"La felicità" di Alexander Medvedkin del 1934, film muto con riquadri in francese sottotitolati in spagnolo, che potete vedere qui.
La felicità è un film di propaganda molto diverso da Tre canti su Lenin, infatti non abbiamo la rappresentazione dell'Unione Sovietica moderna in marcia verso il sole dell'avvenire con tutto il contorno di fabbriche e trattori, ma un film comico in cui non si parla mai né di Marx né di Lenin.
Ed è appunto questa la sua forza: Le felicità parla non il linguaggio occidentalizzato delle città moderne dei Tre canti su Lenin, ma quello popolare del folklore.
Il comico con le sua strisciante satira sociale e le sue allusione costituisce un metodo comunicativo (e di resistenza) tipico delle classi popolari in tutto il mondo (si pensi a Bertoldo, Bertoldino col Cacasenno).
Il film racconta le comiche vicende di un povero contadino e di sua moglie perseguitati da preti arraffoni, dalle tasse dovute allo Zar e alla ricerca della felicità. All’inizio l’ideale perseguito è individualista e vede la felicità come un portafoglio trovato per caso e questa via non fa altro che portare continue disgrazie. Poi attraverso una maturazione i protagonisti si accorgono che la felicità può venire solo dal lavoro collettivo con gli altri (simbolica la scena in cui il protagonista deve scegliere se salvare la propria casa in fiamme o i cavalli della fattoria collettiva).
Il film è letteralmente pieno di allegorie espresse con linguaggio semplice ed efficace (per esempio i soldati zaristi hanno tutti la stessa maschera a simbolizzare le spersonalizzazione del militarismo che riduce a meri strumenti) che vi invito a scoprire uno ad uno.
Buona visione.





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