



Le telefonate
Due telefonate sarebbero partite dall’apparecchio dell’ufficio dove la ragazza doveva essere stata uccisa da poco.
Sarebbe state indirizzate a Salvatore Volponi (suo datore di lavoro, anche lui citato come testimone), a Corrado Carboni (altro datore di lavoro) e a Francesco Caracciolo di Sarno (presidente dell’Associazione ostelli della gioventù)
Gli inquirenti sarebbero risaliti a questi particolari grazie alla testimonianza della moglie del factotum di Caracciolo, Mario Macinati, e ad alcune intercettazioni telefoniche. La donna ha riferito di aver ricevuto una chiamata al telefono di casa la sera in cui Simonetta è stata uccisa, da qualcuno che cercava l’avvocato. Una persona che lei avrebbe individuato in Vanacore e che chiedeva di parlare urgentemente con il presidente dell’Aiag, perché era successa una cosa gravissima.


Uno strano avvocato
L'avvocato Francesco Caracciolo di Sarno era, all'epoca dell'omicidio, il presidente dell'AIAG.
Negli anni scorsi qualcuno aveva scritto che era deceduto. Tuttavia la giornalista Raffaella Fanelli riesce a strappargli una mezza intervista, poi pubblicata dal settimanale OGGI il 17 giugno 2009.
Viene fuori così che non è morto, e che da qualche anno vive in una sorta di isolamento in una grande casa un po' decadente, con annessa tenuta.
Ma perché il suo nome torna a circolare? Perché Raffaella Fanelli lo cerca e lo scova?
Si scopre che, con grande riservatezza, la Procura di Roma ha avvisato Pietrino Vanacore, ha disposto rogatorie, ha messo utenze sotto controllo, ha inviato i carabinieri a perquisire l’abitazione di Monacizzo. “I militari – scrive la Fanelli – hanno cercato e sequestrato un’agenda, poi restituita”.
Ma cosa c’entra l’agenda del portiere con l’omicidio?
“I magistrati romani – scrive ancora la giornalista di OGGI – ipotizzano che il portiere sia entrato nell’appartamento prima dell’arrivo di Paola Cesaroni, sorella di Simonetta, e della polizia. Avrebbe quindi cercato di contattare l’avvocato Francesco Caracciolo di Sarno, presidente dell’associazione italiana Ostelli della Gioventù”.
E questo perché ai due magistrati “appare verosimile ritenere che possa essere stato proprio il portiere, dopo aver trovato e toccato il cadavere, a chiamare il Caracciolo per comunicare l’accaduto o per chiedere aiuto o consiglio”.
“In queste sei pagine – continua la Fanelli – i PM Cavallone e Calò riportano nomi noti ma mai emersi, fanno precisi riferimenti a nuove dichiarazioni. Anche a quelle fornite da Anita Baldi, funzionario Aiag (Associazione italiana alberghi della gioventù) e cioè che era stato l’avvocato Caracciolo a insistere perché Simonetta si recasse di pomeriggio a lavorare in via Poma”.
Non è finita. Ad una precisa domanda sulla personalità dell’avvocato Francesco Caracciolo, la signora Baldi risponde: “Non ho una profonda conoscenza dell’avvocato Caracciolo, ma posso dire che ha una personalità equivoca”.
Chissà cosa avrà voluto dire Anita Baldi? Chissà se i magistrati le hanno chiesto qualche particolare in più?
Un’altra dipendente dell’Aiag era stata messa a confronto il 19 ottobre 2007, ovvero un mese prima dell’apertura del fascicolo su Pietrino Vanacore, proprio con Francesco Caracciolo. Si tratta di Luigina Berrettini. Lei ricorda di aver sentito l’avvocato pronunciare nei giorni immediatamente successivi all’omicidio una frase sibillina: “Questa è una cosa grandissima, quando tutto sarà finito ne riparleremo”.
Il confronto si risolve con un nulla di fatto perché l’avvocato smentisce categoricamente le affermazioni della Berrettini. Certo, viene da chiedersi perché la Berrettini dovrebbe essersela “inventata”. Che interesse avrebbe avuto a dire una cosa per l’altra? Tutto resta senza risposta ed anche l’ipotesi che l’intruso potesse essere proprio l’ex portiere non trova nessuna conferma. Il fascicolo viene archiviato.
L'avvocato Francesco Caracciolo - del quale si è sempre saputo molto poco - aveva fatto parlare di se qualche tempo dopo l'omicidio. Alla fine del 1990 la sede regionale dell’Aiag viene spostata altrove e l’ufficio viene completamente smantellato. La mobilia, per altro molto vecchia, viene messa in vendita o ceduta.
Ma l’evento più inquietante si era verificato appena cinque giorni dopo il 7 agosto, quando una ditta specializzata in pulizie era entrata nell’appartamento, con il consenso del magistrato, ed aveva effettuato una pulizia, questa volta davvero approfondita, dei locali. Nel mentre gli stracci ripulivano con cura la scena del crimine, Francesco Caracciolo di Sarno, sorridente sulla porta d’ingresso dichiarava a fotografi e cronisti: “Mi sembra che la stampa abbia ingigantito un po’ le cose”.
franciolo di sarno | Omicidio di via Poma


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