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Discussione: Donne prete

  1. #121
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    "Abbiamo già sufficiente religione per farci odiare, ma non abbastanza per farci amare gli uni gli altri" Rev. Jonathan Swift
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    Citazione Originariamente Scritto da Canonista Visualizza Messaggio
    Ti stai sbagliando di grosso.
    John Broadhurst è Vescovo anglicano di Fulham, nonchè alla guida del movimento Forward in Faith che combatte legittimamente all'interno della Chiesa Anglicana ogni tipo di ordinazione femminile.
    Lefebvre era invece un vescovo scismatico ed eretico, quindi le sue posizioni nulla hanno a che fare con la Chiesa Cattolica.
    Hai ragione, il mio esempio è più calzante riproponendolo col nome del Card. Ottaviani (in comunione seppur da becero reazionario), ti risparmio la sua famosa frase sul Concilio che già conoscerai.



    Citazione Originariamente Scritto da Canonista Visualizza Messaggio
    Anche qui le cose sono molto diverse.
    I sacerdoti che abbandonano la Chiesa Cattolica lo fanno per motivi personali perchè non vogliono lasciare il loro ministero sacerdotale e vogliono vivere con una donna e avere una famiglia.
    Bisognerebbe sicuramente rivedere il celibato sacerdotale (io sarei favorevole) anche in campo cattolico, ma qui non stiamo discutendo di questo.

    Chi ha abbandonato la Chiesa Anglicana lo ha invece fatto perchè ha considerato eretica e in rottura con la Tradizione la scelta delle ordinazioni femminili.
    Mi dispiace ma nel corso della storia i sacerdoti e vescovi che hanno abbandonato la comunione con la sede di Roma lo hanno fatto per vari motivi ma uno era sempre presente: le modalità di gestione del Papato in aperta rottura della Tradizione dei primi secoli nei quali era primus inter pares legando così con un fil rouge Michele Cerualrio con Utrecht.

    Ricorda quanto scriveva S. Gregorio Magno ad Eulogio, Papa di Alessandria:

    "Vostra Santità... voi mi scrivete dicendo ‘Come avete comandato’. Questa parola, ‘comando’, io vi prego di allontanarla dal mio orecchio, perchè voi sapete chi sono io e chi siete voi: perchè, in quanto a posizione, voi siete miei fratelli, quanto a virtù, padri miei...
    "...nella prefazione della lettera che mi avete indirizzato, nonostante ve lo avessi proibito, avete ritenuto opportuno fare uso di un titolo superbo, chiamandomi ‘Papa Universale’. Ma io prego la Vostra Soavissima Santità di non farlo più, perchè ciò che voi date ad un altro oltre il ragionevole limite, voi lo sottraete a voi stesso... Perché se Vostra Santità mi chiama Papa Universale, voi negate a voi stesso ciò che voi date a me nel chiamarmi universale...”
    (Libro VIII; Lettera XXX)

    Anche nei casi di cui ti ho parlato la vocazione coniugale è solo uno degli aspetti (per la cronaca la Chiesa Anglicana non accoglie sacerdoti fuoriuscenti dalla Sorella Cattolica per la sola volontà di sposarsi... non siamo il refugium sacerdotis uxoranti!)



    Citazione Originariamente Scritto da Canonista Visualizza Messaggio
    E' inutile che nascondi la situazione che conosci benissimo. Nella vostra Chiesa c'è il caos più totale. E il povero Rowan Williams sta facendo i salti mortali per tenere unita la Comunione.
    Sono felice di comunicarti che forse, e ripeto, forse della Chiesa Anglicana ne so qualcosa... Il caos di cui tu parli, lo ripeto per la terza volta, è sorto da una incomprensione o differenza di sensibilità riguardo alla morale sessuale fra il Primate nella Nigeria Akinola e la Primate degli Stati Uniti Schori. Ma di comune accordo col buon Williams (che data l'età e lo scarso allenamento trovo difficle possa prodursi in salti carpiati) hanno deciso di "sospendere le ostilità" fino all'estate prossima dove, alla presenza dell'intero episcopato anglicano, la questione verrà affrontata con franchezza nella ricerca di una soluzione comune.

    Se me lo chiedi, comunque, sarò felice di ripeterlo una quarta volta.


    Citazione Originariamente Scritto da Canonista Visualizza Messaggio
    Dai, non pensi che io non conosca queste regole base...?
    Sorry



    Citazione Originariamente Scritto da Canonista Visualizza Messaggio
    Anche qui ti sbagli, facendo confusione.
    Un sacerdote (sposato) orientale può celebrare Messa e gli altri sacramenti senza problemi anche nella diocesi latine.
    D'altronde è ciò che fanno regolarmente anche sacerdoti sposati latini, che hanno avuto tale dispensa perchè convertiti dal protestantesimo.
    Scusami, forse non mi sono spiegato chiaramente. Io mi riferivo la "doppio binario" di teologia sacramentale cavalcato dalle due diverse Chiese Cattoliche: la latina e l'orientale.

    Battesimo: la latina lo celebra per effusione, l'orientale per immersione. E tu saprai certamente che non è una mera questione di "forma liturgica" quando per secoli Costantinopoli e Roma si sono accese sulla validità o meno del battesimo di quanti "spruzzati" con l'acqua, invece di essere immersi in essa. Questioni teologiche, ripeto, non formali. Ma qui sembra che il paradosso coesista benissimo... purchè sotto un unica tiara.

    S.Eucarestia: la latina la celebra sotto un unica specie e con pane non lievitato, l'orientale la celebra sotto due specie e con pane lievitato. Anche
    qui la questione riguarda sempre la sostanza teologica sacramntale, si parla di validità del Sacramento stesso nei vari scritti in materia nel corso della storia del Cristianesimo.
    Basti approfondire le difficoltà di dialogo teologico con le quali la stessa Ortodossia (che ovviamente la amministra come le Chiese Cattoliche Orientali) ancora oggi affronti il confronto in materia riguardo a questo segno "zoppo" amministrato dalla Chiesa cattolica latina... ma, di nuovo, tale ossimoro sembra non essere rilevato per tale sistema del "doppio binario".


