





Forse mi sbagli, ma mi è parso che almeno negli ultimi viaggi papali, il papa fosse ricevuto con gli onori riservati ad un capo di stato (cannoni...), cosa che probabilmente non verrebbe fatta per il Dalai Lama.
Tuttavia, ancora non mi è chiaro in che cosa comporti in concreto questo " ... per esplicare la missione della Chiesa nelle questioni temporali".
Ma il Papa deve esercitare ancora un potere temporale? E in ogni caso, il papa non era tale, e non poteva essere tale quando non esisteva lo stato Vaticano? Perchè l'esistenza di uno stato Vaticano andrebbe a vantaggio anche del Vescovo di Pistoia?
Oggi sarebbe troppo costoso al Papa rinunciare a tale dignità, per rompere definitivamente con antiche logiche, forse non troppo evangelicamente fondate?
Grazie per la pazienza.


Il Papa giuridicamente è un capo di stato legittimo e come tale ha gli onori che ogni cerimonale diplomatico gli assegna.
Il Dalai Lama, se il suo governo fosse legittimato e quindi avesse la sovranità politica negata dai cinesi penso che avrebbe gli stessi onori del Papa in una visita all'estero perchè la figura del Dalai Lama è la massima autorità temporale e spirituale del Tibet. Non è un caso dunque che un'autorità spirituale come quella del Dalai Lama si batta per riottenere l'autonomia del Tibet. Come saprai infatti diritti, fede e cultura dei tibetani sono ormai da anni mortificati dalla Repubblica Popolare Cinese. Eppure il Dalai Lama non viene accusato di avidità di potere temporale!
Ciò dimostra che una, seppur piccola, sovranità politica difende efficacemente una qualunque autorità religiosa da ogni ingerenza di qualunque potere politico ed inoltre sancisce una opportuna divisione tra governi nazionali e chiesa cattolica. La storia anche su questo è chiara basta vedere i rapporti tra papato e impero nel medioevo.
Per quanto riguarda il rapporto tra esistenza di una sovranità politica del Vaticano e le chiese particolari ti rammento il procedimento di nomina dei vescovi delle chiese particolari che attualmente è compito del Romano Pontefice. Questo metodo di nomina dei vescovi, sul quale non mi soffermo con giudizi, garantisce comunque una certa libertà alla Chiesa che, al contrario del passato, non è costretta a soddisfare le esigenze dei governi che pretendevano di avere vescovi compiacenti.


Mi limito a farLe notare che di "processi storici" che hanno portato ad una sovranità, anche statuale, da parte della Chiesa ve ne sono stati tantissimi nel coso della storia della Chiesa (dalla donazione di Sutri del re longobardo Liutprando a quella di Teodosio il grande, quella di Pipino, quella di Luigi il Pio (817), Ottone I (962), Enrico II (1020), ecc.
"Noi offriamo a S. Pietro dei doni del nostro pubblico dominio, affinché il maestro abbia cosa da offrire al nostro principe Pietro da parte del suo discepolo. Noi offriamo dunque e doniamo a S. Pietro otto contee, per amore del nostro maestro papa Silvestro, affinché egli le tenga per l'onore di Dio e di S. Pietro, per la sua salute e per la nostra, e le amministri per la prosperità del suo apostolato e per quella del nostro Impero. E da amministrare gli concediamo Pesaro, Fano, Sinigallia, Ancona, Fossombrone, Cagli, Iesi, Osimo, così che nessuno osi inquietare S. Pietro ο in qualche modo dargli fastidio.
E chi presumerà farlo, perda tutto quello che possiede e S. Pietro abbia le cose sue.
E perché ciò sia osservato da tutti per sempre, abbiamo confermato questo nostro decreto con la nostra mano che sia a lungo, con l'aiuto di Dio, vittoriosa, ed abbiamo ordinato di insignirlo del nostro sigillo, perché valga per lui e per i suoi successori.
Segno del Signor Ottone invittissimo imperatore dei Romani, augusto.
(da Versus de Gregorio Papa et Otbone Augusto, in Bendiscioli-Gallia SDM).
"L'eccellentissimo e cristianissimo re del Franchi Carlo volentieri, di propria volontà, comandò che il suo cappellano e notaio Esterio, uomo pio e saggio, stendesse per iscitto una promessa di donazione; concesse le medesime città e territori al beato Pietro, promise consegnarle al pontefice in base ai confini stabiliti, cioè da Luni con l'isola di Corsica a Suriano, al monte Bardone cioè Verceto,a Parma e a Reggio, a Mantova e a Monselice e insieme l'intero esarcato di Ravenna, come un tempo era detto, le province venete e l'Istria e inoltre l'intero ducato di Spoleto e Benevento. Fatta la donazione e avendola sottoscritta di sua mano, il cristianissimo re dei Franchi fece controfirmare l'atto da tutti i vescovi abbati duchi e funzionari; lo stesso re dei Franchi e i suoi giudici promisero al beato Pietro e al suo vicario santissimo papa Adriano sotto solenne giuramento di mantenere le promesse contenute nell'atto di donazione che posero sull'altare del beato Pietro [...]. Il cristianissimo re dei Franchi fece stendere una copia a Eterio e la depose con le proprie mani sulla tomba del beato Pietro e sotto il Vangelo che li viene baciato a solenne impegno e eterno ricordo del nome suo e del regno dei Franchi. Un'altra copia dell'atto di donazione portò con sé in uno scrigno".
(dal Liber pontificalis, in Collotti SAD)


Non intendo entrare nel merito della discussione, mi preme esclusivamente evidenziare questo particolarissimo passaggio estratto da uno dei primi interventi di Lepanto: << E' una prudenza evangelica che per l'irrisorietà del territorio non intacca "il candore della colomba">>. Cosa significa? Io, sicuramente sbagliando, ho interpretato che non v’è macchia che infesti la “colomba” se l’estensione territoriale è irrisoria, diversamente, qualora non fosse stata o non fosse più tale, desumo che lo status della “colomba” dovrebbe essere diverso. Quindi, in questa circostanza, assurge a mefitico elemento deturpante non la qualità ma la quantità… come dire, pecca poco per volta che la macchia non si vede?
Ciao




"Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto [...]; ma il mio regno non è di quaggiù" (Gv 18,36).


"La Solennità di Cristo Re dell'universo ci invita a ripetere con fede l'invocazione del Padre Nostro, che Gesù stesso ha insegnato: "Venga il tuo Regno".
Venga il tuo Regno, Signore! "Regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace" (Prefazio). Amen!"
Omelia di S.S.Giovanni Paolo II
Solennità di Cristo Re
Domenica 23 novembre 1997


Negli anni ’80, il Cardinale Joseph Ratzinger chiarì: “Dicendo di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, Gesù separa il potere dell’imperatore dal potere di Dio…segnando così dei limiti ad ogni potere terreno e proclamando la libertà della persona che trascende tutti i sistemi politici".
da un articolo di P. Robert Sirico
http://www.acton.org/article.php?article=237