



Non sono esperto neppure io, ma mi mi ricordo dell' idea buddhista dell' Anatman, l' assenza del Se. Il ragionamento mi sembra sensato, dato che un Se immutabile č contrapposto al mondo mutabile, e fa parte di quei dualismi che andrebbero superati.
So che quando dico che anche il Se č illusione faccio un ragionamento che č un pņ una pippa mentale, un pņ come dire che tutto č relativo e niente č certo. La cosa migliore probabilmente sarebbe non parlarne affatto e concentrare le proprie energie sul raggiungimento della consapevolezza, ma discutere di queste cose č un passatempo troppo divertente.
Comunque, con illusione non intendo dire che il Se non esiste, dato che non mi piace affatto il concetto di Maya, di un mondo inesistente e falso. Il mondo č reale, ed il Sč pure, negare e reprimere uno di questi aspetti non mi sembra intelligente, e neanche porre il Sč sopra il corpo, o reprimere il corpo. Secondo me č pił facile partire alla ricerca con tutte le nostre caratteristiche umane che solo con una parte.


Quando si parla di mondo illusorio, non reale, lo si intende in senso metafisico, non nel senso della sua concretezza per l'uomo. Lila Maya č un giuoco, il giuoco divino, e il divino giocando esprime sč stesso. Ha un senso, il giuoco?
No, nemmeno per noi uomini. Il buddhismo theravada afferma perfino che samsara e nirvana sono la stessa cosa, č solo una questione di orientamento.
Il gioco porta la trasmigrazione, la sperimentazione di numerosi stati, il concetto di "tempo", ma tutto questo č ancora e sempre giuoco fantasmagorico. Ciononostante reale, dal nostro punto di vista.
Come afferma la dottrina ermetica, non c'č mai un "o", "o"...ma sempre un "e", "e", poichč tutti i paradossi possono e devono essere conciliati: un concetto assai rivelatore.


Allora siamo d' accordo![]()


Come dice giustamente la Papessa..il mondo č illusione solo per chi ne č superiore..e non certamente per chi nč č avvolto e fasciato...che per lui..č ben concreto...
D'altro canto anche nei sogni consideriamo reale ciņ che ci capita..anche le cose pił assurde..e rimanere coscienti duranti i sogni..č una tecnica di disidentificazione per niente facile..
e se č possibile rimanere coscienti e continuare a sognare..č anche vero che possiamo illuminarci e nel medesimo tempo continuare a percepire il mondo ..perchč il corpo non si sopprime con l'Illuminazione..ma rimane come residuo karmico..fino alla sua naturale distruzione..ma..venendo al problema del Se e della sua permanernza o realtą..bisogna comprendere il valore simbolico del linguaggio..e un simbolo puņ riferirsi anche a realtą situate su piani diversi...
Il Sč..viene comunemente inteso come Essere...Esistenza...e posto cosģ..non č per niente Principio Supremo..per questo i buddisti possono parlare di An-Atman..perchč l'Essere..essendo una qualificazione.. non č infinito..e rispetto all'Infinito..č dotato di realtą inferiore..particolare..limitata..illusoria..
Insomma..il nostro Universo..posto nell'esistenza..č nullo rispetto al vero Infinito..che..come tale..non puņ entrare in relazione con nulla..non puņ l'Essere far parte dell'INFINITO ..APPUNTO PERCHE' L'iNFINITO NON HA PARTI..
E' un concetto questo..abbastanza difficile da comprendere..ma assolutamente fondamentale..per comprendere la natura del Brahman Nirguna..non qualificato...
L'Infinito senza parti..č quindi il vero Sč..oltre l'Essere e anche il Non Essere...in quanto ambedue qualificati..schedati insomma..e quindi imprigionati e limitati..
Naturalmente nel nostro grado di esistenza..arrivare all'Essere..e rimanerci come Consapevolezza da non perdersi nel moltelpice..č gią un risultato notevole..che poi sarebbe l'Illuminazione..esere coscienti 24 ore al giorno anche durante il sonno...e il sogno..ma..non č l'ultimo gradino..perchč ciņ..č solo l'inizio..
Raggiungere il Sč Supremo..anche oltre l'Essere e il Non Essere..č la meta suprema..e solo a questo punto potremo parlare di coscienza individuale che si fonde nell'Infinito..ma per noi...l'Essere con la Sua Luce..č la meta pił vicina e anche la pił desiderabile...
Bisogna dare all'uomo non ciņ che desidera..ma ciņ di cui ha bisogno...
(la via diretta non č la pił breve)


Bella discussione. Forse potete aiutarmi a capire. Se Lila č il gioco del divino con se stesso allora l'io non č opposto al Sč dunque il problema non č l'io ma l'idea di un "io" altro dal gioco gioioso del Sč con se stesso, sua Shakti (si dice cosģ?) e manifestazione. Perchč liberarsi dall'io per attingere il Sč, se in fondo non sono che Uno? Ed ancora: aver coscienza del Sč presuppone una distanza dal Sč, che č gią da sempre Sč, dunque la "presa" (indicativo il termine appropriativo) di coscienza del Sč č proprio quanto ci aliena dal Sč. O no?