    Citazione Originariamente Scritto da Canonista Visualizza Messaggio
    Le diocesi volanti anglicane (con i relativi vescovi) sono invece state create ad hoc per questa situazione, cioè per quelle persone che non tollerano l'ordinazione femminile.
    Quanto scritto sopra si ricollega a questo passaggio.
    Se la Provincia Anglicana d'Inghilterra ha deciso, con mezzi sinodali, di ammettere questa doppia amministrazione per non oscurare da un lato genuine vocazioni femminili al sacerdozio e dall'altro per non irritare sensibilità di fedeli e pastori più legati alla tradizione (), sta applicando il medesimo principio del "doppio binario", solo che in questo caso, si parla di ecclesiologia e non di teologia sacramentaria (come nell'esempio portato sopra) e quindi la portata teologica della questione è sensibilmante più inferiore.


    Citazione Originariamente Scritto da Canonista Visualizza Messaggio
    A mio avviso è solo un gioco di ipocrisia: ok, donne, diventate pure preti, ma non fatevi vedere nella mia diocesi...
    Se questa la chiami ipocrisia come dovremmo chiamare tutta la becera storia dell'Uniatismo. Con sacerdoti latini travestiti da orientali per rubare nottetempo pecore ai Patriarchi Ortodossi...
    Attenzione ad usare il termine "ipocrisia"...


    Questa questione delle Diocesi con differente sensibilità, e conseguente differente amministrazione, ma medesima unità di Fede in Cristo Gesù e in tutti i Dogmi dei primi 7 Concili della Chiesa indivisa, ecc. ecc., è frutto di un concetto semplice: i Vescovi qui sono ancora Pastori con le medesime facoltà che avevano nei primi secoli cristiani. Non sono diventati passacarte di Canterbury, né vengono eletti o rimossi da Canterbury, hanno ancora piena dignità pastorale ed ecclesiale ed in base a questa agiscono, sempre nel rispetto della sensibilità dei fedeli a loro affidati, della formazione teologica ricevuta e nel rispetto del Codice di Diritto Canonici redatto ed approvato collegialmente.

    L'unità cui fai riferimento tu non deve essere intesa come mortificazione o annullamento dei localismi (come avvenne alla Conferenza Episcopale delle Hawaii che attese circa dieci anni prima che Roma decidesse che il Messale in lingua hawaiana era stato tradotto bene... come se Roma conoscesse l'hawaiano meglio di Honolulu e dei suoi Vescovi Cattolici), né come strumento di asservimento di questo o quel Vescovo ad ordini di scuderia (seppur all'interno di un margine ragionevole).
    Non credo che né S. Pietro, né S.Lino, S.Cleto, S.Clemente, S.Sisto egli altri primi Papi di Roma avrebbero mai potuto approvare il famoso andante medioevale: Roma locuta, questio soluta...


    Citazione Originariamente Scritto da Canonista Visualizza Messaggio
    L'ordinazione delle donne è rottura della Tradizione. Te lo dicono anche gli Ortodossi, che di Tradizione se ne intendono bene...
    L'oirdinazione delle donne è sicuramente rottura della tradizione (non della Tradizione) ma lo furono molto di più (in termini eminentemente teologici ed ecclesiologici) la pretesa di un centralismo assolutistico mai visto nei secoli precedenti....

    Anche questo te lo dicono gli Ortodossi, che di Tradizione se ne intendono bene...

  2. #122
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    Citazione Originariamente Scritto da Canonista Visualizza Messaggio
    L'ordinazione delle donne è rottura della Tradizione. Te lo dicono anche gli Ortodossi, che di Tradizione se ne intendono bene...

    Noto che hai appena abbandonato la concezione cattolico-romana di Tradizione, optando per la concezione cristiano-ortodossa, legittima, ma essenzialmente diversa da quella romana.

    A questo punto mi aspetto che in base al concetto ortodosso di Tradizione tu rinneghi anche tutte le altre aggiunte fatte dalla Chiesa di Roma e da quelle che glielo hanno consentito: dal Purgatorio, alle indulgenze, dal riconoscimento dell'assoluta supremazia del Papa sul Concilio, dalla giurisdizione non mediata, diretta e assoluta su tutti i cristiani, dall'infallibilità papale, dell'obbligo assoluto di celibato...

    Inoltre, con questo ragionamento si potrebbe anche abbandonare la nostra concezione delle Scritture, perchè ad esempio "i protestanti se ne intendono bene...".

    Nella concezione cattolica non è sufficiente dire "si è sempre fatto così, quindi non si può cambiare".
    Intanto si dovrebbe dimostrare "che si è SEMPRE fatto così". Infatti nelle origini cristiane, quando ancora il sacerdozio non era "istituzionalizzato" e rigidamente definito, le donne assumessero ruoli di comando e di apostolato oggi impensabili. Ciò è testimoniato anche dalle Scritture.
    Inoltre si dovrebbe dimostrare "che si è SEMPRE fatto così, perchè Dio volle così".
    Infine si dovrebbe dimostrare "che tale volontà di Dio era da riferirsi per sempre".

    Ora pare che alla luce delle Scritture ci sia ampio margine per affermare l'esatto opposto e cioè che la pari dignità delle donne non si deve riflettere solo in ambito giuridico-sociale, ma anche ecclesiale, se tale dignità significa nella Chiesa non un privilegio, ma un servizio.

    Il motto "si è SEMPRE fatto così" non è stato applicato in numerosi casi. Vedi, ad esempio l'obbligo del celibato, che non è giuridicamente esistito per molti secoli e fin dalle origini. Fu invece gradualmente imposto dal papato.

    Come dice Thomas, si deve distinguere ciò che nella Tradizione è stato mantenuto di umano, o che comunque poteva essere compreso come valida testimonianza cristiana in un tempo definito, ma non come immutabile nei tempi, cioè come espressione di una risposta alla volontà divina in un determinato momento storico.

