Durante il Grande Terrore, tra i dieci milioni di vittime delle purghe, fu eliminato circa mezzo milione di ebrei. Tra i più rilevanti, fu ucciso Lev Borisovic Kamenev, uno dei cinque massimi dirigenti bolscevichi, cognato di Trotzkij, che dopo la morte di Lenin aveva fatto parte con Stalin della trojka al governo. Assieme a lui, dopo un grande processo pubblico, fu giustiziato l'ex capo del Comintern Grigorij Evseevic Zinov'ev, il cui vero cognome era Radomyl'skij, anche lui ex membro della trojka. Nikolaj Ivanovic Bucharin, il "beniamino di tutto il Partito" Lenin), che aveva appoggiato Stalin contro Zinov'ev e Kamenev, come già lo aveva appoggiato contro Trockij, per ironia della sorte fu accusato di trotzkismo e giustiziato nel 1938.
Questa operazione continuò anche negli anni Quaranta. "Un'intera generazione di sionisti ha trovato la morte nelle prigioni sovietiche, nei campi, in esilio", ha scritto il dottor Julius Margolin, che venne detenuto in vari campi di concentramento nella regione del Baltico e del Mar Bianco dal 1940 in poi. Margolin ha anche detto che nel mondo esterno nessuno, nemmeno i sionisti, hanno fatto alcunché per salvarli. (David Dallin e Boris Nikolaevskij, Il lavoro forzato nella Russia sovietica, Sapi, Roma 1949).
Il fatto che gli ebrei epurati fossero così numerosi non passò inosservato nell'Unione Sovietica. Un vecchio ufficiale zarista avrebbe detto al suo compagno di cella: "Finalmente i sogni del nostro amato Nicola [II], che egli era personalmente troppo debole per tradurre in realtà, si sono realizzati. Le prigioni sono piene di ebrei e bolscevichi" (Roy A. Medvedev, Lo stalinismo, Mondadori, Milano 1972, p. 436).
Un anno prima dell'inizio della seconda guerra mondiale, il direttore dei campi di concentramento sovietici, Genrich Jagoda, venne giustiziato assieme a Nikolaj Ivanovic Bucharin, a Rykov, a Lev Grigor'evic Levin e agli altri imputati degli ultimi processi pubblici della purga. Erano quasi tutti ebrei. A Jagoda succedette N. Ezhov, che gestì il terrore per quattro anni.
A Ezhov succedette Lavrentij Pavlovic Berija. Era nato il 29 marzo 1899 a Mercheuli (ad alcuni chilometri dal Mar Nero), un villaggio i cui abitanti appartenevano alla popolazione dei Mingreli. Ma la madre di Berija proveniva da Tekle, un villaggio abitato soprattutto da ebrei e da un popolo affine, i caraiti. Secondo Georges Bortoli (The Death of Stalin, Phaedon, London 1975, p. 193) Berija era ebreo per parte di padre. Quando Berija assunse l'incarico di capo della polizia segreta, che contava un milione e mezzo di agenti, erano ormai pochi gli ebrei di rilievo che rimanevano nelle gerarchie del partito, delle forze armate e degli organi di sicurezza. Tra costoro, Berija ebbe il compito di liquidare Béla Kun (Kohen), il capo della rivoluzione comunista ungherese del 1919, poi esecutore del terrore in Crimea. Béla Kun, che era in prigione dal 1937, fu ucciso il 30 novembre 1939.
Stalin epurò anche tutti i capi delle sezioni ebraiche che si erano adoperati sotto la sua direzione per cancellare la vita ebraica organizzata. Quasi tutte le istituzioni culturali ebraiche che rimanevano in vita - comprese 750 scuole in cui si insegnava in yiddish - furono chiuse tra il 1934 e il 1939. Il principale strumento di Stalin in tale operazione fu Samuel Agurskij, già anarchico e membro del Bund ebraico, che aveva diretto la prima campagna di Stalin contro le organizzazioni politiche, religiose e culturali ebraiche. Costui venne gettato in una cella e accusato di far parte della "clandestinità ebraica fascista", alcuni membri della quale, come Moishe Litvakov e Esther Fromkin, furono giustiziati.
Il 3 maggio 1939 Stalin licenziò improvvisamente il ministro degli esteri Maksim Litvinov, un ebreo che aveva ricoperto questa carica per dieci anni, e lo sostituì con l'ariano V.M. Molotov, che firmò di lì a poco il patto di non aggressione tra l'URSS e il Terzo Reich.
