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Risultati da 141 a 150 di 398

Discussione: Tibet

  1. #141
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    Citazione Originariamente Scritto da Masherov Visualizza Messaggio
    Non è un ribadire, è un dato di fatto che il Tibet fa parte della Cina, come è un dato di fatto che l'Istria fa parte di altri stati.

    Fermo restando che ritengo diritto di un popolo con chi stare, sono pure dell'opinione che a gente che vuol ripristinare forme preilluministiche (feudalesimi, monarchie, ecc) non si debba concedere spazio.
    Se dovessero averlo non riuscirebbero certamente ad invertire il corso della storia (anzi, il loro ritorno mostrerebbe definitivamente l'inconsistenza della loro pretesa), ma creerebbero serissimi problemi in ogni aspetto della vita pubblica.
    Vedi, secondo me è preoccupante proprio questa mentalità, cioè la volontà di portare al "progresso" tutta la popolazione mondiale. Ma il progresso di fatto non risolve niente! Ogni popolazione, per come la vedo, deve avere una evoluzione particolare, e di certo non è giusto che da un giorno all'altro il mondo in cui vive venga sconvolto in nome di un non ben identificato "principio superiore". Per esempio a mio parere gli africani per essere in armonia con la loro stessa natura dovrebbero tornare a una realtà pre-moderna, perché non sono adatti al nostro mondo, come noi non saremmo adatti al loro. L'arroganza di voler imporre un modello in base a una presunta superiorità assoluta non la sopporto.

  2. #142
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    Citazione Originariamente Scritto da Ksatriya Visualizza Messaggio
    Vedi, secondo me è preoccupante proprio questa mentalità, cioè la volontà di portare al "progresso" tutta la popolazione mondiale. Ma il progresso di fatto non risolve niente! Ogni popolazione, per come la vedo, deve avere una evoluzione particolare, e di certo non è giusto che da un giorno all'altro il mondo in cui vive venga sconvolto in nome di un non ben identificato "principio superiore". Per esempio a mio parere gli africani per essere in armonia con la loro stessa natura dovrebbero tornare a una realtà pre-moderna, perché non sono adatti al nostro mondo, come noi non saremmo adatti al loro. L'arroganza di voler imporre un modello in base a una presunta superiorità assoluta non la sopporto.

    io invece ritengo che ogni popolo debba fare il proprio percorso, che parte da una condizione ma tende a quella degli altri.
    Riportare gli africani ad una realtà premoderna, cosa vuol dire?
    Dubito che gli africani abbiano voglia (almeno quelli che se lo possono permettere) di rinunciare a un po di sanità e di istruzione.

  3. #143
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    Citazione Originariamente Scritto da Masherov Visualizza Messaggio
    io invece ritengo che ogni popolo debba fare il proprio percorso, che parte da una condizione ma tende a quella degli altri.
    Riportare gli africani ad una realtà premoderna, cosa vuol dire?
    Dubito che gli africani abbiano voglia (almeno quelli che se lo possono permettere) di rinunciare a un po di sanità e di istruzione.
    Non bisogna "riportare" nessuno a niente, semplicemente, secondo me, bisogna sperare che i popoli ritrovino un rapporto di armonia con la loro stessa natura. Vorrei sottolineare che le vere catastrofi in Africa sono iniziate dopo la decolonizzazione, cioè da quando gli africani hanno cominciato a governarsi autonomamente attraverso modelli di stampo occidentale.
    Se un popolo ha vissuto nelle capanne fino a qualche tempo fa, ed è sempre stata considerata una situazione normale perché adesso dovrebbe essere gettato improvvisamente nella modernità? Un popolo che si ritrova a vivere in squallidi palazzoni che cadono a pezzi dovrebbe rimpiangere capanne ed organizzazioni tribali, alla grande...

