



ciao lupo ben ritrovato, passata una buona estate?
sull'argomento non sono d'accordo perché da noi scuola privata vuole dire confessionale.


be più diplomifici delle scuole private cattoliche non c'è nulla, basta dare una donazione ai salesiani e anche lo scemo più scemo viene promosso parlo per esempio di una famosa scuola superiore dei salesiani in provincia di treviso.
poi co sta massoneria ma è na fissazione di voi amici dei cattolicardi






http://www.gatago.org/it/politica/17042224.html
Scuole private cattoliche: il nemico pubblico
Davvero finanziare la scuola privata è un danno per lo stato?
Conti alla mano si direbbe di no...
di Francesco Agnoli
In Italia quando si ragiona di scuola si finisce sempre a parlare di
istituti privati e dei finanziamenti statali che vengono loro concessi.
Le scuole private cui ci si riferisce, però, non sono, che so, i
diplomifici, le scuole steineriane, o altri istituti, magari non sempre
perfettamente "in regola", in quanto si tratta, in tutti questi casi,
di realtà non "ideologicamente sensibili". Quello su cui piace
discutere sono, di norma, le scuole private cattoliche: sono loro a
costituire lo scandalo, la pietra dinciampo sulla strada verso la
libertà, leguaglianza, la laicità, per comunisti, radicali e laicisti
vari.
Un nemico tanto bersagliato che a leggere la stampa, e a ignorare la
storia, si finiscono per dimenticare alcuni evidenze. La prima è che in
Italia, e in Europa, le scuole e persino le università sono nate come
istituzioni private, cioè libere, con forti legami col mondo
ecclesiastico. Anche nellantica Atene, del resto, liniziativa
scolastica era strettamente personale e familiare, a differenza di
Sparta, che contemplava un rigido monopolio scolastico statale: con gli
effetti che tutti conosciamo. E solo con i despoti illuminati e, in
Italia, col Risorgimento, che la scuola diviene statale, spesso
attraverso la confisca di scuole private già esistenti.
Alla chiesa viene demandata per lo più solo listituzione di asili
infantili, di scuole elementari, professionali e per leducazione
femminile: tutte realtà costose, per lo stato, necessarie, per il
popolo, ma non redditizie, da un punto di vista politico e ideologico.
Come a dire che statalismo e centralismo dallOttocento in poi amano
controllare solo ciò che serve, in unottica di potere, non ciò che è
utile al bene comune. Con le dittature, in particolare quella comunista
e quella nazionalsocialista, la scuola privata morirà quasi del tutto,
insieme con la libertà, tramandando però ai posteri lidea perversa
dello stato come detentore, per diritto "divino", del monopolio
educativo.
La seconda evidenza, che viene spesso dimenticata, è quella economica.
Ma davvero queste scuole private pesano tanto sullo stato e sui
contribuenti? La realtà è lopposto. Vediamo anzitutto lentità della
"minaccia". In primo luogo le private, in continua e persistente
diminuzione, rappresentano una percentuale minima: nel 2001 gli alunni
delle non statali in Italia erano il 14 per cento scarso, laddove in
Olanda le scuole non statali rappresentavano il 70 per cento, in Belgio
il 59, in Irlanda il 60, in Spagna il 33 e in Francia il 17. In secondo
luogo le private vengono spesso incontro a un bisogno delle famiglie di
cui lo stato non si prende gran cura: infatti, sempre nel 2001, le
scuole private materne (quelle, per intenderci, che non servono ad
alcun "indottrinamento", al 91 per cento cattoliche) coprivano il 37
per cento del totale degli alunni, a fronte di un misero 5 per cento di
ragazzi che frequentavano scuole private superiori (delle quali solo la
metà cattoliche).
Inoltre è bene considerare il fatto che in Europa lItalia si trova tra
gli ultimissimi paesi per percentuale di finanziamento pubblico alle
scuole non statali. A questo punto occorre chiedersi: quanto potrà
incidere sullo stato e sul contribuente la scuola privata, viste le sue
modeste proporzioni? Ebbene, la conclusione, chiarissima, è che il
finanziamento statale alle scuole private è veramente qualcosa di
risibile: nel 2003 si parlò a lungo dei 30 milioni di euro concessi
alle famiglie che iscrivevano i loro figli alle private.
Contemporaneamente la scuola pubblica spendeva in totale circa 43
miliardi di euro. Ogni privata, in realtà, rappresenta per lo stato un
notevole risparmio: gli insegnanti vengono pagati molto meno,
ledificio è mantenuto dal privato, il personale ausiliario e tutte le
spese sono ridotte al minimo. Questo significa che dal punto di vista
economico ogni alunno della privata fa risparmiare allo stato una cifra
considerevole (secondo alcuni calcoli costa circa 2000 euro in meno
allanno di uno studente della pubblica). A ciò si aggiunga che le
famiglie dei ragazzi che vanno alle private pagano listruzione due
volte: con le tasse, che finiranno a beneficio delle scuole statali, e
con la retta.
Per cui si può dire, in ultima analisi,che il cosiddetto finanziamento
dello stato alle private è un finanziamento a se stesso, e in parte una
restituzione alle famiglie, che usufruiscono della privata, della quota
di tasse da loro versata per listruzione pubblica. Tolto di mezzo il
falso problema della privata, occorre allora chiedersi quali siano i
veri guai della scuola di oggi? Cercherò di parlarne la prossima volta.
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