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  1. #11
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    Umbria. Dove regna "Il Capitale" oggi più spietatamente. Votano la guerra, parlano di pace... sinistra "radikale", sei peggio dell'antrace ! Breaking news: (ri)nasce il partito dell'insurrezione !
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    Socialismo libertario: cooperativismo e mutualismo

    Come è valido attingere al marxismo per quanto riguarda la metodologia d'analisi da utilizzare, così può essere valido attingere al pensiero socialismo libertario nella definizione degli obbiettivi da perseguire e della società da realizzare. L'alternativa a questo quadro socio-economico generale odierno può essere dunque rappresentato dalla costruzione di una società di cooperative di produttori liberamente associati che autogestiscano i mezzi di produzione. La popolazione, appropriandosi dei mezzi di produzione attualmente concentrati in poche mani, potrebbe organizzarsi ed associarsi liberamente in cooperative attraverso cui assicurare la fornitura dei beni e servizi necessari alla vita materiale. Ogni individuo sceglierebbe l'attività (o le attività) produttiva che più ritiene confarsi ai propri interessi ed alle proprie capacità. I gruppi umani che andrebbero a formare le libere cooperative, sviluppandosi dalla libera associazione, sarebbero verosimilmente già in partenza la proiezione sul versante produttivo di preesistenti gruppi di affinità, ossia aggregati di persone che, proprio sulla base della reciproca conoscenza e di pregressi rapporti personali di fiducia, deciderebbero di costituire una cooperativa fornendo particolari beni o servizi. Beni e servizi di diversa natura sarebbero scambiati tra le cooperative: questo può chiaramente avvenire tra due cooperative o attraverso lo scambio diretto di un prodotto (bene o servizio) a fronte di un altro, o, cosa che per nulla differisce nella sostanza, attraverso la mediazione di una somma monetaria (credito sociale) da parte di un soggetto nei confronti dell'altro, corrispondente al valore che ad un determinato oggetto viene attribuito. In tal senso la formazione dei prezzi e dei rapporti di scambio tra prodotti (definizioni, queste, che divergono solo nominalmente, rispecchiando sostanzialmente la stessa natura di cose, semplicemente considerata rispettivamente nei termini di forme di scambio o mediate ovvero dirette) avverrebbe sulle basi della contrattazione tra le cooperative per la definizione condivisa del valore dei rispettivi prodotti (di uno rispetto all'altro, o rispetto alla quota di somma monetaria / credito sociale corrisposta, di fatto, nelle veci di uno di essi in cambio dell'altro). Il valore di un bene viene a definirsi nella sostanza in una quantità chiaramente generalmente superiore ai costi di produzione del bene stesso, nonché non solo in rapporto alla quantità di tempo necessario alla sua produzione, ma congiuntamente a questo anche, e non secondariamente o marginalmente, in rapporto alla desiderabilità che esso viene ad assumere per l'acquirente / produttore di un altro prodotto.
    Il fatto che la produzione sarebbe organizzata in tante numerose cooperative di liberi produttori associati anziché rimanere nelle funzioni di grossi monopoli o oligopoli che fanno “cartello” tra loro, permetterebbe l'esistenza di una vera concorrenza tra le cooperative stesse, che permetterebbe un abbassamento dei costi marginali tanto più prossimi ai ricavi marginali. Se questo in un sistema di produzione capitalistico rischierebbe di tradursi nel fallimento dell'impresa più debole, che a differenza dell'azienda più forte non può sostenere un abbassamento dei ricavi in modo troppo prossimo ai costi di produzione, in un sistema economico in cui sia avvenuta una redistribuzione sociale della proprietà prima concentrate in modo iniquo, verrebbero meno anche le disparità nelle capacità competitive, per cui si avrebbe una sostanzialmente uguale capacità produttiva, prezzi quanto più simili ed uniformi, una sostanziale parità economica.
