Regista
Bagheria (Palermo), 27.05.1956


Regista
Bagheria (Palermo), 27.05.1956


Giornalista e scrittore
Catania, 16.04.1941


Emilio Greco
Scultore
(Catania 1913 - Roma 1995).
Dopo un apprendistato artigianale presso uno scalpellino catanese e inizi difficili dovuti anche ai lunghi periodi di servizio militare, si fece conoscere ed apprezzare a partire dal '39 con il busto in terracotta de L'omino (Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna) cui seguirono, dopo la parentesi della guerra, altre teste virili i cui tratti, pur nell'individuazione fisionomica, appaiono come attutiti da un modellato dolcemente continuo: ritratti che nella loro tipologia hanno fatto ricordare esempi romani del I secolo a.C., come quello di un Norbano Sorice e di un Lucio Cecilio Giocondo.
Un'analoga condensazione plastica caratterizza il volto e le membra del Lottatore che in varie redazioni del '47-'48 è raffigurato seduto, sì che le sue forme risultano concluse entro ideali blocchi cubici che tuttavia non ne affievoliscono l'interna vitalità. Questa, con altrettanta compostezza e purezza di volumi, si manifesta nel vivace e aggraziatissimo movimento della Ciclista in cemento del'47 (Roma, collez. Repaci) cui l'artista ha dato una incompletezza che non ha niente di frammentario. Esso è il primo degli affascinanti nudi femminili prevalentemente fusi in bronzo dal Greco lungo tutto il corso della sua feconda attività.
Nella straordinaria varietà dei loro atteggiamenti, ora di stasi, ora di movimento, seduti, accoccolati, in cammino o in corsa (come la stupenda Pattinatrice del '47, ripresa nel '59) oppure superbamente erette ad immergere nella luce il fiorire delle loro agili e guizzanti membra di adolescenti, come nel mirabile ciclo delle Grandi bagnanti dal '56 in poi, essi costituiscono nel loro insieme il più appassionato e sensitivo poema, dalle molte strofe, con cui la scultura abbia esaltato la bellezza muliebre: dove l'Eros, che ne è il primo motore, si sublima nella purezza dei torniti volumi e nella suprema eleganza dei gesti che emulano, superandoli per la complessità e ricchezza degli snodati ritmi compositivi, i più raffinati bronzi del Manierismo (pensiamo alle Ninfe dell'Ammannati e alle Veneri del Giambologna).
Notevoli sono i suoi numerosi ritratti di giovani donne, dove all'incisiva scansione dei tratti fisionomici corrispondono le mosse e profonde striature delle copiose matasse dei capelli: Maria Baldassare, Anna Tait, Patricia, Michela, Elka, Birgitte ed altre sono indimenticabili presenze che nel loro pensoso e grave raccoglimento sembra che celino un segreto d'amore.
Nel '56 il Greco compì, in seguito ad un concorso, il Monumento a Pinocchio per il paese di Collodi: un'aerea fantasia che con lieve movimento a spirale congiunge appena e slancia verso il cielo le figure del celebre burattino, della Fata e del gabbiano in un compenetrarsi di pieni e di vuoti praticabili (dai fanciulli frequentatori del parco dove la scultura è ubicata) che assumono anch'essi una «forma» grazie ai contorni interni dei volumi di diverso e ben calcolato spessore che li circoscrivono.
Dopo questa fiabesca creazione che, pur da alcuni discussa per la sua novità inventiva, diede grandissima popolarità al Greco, questi attese ad altre importanti opere in bronzo. A1 '61 appartengono i drammatici e scabri altorilievi per la chiesa dell'Autostrada del Sole dove raffigurò martiri e miracoli di Santi, e tra il '61 e il '64 modellò le porte per la facciata del Duomo di Orvieto dove, per non turbare la delicata armonia delle trecentesche steli figurate che le fiancheggiano, tenne bassissimo il rilievo delle sei Opere di Misericordia di quella centrale (le laterali hanno soltanto due agili coppie di angeli che si staccano da ampi fondi minutamente tassellati), affidando la leggibilità delle figure alla melodica continuità dei profili che racchiudono le loro masse donatellianamente depresse e rese vibranti dalle fitte incisioni lineari che ne solcano le superfici.
Con un analogo, ma più risentito stile di modellato il Greco ha poi eseguito nel '65 per San Pietro il monumento in bronzo a Giovanni XXIII per il quale, riprendendo e ampliando un motivo della porta orvietana, ha celebrato quel santo papa scegliendo la manifestazione più toccante e ricca di umanità del suo apostolato; rappresentandolo cioè mentre visita e conforta gli ammalati e i carcerati.
Da www.scultura-italiana.com