Il problema non č l'io..ma l'io che si crede totalmente separato dal Sč..dimentico del Sč..un io che viene investito impropriamente delle caratteristiche del Sč..e che si sente infinito..immortale ..eterno..etc..Se Lila č il gioco del divino con se stesso allora l'io non č opposto al Sč dunque il problema non č l'io ma l'idea di un "io" altro dal gioco gioioso del Sč con se stesso
ed essendo l'io il terreno della molteplicitą..ecco che si genere la lotta e la guerra tra individui che si sentono separati ma totali..
Riappropriarsi del Sč..porta a vedere l'io ciņ che effettivamente č..un'illusione..e allora nasce la compassione..il vedere se stessi negli altri..vedere lo stesso Sé..e come allora č possibile fare la guerra..?
Il problema quindi non č l'io..ma l'io che si sente altro e separato..
Sono uno in realtą..ma due nell'illusione..per questo il lavoro interiore č ritornare alla realtą..non liberarsi dall'io..ma liberarsi dell'illusione della sua separativitą..Perchč liberarsi dall'io per attingere il Sč, se in fondo non sono che Uno?
In realtą č il Sč che prende coscienza di se stesso..non io che prendo coscienza del Sč..che implicherebbe una separazione..Ed ancora: aver coscienza del Sč presuppone una distanza dal Sč, che č gią da sempre Sč, dunque la "presa" (indicativo il termine appropriativo) di coscienza del Sč č proprio quanto ci aliena dal Sč. O no?
Per questo il Sč viene chiamato Testimone..perchč č Colui che osserva e non viene osservato..
Ma naturalmente..all'inizio del lavoro interiore..abbiamo che la mente e l'io..prendono coscienza del Sč.. oggettificandolo..e riducendolo a pensiero e concetto..
Il momento che il Sč..lo sentiremo come presenza..pura..e non concetto..significa che abbiamo fatto un passetto verso noi stessi..
Bisogna dare all'uomo non ciņ che desidera..ma ciņ di cui ha bisogno...
(la via diretta non č la pił breve)


Ti ringrazio. Non č facile...Come puņ il Sč prendere coscienza di Sč? Presupporrebbe un movimento, un divenire che contraddice l'immutabilitą del Sč. Avremmo cosģ un "io" che in quanto tale, in quanto illusione, non puņ prendere coscienza della Veritą. Ed un Sč che, essendo da sempre ciņ che č, non necessita di alcuna presa di coscienza. Ogni presa di coscienza del Sč č dunque gią separazione dal Sč...O no?


Il Sč č Coscienza e Consapevolezza..nel suo primo autopercepirsi..e diventa io..quando si proietta nel mondo..pur rimanendo sempre Sč...
Quindi..il Sč non diviene per prendere coscienza di se stesso..illusoriamente diviene..quando si trasforma in io..ma questo divenire appare a un livello diverso dal Sč..come il sogno č a un livelo diverso dal sognatore
Il Sč e l'io non vanno pensati come due cose diverse..ma come un'unica identica cosa vista in due aspetti diversi....ed č l'incapacitą a trascendere la percezione dell'io..che ci fa vedere il Sč come un oggetto lontano..dimenticando che l'io..č il Sč..proiettato nella nostra individualitą a cui č difficile rinunciare...a causa dell'identificazione e dell'attaccamento..
La relazione poi tra Sč ed io o mondo.. deduce dal concetto di Infinito..che necessariamente deve possedere tutte le cose in se..pur rimanendo separato dalle cose..in quanto l'Infinito non ha parti..e nel medesimo tempo č frantumato nella molteplicitą..
L'analogia tra sognatore..sempre lo stesso..e sogno..sempre diverso..rende l'idea del rapporto tra l'Infinito e il finito..tra l'Uno e i molti..tra il Sč e la molteplicitą degli io..
Bisogna dare all'uomo non ciņ che desidera..ma ciņ di cui ha bisogno...
(la via diretta non č la pił breve)


Sģ, ma l'Uno in quanto Uno non č "in rapporto" con nulla, e nemmeno con se stesso in quanto Uno, perchč gią sarebbero due cioč l'Uno e la coscienza che l'Uno ha (č) di se stesso. In un contesto di Unitą assoluta non c'č posto nemmeno per l'illusione in quanto o l'illusione č l'Uno stesso (ma un Uno che "diviene" illusione non č tale) o l'illusione č "altro" dall'Uno ( e dunque l'Uno non č realmente Uno). Non se ne esce, accidenti....