  4. #144
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    Citazione Originariamente Scritto da Ksatriya Visualizza Messaggio
    Non bisogna "riportare" nessuno a niente, semplicemente, secondo me, bisogna sperare che i popoli ritrovino un rapporto di armonia con la loro stessa natura. Vorrei sottolineare che le vere catastrofi in Africa sono iniziate dopo la decolonizzazione, cioè da quando gli africani hanno cominciato a governarsi autonomamente attraverso modelli di stampo occidentale.
    Se un popolo ha vissuto nelle capanne fino a qualche tempo fa, ed è sempre stata considerata una situazione normale perché adesso dovrebbe essere gettato improvvisamente nella modernità? Un popolo che si ritrova a vivere in squallidi palazzoni che cadono a pezzi dovrebbe rimpiangere capanne ed organizzazioni tribali, alla grande...
    Ma il caso Tibetano è diverso dalle guerre civili africane.
    Non è che a me freghi dell'Impero Cinese, è che te sostieni che da sempre il Tbet è stata una nazione a se stante. Ma ti stai raccontando una bugia, come il Dalai Lama fa a tutto l'occidente.

  5. #145
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    Non è che la classe dei feudatari schiavisti tibetani in sè fosse poi così chiusa.
    Cito sempre da Harrer:
    Questa, nonostante la generale ed estrema miseria del popolo, può coltivare i suoi raffinati gusti cosmopoliti: ai suoi banchetti si scialacquano “squisitezze di tutte le parti del mondo” (pp. 174-5). A degustarle sono raffinati parassiti che, nell’ostentare il loro sfarzo, non danno certo prova di ristrettezza provinciale: “le volpi azzurre vengono da Amburgo, le perle coltivate dal Giappone, le turchesi via Bombay dalla Persia, i coralli dall’Italia e l’ambra da Berlino e Königsberg” (p. 166).
    ...e la gente si curava con il piscio di Sua Santità!!!!

    Il nazista Harrer che vuole dimostrare l'arianità del Dalai Lama dice che è molto aperto alle idee occidentali al contrario dei cinesi che sono brutti sporchi e cattivi e anche molto chiusi.

  6. #146
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    Naturalmente i monaci avevano le tendenze ormai note tra il clero di tutto il mondo:
    I ragazzini tibetani venivano regolarmente sottratti alle loro famiglie e condotti nei monasteri per essere educati come monaci. Una volta laggiù, erano vincolati per tutta la vita. Tashì-Tsering, un monaco, riferisce che era pratica comune per i bambini contadini essere abusati sessualmente nei monasteri. Egli stesso fu vittima di ripetute violenze sessuali perpetrate durante l’infanzia, non molto tempo dopo che fu introdotto nel monastero, all’età di nove anni. (

  7. #147
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    Cambiano i tempi, cambiano i costumi

    ieri:
    Quando la Gran Bretagna si accinse poi alla conquista del Tibet lo fece in nome della civiltà contro “quest’ultima roccaforte dell’oscurantismo”, per civilizzare “questo piccolo popolo miserabile”.
    Oggi:
    ...invece, sono la CIA e Hollywood ad essere convertiti al buddismo. Una conversione che ha del miracoloso se si pensa che l’Occidente ha sempre disprezzato il buddismo tibetano come sinonimo di dispotismo orientale, con la sua figura di Dio-Re. Basti ricordare il disprezzo dei padri della cultura occidentale come Rousseau, Herder e Hegel. Fino ai primi anni del 1900 i lama sono considerati una “incarnazione di tutti i vizi e di tutte le corruzioni, non già dei lama defunti”.

  8. #148
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    Chi appoggia il Dalai lama oggi?

