









Rossi ha comunicato al fisco di aver trasferito la propria residenza in Gran Bretagna il 15 marzo del 2000. La ricostruzione effettuata sulla base delle indagini condotte dall'ufficio di Pesaro dell'Agenzia, in collaborazione con la direzione regionale delle Marche e la Direzione centrale accertamento, avrebbe certificato che Rossi in questi anni, e più precisamente dal 6 aprile 2000, ha presentato le dichiarazioni tributarie in Inghilterra, ma per cifre irrisorie, attestando di essere residente ma non domiciliato. Per esempio, nel modello '730' del 2002 avrebbe dichiarato, attesta l'agenzia Ansa, solo 500 euro da fabbricati. Eppure secondo la classifica annuale di Forbes Rossi è tra gli sportivi più pagati: nel 2006 'valeva' 12 milioni di euro di ingaggio e 25 milioni di euro per attività di sponsorizzazione e merchandising.
Il trasferimento fittizio per l'Agenzia delle Entrate in Gran Bretagna gli ha permesso di usufruire del regime dei 'resident but not domicilied' che consente al contribuente di dichiarare solo i redditi prodotti in Inghilterra. Una situazione che non piace al governo italiano. "In base alle leggi britanniche - dice Visco - una più o meno fittizia residenza a Londra permette di non versare tasse nel proprio Paese. Ho chiesto agli uffici di verificare la rispondenza di queste norme allo spirito della Ue e di verificare se ci sono gli estremi per un eventuale ricorso a Strasburgo perché queste norme sembrano andare al di là della normale competizione tra Stati".
In questi anni, quindi, Rossi avrebbe dichiarato in Italia i soli redditi di fabbricati e in Inghilterra i redditi prodotti nell'isola, cioè quasi nulla. Scomparse, invece, le ricche sponsorizzazioni e il contratto con la Yamaha, la società per cui corre.
In effetti Rossi si era premunito, i suoi consulenti fiscali avevano costituito una seria di società estere alle quali sono stati intestati i vari contratti delle sponsorizzazioni. Tuttavia l'Agenzia delle entrate è riuscita a ricostruire tutti i passaggi che hanno portato alla nascita di società a cui sono intestati i vari contratti degli sponsor con sedi di volta in volta a Dublino, Londra o altri paesi. E la lista degli sponsor è molto lunga: si va dalla Telecom Italia alla birra Peroni, dalla Atladis alla Dainese.
Dalla ricostruzione dell'Agenzia delle entrate sarebbe emerso che, oltre ad avere in Italia la sede principale degli affari e interessi economici, Rossi ha mantenuto un solido legame "di natura sociale e familiare" con il suo Paese, e quindi deve pagare le tasse. La mattina dello scorso 3 agosto i funzionari dell'Agenzia delle entrate hanno notificato a Rossi, nei pressi della sua abitazione di Tavullia (Pesaro Urbino) l'accertamento per il quinquennio, suddiviso per anno d'imposta.
Chiaramente ha imbrogliato


Si proceda immediatamente ad un mandato d'arresto, il tipo non deve più circolare liberamente in Italia fino a quando non avrà pagato le tasse visto che non le paga nemmeno all'estero grazie agli inganni, a questo punto si può dire che è un ladro e un truffatore, non importano i successi sportivi.




Trovo grave questo atteggiamento da "Sbirro" che ognuno di voi esalta nel disprezzare il motociclista Valentino Rossi.....
In un paese democratico e civile le sentenze avvengono nei tribunali, non nei giornali, nelle piazze, nelle televisioni o nei blog.... Ognuno ha il diritto sacro di poter criticare un processo, ma certe affermazioni preventive risultano demagoghe e particolarmente velenose....
Non credo che questo veleno faccia bene a questa Italia forcaiola verso gli altri e cialtrona....


Quando ho scritto il post non mi era chiara la sua truffa, non paga uno straccio di tassa sugli ingaggi milionari a chichessia, è un ladro delinquente e mi sembra doveroso procedere immediatamente ad un mandato di arresto in modo che non possa circolare più in Italia e possibilmente anche nell'europa cumunitaria fino a quando non avrà chiarito la sua posizione e pagato le tasse.


Esatto!!!
Roma, 21:43
FISCO: ROSSI, LEGALI STANNO GIA' ESAMINANDO QUESTIONE
"Ieri fantasma nudo che passeggia con la Canalis, oggi destinatario di accertamenti megagalattici, domani forse astronauta su Marte". Lo dice Valentino Rossi commentando in una nota l'esito degli accertamenti del fisco relativi a un evasione fiscale di 25 milioni di euro per il periodo 2000-2004. "Vivo a Londra, citta' straordinaria, fin dal 2000, e di questo ne e' a conoscenza tutto il mondo - prosegue il campione di motociclismo -. Naturalmente torno anche in Italia a trovare i miei familiari, i miei amici, a trascorrere le vacanze". Tutti sanno, prosegue, "che per sette mesi all'anno giro il mondo per lavoro. Il fisco fa il suo mestiere. Ma ritengo che questo genere di questioni vada discusso nelle sedi preposte. I miei consulenti stanno gia' esaminando la questione". Nel prendere atto delle notizie che in questo giorni mi riguardano, conclude Rossi, "mi stupisco non poco di quale leggerezza venga usata per affrontare argomenti cosi' diversi tra loro".