    Non credo che ad esempio la confessione "pubblica" delle prime ere cristiane sia applicabile oggi. Ma a quei tempi rispondeva effettivamente alla comprensione del mondo e alle relazioni sociali.
    Il metodo odierno probabilmente non sarebbe stato adatto all'epoca, come oggi non lo è più quello di un tempo.

    Lo Spirito Santo ci aiuti a comprendere che Scritture, Tradizione e Chiesa sono mezzi per l'espressione e l'efficace comunicazione dell'unica Parola di Dio: che è Gesù Cristo.

    Pace & bene.

  3. #123
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    Predefinito Donne prete e teologia della schiavitù

    La teologia della schiavitù

    E’ istruttivo studiare lo sviluppo della teologia in una questione come quella della schiavitù. Nell’antichità e nella società feudale del Medioevo la schiavi tu era un fatto considerato normale e accettato da tutti. Perfino i vescovi e i superiori di monasteri possedevano migliaia di schiavi di entrambi i sessi; che venivano impiegati in attività artigianali o nella coltivazione della terra; in alcuni paesi la Chiesa era la maggiore latifondista e proprietaria di schiavi. Con la conquista del Nuovo Mondo, il commercio degli schiavi venne esteso anche a quei paesi. Con la bolla del 1454, la "Romanus Pontifex", Papa Nicola V diede il suo avallo alla pratica di ridurre in schiavitù le popolazioni dei territori conquistati. Negli Stati Pontifici esistette la schiavitù sino alla fine del XVIII° secolo, e in alcune istituzioni ecclesiastiche perdurò fino al 1864 (16).
    La schiavitù era un fenomeno del suo tempo e dovrebbe essere giudicata nel suo contesto sociale; ma è istruttivo constatare come la teologia di allora la giustificasse con argomenti tratti dalla Bibbia e dalla Tradizione. Il desiderio della libertà da parte degli schiavi veniva considerato come una mancanza di umiltà, come una renitenza ad accettare il modo in cui Dio aveva disposto le cose. Si esortavano gli schiavi a non preoccuparsi della propria libertà terrena, ma di pensare piuttosto alla propria vita spirituale. "Noi misuriamo tutte le cose umane non col metro del corpo, ma con quello dello spirito". Si faceva osservare che Gesù stesso aveva accettato l’istituzione della schiavitù, poiché aveva parlato degli schiavi in alcune parabole (ad es. in Lc 12, 42 e 17, 7) e che Paolo aveva comandato agli schiavi di sottomettersi volontariamente ai loro padroni in uno spirito di umile obbedienza (1 Tim 6, 1,- Ef 6, 6-7, ecc.).
    Perfino grandi teologi come Tommaso d’Aquino, Alberto il Grande e Duns Scoto difesero la schiavitù con argomenti teologici. Nel XVII° secolo ci furono moralisti che arrivarono al punto di sostenere che il diritto di possedere schiavi faceva parte della dottrina cattolica: "E’ certamente di fede (de fide) che questo tipo di schiavitù in cui un uomo serve il padrone come schiavo è del tutto legittimo. Ciò e provato dalla Bibbia (Lev 25, 39-55; 1 Pt 2,18; 1 Cor 7, 20-24; Col 3, 11-22; 1 Tim 6,1-10...) ed è anche dimostrato dalla ragione, perché non è irragionevole che come le cose conquistate in una guerra giusta passino sotto il potere e la proprietà dei vincitori, così anche i prigionieri fatti in una guerra giusta diventino schiavi di chi li ha catturati... Tutti i teologi sono unanimi su questo punto. " (17)
    Un teologo coraggioso, il missionario domenicano Bartolomeo De Las Casas, che si era opposto a questa linea di pensiero del suo tempo affermando che "nessuno può essere privato della libertà, e nessuno può essere ridotto in schiavitù" fu deriso e messo a tacere (18). Solo dopo che gli abolizionisti ebbero vinto le più cure battaglie contro la schiavitù anche la teologia comincio a destarsi dal suo torpore e a riesaminare le implicazioni di quell’abbattimento delle barriere che era stato compiuto da Cristo. (19) Il pieno riconoscimento ecclesiastico di ciò si ebbe solamente nel Concilio Vaticano II, il quale rivendicò l’eguaglianza fondamentale di tutti gli esseri umani e invito tutti a non risparmiare alcuno sforzo per bandire ogni traccia di schiavitù sociale e politica, e per salvaguardare i fondamentali diritti umani sotto qualsiasi sistema politico (Gaudium et Spes, 29). Potremmo essere tentati di inorgoglirci a sentire un così nobile invito. Che un documento ufficiale contenga una dichiarazione del genere, è certo un fatto positivo; dobbiamo però ammettere che non si tratta poi di una grande conquista, al giorno d’oggi... Come Chiesa, non dovremmo piuttosto sentirci orgogliosi di quei rari pensatori e pastori che confutarono la legittimità della schiavitù per ragioni teologiche, quando l’opinione comune laica ed il pensiero ecclesiastico erano invece favorevoli a questa istituzione? Qual’è la migliore teologia, quella che accetta i fatti e tollera le situazioni esistenti, oppure quella che ha il coraggio di confrontare le opinioni tradizionali con le esigenze obiettive del Vangelo?
    Vi è un rapporto molto stretto tra l’accettazione della schiavitù e la discriminazione contro la donna. Nello stesso passo sopra citato, il Concilio Vaticano II afferma che "ogni genere di discriminazione nei diritti fondamentali della persona, sia in campo sociale che culturale, in regione del sesso, della stirpe, del colore, della condizione sociale, della lingua o religione deve essere superato ed eliminato come contrario al disegno di Dio. In verità ci si deve rammaricare perché questi diritti fondamentali della persona non sono ancora dappertutto garantiti, come quando si negasse alla donna la facoltà di scegliere liberamente il marito e di abbracciare il suo stato di vita, oppure di accedere ad un’educazione e cultura pari a quella che si riconosce all’uomo".

