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  1. #51
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Sulle tematiche che propone, come avrai visto anche te, in questo forum spesso se ne da voce. Anche copiando dal suo stesso blog. Io per primo lo faccio e non me ne pento.

    Sulla sua capacità (notevole) di farsi ascoltare dovremmo studiarci. E' palese come la politica di un certo livello possa essere difficilmente assimilabile dai molti. E se vogliamo espanderci, dobbiamo anche abbassare i toni aulici e renderci più popolari, senza tendere al qualunquismo e proselitismo demagogico.
    Qualità e quantità insomma.
    Effettivamente, spesso, rischiamo di apparire snob ed aristocratici, nonchè antipatici per il nostro elitarismo politico.
    ecco, hai colto esattamente il punto
    d'altronde non credo che tutti coloro che hanno partecipato, in qualunque modo, alla rivoluzione d'ottobre, sapessero a memoria il Capitale, no?

  2. #52
    are(a)zione
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    Citazione Originariamente Scritto da thematrix Visualizza Messaggio
    ecco, hai colto esattamente il punto
    d'altronde non credo che tutti coloro che hanno partecipato alla rivoluzione d'ottobre sapessero a memoria il Capitale, no?

    Dubito infatti. Anzi, faccio lo Scevola di turno e metto la mano sul fuoco.

    "Volevo uccidere te. La mia mano ha errato e ora la punisco per questo imperdonabile errore".

  3. #53
    Lunga vita al Bolscevismo!
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    Premessa: criticare certi parlamentari che hanno subito certi tipi di condanna non è demagogia a mio parere. Così come non lo è indignarsi per gli innumerevoli privilegi che hanno i parlamentari stessi.... Ora entro nel merito della questione
    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    qual è l'impianto teorico economico di Grillo? Perché dopo tutte le uscite su cosa non va, mi deve spiegare come farlo andare.
    Esatto questo è il problema. Grillo vorrebbe solo un capitalismo diverso, da riformare, non da sovvertire.
    Tra l'altro le tre proposte non c'azzeccano proprio nulla: sui condannati si devono fare delle distinzioni (come qualcuno ha già detto), sulle due legislature mi sembra una proposta un po' inutile (anche se io odio vedere Andreotti in parlamento -ecco, ad esempio eliminerei i senatori a vita-), sull'elezione diretta dei candidati sono più d'accordo, anche se sostanzialmente devono essere innanzitutto i partiti a vigilare sui candidati e quindi a verificare che effettivamente si rifacciano al programma e ai principo del partito stesso.

    Detto tutto questo, il parlamento per i comunisti dovrebbe essere un mezzo di lotta al capitalismo, mentre per molti è diventata una seconda casa...

  4. #54
    Lunga vita al Bolscevismo!
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    Citazione Originariamente Scritto da thematrix Visualizza Messaggio
    ma è proprio perchè Beppe Grillo rappresenta l'antipolitica che noi comunisti DOBBIAMO APPOGGIARLO...perchè ad oggi, solo l'antipolitica può essere quel combustibile che può spingere milioni di persone(a prescindere dall'appartenenza politica) ad abbattere questo sistema corrotto in sieme ai suoi politici fautori unicamente degli interessi padronali. Ricordatevi che non conta il mezzo, ma il fine, e un comunista deve essere pragmatico...Lenin non esistava mai, nei lunghi anni della sua propaganda semiclandestina, a girare per i posti più squallidi dove risiedeva l'autentica feccia di Russia...e sapete perchè? perchè sapeva che se questi milioni di uomini, in quel momento inconsapevoli, si fossero rivoltati contro il sistema, per quest'ultimo sarebbe stata la fine...ora, senza voler paragonare chiaramente la situazione della russia di fine 800 con la nostra attuale, nè certamente voler definire beppe grillo "feccia"(anzi tutt'altro), io dico che è il principio della sua zione politica che noi dobbiamo mutuare da Lenin. Perchè vedete, in una situazione come quella odierna, in cui tutti i partiti politici sono asserviti al sistema(e quindi sono nostri nemici), l'unica cosa che un vero rivoluzionario potrebbe fare è preparare una grande gigantesca bomba ideologica che travolga e distrugga tutto questo sistema che noi ributtiamo...e l'antipolitica è, ad oggi, l'esplosivo più potente che abbiamo. Esplosivo pericoloso e difficile da maneggiare, certo(perchè se lasciato ad altri e quindi indirizzato male, potrebbe indirizzare la gente verso posizioni sbagliate, magari razziste o xenofobe, oppure berlusconiane, come è già successo), ma esplosivo, l'antipolitica, che, se, indirizzata con cura, potrebbe permetterci di raggiungere risultati che mai avremmo sperato di raggiungere

    ecco la mia analisi su Beppe Grillo e l'antipolitica

    fuori i commenti
    Il tuo post è in parte condivisibile, ma il problema è che sono proprio le rivendicazioni del V-day (in particolare due a mio parere) a dover essere riviste... Alcune iniziative di Grillo si possono anche appoggiare (questa andrebbe prima approfondita e corretta), ma senza cadere nel populismo

