





Il tempo lineare del mondo cristiano non esclude la possibilità di "ciclo e sottociclo" come lo intendi tu.
La materia del discorso riguarda la struttura cosmica che contiene le due forme di "tempo" espresse dalla cultura greca e quella cristiana che, anzi, pare abbiano una sintesi nel cristianesimo delle origini.
Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 16-03-10 alle 00:45


Mah. Qui occorre dire che dal momento in cui il pensiero greco incontrò l'annuncio giudaico-cristiano, che parlava di una terra promessa e di una meta ultima, l'anima individuale che Platone aveva ideato si trovò a vivere l'inquietudine del tempo, nell'attesa escatologica... Un tempo non più ciclico, ma lineare... Come irradiazione di un SENSO... Come compimento di ciò che era stato annunciato... Da ciò la trasfigurazione degli eventi in storia...
Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 19-03-10 alle 01:57
Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)


A me appare chiaro che, allorché l'oscurità dei tempi ebbe cancellata del tutto la possibilità dell'uomo di ritrovare in sè stesso i frammenti di quella luce che da sempre lo inabitava, si dovette rendere necessario indicare all'uomo stesso una via "al di fuori "di lui che fosse figura e simbolo della via interiore perduta. E la richiesta di senso perduto ebbe così la sua ragion d'essere proiettando al di fuori quanto era sempre stato dentro.
La mente ha bisogno di costruire per giungere a quella verità che sarebbe raggiunta solamente azzerando la mente stessa. Che paradosso!
Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 19-03-10 alle 01:58
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)
Questo è il senso dello spaesamento dell'uomo e della frammentazione del cosmo... Che ora è un caos... Una parabola discendente, che si fa sentire nell'intero arco della storia della filosofia occidentale... Come oblio dell'Essere...
Parabola che termina con l'annuncio nicciano della "morte di Dio"... e il conseguente congedo dell'uomo e della sua anima da ogni orizzonte di senso.
E ci stiamo ancora a chiedere perché l'Oriente non ha mai prodotto una cosa simile alla "scienza" occidentale...
Il punto è che il concetto di anima individuale è assurda...
L'atman, il Sè, l'identità profonda non è affatto un concetto equivalente a quello di anima individuale come la tradizione giudaico-cristiana l'intende... al contrario l''io", per gli orientali, è (o era) una sensazione illlusoria, impermanente...
Come dici tu, è proprio la mente a creare la dualità, le divisioni, i conflitti... E pure la filosofia.![]()
Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 19-03-10 alle 02:00
Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)


Ma infatti l'annuncio nietzschiano della "morte di Dio" è un classico esempio di linearità del tempo filosofico occidentale. In Oriente Dio non è mai morto perché non è mai nato, questa la differenza.
L'equazione atman-brahman risolve con estrema semplicità ed efficacia ogni cervellotica questione filosofica. Attorno alla suprema identità il gioco della Maya costruisce un'identità fasulla e coinvolgente... un gioco divino e privo di senso e di scopo come tutti i giochi... eppure fonte di dolore e di attaccamento finché il gioco stesso non è scoperto e concluso.
La mente non può rendere ragione di questo, essendo essa stessa uno strumento.
"Miseri ruscelli senza fonte..." cantava Battiato.
Finchè il cristiano non si renderà conto che il Cristo non è mai stato FUORI ma sempre e soltanto DENTRO... non giungerà a nulla. Ma questa operazione di consapevolezza sembra essere distruttiva per chi non ha i mezzi atti ad affrontarla.
Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 19-03-10 alle 02:02
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


Credo che sia più corretto parlare di tempo a spirale, come concepito anche da Giambattista Vico.