    Ammettiamo ora anche che, a dispetto di queste premesse, tutte le cooperative impegnate in un determinato settore produttivo, ossia nella produzione di un certo oggetto, anziché farsi concorrenza come sopra accennato, si accordino, attraverso un'associazione formale o informale, per fare cartello a discapito di tutti i loro acquirenti. Semplicemente tali acquirenti, che sono anche produttori di altri eterogenei beni e servizi, in risposta a questa eventualità, potrebbero decidere di fare a loro volta cartello in ritorsione ai primi; si assisterebbe perciò o ad un desistere dalle tentazioni di fare cartello, o nella cessazione di esso qualora si fosse già costituito, ovvero, qualora nessuno dei soggetti entrati in contesa desistesse dalle posizioni precedentemente assunte, ad un generale innalzamento dei prezzi; ma in questo caso, dato che come si dirà più avanti la moneta dovrà assumere solo un valore di scambio, non di uso, e che quindi la sua totalità circolante deve corrispondere alla totalità di beni e servizi realmente esistenti, lo stesso innalzamento generalizzato dei prezzi avrà una natura esclusivamente nominale, non effettiva. Nella presente società capitalistica queste dinamiche sopra esposte non sono possibili in quanto gran parte della forza lavoro svolge la sua attività in modo eterodiretto, senza essere padrona nella gestione della propria produzione, e quindi, essendo sottoposta al lavoro salariato, non avendo possibilità di far sentire la sua forza economica in risposta a quella altrui. Ma non è chiaramente possibile non solo per motivazioni legate ai rapporti di produzione, bensì anche per altri rilievi attinenti la natura della moneta e la differente forza contrattuale tra i soggetti economici.
    Invece in tale prospettiva socialista libertaria, come si dirà meglio più avanti la particolare organizzazione sociale che farà da sfondo al sistema economico cooperativista e mutualista, dovrà essere quella di una società su più piccola scala, in cui sarà possibile recuperare una dimensione quanto più comunitaria e conviviale della società / comunità. In tale contesto gli aspetti competitivi e conflittuali sopra pur enunciati sarebbero ricondotti nella loro dimensione naturale dagli eccessi con cui oggi si materializzano, e sarebbero verosimilmente inferiori a quanto vivendo nel contemporaneo sistema sociale saremmo portati ad immaginare: avverrebbe insomma un riequilibrio sul piano iperstrutturale. In tale sistema produttivo nel quale la forza economica e contrattuale tra i diversi soggetti economici è equipollente, poiché i mezzi di produzione sono equamente distribuiti e autogestiti dai produttori stessi, e non da terzi, sarebbero assenti anche i processi di accumulazione condotti da alcuni a scapito sia di molti altri (attraverso l'estrazione di plusvalore derivante dall'alienazione del prodotto del lavoro altrui), sia a detrimento dell'ambiente (poiché la terra ha risorse limitate, non è possibile estrarre e “creare” ricchezza all'infinito: la “creazione” di nuova ricchezza, quando non è una migliore e più razionale organizzazione della produzione, molto spesso, e in sempre più fattispecie, significa “prendere in prestito dal futuro”, con un tasso d'interesse sempre più alto tanto più si continua a prendere in prestito anziché “restituire”, e questo con il limite temporale ed il rischio del collasso ambientale). Sarebbe invece una società caratterizzata dalla circolarità di beni e servizi, e perciò di natura circolare ed egualitaria, non caratterizzata da una frenetica corsa all'accumulazione e alla crescita, e perciò ecocompatibile1, dato che riportando la produzione su piccola scala, si abbatterebbe drasticamente la capacità potenziale inquinante della produzione. E del resto anche l'utilizzo di alcuni livelli di tecnologia potrebbe essere rimesso in discussione, non escludendosi, anzi prevedendosi in molti campi, anche un volontario regresso tecnologico.