  5. #55
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    Predefinito "Bomba" rivoluzionaria o egemonia gramsciana

    Citazione Originariamente Scritto da thematrix Visualizza Messaggio
    ma è proprio perchè Beppe Grillo rappresenta l'antipolitica che noi comunisti DOBBIAMO APPOGGIARLO...perchè ad oggi, solo l'antipolitica può essere quel combustibile che può spingere milioni di persone(a prescindere dall'appartenenza politica) ad abbattere questo sistema corrotto in sieme ai suoi politici fautori unicamente degli interessi padronali. Ricordatevi che non conta il mezzo, ma il fine, e un comunista deve essere pragmatico...Lenin non esistava mai, nei lunghi anni della sua propaganda semiclandestina, a girare per i posti più squallidi dove risiedeva l'autentica feccia di Russia...e sapete perchè? perchè sapeva che se questi milioni di uomini, in quel momento inconsapevoli, si fossero rivoltati contro il sistema, per quest'ultimo sarebbe stata la fine...ora, senza voler paragonare chiaramente la situazione della russia di fine 800 con la nostra attuale, nè certamente voler definire beppe grillo "feccia"(anzi tutt'altro), io dico che è il principio della sua zione politica che noi dobbiamo mutuare da Lenin. Perchè vedete, in una situazione come quella odierna, in cui tutti i partiti politici sono asserviti al sistema(e quindi sono nostri nemici), l'unica cosa che un vero rivoluzionario potrebbe fare è preparare una grande gigantesca bomba ideologica che travolga e distrugga tutto questo sistema che noi ributtiamo...e l'antipolitica è, ad oggi, l'esplosivo più potente che abbiamo. Esplosivo pericoloso e difficile da maneggiare, certo(perchè se lasciato ad altri e quindi indirizzato male, potrebbe indirizzare la gente verso posizioni sbagliate, magari razziste o xenofobe, oppure berlusconiane, come è già successo), ma esplosivo, l'antipolitica, che, se, indirizzata con cura, potrebbe permetterci di raggiungere risultati che mai avremmo sperato di raggiungere

    ecco la mia analisi su Beppe Grillo e l'antipolitica

    fuori i commenti
    Intervento interessante che diomostra però la completa estraneità alla tradizione del comunismo italiano della tua posizione. Voi parlate di bomba rivoluzionaria, noi la rifiutiamo (con le bombe va in brandelli la carne degli oppressi) e lottiamo democraticamente per giungere all'egemonia, gramscianamente intesa.

    Gramsci dice che " la supremazia di un gruppo sociale si manifesta in due modi, come 'dominio' e come 'direzione intellettuale e morale' [questo punto voi non l'avete MAI capito"; lo Stato stesso, poichè espressione diretta del gruppo dominante, si fonda e si regge su due elementi: a) la "dittatura", ovvero l'apparato di decisione e di coercizione rappresentato dalla "società politica"; 2) l' "egemonia" e l'organizzazione del consenso, dipendenti dalla "società civile" e attuate attraverso un apparato di "strutture ideologiche" e di istituzioni a cui spetta il compito della direzione culturale per conto della classe politica dominante.

    Operano nella società civile e nelle strutture ideologiche la scuola, la Chiesa, i partiti, i sindacati, la stampa, e così via, nonchè i funzionari dell'ideologia e della cultura, cioè gli intellettuali, fra i quali Gramsci fa rientrare tutti quelli che ricoprono ruoli sociali di educazione, formazione, organizzazione.

    L'egemonia è dunque il dominio di una classe sulle altre attraverso un'operazione di controllo culturale e ideologico e di esercizio del potere, in senso non tanto coercitivo, quanto di persuasione razionale, di influenza sul pensiero, sulla vita, sulla moralità, sulle abitudini sociali e culturali dei singoli.

    La conquista e la salvaguardia del potere da parte della classe dominante sono, per Gramsci, sempre più determinati dalla stretta connessione di egemonia e coercizione.