    L’escludere la donna dai ministeri della Chiesa non può mancare di apparire come una chiara forma di discriminazione ecclesiastica. E’ mio parere, condiviso da altri biblisti e teologi, che le ragioni teologiche addotte per giustificare l’esclusione delle donne dal sacerdozio siano fondamentalmente un tentativo di giustificare lo statu quo, e che si basino su un’errata interpretazione del messaggio del Nuovo Testamento. Perciò - anche se ciò potrà sconcertare qualcuno - la discussione deve continuare, finché la verità venga riconosciuta ed accettata nella sua interezza.

    NOTE
    1. First Vatican Council, Constitutio de Fide Catholica, ch. 4, in Enchiridion Symbolorum, ed. H. DENZINGER, Freibourg, Herder, 1955 (30 ed.), no. 1795-1800.
    2. F.A. SULLIVAN, De Ecclesia, vol. I, Rome 1963, pagg. 355- 357.
    3. `Decree on the Means of Social Communication,' no. 8; Vatican Council 11, l.c. pg 286; see also the Pastoral Instruction of 29 January 1971, in which the same idea is elaborated, especially no. 26, pg 303; no. 125, pg 333.
    4. K. RAHNER, `Magisterium' in Sacramental Mundi, ed. K. RAHNER, London 1969, vol. III, pg 357.
    5. K. RAHNER. ib. 8.
    6. Pubblicato in L'Osservatore Romano 2 October 1966.
    7. G. BAUM, `The Magisterium in a Changing Church,' Concilium 1 (1967) no. 3, pagg. 34-42; here pg 42.
    8. `Decretum de Authentia Textus I Jo 5, 7,' Acta Sanctae Sedis 29 (1896-1897) pg 637.
    9. E. MANGENOT, Dictionnaire de la Bible, vol.III, Paris 1898, col. 1197. M. HETZENAUER, Novum Testamentum Greaco-Latinum, Innsbruck 1898, vo1.II, pg. 387. For a classical discussion of the verse, see e.g. SIMONDORADO, Praelectiones ad Usum Scholarum, Novum Testamentum, vol II, Madrid 1952, pagg. 440-442. It is worth recording that the same arguments now generally accepted had already been published by Catholic scholars before the Holy Office issued the Decree. Cf. R. CORNELY, Historica et Critica Introductio in Utriusque Testaments Libros Sacros, vol III, Paris 1886, pagg. 668-681.
    11. A. LOISY, Memoires pour servir à l’Histoire religieuse de notre Temps, vol I, Paris 1930, pg 437.
    12. Letter to Wilfred Ward, published in the Guardian of 9th June 1897.
    13. Degni di nota: A. BLUDEAU who wrote articles in Der Katholik (1902-04) and in Biblische Zeitschrift (in 1903 and 1915); K. KUNSTLE, Das Comma Johanneum auf seine Herkunft untersucht, Freibourg 1905.
    14. `The Decree had been issued to bring to order the audacity of some private scholars who seemed to presume to have the right either to reject the authenticity of the comma joannaeum or at least to call it into doubt. The Decree had not in the least the aim to forbid that Catholic writers should study the question further...' 2 June 1927. Enchiridion Biblicum, Naples 1956, ed. 3, no. 136 (121).
    15. Maggiori informazioni su tutti i retroscena della decisione sono fornite da S. LYONNET in ‘Le verset des Trois temoins celestes en 1 Jean 5, 7 et les decisions du Saint-Office’, Rome 1963 (manuscritto, non pubblicato per quanto ne so).
    16. J. KAHL, `The Church as Slave-owner,' in The Misery of Christianity, Penguin 1971, pagg. 28-33 (traduzione dal tedesco Das Elend des Christentums, Hamburg 1968).
    17. LEANDER, Quaestiones Morales Theologicae, Lyons 1668- 1692, Tome VIII, De Quarto Decalogi Praecepto, Tract. IV, Disp. I, Q. 3. `
    18. BARTHOLOMEW DE LAS CASAS, ‘Discourse against Juan Queredo, Bishop of Darien’, 1519, in L. HANKE, Aristotle and the American Indians, New York 1959, pg 17.
    19. Una buona panoramica di tutta la questione è data per J. F. MAXWELL, `The Development of Catholic Doctrine concerning Slavery,' World Justice 11 (1969-70) pagg. 147-192; 291 324. Egli osserva che ancor nel XVIIIo e XIXo secolo la maggioranza dei moralisti ‘approvati’ continuò ad appoggiare la schiavitù con gli argomenti teologici tradizionali.



    Testo originale inglese: Did Christ Rule Out Women Priests? di John Wijngaards, McCrimmons, Great Wakering 1977.
    Edizione indiana, ATC, Bangalore 1978. Edizione olandese, KBS, Brugge 1979.
    Traduzione italiana di E. L. Lanzarini, 1981.

  4. #124
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    premesso che, come gia' detto, sono contrario all'ordinazione sacerdotale delle donne per tutta una serie di motivi, devo dire che fortunatamente ho acquistato una sorta di sereno distacco nel giudicare le cose storiche relative anche alla storia degli uomini e degli uomini di Chiesa; Altrimenti, leggendo certe cose (la giustificazione della schiavitu'), precipiterei in un profondo sconforto.
    il discorso "erano altri tempi" vale sino a un certo punto, perche' Bartolomeo de Las Casas non e' un mio contemporaneo.
    Vero, ma appunto per questo all'epoca sarebbe stato considerato un "modernista". Appunto perchè la sua teologia non era tradizionalistica, ma fondata sulla Tradizione che sempre deve essere depurata dal Vangelo.

