



Alla sua origine il Buddhismo era effettivamente estraneo da qualunque preoccupazione religiosa. Buddha, nella sua ricerca e nella sua predicazione, si rifiuta di affrontare questioni di tipo religioso riguardanti l'esistenza di un principio divino assoluto, o l'eventuale natura di un'anima separata dal corpo: questioni di questo genere non vengono né negate né affermate, ma semplicemente lasciate nel silenzio. Da questo punto di vista il Buddhismo, nelle sue prime fasi, si distacca nettamente dall'induismo del tempo, il quale aveva invece al suo centro l'identità tra l'io individuale e l'Assoluto divino. Anche riguardo al Nirvana, che pure è l'obiettivo ultimo della pratica Buddhista, il Buddha e la letteratura Buddhista successiva preferiscono definirlo in negativo, senza affermarne nulla al riguardo. Ciò non significa che il Nirvana consista nel nulla: significa semplicemente che è al di là della possibilità del linguaggio e del pensiero, che è inesprimibile attraverso delle categorie concettuali avendo la sostanza della vacuità.
Tuttavia, già entro un breve tempo successivo alla scomparsa del Buddha, si verificò un processo di «divinizzazione» del maestro, concepito sempre meno come semplice uomo e sempre più come creatura dotata di facoltà prodigiose e sovrumane. A questo processo di divinizzazione si affiancò un vero e proprio culto popolare relativo al Buddha e alle sue reliquie (vedi la voce stupa).
Nei secoli posteriori, quindi, venne sviluppandosi all'interno del Buddhismo tutta una fenomenologia devozionale, composta di templi, preghiere e mitologia che si configura entro certi limiti come una vera e propria religione. Da questo punto di vista c'è chi afferma che, specie per quanto riguarda il Buddhismo Mahayana, e soprattutto per quanto riguarda l'Amidismo, il Buddhismo o alcune sue tradizioni, siano a tutti gli effetti una religione.
Da parte sua, inoltre, se le diverse scuole del Buddhismo sono concordi nel rifiutarsi di definire in senso positivo un eventuale principio divino Assoluto, non viene comunque negata l'esistenza di entità superiori all'uomo, cioè le varie divinità del politeismo. Il Buddhismo, in tal senso, non negò l'esistenza dei deva nell'induismo così come non negò quella dei kami giapponesi e anzi ne aggiunse d'altri propri: soltanto, dal punto di vista Buddhista anche queste divinità (non concepite come eterne o incorruttibili) fanno parte, assieme all'uomo e a tutte le altre creature viventi, del ciclo del divenire e della sofferenza. Il buddhismo inventò perciò molti episodi in cui uno di essi, o una folla di divinità, discende dal cielo per ascoltare rispettosamente la parola del Buddha o per rendergli qualche servizio, «annoverandoli fra i laici», facendone devoti modello e protettori del buddhismo.
Da notare infine che, attualmente, nei paesi a maggioranza Buddhista o dove il Buddhismo ha avuto una larga influenza culturale (ad esempio il Giappone o l'Indocina), nella percezione popolare il Buddhismo viene visto e vissuto come una religione.
Il Buddismo è una corrente dell'induismo. Anche se il Budda non ha mai parlato dell'assoluto, in seguito lo è diventata.
Che poi sia anche una disciplina spirituale dell'esperienza mistica di Siddharta, son d'accordo. Ma un pò tutte le correnti spirituali orientali sono un miscuglio. Come il Taoismo lo Shintoismo e appunto l'induismo.
Il fine ultimo di un Buddista è di raggiungere il Nirvana, la pace dei sensi. Il paradiso per dirla all'occidentale, anche se ci corre un'abisso tra i due termini.
Sono molto affascinato dalla cultura orientale in generale, non è che mi dici cose nuove.


ipocriti
l'uomo superiore è cauto nel parlare e pronto nell'azione".


hai confermato quello che ho detto, anchio sono affascinato da queste cose, ho letto siddharta e un libro con gli insegnamenti del buddha, quelli originali che accomunano tutti, nel tempo si sono aggiunti altri chissa perche, lo scopo non è il paradiso ma il raggiungere uno stato di serenita e consapevolezza nel mondo ecc
scusa ma parliamo le stesso cose pero


No perchè ti ostini a considerare il Buddismo come nella sua forma originaria, però l'evulozione ci ha dato un Buddismo che è una religione a tutti gli effetti, leggiti tutto il post.
Voleto ricordare che il Tibet è sempre stata una regione dell'Impero Cinese. Quando cadde l'impero si crearono tanti stati, e probabilmente anche quello Tibetato. Dopo l'invasione Giapponese e la seconda guerra mondiale i comunisti hanno giustamente, riunificato lo Stato Cinese. Compreso il Tibet. Quindi facendo parte da sempre della Cina, nonvedo il motivo percui il Dalai Lama debba far ritornare indietro nel tempo quella riogione.
Perchè se chiede solo un pò più di autonomia, tra l'altro è una regione autonoma dal 1965, va ovunque ma rifiuta di farlo in Cina?


Alla fine molti di voi hanno una visione delle cose molto simile a quella dei fanatici "occidentalisti", come loro sono convinti che il nostro modello di società debba essere esportato in tutto il mondo perché superiore voi pensate sia così con il modello comunista, senza considerare che potrebbe essere adatto a un popolo (anche se io credo di no) e non a un altro. E poi i "razzisti" siamo noi...![]()


Che poi vorrei far notare che molti si ostinano a ribadire che "il Tibet fa parte della Cina"... Abbastanza ridicolo... Secondo una simile logica dovreste essere a favore della riannessione dell'Istria all'Italia.




Non è un ribadire, è un dato di fatto che il Tibet fa parte della Cina, come è un dato di fatto che l'Istria fa parte di altri stati.
Fermo restando che ritengo diritto di un popolo con chi stare, sono pure dell'opinione che a gente che vuol ripristinare forme preilluministiche (feudalesimi, monarchie, ecc) non si debba concedere spazio.
Se dovessero averlo non riuscirebbero certamente ad invertire il corso della storia (anzi, il loro ritorno mostrerebbe definitivamente l'inconsistenza della loro pretesa), ma creerebbero serissimi problemi in ogni aspetto della vita pubblica.

