
Originariamente Scritto da
Orone
Ci sono alcune elementi della tua riflessione da considerare:
- il tuo ragionamento presuppone che ci sia quasi una sorta di stadio finale dello sviluppo economico. Il paese sviluppato raggiunge un limite e quel limite viene raggiunto da altri paesi, emergenti, ad una maggiore velocità. Ovviamente è impossibile stabilire se davvero esista un limite di questo genere. Chi siamo noi oggi per poter dire che da domani in poi, almeno nei paesi più avanzati, non ci sarà più nulla di nuovo da scoprire, inventare, produrre, migliorare?
- esistono però dei possibili limiti allo sviluppo economico di un paese. Naturalmente, piccolo inciso, partiamo dall'assunto che il PIL è una buona misura di tale sviluppo, cosa che ovviamente un anarco-capitalista potrebbe anche non accettare. Ma lasciando stare questo elemento, i possibili limiti potrebbero essere una diminuzione della popolazione ed una diminuzione del capitale accumulato. Su entrambi questi elementi un anarco-capitalista può avere delle buone riflessioni: il paese sviluppato è cresciuto grazie ad una maggiore libertà economica; questa crescita ha portato ricchezza; ha consentito l'accumulo di capitale; ha attirato l'attenzione della politica che ha costruito politiche social-democratiche, assistenzialiste, sulla base di quella ricchezza. La ricchezza però si mantiene e si accresce proprio tramite l'accumulo e la manutenzione del capitale. Se, banalmente, si alza il livello di tassazione e contemporaneamente le tasse accumulate vengono spese (pensioni, stipendi pubblici, sprechi, enti inutili ecc...), prima o poi si arresta il processo di accumulo del capitale e addirittura si può anche diminuire tale stock, se si impedisce la semplice manutenzione dei beni capitali. E questo senza considerare le politiche monetarie che in tempi di boom inflazionistico gonfiano i profitti e inficiano la bontà delle informazioni contabili portando quindi a quei fenomeni di consumo di capitale tipici di queste manipolazioni.
Un anarco-capitalista potrebbe anche evidenziare il fatto che la crescita dello stato assistenziale diminuisce l'efficacia della famiglia come unità base del sistema produttivo e della vita sociale. Ci si affida al "welfare" e non più alla solidarietà e all'aiuto dei proprio parenti stretti (in realtà in Italia, visto che oggettivamente certi servizi non esistono o funzionano in maniera pessima rispetto ad altri paesi, miracolosamente la famiglia riesce ancora a resistere. E i nostri politici ci prendono pure in giro quando in televisione sottolineano questo fenomeno come se fosse un loro merito).
Un anarco-capitalista potrebbe anche sottolineare come la crescita della ricchezza aumenta la crescita delle regolamentazioni burocratiche che limitano l'individuo e la famiglia. Oggi non ci si può più prendere un pezzo di terra e costruirsi due muri e un tetto: piani regolatori, ambientalismo, inflazione monetaria e i prezzi delle case scoppiano e i giovani non si sposano e stanno a casa dai genitori;
- infine preme sottolineare come i paesi più avanzati potrebbero essere ad una svolta, così come parecchie volte ad una svolta sono stati altri paesi emergenti. In fin dei conti una volta l'Argentina era uno dei paesi più ricchi, poi con la crescita del ceto urbano e la nascita delle politiche social-democratiche, Peron e tutto il resto, la situazione cambiò di parecchio. Insomma, paesi sviluppati, paesi emergenti, è una distinzione relativa. I fattori essenziali dello sviluppo, della ricchezza sono uguali per tutti.