    L'esercizio dell'egemonia (tipico dei regimi liberali e parlamentari) è caratterizzato dalla combinazione e dall'equilibrio fra forza e consenso e la forza deve sembrare sempre giustificata dal consenso della maggioranza; quest'ultimo è espresso dagli organi di opinione pubblica (giornali e associazioni) che, a questo scopo, " vengono moltiplicati artificiosamente ". Poichè nell'epoca moderna, avverte Gramsci, " la categoria degli intellettuali [...] si è ampliata in modo inaudito " e questi appaiono ormai necessari al funzionamento dello Stato moderno, la lotta per la conquista e per il mantenimento dell'egemonia non si può risolvere nello scontro materiale delle classi, ma deve investire il piano culturale.

    Le trasformazioni rivoluzionarie non sono più immaginate, secondo le modalità tradizionali, come scontro diretto, violento, fra gruppi o classi sociali antagonisti. D'altra parte, per evitare conflitti pericolosi per la sua esistenza, la classe dominante favorisce una serie di trasformazioni volte ad adeguare la società allo sviluppo economico: si tratta di "rivoluzioni passive", tra cui rientra "l'americanismo".

    Per la costruzione di uno Stato alternativo a quello di stampo americanista, Gramsci vede il bisogno di un reale processo rivoluzionario e di una sistematica contrapposizione operaia mossa da un concreto " spirito di scissione ", rispetto al blocco sociale dominante.

    La conquista dell'egemonia e del potere da parte del proletariato è dunque indisgiungibile dallo scontro delle classi e dalla lotta proletaria, ma per far ciò la classe operaia ha bisogno di attirare a sè gli intellettuali "tradizionali" e di crearsi i propri intellettuali "organici".

    L'intellettuale nuovo deve dunque " mescolarsi attivamente alla vita pratica " e diventare dirigente politico (cioè "specialista + politico") proprio a partire dalla centralità del lavoro industriale nella società moderna.

    http://www.filosofico.net/gramsci34.htm
    Myrddin

  6. #56
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    Intervento interessante che diomostra però la completa estraneità alla tradizione del comunismo italiano del vostroc omunismo nazionalitario. Voi parlate di bomba rivoluzionaria, noi la rifiutiamo (con le bombe va in brandelli la carne degli oppressi) e lottiamo democraticamente per giungere all'egemonia, gramscianamente intesa.

    Gramsci dice che " la supremazia di un gruppo sociale si manifesta in due modi, come 'dominio' e come 'direzione intellettuale e morale' [questo punto voi non l'avete MAI capito"; lo Stato stesso, poichè espressione diretta del gruppo dominante, si fonda e si regge su due elementi: a) la "dittatura", ovvero l'apparato di decisione e di coercizione rappresentato dalla "società politica"; 2) l' "egemonia" e l'organizzazione del consenso, dipendenti dalla "società civile" e attuate attraverso un apparato di "strutture ideologiche" e di istituzioni a cui spetta il compito della direzione culturale per conto della classe politica dominante.

    Operano nella società civile e nelle strutture ideologiche la scuola, la Chiesa, i partiti, i sindacati, la stampa, e così via, nonchè i funzionari dell'ideologia e della cultura, cioè gli intellettuali, fra i quali Gramsci fa rientrare tutti quelli che ricoprono ruoli sociali di educazione, formazione, organizzazione.

    L'egemonia è dunque il dominio di una classe sulle altre attraverso un'operazione di controllo culturale e ideologico e di esercizio del potere, in senso non tanto coercitivo, quanto di persuasione razionale, di influenza sul pensiero, sulla vita, sulla moralità, sulle abitudini sociali e culturali dei singoli.

    La conquista e la salvaguardia del potere da parte della classe dominante sono, per Gramsci, sempre più determinati dalla stretta connessione di egemonia e coercizione.

    L'esercizio dell'egemonia (tipico dei regimi liberali e parlamentari) è caratterizzato dalla combinazione e dall'equilibrio fra forza e consenso e la forza deve sembrare sempre giustificata dal consenso della maggioranza; quest'ultimo è espresso dagli organi di opinione pubblica (giornali e associazioni) che, a questo scopo, " vengono moltiplicati artificiosamente ". Poichè nell'epoca moderna, avverte Gramsci, " la categoria degli intellettuali [...] si è ampliata in modo inaudito " e questi appaiono ormai necessari al funzionamento dello Stato moderno, la lotta per la conquista e per il mantenimento dell'egemonia non si può risolvere nello scontro materiale delle classi, ma deve investire il piano culturale.

