



Premessa: criticare certi parlamentari che hanno subito certi tipi di condanna non è demagogia a mio parere. Così come non lo è indignarsi per gli innumerevoli privilegi che hanno i parlamentari stessi.... Ora entro nel merito della questione
Esatto questo è il problema. Grillo vorrebbe solo un capitalismo diverso, da riformare, non da sovvertire.
Tra l'altro le tre proposte non c'azzeccano proprio nulla: sui condannati si devono fare delle distinzioni (come qualcuno ha già detto), sulle due legislature mi sembra una proposta un po' inutile (anche se io odio vedere Andreotti in parlamento -ecco, ad esempio eliminerei i senatori a vita-), sull'elezione diretta dei candidati sono più d'accordo, anche se sostanzialmente devono essere innanzitutto i partiti a vigilare sui candidati e quindi a verificare che effettivamente si rifacciano al programma e ai principo del partito stesso.
Detto tutto questo, il parlamento per i comunisti dovrebbe essere un mezzo di lotta al capitalismo, mentre per molti è diventata una seconda casa...


Il tuo post è in parte condivisibile, ma il problema è che sono proprio le rivendicazioni del V-day (in particolare due a mio parere) a dover essere riviste... Alcune iniziative di Grillo si possono anche appoggiare (questa andrebbe prima approfondita e corretta), ma senza cadere nel populismo


Intervento interessante che diomostra però la completa estraneità alla tradizione del comunismo italiano della tua posizione. Voi parlate di bomba rivoluzionaria, noi la rifiutiamo (con le bombe va in brandelli la carne degli oppressi) e lottiamo democraticamente per giungere all'egemonia, gramscianamente intesa.
Gramsci dice che " la supremazia di un gruppo sociale si manifesta in due modi, come 'dominio' e come 'direzione intellettuale e morale' [questo punto voi non l'avete MAI capito"; lo Stato stesso, poichè espressione diretta del gruppo dominante, si fonda e si regge su due elementi: a) la "dittatura", ovvero l'apparato di decisione e di coercizione rappresentato dalla "società politica"; 2) l' "egemonia" e l'organizzazione del consenso, dipendenti dalla "società civile" e attuate attraverso un apparato di "strutture ideologiche" e di istituzioni a cui spetta il compito della direzione culturale per conto della classe politica dominante.
Operano nella società civile e nelle strutture ideologiche la scuola, la Chiesa, i partiti, i sindacati, la stampa, e così via, nonchè i funzionari dell'ideologia e della cultura, cioè gli intellettuali, fra i quali Gramsci fa rientrare tutti quelli che ricoprono ruoli sociali di educazione, formazione, organizzazione.
L'egemonia è dunque il dominio di una classe sulle altre attraverso un'operazione di controllo culturale e ideologico e di esercizio del potere, in senso non tanto coercitivo, quanto di persuasione razionale, di influenza sul pensiero, sulla vita, sulla moralità, sulle abitudini sociali e culturali dei singoli.
La conquista e la salvaguardia del potere da parte della classe dominante sono, per Gramsci, sempre più determinati dalla stretta connessione di egemonia e coercizione.
L'esercizio dell'egemonia (tipico dei regimi liberali e parlamentari) è caratterizzato dalla combinazione e dall'equilibrio fra forza e consenso e la forza deve sembrare sempre giustificata dal consenso della maggioranza; quest'ultimo è espresso dagli organi di opinione pubblica (giornali e associazioni) che, a questo scopo, " vengono moltiplicati artificiosamente ". Poichè nell'epoca moderna, avverte Gramsci, " la categoria degli intellettuali [...] si è ampliata in modo inaudito " e questi appaiono ormai necessari al funzionamento dello Stato moderno, la lotta per la conquista e per il mantenimento dell'egemonia non si può risolvere nello scontro materiale delle classi, ma deve investire il piano culturale.
Le trasformazioni rivoluzionarie non sono più immaginate, secondo le modalità tradizionali, come scontro diretto, violento, fra gruppi o classi sociali antagonisti. D'altra parte, per evitare conflitti pericolosi per la sua esistenza, la classe dominante favorisce una serie di trasformazioni volte ad adeguare la società allo sviluppo economico: si tratta di "rivoluzioni passive", tra cui rientra "l'americanismo".
Per la costruzione di uno Stato alternativo a quello di stampo americanista, Gramsci vede il bisogno di un reale processo rivoluzionario e di una sistematica contrapposizione operaia mossa da un concreto " spirito di scissione ", rispetto al blocco sociale dominante.
La conquista dell'egemonia e del potere da parte del proletariato è dunque indisgiungibile dallo scontro delle classi e dalla lotta proletaria, ma per far ciò la classe operaia ha bisogno di attirare a sè gli intellettuali "tradizionali" e di crearsi i propri intellettuali "organici".
L'intellettuale nuovo deve dunque " mescolarsi attivamente alla vita pratica " e diventare dirigente politico (cioè "specialista + politico") proprio a partire dalla centralità del lavoro industriale nella società moderna.
http://www.filosofico.net/gramsci34.htm
Myrddin