    Ma, ci domandiamo, almeno il multimiliardario Dalai Lama rappresenta il popolo tibetano? Risposta: nemmeno per sogno! E’ perfino il “Libro Nero del Comunismo” a riconoscere che un’elementare analisi storica “distrugge il mito unanimista alimentato dai partigiani del Dalai Lama”. (20)
    Alla liberazione pacifica del Tibet nel 1951, che portò alla caduta del regime teocratico, vi fu una resistenza accanita dei gruppi più reazionari e delle classi dei privilegiati, ma i comunisti poterono contare sull’appoggio della stragrande maggioranza della popolazione civile. Gli autori più anticomunisti e anticinesi del pianeta-Occidente si scagliano così contro la plebe tibetana, colpevole di “essersi collegata subito col regime comunista”; anche i monaci sono dei farabutti che “non esitano ad augurarsi che ‘presto sia liberato’ il Tibet” e che commettono il crimine di fraternizzare con i comunisti e l’esercito Popolare di Liberazione.

    Per questi autori è inconcepibile come il Dalai Lama sia disprezzato non solo dalla maggior parte del popolo, ma anche da ampi settori religiosi tibetani. Ancora nel 1992, nel corso di un suo viaggio a Londra il Dalai Lama è oggetto di manifestazioni ostili da parte della più grande organizzazione buddista in Gran Bretagna, che lo accusa di essere un “dittatore spietato” e un “oppressore della libertà religiosa”.

  9. #149
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    Liberazione pacifica Red? Non ti sembra esagerato?

  10. #150
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    Citazione Originariamente Scritto da LeoGanja Visualizza Messaggio
    No perchè ti ostini a considerare il Buddismo come nella sua forma originaria, però l'evulozione ci ha dato un Buddismo che è una religione a tutti gli effetti, leggiti tutto il post.

    Voleto ricordare che il Tibet è sempre stata una regione dell'Impero Cinese. Quando cadde l'impero si crearono tanti stati, e probabilmente anche quello Tibetato. Dopo l'invasione Giapponese e la seconda guerra mondiale i comunisti hanno giustamente, riunificato lo Stato Cinese. Compreso il Tibet. Quindi facendo parte da sempre della Cina, nonvedo il motivo percui il Dalai Lama debba far ritornare indietro nel tempo quella riogione.
    Perchè se chiede solo un pò più di autonomia, tra l'altro è una regione autonoma dal 1965, va ovunque ma rifiuta di farlo in Cina?
    no ti sbagli leo, per quanto riguarda la religione non importa in cosa è sfociato, io guardo l'inizio, non mi interessa cosa sia diventato dopo, ma l'inizio del buddha-siddharta (ed è esistito davvero) è molto diverso, non è una religione ma uno stile di vita che letto bene e seguendo gli insegnamenti ti porta nella pace interiore ed esteriore, ti posso elencare i 5 sistemi che secondo me dovrebbero essere praticati da tutti, il controllo della mente, la presenza della realta, la consapevolezza del cambiamento, il non attacamento, l'amore universale

    la religione di per se non è come la nostra cattolica, qui si cerca l'illuminazione che consiste nella pace interiore dei 5 sistemi elencati sopra

    ti metto il passo che è la base del siddharta sulla consapevolezza

    "Bambini, dopo avere sbucciato un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Il mandarino che Nandabala mi ha offerto aveva nove spicchi. Li ho messi in bocca uno per uno in consapevolezza e ho sentito quanto sono splendidi e preziosi. Non ho dimenticato il mandarino, e così il mandarino è diventato qualcosa di molto reale. Se il mandarino è reale, anche chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza.
    Bambini, cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza? Mangiando un mandarino, non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, non sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, non sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, non sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Così facendo, non potete apprezzarne la natura splendida e preziosa. Se non siete consapevoli di mangiarlo, il mandarino non è reale. Se il mandarino non è reale, neppure chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza.
    Bambini, mangiare il mandarino con presenza mentale significa essere davvero in contatto con ciò che mangiate. La vostra mente non rincorre i pensieri riguardo allo ieri o al domani, ma dimora totalmente nel momento presente. Il mandarino è totalmente presente. Vivere con presenza mentale e consapevolezza vuol dire vivere nel momento presente, con il corpo e la mente che dimorano nel qui e ora".

    http://www.lameditazionecomevia.it/mandarino.htm

 

 
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