    Le trasformazioni rivoluzionarie non sono più immaginate, secondo le modalità tradizionali, come scontro diretto, violento, fra gruppi o classi sociali antagonisti. D'altra parte, per evitare conflitti pericolosi per la sua esistenza, la classe dominante favorisce una serie di trasformazioni volte ad adeguare la società allo sviluppo economico: si tratta di "rivoluzioni passive", tra cui rientra "l'americanismo".

    Per la costruzione di uno Stato alternativo a quello di stampo americanista, Gramsci vede il bisogno di un reale processo rivoluzionario e di una sistematica contrapposizione operaia mossa da un concreto " spirito di scissione ", rispetto al blocco sociale dominante.

    La conquista dell'egemonia e del potere da parte del proletariato è dunque indisgiungibile dallo scontro delle classi e dalla lotta proletaria, ma per far ciò la classe operaia ha bisogno di attirare a sè gli intellettuali "tradizionali" e di crearsi i propri intellettuali "organici".

    L'intellettuale nuovo deve dunque " mescolarsi attivamente alla vita pratica " e diventare dirigente politico (cioè "specialista + politico") proprio a partire dalla centralità del lavoro industriale nella società moderna.

    http://www.filosofico.net/gramsci34.htm

    Matrix non si è mai dichiarato comunista nazionalitario. Credo sia più un maoista. Quindi direi che tutto il resto dell'analisi diventa inutile.

    A luta continua

  7. #57
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Matrix non si è mai dichiarato comunista nazionalitario. Credo sia più un maoista. Quindi direi che tutto il resto dell'analisi diventa inutile.

    A luta continua
    Scusa, mantengo l'analisi perchè penso non sia il solo a nutrire simili aspettative, ma prendo atto che la vostra posizione di comunisti nazionalitari è diversa sulla "bomba".
    Myrddin

  8. #58
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    Intervento interessante che diomostra però la completa estraneità alla tradizione del comunismo italiano della tua posizione. Voi parlate di bomba rivoluzionaria, noi la rifiutiamo (con le bombe va in brandelli la carne degli oppressi) e lottiamo democraticamente per giungere all'egemonia, gramscianamente intesa.

    Gramsci dice che " la supremazia di un gruppo sociale si manifesta in due modi, come 'dominio' e come 'direzione intellettuale e morale' [questo punto voi non l'avete MAI capito"; lo Stato stesso, poichè espressione diretta del gruppo dominante, si fonda e si regge su due elementi: a) la "dittatura", ovvero l'apparato di decisione e di coercizione rappresentato dalla "società politica"; 2) l' "egemonia" e l'organizzazione del consenso, dipendenti dalla "società civile" e attuate attraverso un apparato di "strutture ideologiche" e di istituzioni a cui spetta il compito della direzione culturale per conto della classe politica dominante.

    Operano nella società civile e nelle strutture ideologiche la scuola, la Chiesa, i partiti, i sindacati, la stampa, e così via, nonchè i funzionari dell'ideologia e della cultura, cioè gli intellettuali, fra i quali Gramsci fa rientrare tutti quelli che ricoprono ruoli sociali di educazione, formazione, organizzazione.

    L'egemonia è dunque il dominio di una classe sulle altre attraverso un'operazione di controllo culturale e ideologico e di esercizio del potere, in senso non tanto coercitivo, quanto di persuasione razionale, di influenza sul pensiero, sulla vita, sulla moralità, sulle abitudini sociali e culturali dei singoli.

    La conquista e la salvaguardia del potere da parte della classe dominante sono, per Gramsci, sempre più determinati dalla stretta connessione di egemonia e coercizione.

    L'esercizio dell'egemonia (tipico dei regimi liberali e parlamentari) è caratterizzato dalla combinazione e dall'equilibrio fra forza e consenso e la forza deve sembrare sempre giustificata dal consenso della maggioranza; quest'ultimo è espresso dagli organi di opinione pubblica (giornali e associazioni) che, a questo scopo, " vengono moltiplicati artificiosamente ". Poichè nell'epoca moderna, avverte Gramsci, " la categoria degli intellettuali [...] si è ampliata in modo inaudito " e questi appaiono ormai necessari al funzionamento dello Stato moderno, la lotta per la conquista e per il mantenimento dell'egemonia non si può risolvere nello scontro materiale delle classi, ma deve investire il piano culturale.