    Ciò che non impedì di guardare oltre la "giustificazione" della schiavitù, molto più evidente nei testi biblici, non impedirà e non dovrà impedire di chiudere definitivamente questo ministero, questo servizio alle donne, dove la Bibbia tace completamente su un possibile divieto, mentre non pochi sono i passi in cui si evince che le donne possono assolutamente servire la Chiesa in questa forma.

    Il resto non è Tradizione, ma tradizione o peggio tradizionalismo.

    Pace & bene

  5. #125
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    Predefinito Che cosa dice effettivamente Roma?

    Che cosa dice effettivamente Roma?



    L'atteggiamento di chiusura assunto dal Vaticano contro il sacerdozio femminile è stato molto pubblicizzato e, temo, ampiamente criticato. Eppure non si ha ancora un quadro chiaro di ciò che Roma ha detto effettivamente. Vengono citate alcune frasi qua e là, ma non si riesce a farsi un'idea precisa delle argomentazioni sviluppate nel documento.
    Che il Papa si rifiuti di ammettere le donne al sacerdozio è evidente. Ma per quali motivi assume questo atteggiamento? È vero che egli dice che solo un maschio può rappresentare Gesù? Una simile asserzione ha un fondamento nelle Sacra Scrittura?
    La mia analisi della posizione ufficiale del Vaticano si baserà su due documenti, la così detta ‘Dichiarazione sulla questione dell’ammisione delle donne al sacerdozio ministeriale [= Inter Insigniores], pubblicata dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede 1l 27 gennaio 1977, e il commento ufficiale al testo, pubblicata dalla medesima Congregazione nella stessa data (20). Per spiegare il contenuto del documento nel modo più semplice possibile, lo riformulerò con mie parole, citando i passi ‘chiave’ dal documento ogniqualvolta sarà possibile. Ecco dunque una traccia di ciò che contiene il documento.
    In tutto il mondo le donne stanno gradualmente assumendo nella società il posto che loro compete di diritto. Anche nella Chiesa le donne stanno assumendo un ruolo più attivo nelle varie forme di apostolato. E la Chiesa si rallegra di ciò; nei documenti vaticani si insiste molto sulla necessità di eliminare ogni discriminazione contro la donna.
    Assieme a questi sviluppi positivi, pere, emerge una tendenza preoccupante, ed è l’aspettativa condivisa da molti - che un giorno anche le donne verranno ammesse al sacerdozio. L’ordinazione di donne nelle chiese protestanti e specialmente in quelle appartenenti alla Comunione Anglicana ha contribuito a rafforzare tali speranze negli ambienti cattolici. Prima che le cose vadano troppo in là, è opportuno chiarire che dottrinalmente non c’e posto per lä donna sacerdote nella Chiesa cattolica. Ciò però non deve essere interpretato come una forma di discriminazione, ma è semplicemente una decisione di fatto, nel piano della salvezza, che i sacerdoti debbano essere scelti tra gli uomini e non tra le donne.


    E’ bensì vero che la Sacra Scrittura non insegna esplicitamente che il sacerdozio è riservato al sesso maschile. Ma allora qualcuno potrà domandarsi da che cosa si può dedurre l’esclusione delle donne dal ministero sacerdotale? La si può dedurre, con certezza pratica, dalla convergenza dei seguenti fatti:
    1. Gesù Cristo ha scelto soltanto maschi come apostoli. E’ ovvio che l’ha fatto con un’intenzione ben precisa, e in tal modo ha stabilito una norma.
    2. La Chiesa ha sempre seguito l’esempio di Cristo; sia nei tempi apostolici che nelle epoche successive sono state ordinate al sacerdozio soltanto persone di sesso maschile.
    3. Il sacerdote è il segno sacramentale della presenza di Cristo nella celebrazione dell’Eucaristia. Un maschio può meglio rappresentare Cristo, perché anche Cristo era maschio.
    Tra coloro che seguivano Gesù c’erano molte donne, perciò non sì può dire che Cristo condividesse i pregiudizi sociali dei suoi contemporanei; se avesse voluto avrebbe potuto facilmente introdurre donne tra i Dodici. Se ha scelto soltanto uomini, deve averlo fatto di proposito.Gli apostoli hanno continuato questa tradizione; per sostituire Giuda "non fu chiamata Maria, ma Mattia". Benché molte donne avessero avuto un ruolo di primo piano nella fondazione di nuove comunità cristiane, nessuna donna fu mai posta a capo di una comunità come sacerdotessa. Paolo inoltre dice che le donne non devono parlare nelle assemblee (1 Cor 14, 34-35; 1 Tim 2, 12). Questi passi non si riferiscono ad un costume culturale transitorio, come quello che comanda alla donna di velarsi il capo (Cor 11, 2-16), ma sembrano riferirsi ad un ruolo specifico che nella Chiesa e riservato agli uomini per sempre.
    Se dunque è stato desiderio di Cristo che solo i maschi possano ricevere il sacramento dell’ordine, la Chiesa non può farci nulla; essa non può cambiare la sostanza di un segno sacramentale. Gesù avrebbe potuto scegliere varie sostanze per i sacrarmenti, di fatto, però, ha. scelto l’acqua per il battesimo, il pane e il vino per l’eucaristia. La scelta di maschi per il sacerdozio dev’essere vista come una scelta altrettanto specifica di un segno sacramentale. La Chiesa non può allontanarsi dalle norme imposte da Cristo.
    Il Verbo, incarnandosi, ha preso necessariamente una forma specifica; teoricamente avrebbe potuto incarnarsi e vivere in mezzo a noi come donna, e allora la situazione sarebbe stata completamente diversa, ma siccome di fatto Cristo si è incarnato come maschio, è più naturale che nella comunità eucaristica egli sia rappresentato da un maschio. Ciò è anche conforme a quel generale simbolismo biblico, secondo il quale Cristo e lo sposo e la comunità e la sposa.