Compositore
Catania, 25.05.1925
Importante figura della musica italiana della seconda metà del XX secolo, Aldo Clementi (Catania 1925) si diploma in pianoforte a Catania e si specializza a Siena con Pietro Scarpini. Gli studi di composizione, iniziati privatamente, si completano sotto la guida di Alfredo Sangiorgi (un allievo di Schönberg) e di Goffredo Petrassi, con cui si è diplomato nel ’54. Dall’anno successivo fino al ’72 frequenta i Corsi estivi di Darmstadt; considera decisivo l’incontro con Maderna e lavora presso lo Studio di Fonologia di Milano, fondato da Berio e dallo stesso Maderna. Per oltre vent’anni, dal ’71 al ’92 ha insegnato composizione e teoria musicale presso l’Università di Bologna.
Clementi è autore di un catalogo tanto vasto e multiforme quanto coerente. Convinto assertore dei dettami strutturalisti d’impronta postweberniana, ha sempre coniugato la propria squisita sensibilità sonora con griglie formali rigorosissime, nella definizione delle quali ha un ruolo fondamentale la profonda conoscenza del contrappunto in tutte le sue manifestazioni (imitazioni, canoni, fugati, fughe, ecc.). L’inclinazione per organismi musicali di spessore vieppiù marcati – Clementi ha composto lavori anche per 144 parti reali – l’ha poi naturalmente condotto alla definizione di opere considerate "informali", in quanto vi è completamente preclusa, nel groviglio degli intarsi polifonici, la percezione dell’intervallo e conseguentemente dello stesso gesto creativo. E tale inclinazione si è manifestata anche in due lavori teatrali, totalmente antinarrativi come Es (1981) e Carillon (1996), nei quali anche gli aspetti drammaturgici sono inglobati nei suoi edifici sonori quali elementi attivi d’organizzazione strutturale.
Nel 2005 diversi sono stati i concerti monografici che hanno celebrato l’ottantesimo anno di Clementi, unitamente al conferimento della “laurea honoris causa” (Università di Catania) e del Premio “Presidente della Repubblica”.
Da www.milanomusica.org




Giornalista e scrittore
Catania
Igor Man, uno dei più noti giornalisti e scrittori italiani, è nato a Catania. Giovanissimo è entrato al Tempo e nel 1963 è passato a La Stampa dove lavora tuttora come editorialista e inviato speciale)
Da www.vatican.va


Arbitro di calcio
Siracusa, 13.05.1924 - Ivi, 9.09.1991


Ercole Patti
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ercole Patti (Catania, 16 febbraio 1904 – Roma, 15 novembre 1976) è stato uno scrittore italiano.
Gli esordi e Patti moralista
Proviene da una famiglia benestante di Catania: suo padre è un noto avvocato e suo zio è lo scrittore G. Villaroel. Dopo aver iniziato la carriera letteraria come giornalista, professione che lo porterà a dare un taglio da terza pagina alla sua produzione, arriva a 36 anni, nel 1940, alla notorietà, grazie al romanzo Quartieri alti, una narrazione satirica dell'alta borghesia romana col piglio dell'indagine di costume. Più tardi, con Giovannino (1954), un romanzo giocato fra Catania e Roma che riporta ai temi dell'apatia giovanile, della sindrome di Peter Pan e della disillusione, definirà più compiutamente la propria fisionomia di narratore moralista, in un punto di incontro fra acume e amarezza. Una tendenza confermata con i tre libri successivi, Un amore a Roma (1956), Le donne e altri racconti (1959) e Cronache romane (1962).
La maturità: una Sicilia sensuale
La svolta nella produzione letteraria di Patti arriva tre anni dopo Cronache romane, nel 1965: con La cugina la narrazione si sposta in una Sicilia morbida e pigra, descrivendo le sue vicende sensuali. Adesso Patti racconta profumi e colori della Sicilia dell'inizio del Novecento, con un eros rimasto nel guscio, incapace di essere più che fisico, su una linea seguita due anni più tardi da Un bellissimo novembre (1967), considerato il suo capolavoro, e ancora da Graziella (1970) e Diario siciliano (1971, vincitore del Premio Super Campiello dello stesso anno). Con il libro successivo, Gli ospiti di quel castello (1974), si cambia ancora genere: adesso la narrazione, in una cornice di fiaba magica, torna a Roma, città che lo ospiterà fino alla morte e nella quale lavorerà anche come autore teatrale e sceneggiatore cinematografico.
Opere
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Ercole_Patti"
- Quartieri alti (1940)
- Giovannino (1954)
- Un amore a Roma (1956)
- Le donne e altri racconti (1959)
- Cronache romane (1962)
- La cugina (1965)
- Un bellissimo novembre (1967)
- L'incredibile avventura di Ernesto (1969)
- Graziella (1970)
- Diario siciliano (1971)
- Gli ospiti di quel castello (1974)


Filosofo, poeta e drammaturgo
Lentini (Siracusa), 9.12.1924


Giornalista e scrittore
Catania, 2.09.1963