    Le trasformazioni rivoluzionarie non sono più immaginate, secondo le modalità tradizionali, come scontro diretto, violento, fra gruppi o classi sociali antagonisti. D'altra parte, per evitare conflitti pericolosi per la sua esistenza, la classe dominante favorisce una serie di trasformazioni volte ad adeguare la società allo sviluppo economico: si tratta di "rivoluzioni passive", tra cui rientra "l'americanismo".

    Per la costruzione di uno Stato alternativo a quello di stampo americanista, Gramsci vede il bisogno di un reale processo rivoluzionario e di una sistematica contrapposizione operaia mossa da un concreto " spirito di scissione ", rispetto al blocco sociale dominante.

    La conquista dell'egemonia e del potere da parte del proletariato è dunque indisgiungibile dallo scontro delle classi e dalla lotta proletaria, ma per far ciò la classe operaia ha bisogno di attirare a sè gli intellettuali "tradizionali" e di crearsi i propri intellettuali "organici".

    L'intellettuale nuovo deve dunque " mescolarsi attivamente alla vita pratica " e diventare dirigente politico (cioè "specialista + politico") proprio a partire dalla centralità del lavoro industriale nella società moderna.

    http://www.filosofico.net/gramsci34.htm
    innanzitutto preciso che, come ha detto sandinista, io non sono un comunista nazionalitario...mi definirei più semplicemente comunista e basta, o, più articolatamente, socialista i stampo marxista e luxembourghiano, nel mondo attuale con simpatia per le esperienze progressiste dell'america latina(chavez, morales...) e per i gruppi e i movimenti neomaoisti asiatici.
    non voglio entrare ora sul concetto di terrorismo o violenza, basta dire che comunque, a mio parere, in questo periodo storico la ia parlamentarista non serve a nulla, e lo dimostrano i fatti, cioè che la cosiddeta "sinistra radicale" in più di un anno di governo non ha ottenuto praticamente niente, al contrario ha dovuto più volte subire e ingoiare in silenzio(finanziaria lacrime e sangue, dal molin, permanenza in afghanistan etc....). Dunque secondo me la via parlamentare(o forse per meglio dire governativa) è inutile. Rimane dunque la piazza, che dovrebbe essere sempre nella mente di ogni buon comunista. Usare la piazza per far valere le proprie rivendicazioni non implica necessariamente violenza(parlo di questo tema perchè da quanto ho capito tu hai interpretato il mio termine "bomba" come sinonimo di violenza, mentre io la intendevo più che altro in senso metaforico), ma allo stesso tempo non implica sempre una rinuncia ad essa(come sostiene erroneamente bertinotti), poichè questi sono semplicemente due metodi di lotta diversi, ma egualmente utili. L'utilizzo dell'uno o dell'altro dipende dalla situazione. Detto questo, è chiaro che l'egemonia(o la costruzione del consenso, termine a me più caro) ad oggi la si costruisce molto meglio con la piazza che con i partiti(dato il fallimento degli stessi, e l'appiattimento pressochè totale dei medesimi al sistema borghese), ma essa va saputa costruire. Come? molto semplice, non appiattendosi sulle ideologie, ma partendo da temi concreti, dai bisogni reali e dalle ragioni della rabbia profonda della popolazione, per costruire consenso. Le esperienze latinoamericane insegnano: Chavez, ad esempio, non è stato seguito perchè lui si diceva comunista o socialista o altro, non è stato seguito per la sua ideologia(anzi, probabilmente una rigida appartenenza ideologica l'avrebbe ostacolato, ma naturalmente io non sto dicendo di trasportare la stessa cosa in italia, noi siamo comunisti ed è giusto rimanerlo), ma perchè dava risposte concrete e ai bisogni della popolazione: ed è questo che dovremmo fare noi, subito, perchè è questo che la popolazione recepisce...ed è questo il senso del mio intervento su beppe grillo, che evidentemente sa benissimo come cstruire consenso partendo da rivendicazioni concrete.
    L'egemonia culturale intesa come are sì che un giorno tutti si dicano convintamente comunisti e sappiano perfettamente la teoria marxista non è possibile, è un utopia, non si può trasformare tutta la popolazione in intellettuali, non è questo secondo me un significato di egemonia concretamente realizzabile: io mi accontenterei che la maggior parte delle persone ci apoggino per quello che facciamo, e che continuino a farlo finchè noi lavoriamo per i loro interessi: tutto qua, a prescindere che essi conoscano approfonditamente la teoria marxista o meno(che poi è sempre bene conoscere bene marx, è ovvio, ma la priorità deve essere quella di azione, azione e informazione insieme, ma mai relegare l'azione a "quando avremo costruito l'egemonia", perchè è con l'azione che la si costruisce).

 

 
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