    La moneta non sarebbe più emessa dalle banche in funzione degli interessi dei grossi gruppi finanziari, i quali si arricchiscono non producendo niente di realmente esistente, ma mettendo in scena una metafisiccizzazione del denaro e della stessa economia tutta, che diventano appunto intangibili ed immateriali. Sarebbe invece emessa da appositi consorzi pubblici in funzione delle esigenze della comunità, caratterizzata dal suo solo valore di scambio e scevra dal valore d'uso, realmente corrispondente nella sua totalità alla totalità di beni e servizi realmente esistenti, non frutto dell'arbitrio delle banche e dei circuiti finanziari che emettono moneta non corrispondente a nulla di tangibile semplicemente premendo un tasto di una tastiera collegata ad uno schermo. La moneta assumerebbe la funzione di “credito sociale” attribuito come merito della produzione, caratterizzando quindi un'economia di credito e non di debito, finalmente libera dal signoraggio. In tal senso sul piano immediato è necessario battersi a favore delle prospettive che riconoscono l'effettiva esistenza del signoraggio ed assumono come centrale la questione della liberazione monetaria, sia di natura culturale (controinformazione, propaganda delle analisi economiche sviluppate) sia di natura materiale (esperimenti in cui vengono dispiegate monete alternative o complementari non di debito). Vanno tuttavia distinte, all'interno dell'eterogeneo filone di pensiero che per la prima volta affronta le tematiche inerenti al signoraggio ed alla liberazione monetaria, le due tendenze in esso contemporaneamente sussistenti, ai fini di una maggiore chiarezza non solo teorica. Da una parte vi è chi, come il controeconomista romano Domenico De Simone2, partendo dalla categoria di signoraggio sviluppa una prospettiva libertaria, in cui la moneta sarebbe emessa da consorzi pubblici mentre si ridurrebbe il ruolo dello Stato-apparato; dall'altra chi invece arriva a pensare che il signoraggio sia solo ed esclusivamente (ed ancora, ossia rifacendosi alla vecchia definizione superata dai tempi) la non corrispondenza della quantità monetaria presente con le riserve auree depositate nei caveaux della banca centrale (non accorgendosi che anche il sistema inaugurato da Bretton Woods fosse, per quanto più indirettamente e meno percettibilmente, anch'esso frutto di un'astrazione). Questi ultimi sbagliano del tutto la prospettiva dalla quale affrontare il problema, partendo da visioni complottiste / cospirazioniste che addebitano l'esistenza del signoraggio solo alla Banca Centrale per quanto riguarda l'Unione Europea, ai gruppi finanziari transnazionali (magari caratterizzandoli indistintamente come credenti in una religione piuttosto che un'altra anziché adoratori del solo dio-denaro) per quanto riguarda il resto del mondo. E così eccoli nostalgicamente rimpiangere le presunte virtù delle vecchie banche nazionali, quasi che queste facessero in precedenza opera caritatevole e filantropica anziché guardare ai profitti, o che la comune nazionalità di oppressi ed oppressori renda l'oppressione più tollerabile ed anzi piacevole; così armati di nostalgia, l'unica soluzione che percepiscono è quella del moloch Stato-apparato, che nonostante sia la causa delle presenti politiche monetarie (in quanto proprio poiché è titolare di sovranità può delegarla ad altri soggetti come la Banca Centrale Europea, Organizzazione Mondiale del Commercio e altri organismi economico-finanziari transnazionali) è visto come futura panacea dei mali (da esso stesso in ultima istanza derivanti).

