La prima necessaria precisazione riguarda il corpus paolino, cioè l'insieme delle lettere che tradizionalmente si attribuisce all'apostolo Paolo. Noi ci troviamo davanti non ad un corpo, che è scritto dalla medesima persona, ma ci troviamo di fronte, ad un crescendo di fasi che ci mettono dinanzi un primo periodo, un secondo periodo e un periodo addirittura postpaolino, che è quello de Le lettere pastorali.
Noi abbiamo attestato il momento nel quale Paolo è testimone della parità di uomini e donne, di quella che si chiama con parola propria la
partnership missionaria, cioè uomini e donne sedotti dall'annuncio di Gesù, convinti che Gesù è risorto, e insieme testimoniano lo zelo per il Vangelo, la passione per il Vangelo. Per esempio, che queste donne ci fossero e fossero importantissime lo troviamo al Capitolo XVI della
Lettera ai Romani, che non soltanto ci raccoglie un elenco straordinario di donne, ma per queste donne degli aggettivi, delle espressioni di stima, che, se fossero state dette per maschi, li avrebbero fatti considerare dei personaggi eminentissimi della Chiesa delle origini.
A questa fase, che è quella in fondo sintetizzata dalla
Lettera ai Galati Capitolo 3 ,versetto 28: "In Cristo Gesù non c'è più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo e donna", noi abbiamo il manifesto della libertà cristiana, della parità cristiana.
Tra l'altro, una cosa molto interessante è che nella Scrittura uomo e donna sono espressi con tre termini diversi. Abbiamo un termine che è quello, si dice, eziologico, cioè spiega il significato del nome: Eva, madre dei viventi, Adamo il terroso. C'è quello che io dico indica l'identità di sesso ed è il nome con il quale la Scrittura dice la conformazione: la donna è la perforata, l'uomo è il puntuto. Quindi più chiaro di così si muore. Bene, in Galati 3; 28, Paolo usa proprio questo termine, che fa riferimento, diciamo, al discorso della morfologia sessuale. C'è ancora un'altra distinzione nominale, che è quella che alcuni chiamano della
identità di genere, ed è uomo - "uoma"(ovvero, alla lettera: "uomo dalla forma femminile"), ossia, in ebraico, la distinzione
'ish -
'ishsha che, nel linguaggio di Paolo, nella fattispecie, viene ad essere tradotto allorché Paolo parla dell'uomo come
ahnèr o come
antropos. "Antropos" è il termine più totalizzante. Dunque in Galati 3; 28 abbiamo indicato il discorso della identità sessuale con una piccola variante. Mentre prima è detto "né ... né", "né greco né giudeo, né schiavo né libero", la differenza, secondo Paolo, rimane: "Né ... e". Abbiamo un
uch -
'hai, cioè viene sancito il principio che non si dissolve la differenza, ma la differenza rimane a significare in fondo il dono fondamentale che l'uomo e la donna sono l'uno nei confronti dell'altro nel piano di Dio. Questo orizzonte che accetta la differenza, anche se poi la argomenta secondo queste forme, se vogliamo, pittoresche, cede invece in un'ulteriore periodo, che è quello nel quale la comunità cristiana accetta il modulo culturale dominante.
Lì arrivano i brani circa la soggezione della donna dei quali il più famoso è quello che dice che la donna viene dall'uomo e che l'uomo è il capo della donna. Paolo sta seguendo un'interpretazione rabbinica, che si lega alla lettura di Genesi 1 e 2. Genesi 1 dice: "A immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò". E dunque mette di fronte la differenza di genere nella reciprocità ed è stupendo. Mentre il testo di Genesi 2 racconta questa fatica di Dio che prima plasma l'uomo, poi l'uomo non trova reciprocità, gli animali sono tutti accoppiati, lui dà loro il nome, ma non trova uno che gli sia simile. Allora la narrazione dell'operazione chirurgica, dal suo porre su Adamo e dell'uomo tratto dalla costola. Bene, non si sa perché, nella interpretazione il primo racconto, che è molto bello, molto liturgico, molto ottimistico - ritorna continuamente il tema del bello e del buono -, è stato messo da parte, mentre si è tutto costruito su questo secondo, tra l'altro immaginando che, per il fatto che Eva è stata creata per seconda, per ciò stesso, sia, per natura, sottoposta all'uomo. In realtà si è proiettato nel racconto quello che era la presunzione che l'uomo aveva di sé. Difatti esiste - ed è simpaticissima - una cosiddetta tradizione alternativa, che per esempio troviamo anche in Ambrogio di Milano, che sostiene che la donna invece è superiore all'uomo, perché l'uomo è stato fatto dalla terra, la donna è stata fatta dalla carne di Adamo. Adamo fu creato fuori dal giardino, Eva è stata creata nel giardino, eccetera, eccetera. Le risparmio il tutto... però si accorgerà di certo come lo stesso fatto si prestava a interpretazioni diverse. E comunque Paolo assume questa che è una delle interpretazioni rabbiniche relative al rapporto uomo e donna.
Detto questo mi fermo perchè mi accorgo di aver scritto troppo, di aver risposto ampiamente alle sue obiezioni e, con piacere, constato di avere nonostante il caldo ferragostano la memoria molto fresca.