    "Non si deve mai trascurare questo fatto che Cristo è un uomo... nelle azioni che esigono il carattere dell’Ordinazione ed in cui è rappresentato il Cristo stesso, autore dell’Alleanza, sposo e capo della Chiesa, nell’esercizio del suo ministero di salvezza - e ciò si verifica nella forma più alta nel caso dell’Eucaristia - il suo ruolo deve essere sostenuto da un uomo, il che a questi non deriva da alcuna superiorità personale nell'ordine dei valori, ma soltanto da una diversità di fatto sul piano delle funzioni e del servizio."

    Le cose che Roma non dice


    Ovviamente il documento vaticano si ispira alle argomentazioni dei teologi della scuola tradizionale però non ripete tutti gli argomenti tradizionali: evidentemente c’e stato un processo di selezione. Può essere interessante fare una breve menzione dei due principali argomenti che il documento non ha ritenuto opportuno riprendere.
    Il primo argomento riguarda l’osservazione che nella Bibbia Dio Padre e sempre descritto con termini maschili (Gen 18, 1-2; Is 6, 1-3; Dan 7, 9). I1 maschio, si diceva in passato, e una migliore immagine della divinità proprio per il suo sesso maschile; perciò è natura le che tocchi agli uomini, e non alle donne, parlare ed agire in nome di Dio.
    L’uomo, si diceva, è superiore alla donna ed è il capo della famiglia (Sir 25, 13-24; Ef 5, 21-23; Col 3, 18). E’ stato Dio stesso che ha sottomesso la donna all’uomo nella creazione (Gen 3, 16; Cor 11, 3; Ef 5, 23). Se la donna è subordinata all’uomo nella vita familiare di tutti i giorni e negli affari secolari, a maggior ragione deve essergli sottomessa nelle questioni religiose.
    E’ certamente significativo che un argomento del genere sia stato omesso. Anzi il documento arriva a riconoscere che la teologia del passato nutriva pregiudizi contro la donna. "E’ pur vero che nei loro scritti si può rintracciare l’innegabile influsso di pregiudizi sfavorevoli alla donna ... I maestri della Scolastica, nel tentativo di chiarire con la ragione i dati della fede presentano sovente su questo punto argomentazioni che il pensiero moderno difficilmente potrebbe ammettere, o che addirittura rifiuterebbe a buon diritto."
    Oggi molti studiosi sano persuasi che la scelta di uomini per il sacerdozio, compiuta da Cristo, dagli apostoli e dalla Chiesa in passato, non ha alcun significato dottrinale ma riflette unicamente la diversa posizione sociale di cui godevano gli uomini allora. Il documento, pure, nega ripetutamente la validità di questo argomento. "Gesu Cristo non ha chiamato alcuna donna a far parte dei Dodici. Se ha fatto così, non é stato per conformarsi alle usanze del suo tempo". E dice ancora: ‘Nessuno ha mai provato - ed e, senza dubbio, impossibile provarlo - che questo atteggiamento (di Cristo) si ispiri solamente a motivi socio-culturali. " E infine: "Questo condizionamento socio-culturale non avrebbe trattenuto gli Apostoli nell’ambiente greco, dove queste discriminazioni non esistevano".
    Ed è qui che entriamo nel punto cruciale del dibattito. Se vogliamo prendere sul serio il documento romano (e non c’e motivo di non farlo), dobbiamo ammettere che l’esclusione delle donne dal sacerdozio si fonda non su un pregiudizio sessista, ma su un fatto storico (Cristo non ha scelto donne) spiegato come una norma universale (le donne non possono essere sacerdoti). La domanda scottante e proprio questa: è esatta tale interpretazione?La preferenza di Cristo per gli uomini fu una scelta pratica, suggerita dalle aspettative della società del suo tempo, oppure rappresentò proprio una preferenza dottrinale, che stabiliva un principio valido per sempre? I1 sesso maschile dei ministri della Chiesa primitiva fu un aspetto accidentale, derivante dall’organizzazione sociale di allora, oppure fu un elemento preciso del segno sacramentale? Roma ci dice che la scelta di sacerdoti maschi fu fatta intenzionalmente, e che ha un carattere dottrinale, sacramentale e normativo per tutti i secoli.

    NOTA
    20. ‘Dichiarazione sulla questione dell’ammisione delle donne al sacerdozio ministeriale’, Acta Apostolicae Sedis 55 (1963) pagg. 267-268; Briefing 7 (1977) no. 5 e 6.



    Testo originale inglese: Did Christ Rule Out Women Priests? di John Wijngaards, McCrimmons, Great Wakering 1977.
    Edizione indiana, ATC, Bangalore 1978. Edizione olandese, KBS, Brugge 1979.
    Traduzione italiana di E. L. Lanzarini, 1981.

  6. #126
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    In effetti questa presunta scelta di mettere gli uomini su un piano superiore alle donne e' l'unica cosa che ogni tanto mi fa quasi dubitare della divinita' stessa di Cristo. Non e' pienamente compatibile col messaggio cristiano universale di uguaglianza, e sembra quasi una clamorosa dimenticanza: possibile che dopo aver causato una rivoluzione nobilitando tutti gli ultimi (dai poveri ai malati, fino ai peccatori piu' incalliti), mettendo tutti gli uomini sullo stesso piano non abbia riabilitato anche le donne? In realta' non e' proprio vero, perche' la figura della donna viene nobilitata piu' volte dal vangelo. Ma allora perche' questa strana scelta di 12 apostoli tutti maschi? Mah... il fatto e' che e' un punto a favore di quegli atei che sostengono che la figura di Cristo e' inventata, e chi avrebbe scritto la storia della Sua vita, pur sforzandosi di descrivere una figura rivoluzionaria, sia incappato in una convenzione culturale dell'epoca (appunto la superiorita' dell'uomo sulla donna) senza pensare di rompere anche quella.

    Ovviamente spero che non sia cosi'... ma secondo me e' un punto a sfavore del cristianesimo.

