



Ci sono intere province, per esempio, dove in tutti gli ospedali non si trova un solo medico disposto a praticare aborti: si dichiarano tutti obiettori di coscienza, salvo poi scoprire, in moltissimi casi, che praticavano aborti a prezzi salatissimi in cliniche private (cosa vietata dalla legge), spesso anche molto oltre i termini di legge, cioè oltre i primi tre mesi di gravidanza. Lo Stato, secondo me, deve assicurare un servizio a tutti i cittadini, equamente distribuito nel territorio: ecco perchè gli obiettori dovrebbero lavorare in cliniche private (al limite convenzionate) e non essere dipendenti pubblici.




Negli ospedali pubblici, essendoci la legge sull' obiezione di coscienza, la legge è rispettata. Il problema è che ai medici conviene dichiararsi obiettori, per diverse ragioni.
a) sottrarsi a un intervento stressante e di routine come l' interruzione di gravidanza
b) darsi un' immagine pubblica "morale"
c) in molti casi praticare aborti in privato, illegalmente e clandestinamente, guadagnandoci un sacco di soldi, proprio perchè non c'è in quel territorio la possibilità di abortire in opedali pubblici per mancanza di medici disponibili.
Ps: ci sono anche gli obiettori in buona fede, per convinzione, ma un' adesione così massiccia all' obiezione in certe province nasconde in molti casi le motivazioni che ho elencato.


Torno a dire: è SBAGLIATO l'approccio al topic.
Nelle intenzioni del "postatore" (io), c'era il mettere a CONFRONTO un appello di terapeuti francesi (che si "lamentano" delle restrizioni etiche e di rispetto alla DIGNITA' del malato) all'INIQUITA' e la disumanità della NOSTRA legge.
Questo, nello SPECIFICO della SPECIFICA "casistica" che ho PIU' VOLTE richiamato all'attenzione degli intervenuti a QUESTO 3ad.
Che, ribadisco; NON tratta di "casi" CRONICI alla Welby o di "ipotetici" saprofiti profittatori di vecchietti con il gruzzolo sotto la mattonella.
Tratta del DOLORE di chi è COSTRETTO a "bersi" la sofferenza fino all'ultima "esalazione".


Purtroppo (come in tanti altri casi) il confronto fra la legislazione di altri paesi democratici e quella delll' Italia va sempre a sfavore di quella italiana. Ai parlamentari italiani non interessa un tubo della dignità delle persone e della loro protezione dalle sofferenze; piuttosto a loro interessa tenersi buone le gerarchie vaticane e conquistarsi i voti di quegli elettori che vanno dietro pedissequamente ossequienti alle gerarchie vaticane stesse (sono minoranza nel paese, ma possono fare la differenza fra vincere e perdere le elezioni).




Io ti ripeto che esistono le cure palliative che eliminano il dolore, una volta eliminato questo, allora riproviamo a chiedere alle persone se ancora vogliono morire e perchè, e vedrai che il problema, non essendo più la sfferenza, è la depressione. e non sono disposto a "curare" la depressione con la morte.
Against all odds


Questo si chiama anche terrore di morire (come da mio post di risposta al tuo precedente cui ti rimando per discettazione ulteriore), non necessariamente depressione.
Manca comunque la possibilità per chi è incapace di comunicare la propria volontà post quem... e magari sta soffrendo pene atroci. Ammesso e non concesso il poter annullare integralmente la sofferenza fisica, nella vita non esiste solo la corporeità. E dovresti saperlo meglio di me...

