
Originariamente Scritto da
Yggdrasill
Morirò in un timballo.
Un timballo di melanzane.
Alto, succoso e bello.
Lì io e le mie sorelle,
le più mature e belle,
felici e sorridenti
andremo
sotto l'umani denti.
Sono una melanzana, i versi sopra fan parte della nostra tradizione più antica, e sempre, quando qualcuno ci pone sì acutissima domanda, siam solite citargli il nostro inno.
Potrei dire che delle modalità della mia fine, qui su questa terra, ove per l'ortaggio certi epiloghi son certi, non è che mi importi poi molto. Di certo, però, spero di morire bene allerta, quel tanto che basti per non trovarmi ancora melanzana. Magari peperone, carota, o cavolfiore. Ecco, sì, un cavolo. Bello, raggiante, bianco come la luce del mattino.
Dicono, infatti - e sono cose sicure, ché le narrò un tempo lontano la Grande Melanzana, colei che serba la nostra storia più secreta -, che la somma Tradizione -quella unica e metafisica, ma che in bocca a certi tradizionalisti diviene così fisica, da assomigliare tanto a qualche loro fisima-, dicono, dicevo, che in seno a tutte le tradizioni, ma tutte tutte eh?, e su tutte le maggiormente sconosciute perchè di quelle si ama più trattare, sentenziare e pure decretare, sia meglio il cavolo.
Lui sì potrà salire ai sommi paradisi, ed alle sfere pure e immacolate ed anche conversare con sedani e patate. E le patate, tra tutte le verzure, son quelle che tengon meglio le fritture. Perchè, in fondo in fondo è la frittura la fine di questa immensa scocciatura.