innanzitutto preciso che, come ha detto sandinista, io non sono un comunista nazionalitario...mi definirei più semplicemente comunista e basta, o, più articolatamente, socialista i stampo marxista e luxembourghiano, nel mondo attuale con simpatia per le esperienze progressiste dell'america latina(chavez, morales...) e per i gruppi e i movimenti neomaoisti asiatici.
non voglio entrare ora sul concetto di terrorismo o violenza, basta dire che comunque, a mio parere, in questo periodo storico la ia parlamentarista non serve a nulla, e lo dimostrano i fatti, cioè che la cosiddeta "sinistra radicale" in più di un anno di governo non ha ottenuto praticamente niente, al contrario ha dovuto più volte subire e ingoiare in silenzio(finanziaria lacrime e sangue, dal molin, permanenza in afghanistan etc....). Dunque secondo me la via parlamentare(o forse per meglio dire governativa) è inutile. Rimane dunque la piazza, che dovrebbe essere sempre nella mente di ogni buon comunista. Usare la piazza per far valere le proprie rivendicazioni non implica necessariamente violenza(parlo di questo tema perchè da quanto ho capito tu hai interpretato il mio termine "bomba" come sinonimo di violenza, mentre io la intendevo più che altro in senso metaforico), ma allo stesso tempo non implica sempre una rinuncia ad essa(come sostiene erroneamente bertinotti), poichè questi sono semplicemente due metodi di lotta diversi, ma egualmente utili. L'utilizzo dell'uno o dell'altro dipende dalla situazione. Detto questo, è chiaro che l'egemonia(o la costruzione del consenso, termine a me più caro) ad oggi la si costruisce molto meglio con la piazza che con i partiti(dato il fallimento degli stessi, e l'appiattimento pressochè totale dei medesimi al sistema borghese), ma essa va saputa costruire. Come? molto semplice, non appiattendosi sulle ideologie, ma partendo da temi concreti, dai bisogni reali e dalle ragioni della rabbia profonda della popolazione, per costruire consenso. Le esperienze latinoamericane insegnano: Chavez, ad esempio, non è stato seguito perchè lui si diceva comunista o socialista o altro, non è stato seguito per la sua ideologia(anzi, probabilmente una rigida appartenenza ideologica l'avrebbe ostacolato, ma naturalmente io non sto dicendo di trasportare la stessa cosa in italia, noi siamo comunisti ed è giusto rimanerlo), ma perchè dava risposte concrete e ai bisogni della popolazione: ed è questo che dovremmo fare noi, subito, perchè è questo che la popolazione recepisce...ed è questo il senso del mio intervento su beppe grillo, che evidentemente sa benissimo come cstruire consenso partendo da rivendicazioni concrete.
L'egemonia culturale intesa come are sì che un giorno tutti si dicano convintamente comunisti e sappiano perfettamente la teoria marxista non è possibile, è un utopia, non si può trasformare tutta la popolazione in intellettuali, non è questo secondo me un significato di egemonia concretamente realizzabile: io mi accontenterei che la maggior parte delle persone ci apoggino per quello che facciamo, e che continuino a farlo finchè noi lavoriamo per i loro interessi: tutto qua, a prescindere che essi conoscano approfonditamente la teoria marxista o meno(che poi è sempre bene conoscere bene marx, è ovvio, ma la priorità deve essere quella di azione, azione e informazione insieme, ma mai relegare l'azione a "quando avremo costruito l'egemonia", perchè è con l'azione che la si costruisce).