notizia d’apertura di questa discussione) non sarebbe certo nelle mani d’una carità pelosa quale quella generata dallo Stato centralista.
L’attuale partitocrazia (mi rifiuto di chiamarla “classe dirigente” considerando che a livello nazionale non sa nemmeno far di conto – vedasi il cosiddetto tesoretto – mentre in qualche Regione non è nemmeno in grado di smaltire i rifiuti urbani. Sic!) non è all’altezza? Allora la società, ovvero la sovranità popolare democraticamente esercitata, ha il diritto-dovere di preparare un modello alternativo per una dirigenza adatta ai nuovi tempi.
Insomma, non già protesa a “governare”, bensì tesa ad ampliare gli strumenti attraverso i quali esercitare la predetta sovranità popolare.


io ci sono sempre, anche se talvolta mi assento. ultimamente sono stato alle terme in ungheria. se posso essere utile, eccomi.


Mandi Dime Can! Bentornat!


Oggi, ovunque nel mondo, la maggior parte della gente ha perso la fiducia nei politici.
Corruzione, cospirazioni e scandali politici sono diventati la norma in ogni paese ed in ogni partito, per cui moltissimi politici ha perso la fiducia anche dei propri sostenitori. Molti credono che la Politica generi automaticamente la corruzione, di qui il detto: “dove c’è potere c’è corruzione”. Nessuna meraviglia quindi se la maggioranza delle persone non ha fiducia non solo nei politici, ma anche nella Politica in quanto tale.
Molti si rifiutano di votare, non credono più che il voto possa portare dei cambiamenti significativi.
Non votare per i propri rappresentanti è un voto di “sfiducia” per quel tipo di governo.
Spesso le persone disgustate dalla doppiezza di quasi tutti i politici cercano quelli che possono meritare la loro fiducia, ma se per caso riescono a trovarne alcuni, di solito verranno poi traditi anche da questi. Nessuna meraviglia se taluni pensano che il Parlamento va rimpiazzato da un dittatore. Altri rifiutano l’ipotesi di un dittatore, ma poiché non vedono alternative, si rassegnano e abbandonano la Politica ai politici. Ciò peggiora le cose, perché in questo modo si lascia che la società venga gestita da politicanti preoccupati più del loro potere personale che degli interessi della collettività.
In un sistema di vera democrazia sono i cittadini che votano direttamente le politiche da attuare, invece che votare per eleggere dei politici. Quando tutti i cittadini decidono tutte le politiche, i rappresentanti politici diventano superflui perché il loro lavoro è quello di decidere per gli altri.
Essi rappresentano altri. L’autorità di rappresentare gli altri costituisce un ‘potere’, ed è questo potere – non la Politica – che genera corruzione. Abolire il loro potere significa abolire la corruzione. Senza la corsa a questo potere, la Politica verrà liberata dall’ipocrisia, dalla doppiezza e dalle cospirazioni. Quando tutti i cittadini decidono tutte le politiche abbiamo un nuovo sistema politico convenzionalmente chiamato Democrazia Diretta (DD). In tale sistema nessuno rappresenta altri, nessuno viene pagato per decidere le politiche, quindi i costi di gestione della collettività vengono ridotti al minimo, mentre aumenta l’interesse dei cittadini per i problemi della società.
Nessun sistema politico è in grado di curare tutti i problemi politici.
Credere che possa esistere una simile cura porta a pericolose delusioni. Una simile cura non esiste. L’abolizione dei rappresentanti risolverà molti problemi politici ma non tutti. Quando ogni cittadino può proporre, discutere e votare ogni tipo di politica, nessuno ha più l’autorità di decidere per gli altri e di conseguenza il potere dei politici è abolito. Per loro, il potere politico è come una droga. Coloro che arrivano a possederlo – in ogni organizzazione sociale: Stato, Chiesa, comune, scuola, famiglia – ne diventeranno dipendenti. Dovrebbero essere trattati come quei drogati che fanno qualsiasi cosa pur di continuare ad ottenere la loro droga. Molti politici bramano per il potere in quanto tale, ma anche coloro che lo usano per migliorare la società faranno qualsiasi cosa pur di continuare a possederlo.
La DD abolisce il potere politico proibendo a chiunque di decidere le politiche per gli altri.
Nessuno rappresenta gli altri. Ogni cittadino o cittadina detiene soltanto un voto per ciascun indirizzo politico e rappresenta soltanto se stesso, se stessa.
Se una politica sbagliata produce dei risultati indesiderati o negativi, coloro che l'hannovotata ne sono responsabili. Per evitare il ripetersi dei risultati negativi icittadini dovranno scoprire perché hanno votato una decisione sbagliata e riconsiderare le loro motivazioni. Questo li farà cercare in se stessi – non all’esterno di se stessi – le cause dei problemi politici, per identificarle e superarle.
La Democrazia Diretta può perciò essere descritta così: “Ogni cittadino possiede in ogni momento l’autorità per proporre, discutere e decidere votandola, ogni politica.”
Questo significa abolire il potere dei politici, abolire la loro autorità di decidere per gli altri. Ogni cittadino ha il diritto di proporre, discutere e di votare ogni legge ed ogni politica. Che poi i cittadini vogliano o no usare questo diritto, spetta a loro deciderlo.
Questo non significa che non saranno eletti Sindaci e Consiglieri comunali etc.; ma costoro avranno il compito d’assolvere all’amministrazione ordinaria (rilasciare certificati, tenere pulite le strade, fare la manutenzione agli edifici scolastici e/o pubblici etc.), mentre l’amministrazione straordinaria (grandi opere pubbliche, trattati nazionali ed internazionali, politiche sociali [e qui ritorniamo all’oggetto d’apertura di questa discussione] saranno nel potere di proposta o rifiuto della sovranità popolare.
Del resto, anche a prendere per buona l’attuale Costituzione, al Comma 2 dell’articolo 1 è sancita la sovranità popolareed in nessun’altra parte di detta Costituzione è scritto che con il voto i cittadini si spogliano di questa prerogativa per affidarla ai “rappresentanti”.
Dunque le leggi ci sono; sono necessarie solo alcune prese di coscienza ed un minimo di spirito etico per farle applicare correttamente.
S’intende che per far questo sarà necessario uscire dal limbo della politica “discussa” in questo come in altri forum analoghi. E per riconoscere le persone in grado d’esercitare i propri diritti civili, è sufficiente constatare come alcuni (gli “altri”) siano proprio quelli che con i propri discorsi e comportamenti prendono a “scappare” come inseguiti dai tori alla festa di Pamplona.![]()






grazie. siete troppo buoni con un buono a nulla capace di tutto.