  7. #127
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    Citazione Originariamente Scritto da Demogorgon Visualizza Messaggio
    In effetti questa presunta scelta di mettere gli uomini su un piano superiore alle donne e' l'unica cosa che ogni tanto mi fa quasi dubitare della divinita' stessa di Cristo. Non e' pienamente compatibile col messaggio cristiano universale di uguaglianza, e sembra quasi una clamorosa dimenticanza: possibile che dopo aver causato una rivoluzione nobilitando tutti gli ultimi (dai poveri ai malati, fino ai peccatori piu' incalliti), mettendo tutti gli uomini sullo stesso piano non abbia riabilitato anche le donne? In realta' non e' proprio vero, perche' la figura della donna viene nobilitata piu' volte dal vangelo. Ma allora perche' questa strana scelta di 12 apostoli tutti maschi? Mah... il fatto e' che e' un punto a favore di quegli atei che sostengono che la figura di Cristo e' inventata, e chi avrebbe scritto la storia della Sua vita, pur sforzandosi di descrivere una figura rivoluzionaria, sia incappato in una convenzione culturale dell'epoca (appunto la superiorita' dell'uomo sulla donna) senza pensare di rompere anche quella.

    Ovviamente spero che non sia cosi'... ma secondo me e' un punto a sfavore del cristianesimo.
    Ovviamente stai parlando di una scelta fatta da Gesù 2000 anni fa e in ambiente semitico: è ovvio che non avrebbe potuto scegliere delle donne in quel contesto culturale.
    Tuttavia i Dodici, non furono un gruppo stabile e immutabile. Ben presto i successori dei Dodici furono un numero ben più ampio il quale incluse non solo più persone, ma anche donne e di questo c'è la testimonianza biblica della Lettera ai Romani.
    Quindi i primi cristiani compresero la scelta dei Dodici come non immutabile. Infatti oggi non abbiamo 12 vescovi e quasi nessun vescovo è di origine ebraica o giudaica come invece lo furono i primi apostoli. E come in tale gruppo entrarono anche le donne.
    Altra considerazione è il fatto che le donne assolutamente erano al seguito di Gesù. E questa fu già una grossa novità per l'epoca. E' quindi indicativo.
    Poi si sa: la storia era fatta e SCRITTA da uomini i quali, pur ispirati dallo Spirito coinvolgevano anche la propria cultura.

    La vera domanda comunque è: la scelta che fece Gesù nel gruppo dei Dodici, i quali erano 12, ebrei, maschi, quasi tutti sposati, è da considerarsi come eternna e immodificabile?

    La Chiesa cattolico-romana pare aver risposto di no per quanto riguarda il numero, la nazionalità e lo stato sociale (che in Occidente latino è imposto il celibato). E' rimasto solo il fatto del sesso... guarda caso.

    C'è quindi da chiedersi, perchè ogni altra caratteristica è stata considerata come non immutabile, mentre quella relativa al sesso sarebbe l'unica immutabile, eterna, da preservare di secolo in secolo?

    Perchè se tale caratteristica è così importante, la si fa derivare da una considerazione/osservazione nostra, mentre nelle Sacre Scritture non si dice niente a tal proposito di un comandamento esplicito di Cristo a tal riguardo?


    Pace & bene

  8. #128
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    Citazione Originariamente Scritto da VeteroCatholico Visualizza Messaggio
    Ovviamente stai parlando di una scelta fatta da Gesù 2000 anni fa e in ambiente semitico: è ovvio che non avrebbe potuto scegliere delle donne in quel contesto culturale.
    Ma non credo che Gesu' abbia fatto scelte in base al contesto, non mi aspetto questo da chi scende in terra 1 e 1 sola volta, altrimenti sarebbe come dire che ha sbagliato momento...

    Citazione Originariamente Scritto da VeteroCatholico Visualizza Messaggio
    La vera domanda comunque è: la scelta che fece Gesù nel gruppo dei Dodici, i quali erano 12, ebrei, maschi, quasi tutti sposati, è da considerarsi come eternna e immodificabile?

    La Chiesa cattolico-romana pare aver risposto di no per quanto riguarda il numero, la nazionalità e lo stato sociale (che in Occidente latino è imposto il celibato). E' rimasto solo il fatto del sesso... guarda caso.

    C'è quindi da chiedersi, perchè ogni altra caratteristica è stata considerata come non immutabile, mentre quella relativa al sesso sarebbe l'unica immutabile, eterna, da preservare di secolo in secolo?
    In effetti, mi sa che hai ragione, l'argomentazione della chiesa sembra proprio un po' tirata per i capelli, quasi come quella sull'infallibilita' del papa.

    [sarc]Se bisogna scegliere i sacerdoti seguendo l'esempio specifico del Vangelo, allora almeno una parte di loro DEVE essere sposata, e deve essere costretta a piantare moglie e figli per seguire la vocazione! [/sarc]

    Il dubbio pero' mi rimane. Peccato che non abbia scelto qualche apostola subito, cosi' ci saremmo risparmiati un bel po' di divisioni su una questione che francamente non e' la cosa piu' importante del cristianesimo...

  9. #129
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    Il problema è che si stanno confondendo le carte.

    L'Ordinazione Femminile, è un problema Teologico-Dogmatico-Scritturale.

    Il Celibato Ecclesiastico, è una prassi disciplinare-Canonica.

    Il primo è un problema di Fede, il secondo disciplinare interno, appunto. Il Sacerdote sposato presenta vantaggi e svantaggi, come quello Celibe. Diciamo che è anche più difficile, l'Ascetismo richiesto ad un Uomo di Fede, quando deve fare i conti con moglie e figli.

    Cristo, all'epoca, è stato un Rivoluzionario. Non per niente è stato messo in Croce per questo. Se avesse avuto la volontà di designare Sacerdoti Donna, o ApostolE, lo avrebbe fatto, così come ha completamente rivoluzionato il modo di intendere Dio nell'Ebraismo ed in genere , per l'Umanità.

    Il ragionamento "avrebbe voluto, ma non poteva" porta a semplici ragionamenti terra terra:

    A) Ha lasciato la sua missione incompiuta - Ma siamo sicuri che fosse Dio, allora?