Subito dopo, a Brest Litovsk, Stalin fece consegnare alla Germania circa seicento membri del partito comunista tedesco, per lo più ebrei. Uno di costoro era Hans David, il compositore di "musica degenerata".
Dal settembre 1939 al luglio successivo, in seguito alle annessioni sovietiche, due milioni di ebrei dei tre stati baltici, della Polonia orientale, della Bessarabia e della Bucovina passarono sotto l'URSS. I dirigenti delle società ebraiche attive presso queste comunità furono mandati in Siberia; tutte le organizzazioni e le istituzioni sioniste furono chiuse.
Nella zona polacca occupata dai Sovietici, a partire dal febbraio 1940 l'NKVD di Berija arrestò e deportò circa mezzo milione di ebrei. Molti morirono durante il viaggio per la Siberia. Arthur Koestler avrebbe definito questa azione di Stalin e Berija "deportazioni in massa su una scala finora non riscontrata nella storia, [deportazioni che] furono i principali metodi amministrativi di sovietizzazione" (Il Yogi e il commissario, Bompiani, Milano 1947, p. 282). Julius Margolin, che si trovava a Leopoli nell'Ucraina occidentale, riferisce che nella primavera del 1940 "gli ebrei preferivano il ghetto tedesco all'uguaglianza sovietica".
Le liste di Berija erano divise in varie categorie, una delle quali era la "controrivoluzione nazionale ebraica", che comprendeva sia i sionisti sia i bundisti antisionisti. Uno degli ebrei polacchi arrestati era Menachem Begin, giovane dirigente sionista; furono arrestati anche Henryk Ehrlich e Viktor Alter, fondatori del Bund polacco, il partito ebraico più importante del paese. Nel 1941, dati i legami dei due dirigenti del Bund con i sindacati americani, Berija approvò in linea di principio che essi organizzassero un comitato ebraico antinazista con base nell'URSS; ma Stalin scrisse sulla richiesta che gli era pervenuta in relazione a tale progetto: "Rasstrelijat oboich" (Fucilarli tutti e due). La loro fucilazione scatenò una tempesta nell'ebraismo statunitense.
Per controbilanciare questo scandalo, nel 1943 furono inviati in missione negli USA l'attore e regista teatrale Solomon Mikhoels, alias Vovsi (fondatore del Teatro Jiddish di Mosca) e il noto poeta jiddish Icik Solomonovic Feffer, in qualità di rappresentanti del Comitato Antifascista Ebraico. Quando giunsero in America, furono accolti da Nahum Goldmann, Albert Einstein, Chaim Weizmann, Marc Chagall e altre celebrità del mondo ebraico. In settembre, i due conclusero un accordo di assistenza coi funzionari del Joint Distribution Committee of American Funds for the Relief of the Jewish War Sufferers, la potente organizzazione ebraica nata il 27 novembre 1914 per iniziativa di banchieri quali i Warburg (Felix M. Warburg ne fu appunto il presidente), gli Schiff, i Kuhn, i Loeb, i Lehmann e i Marshall, i Rosenwald.
Quando i due fecero ritorno nell' URSS, nel febbraio 1944, Mikhoels pensò di poter estendere e sviluppare le attività del Comitato antifascista ebraico e sollevò presso Molotov la questione dell'aiuto del Joint per la costituzione di un insediamento di ebrei nella penisola di Crimea. Nel marzo 1944 il Comitato indisse un'assemblea di massa, alla quale tremila ebrei intervennero per ascoltare Solomon Mikhoels, Icik Feffer, Il'ja Erenburg e altri.
Il'ja Grigorevic Erenburg, in particolare, aveva preparato assieme allo scrittore e giornalista ebreo Vasilij Grossman (ex membro del Comitato Antifascista Ebraico) un Libro nero in cui si affermava che erano stati sterminati un milione e mezzo di ebrei sovietici. Il libro era pronto in bozze, ma il governo, allarmato per l'intensa attività ebraica, ne proibì la pubblicazione. Erenburg, comunque, ne pubblicò alcuni estratti sulla rivista jiddish "Znamja" (La bandiera), sotto il titolo "Assassini di popoli". Il titolo si riferiva ai Tedeschi, ma in esso veniva anche vista un'allusione ai Sovietici.
http://www.italiasociale.org/Cultura/stalin_ebrei.htm