    (tratto dal mio saggio "Sette riflessioni (per un nuovo socialismo)"

  2. #12
    Ben90
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    Non vi capirò mai.

    Volevo porvi una domanda.

    Avevo sentito parlare qualche volta di "Anarco-fascismo", e non a caso "Terza Posizione" veniva definita da alcuni "l'Autonomia nera".
    Secondo voi può esistere un concetto anarchico che coinvolga le due Idee A LIVELLO TEORICO OPPOSTE?
    Io ritengo che in una lotta contro il sistema possano starci insieme ma non sono andato oltre a elaborazioni e ragionamenti causa tempo e materiale su cui studiarci.
    Voi che ne dite?

  3. #13
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    Green syndicalism
    From Wikipedia, the free encyclopedia

    Green syndicalism has been used as a name for the philosophy of the green guild or sustainable trades movement. It is related to Anarcho-syndicalism and Eco-anarchism methodologically, but lacks specifically anarchism and Marxism as ideologies. (However, the term has also been used by those embracing both anarchism and syndicalism, such as authors Graham Purchase and Jeff Shantz).

    Its methods are a fusion of the trade union, more robust methods from formal syndicalism, and the direct action and workplace democracy movements (the most prominent proponent of green syndicalism is the IWW). It may work closely with green movement and fair trade groups. However, it does not usually adopt the larger political goals of these movements. It is more likely to be an outgrowth of craft and heritage worker movements, e.g. to preserve wooden ship building, or traditional organic ranching methods.

    Some think the eco-syndalicalists are closely related to the back to the land or survivalist or hippie movements, or to ethical traditions that resemble those movements such as Mennonites, e.g. the Amish, especially for their focus on appropriate technology. They are, however, willing to adopt new technologies, and to work with other, similar groups worldwide. Eco-syndicalism is probably more closely related to the eco-gastronomy movement.

    http://en.wikipedia.org/wiki/Green_syndicalism

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da Ben90 Visualizza Messaggio
    Non vi capirò mai.

    Volevo porvi una domanda.

    Avevo sentito parlare qualche volta di "Anarco-fascismo", e non a caso "Terza Posizione" veniva definita da alcuni "l'Autonomia nera".
    Secondo voi può esistere un concetto anarchico che coinvolga le due Idee A LIVELLO TEORICO OPPOSTE?
    Io ritengo che in una lotta contro il sistema possano starci insieme ma non sono andato oltre a elaborazioni e ragionamenti causa tempo e materiale su cui studiarci.
    Voi che ne dite?
    Più di anarcofascismo (usata da alcuni pensatori singolarmente consdierati e alquanto ambigui, come Mario Merlino, o situazioni styoriche come la repubblica del carnaro, in cui Malatesta inviava un appello di sostegno a D'Anunzio, che comunque a mio avviso nono era fascista) ho sentito parlare, non qui da noi, ma in ambito inglese e germanico, di nazional-anarchismo (o come si voglia tradurre national-anarchism).

    In effetti l'anarchismo prima ancora che una corrente di pensiero si sostanzia come uno stato d'animo, un contenitore riempito poi da altre idee. Esiste perciò un anarchismo collettivista e/o comunista, uno mutualista, uno liberale, e via dicendo. E' anche per questo che io, nono ritenendomi del tutto anarchico, mi definisco "socialista libertario"... poi quando qualcuno che me l'aveva chiesto mi risponde "e che significa?" per farla corta gli ribatto "più o meno considera come se fosse l'anarchismo".

    Sul discorso di collaborazione, senza farmi prfendere da nessun isterismo antifascista, faccio una considerazione logica e non dettata da pulsioni. A mio avviso qwuando si lotta per cambiare la società, nel momento in cui si abbatte il vecchio si costruisce il nuovo, non esistono una pars denstruens ed una pars construens suddivise in due fasi cronologicamente distinte. Perciò, quale collaborazione può esserci tra chi mentre abbatte l'esistente, il Sistema, cerca di instaurare un ordine libertario, e chi invece abbattendo l'esistente, il Sistema, vuole costruire un ordine gerarchico?

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da Esmor Visualizza Messaggio
    Perciò, quale collaborazione può esserci tra chi mentre abbatte l'esistente, il Sistema, cerca di instaurare un ordine libertario, e chi invece abbattendo l'esistente, il Sistema, vuole costruire un ordine gerarchico?
    Non sono d'accordo.
    Perchè abbattere il sistema per costruire un ordine gerarchico?
    Francesca Mambro, ex NAR, prima di passare alla lotta armata propose agli altri di abbandonare tutto e trasferirsi in campagna, dove formare una comunità di soli camerati. E l'impressione che avendo le stesse idee ed un legame assoluto di sangue non ci sia bisogno di leggi o ordini o autorità esterne la ritengo credibile (entro un tot di unità, ovviamente).
    Secondo te un'idea simile è accettabile?
    Non parlo di anarcofascismo applicato ad una lotta armata contro il sistema ed alla successiva edificazione dello stato ma ad una corrente che potrebbe coniugare le due cose.
    Diciamo che sarebbe meglio dire anarco-cameratismo