    B) Ha lasciato insegnamenti non scritti o che i suoi Apostoli hanno occultato - Allora i suoi apostoli non credevano fosse Dio, ed esiste una mole di insegnamenti che non conosciamo. Ragionamento alla Codice da Vinci. Meno piantata per aria di quanto sembri come teoria, visto che è più o meno ciò che diceva Marcione riguardo al Sacerdozio Femminile... querelle vecchia di 1800 anni quindi.

    Perchè se è vero che in duemila anni, è esistito il perfezionamento Teologico, ovvero il modo migliore per rendere più chiaro ed intellegibile lo stesso, ciò non implica che il perfezionamento possa essere contrario alla sua base di partenza. Si chiama principio di non contraddizione.

    Perchè , il Sacerdozio, non è una marcia in più in quanto tale. Il Sacerdote è colui teoricamente a servizio di Dio e tutta la comunità.

    Obiettivamente per mettersi al servizio di Dio e della Comunità, è obbligatorio essere Sacerdoti?

    Non mi risulta.

    Non mi risulta che sia obbligatorio anche essere uomini (vedasi , tra i mille esempi, Santa Giovanna d'Arco)

    Mi sembra un discorso di parità obbligatoria ,ovvero l'intercambiabilità assoluta tra i sessi,dove l'Uomo è come se fosse la Donna e viceversa.

    Non è così. Ognuno serve secondo il proprio stato e secondo la propria predisposizione.
    Perchè un ragionamento del genere porta a corollari tipo:
    Ma allora, perchè non posso partorire? Se Dio avesse voluto che partorissi, mi avrebbe dato un utero. Perchè non mi ha dato l'utero? Allora Dio è Cattivo.

    San Paolo, quando parlava di eguaglianza, non credo parlasse di intercambiabilità. Uguali di fronte a Dio, non vuol dire uguali in toto ed equivalenti tra di noi.

  10. #130
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    Citazione Originariamente Scritto da Demogorgon Visualizza Messaggio
    Ma non credo che Gesu' abbia fatto scelte in base al contesto, non mi aspetto questo da chi scende in terra 1 e 1 sola volta, altrimenti sarebbe come dire che ha sbagliato momento...
    Guarda, la tua ipotesi sarebbe corretta se Gesù fosse umano solo in apparenza, e fosse sostanzialmente solo Dio. Al contrario l'immediata comprensione che si deduce sia dalle Scritture, sia da altri scritti cristiani extra-biblici era che egli fu interamente Dio e interamente uomo e in quanto uomo, pur non peccando era soggetto alla cultura del tempo.
    Questo aspetto umano-culturale, come pure il filtro apposto dagli scrittori biblici, devono essere tenuti presenti quando si leggono le Sacre Scritture.
    In questo caso, inoltre, si ha a che fare con una interpretazione DEDOTTA. La tua osservazione, nonostante la sua umanità, avrebbe un senso se egli avesse detto esplicitamente che il gruppo dei 12 avrebbe costituito un sacerdozio ministeriale distinto da quello battesimale comune a tutti i cristiani, se avesse detto che di tutti gli elementi (lingua, nazione, sesso... ) solo il sesso maschile era essenziale e infine che questa era la sua volontà non solo per i tempi allora attuali, ma anche in futuro per tutti i secoli dei secoli.
    Ora tutto questo no ci fu.
    Quindi pare piuttosto ovvio che non la sua scelta, ma la deduzione delle conseguenze che scaturiscono da quella scelta era frutto di una situazione contingente.

    Inoltre, tengo a precisare che stiamo parlando di una questione attinente la disciplina della chiesa e non la salvezza. Ciò rende ancora più ovvio, che in questa come in moltissime altre questioni attinenti la disciplina della chiesa possano esserci diversità di vedute e che la chiesa, in quanto Corpo di Cristo, in quanto permeata dallo Spirito Santo ha il sacro-santo diritto di cambiare la propria disciplina (come quella sacramentale) se questo risponde maggiormente alle esigenze del Vangelo, nel mondo attuale.




    Citazione Originariamente Scritto da Demogorgon Visualizza Messaggio
    In effetti, mi sa che hai ragione, l'argomentazione della chiesa sembra proprio un po' tirata per i capelli, quasi come quella sull'infallibilita' del papa.

    [sarc]Se bisogna scegliere i sacerdoti seguendo l'esempio specifico del Vangelo, allora almeno una parte di loro DEVE essere sposata, e deve essere costretta a piantare moglie e figli per seguire la vocazione! [/sarc]

    Il dubbio pero' mi rimane. Peccato che non abbia scelto qualche apostola subito, cosi' ci saremmo risparmiati un bel po' di divisioni su una questione che francamente non e' la cosa piu' importante del cristianesimo...
    Avere dubbi è legittimo e salutare! Il fatto è che Gesù ha effettivamente scelto delle discepole. Ha affidato a loro l'annuncio della Resurrezione, ad esempio. Inoltre, nel cap 14 della lett. ai Romani si parla di "apostole". Oggi si tende a sminuire la portata di questi versetti. Ma l'esegesi biblica e la storia dimostrano chiaramente che nei primi tempi le donne avevano un ruolo di primo piano nella chiesa nascente.
    Poi, si sa, quando le cose si "istituzionalizzano" (perchè giustamente in questo modo si cerca di preservare il movimento) si operano scelte nelle quali, in positivo e in negativo, si riflette sempre anche la cultura umana.

    Come dici giustamente sulla divisione, qualche anno fa i rapporti vetero-cattolici con gli ortodossi furono bloccati proprio dalla questione dell'ordinazione femminile. Fino ad allora erano stati trovati numerosi punti di condivisione e pareva di poter avviarci verso un reciproco riconoscimento. Poi sia il fatto di essere in comunione con gli anglicani, sia la scelta dell'ordinazione femminile bloccarono tutto... mah. Ciascuno faccia le sue considerazioni.

    Pace & bene

 

 
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