Che cosa dice effettivamente Roma?
L'atteggiamento di chiusura assunto dal Vaticano contro il sacerdozio femminile è stato molto pubblicizzato e, temo, ampiamente criticato. Eppure non si ha ancora un quadro chiaro di ciò che Roma ha detto effettivamente. Vengono citate alcune frasi qua e là, ma non si riesce a farsi un'idea precisa delle argomentazioni sviluppate nel documento.
Che il Papa si rifiuti di ammettere le donne al sacerdozio è evidente. Ma per quali motivi assume questo atteggiamento? È vero che egli dice che solo un maschio può rappresentare Gesù? Una simile asserzione ha un fondamento nelle Sacra Scrittura?
La mia analisi della posizione ufficiale del Vaticano si baserà su due documenti, la così detta ‘Dichiarazione sulla questione dell’ammisione delle donne al sacerdozio ministeriale [= Inter Insigniores], pubblicata dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede 1l 27 gennaio 1977, e il commento ufficiale al testo, pubblicata dalla medesima Congregazione nella stessa data (20). Per spiegare il contenuto del documento nel modo più semplice possibile, lo riformulerò con mie parole, citando i passi ‘chiave’ dal documento ogniqualvolta sarà possibile. Ecco dunque una traccia di ciò che contiene il documento.
In tutto il mondo le donne stanno gradualmente assumendo nella società il posto che loro compete di diritto. Anche nella Chiesa le donne stanno assumendo un ruolo più attivo nelle varie forme di apostolato. E la Chiesa si rallegra di ciò; nei documenti vaticani si insiste molto sulla necessità di eliminare ogni discriminazione contro la donna.
Assieme a questi sviluppi positivi, pere, emerge una tendenza preoccupante, ed è l’aspettativa condivisa da molti - che un giorno anche le donne verranno ammesse al sacerdozio. L’ordinazione di donne nelle chiese protestanti e specialmente in quelle appartenenti alla Comunione Anglicana ha contribuito a rafforzare tali speranze negli ambienti cattolici. Prima che le cose vadano troppo in là, è opportuno chiarire che dottrinalmente non c’e posto per lä donna sacerdote nella Chiesa cattolica. Ciò però non deve essere interpretato come una forma di discriminazione, ma è semplicemente una decisione di fatto, nel piano della salvezza, che i sacerdoti debbano essere scelti tra gli uomini e non tra le donne.
E’ bensì vero che la Sacra Scrittura non insegna esplicitamente che il sacerdozio è riservato al sesso maschile. Ma allora qualcuno potrà domandarsi da che cosa si può dedurre l’esclusione delle donne dal ministero sacerdotale? La si può dedurre, con certezza pratica, dalla convergenza dei seguenti fatti:1. Gesù Cristo ha scelto soltanto maschi come apostoli. E’ ovvio che l’ha fatto con un’intenzione ben precisa, e in tal modo ha stabilito una norma.
2. La Chiesa ha sempre seguito l’esempio di Cristo; sia nei tempi apostolici che nelle epoche successive sono state ordinate al sacerdozio soltanto persone di sesso maschile.
3. Il sacerdote è il segno sacramentale della presenza di Cristo nella celebrazione dell’Eucaristia. Un maschio può meglio rappresentare Cristo, perché anche Cristo era maschio.
Tra coloro che seguivano Gesù c’erano molte donne, perciò non sì può dire che Cristo condividesse i pregiudizi sociali dei suoi contemporanei; se avesse voluto avrebbe potuto facilmente introdurre donne tra i Dodici. Se ha scelto soltanto uomini, deve averlo fatto di proposito.Gli apostoli hanno continuato questa tradizione; per sostituire Giuda "non fu chiamata Maria, ma Mattia". Benché molte donne avessero avuto un ruolo di primo piano nella fondazione di nuove comunità cristiane, nessuna donna fu mai posta a capo di una comunità come sacerdotessa. Paolo inoltre dice che le donne non devono parlare nelle assemblee (1 Cor 14, 34-35; 1 Tim 2, 12). Questi passi non si riferiscono ad un costume culturale transitorio, come quello che comanda alla donna di velarsi il capo (Cor 11, 2-16), ma sembrano riferirsi ad un ruolo specifico che nella Chiesa e riservato agli uomini per sempre.
Se dunque è stato desiderio di Cristo che solo i maschi possano ricevere il sacramento dell’ordine, la Chiesa non può farci nulla; essa non può cambiare la sostanza di un segno sacramentale. Gesù avrebbe potuto scegliere varie sostanze per i sacrarmenti, di fatto, però, ha. scelto l’acqua per il battesimo, il pane e il vino per l’eucaristia. La scelta di maschi per il sacerdozio dev’essere vista come una scelta altrettanto specifica di un segno sacramentale. La Chiesa non può allontanarsi dalle norme imposte da Cristo.
