Ci sono, mi pare, due thread botteriani abbastanza intrecciati, ed è inevitabile per me sovrapporre un poco i discorsi.
Secondo me la storia della salvezza assomiglia a un fiume. Tu, Bottero, dici che per i cristiani non esiste età dell'oro. Hai ragione, ma solo in parte.
C'è stato il momento in cui Gesù viveva sulla terra.
E il grande Peguy: Beata Maddalena, beata Veronica; beata santa Maddalena, beata santa Veronica, voi non siete sante come le altre. Tutti i santi sono santi, tutte le sante sono sante, ma voi non siete delle sante come le altre. Tutti i santi, tutte le sante sono assisi con Gesù alla destra del Padre. Tutti i santi, tutte le sante contemplano Gesù assiso alla destra del Padre. E c'è, nel cielo egli ha il suo corpo d'uomo, il suo corpo umano glorioso, poiché vi è salito, tale e quale, il giorno dell'Ascensione. Ma voi altri, voi soli, avete veduto, avete toccato, avete afferrato quel corpo umano nella sua umanità, nella nostra comune umanità, mentre camminava e stava seduto sulla terra comune.
E' accaduto il momento in cui Gesù viveva sulla terra. Il più lercio e malvagio degli uomini poteva incrociarlo per la strada. Quel che non è mai stato concesso a san Francesco o a santa Caterina, a quel tempo era regalato al peggiore, al disinteressato, al volgare, allo stordito.
Quel momento, ci pensi, in cui gli Apostoli vivevano con lui. I concili cristologici in uno sguardo d'uomo. La verità tutta intera non ancora espressa con delle parole. La verità che aveva un ginocchio, una voce con un suono preciso, un sudore, dei gesti, uno stile umano. Forse non sarà un'età dell'oro, ma è la nostalgia travolgente di ogni cristiano. Tornare lì, risalire il fiume come un salmone - un fiume che si è fatto più grande, maestoso direi, ma molto più impuro. La nostalgia è il tornare alla sorgente, alla scaturigine, lì dove avrei potuto guardare Gesù con questi due occhi carnali. E san Benedetto vuole ritornare agli Apostoli, e san Francesco pure, e così via, tutti i santi, tutti i peccatori, tutti i cristiani, tutti noi.
In questo senso ogni momento che passa ci porta più lontano dall'origine.
Ma il fiume ormai è molto grande. Non si può neppure dire che sia un fiume. Forse è solo un braccio di fiume, forse il fiume si è ramificato, è diventato un amplissimo delta. Forse non colgo più, nemmeno intellettualmente, nemmeno liturgicamente, la verità tutta intera. Come spesso accade vi sono rami più larghi e più stretti, più limpidi e più fangosi. Spesso tra ramo e ramo si estende un terreno paludoso. Il fiume è largo ma basso, scorre poco. E' il punto più oscuro del tempo, il disorientamento, l'apostasia o il kali yuga. E' il momento adatto per la nostalgia della purezza sfolgorante dell'origine. Ma anche per la consapevolezza che fra non-si-sa-quanto, forse fra poco, auguriamoci fra poco, quest'acqua fangosa abbraccerà l'oceano. Proveniente dal Tutto-fonte, essa si getterà nel Tutto-mare.
In questo altro senso ogni momento che passa ci porta più vicino al fine.
Non è così, Bottero, per ogni amore, anche per ogni coppia? Non è forse presente, in ogni coppia, la tensione feconda che da un lato ti fa ripensare agli inizi ardenti, agli inizi travolgenti, agli inizi pieni di emozione, agli inizi intrisi di speranze e possibilità...e ti senti nostalgico, e forse anche un po' amaro, e ti dici 'Sì, quei tempi perduti per sempre, in cui ci amavamo così!'...ma, al contempo, vedi nella filigrana del cambiamento, dell'inaridimento, dei giorni che passano, apparire l'accenno dello splendore del compimento?




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