  6. #16
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    X Ben90:
    Evola parlava della figura dell'anarchico di Destra, che non nega tanto per negare, ma perchè ha il senso di valori e principi che con il mondo moderno e borghese non c'entrano nulla.
    A differenza dell'anarchico di "sinistra", che nega tutto fuorchè i suoi vizi, l'anarchico di Destra aspira ad una superiore libertà non disgiunta da una disciplina rigorosa.
    Questa era la "visione evoliana" dell'anarchico di Destra.

  7. #17
    Ben90
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    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    X Ben90:
    Evola parlava della figura dell'anarchico di Destra, che non nega tanto per negare, ma perchè ha il senso di valori e principi che con il mondo moderno e borghese non c'entrano nulla.
    A differenza dell'anarchico di "sinistra", che nega tutto fuorchè i suoi vizi, l'anarchico di Destra aspira ad una superiore libertà non disgiunta da una disciplina rigorosa.
    Questa era la "visione evoliana" dell'anarchico di Destra.
    Grazie Giò91

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da Ben90 Visualizza Messaggio
    Non sono d'accordo.
    Perchè abbattere il sistema per costruire un ordine gerarchico?
    Francesca Mambro, ex NAR, prima di passare alla lotta armata propose agli altri di abbandonare tutto e trasferirsi in campagna, dove formare una comunità di soli camerati. E l'impressione che avendo le stesse idee ed un legame assoluto di sangue non ci sia bisogno di leggi o ordini o autorità esterne la ritengo credibile (entro un tot di unità, ovviamente).
    Secondo te un'idea simile è accettabile?
    Non parlo di anarcofascismo applicato ad una lotta armata contro il sistema ed alla successiva edificazione dello stato ma ad una corrente che potrebbe coniugare le due cose.
    Diciamo che sarebbe meglio dire anarco-cameratismo
    Scusa, pensavo ti riferissi a Freda e la sua "La disintegrazione del sistema", in cui si teorizza di lottare insieme per poi tornare a dividersi una volta abbattuto il sistema. Il discorso che fai tu è invece tutta un'altra cosa.

    Ognuno può a mio avviso vivere, in una futura società libertaria, in gruppi di affinità seguendo ideali e visioni del mondo come meglio crede. L'unico limite è certamente il rispetto per gli altri, sebbene se ne possano non condividere le idee. Perciò sarebbe grave se io, per quanto ho una visione del mondo diversa da quella che hai tu, ti impedissi di vivere con un gruppo di persone seguendo i vostri ideali. E chiaramente sarebbe ugualmente grave se tu impedissi di vivere come vuole a qualcuno di cui non condividi le idee o a minoranze presenti sul territorio.

    Su molte tematiche le lotte sarebbero diverse e distinte: dall'immigrazionem, probabilmente, tanto per cominciare

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    A differenza dell'anarchico di "sinistra", che nega tutto fuorchè i suoi vizi,
    non mi considero di "sinistra", ma essendo un socialista libertario, penso di rientrare nella definizione come tu la voglia intendere.
    Personalmente non mi pare mai di aver detto, come molti cretinamente, di voler fare tabula rasa del passato, della cultura e delle tradizioni. Addirittura, anzi, auspico un ritorno in auge in una futura società libertaria, di tradizioni, usanze, parlate legate alla comunità su piccola scala.

  10. #20
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    Ammesso che sia lecito definirlo una forma di "anarchismo", l'individualismo è la linea teorica (ma io preferisco definirla "esistenziale") che più mi aggrada.
    Pertanto nell'alveo dei più grandi filosofi "anarchici" metterei Max Stirner, Renzo novatore (poeta e scrittore), Friederich Nietzsche, per certi versi anche Emile Armand, infine Enzo martucci e Libero Tancredi prima della loro "conversione".

 

 
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