Il Verbo, incarnandosi, ha preso necessariamente una forma specifica; teoricamente avrebbe potuto incarnarsi e vivere in mezzo a noi come donna, e allora la situazione sarebbe stata completamente diversa, ma siccome di fatto Cristo si è incarnato come maschio, è più naturale che nella comunità eucaristica egli sia rappresentato da un maschio. Ciò è anche conforme a quel generale simbolismo biblico, secondo il quale Cristo e lo sposo e la comunità e la sposa.
"Non si deve mai trascurare questo fatto che Cristo è un uomo... nelle azioni che esigono il carattere dell’Ordinazione ed in cui è rappresentato il Cristo stesso, autore dell’Alleanza, sposo e capo della Chiesa, nell’esercizio del suo ministero di salvezza - e ciò si verifica nella forma più alta nel caso dell’Eucaristia - il suo ruolo deve essere sostenuto da un uomo, il che a questi non deriva da alcuna superiorità personale nell'ordine dei valori, ma soltanto da una diversità di fatto sul piano delle funzioni e del servizio."
Le cose che Roma non dice
Ovviamente il documento vaticano si ispira alle argomentazioni dei teologi della scuola tradizionale però non ripete tutti gli argomenti tradizionali: evidentemente c’e stato un processo di selezione. Può essere interessante fare una breve menzione dei due principali argomenti che il documento non ha ritenuto opportuno riprendere.
Il primo argomento riguarda l’osservazione che nella Bibbia Dio Padre e sempre descritto con termini maschili (Gen 18, 1-2; Is 6, 1-3; Dan 7, 9). I1 maschio, si diceva in passato, e una migliore immagine della divinità proprio per il suo sesso maschile; perciò è natura le che tocchi agli uomini, e non alle donne, parlare ed agire in nome di Dio.
L’uomo, si diceva, è superiore alla donna ed è il capo della famiglia (Sir 25, 13-24; Ef 5, 21-23; Col 3, 18). E’ stato Dio stesso che ha sottomesso la donna all’uomo nella creazione (Gen 3, 16; Cor 11, 3; Ef 5, 23). Se la donna è subordinata all’uomo nella vita familiare di tutti i giorni e negli affari secolari, a maggior ragione deve essergli sottomessa nelle questioni religiose.
E’ certamente significativo che un argomento del genere sia stato omesso. Anzi il documento arriva a riconoscere che la teologia del passato nutriva pregiudizi contro la donna. "E’ pur vero che nei loro scritti si può rintracciare l’innegabile influsso di pregiudizi sfavorevoli alla donna ... I maestri della Scolastica, nel tentativo di chiarire con la ragione i dati della fede presentano sovente su questo punto argomentazioni che il pensiero moderno difficilmente potrebbe ammettere, o che addirittura rifiuterebbe a buon diritto."
Oggi molti studiosi sano persuasi che la scelta di uomini per il sacerdozio, compiuta da Cristo, dagli apostoli e dalla Chiesa in passato, non ha alcun significato dottrinale ma riflette unicamente la diversa posizione sociale di cui godevano gli uomini allora. Il documento, pure, nega ripetutamente la validità di questo argomento. "Gesu Cristo non ha chiamato alcuna donna a far parte dei Dodici. Se ha fatto così, non é stato per conformarsi alle usanze del suo tempo". E dice ancora: ‘Nessuno ha mai provato - ed e, senza dubbio, impossibile provarlo - che questo atteggiamento (di Cristo) si ispiri solamente a motivi socio-culturali. " E infine: "Questo condizionamento socio-culturale non avrebbe trattenuto gli Apostoli nell’ambiente greco, dove queste discriminazioni non esistevano".
Ed è qui che entriamo nel punto cruciale del dibattito. Se vogliamo prendere sul serio il documento romano (e non c’e motivo di non farlo), dobbiamo ammettere che l’esclusione delle donne dal sacerdozio si fonda non su un pregiudizio sessista, ma su un fatto storico (Cristo non ha scelto donne) spiegato come una norma universale (le donne non possono essere sacerdoti). La domanda scottante e proprio questa: è esatta tale interpretazione?La preferenza di Cristo per gli uomini fu una scelta pratica, suggerita dalle aspettative della società del suo tempo, oppure rappresentò proprio una preferenza dottrinale, che stabiliva un principio valido per sempre? I1 sesso maschile dei ministri della Chiesa primitiva fu un aspetto accidentale, derivante dall’organizzazione sociale di allora, oppure fu un elemento preciso del segno sacramentale? Roma ci dice che la scelta di sacerdoti maschi fu fatta intenzionalmente, e che ha un carattere dottrinale, sacramentale e normativo per tutti i secoli.
NOTA
20. ‘Dichiarazione sulla questione dell’ammisione delle donne al sacerdozio ministeriale’, Acta Apostolicae Sedis 55 (1963) pagg. 267-268; Briefing 7 (1977) no. 5 e 6.
Testo originale inglese: Did Christ Rule Out Women Priests? di John Wijngaards, McCrimmons, Great Wakering 1977.
Edizione indiana, ATC, Bangalore 1978. Edizione olandese, KBS, Brugge 1979.
Traduzione italiana di E. L. Lanzarini, 1981.