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Discussione: E bravo anche Fioroni

  1. #31
    Obama for president
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    ti sei dimenticato la fonte imparziale teocon, se volete può seguire biografia sulla imparzialità dell'autore editorialista di avvenire

    l Foglio 22 giugno 06

  2. #32
    lupoDL
    Ospite

    Predefinito Un documento interessante

    PARITÀ SCOLASTICA IN ITALIA
    «Senza oneri per lo Stato»
    di Antonio M. Perrone S.P.
    Pres. Naz. FIDAE
    Con riferimento alle considerazioni fatte su autorevoli quotidiani (E. Galli Della Loggia,
    Panebianco, Sylos Labini) sul famoso inciso "corbiniano" dell'art. 33, comma 3, della nostra Costituzione,
    (non le prime, in verità, perché su questo tema si sono versati fiumi d'inchiostro in oltre
    cinquant'anni della nostra storia nazionale), pur esprimendo un convinto consenso alla proposta
    di modifica costituzionale con la sua abolizione, vorrei accennare ad alcuni aspetti che ritengo di
    un certo valore per la sua corretta interpretazione ai fini del finanziamento pubblico di quelle scuole
    non statali (non "private", come erroneamente si continua a dire), ma "paritarie", che svolgono un
    pubblico servizio nel campo dell'istruzione e dell'educazione.
    1. Interpretazione autentica del "senza oneri per lo Stato"
    Va ricordata, anzitutto, la precisazione fatta dallo stesso Corbino in sede di Costituente subito dopo
    la sua approvazione. Dicendo "senza oneri per lo Stato", "noi non diciamo che lo Stato non potrà
    mai intervenire in aiuto degli istituti privati, ma che nessuno istituto privato potrà sorgere con il
    diritto di avere aiuti da parte dello Stato. È una cosa diversa: si tratta della facoltà di dare o di non
    dare". Si tratta di una precisazione accolta dai Padri costituenti come autorevole "interpretazione"
    del passo in questione. Anche il comunista Codignola fece analoga affermazione. Si vedano gli Atti
    della Costituente…
    2. Scuole paritarie = pubblico servizio = pubblico finanziamento
    Le scuole non statali "finanziabili" non sono tutte quelle che vengono istituite da "enti e privati",
    se svolgono una libera attività privata, ma quelle di cui parla esplicitamente il comma 4 dello stesso
    art. 33, cioè quelle "che chiedono la parità" (il termine si trova per la prima volta in questo comma
    della Costituzione), "alle quali la legge… deve assicurare piena libertà e ai loro alunni un trattamento
    scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali", dove il termine "scolastico"
    va riferito ad ogni aspetto dell'attività svolta da queste scuole, compreso quello economico, come
    sono le "tasse o rette scolastiche per la frequenza" e il termine "equipollente" significa "di eguale valore
    ed efficacia" a tutti gli effetti. Queste scuole, con il riconoscimento della parità, avendone i requisiti,
    svolgono un servizio pubblico come quello delle scuole istituite dallo Stato. Ben si può applicare,
    quindi, ad esse l'equiparazione "Pubblico servizio = pubblico finanziamento", se tale è il finanziamento
    dell'istruzione per le scuole statali.
    3. Da molti decenni il bilancio dello Stato contiene appositi capitoli per contributi alle
    scuole non statali
    Proprio per questo motivo nel bilancio dello Stato esistono da decenni alcuni precisi capitoli relativi
    a finanziamenti diretti alle scuole non statali (1461 "Assegni, premi, sussidi e contributi per il
    mantenimento delle scuole materne non statali - 5.1.5. - 6.1.1", 1625 "Contributi per il mantenimento
    di scuole elementari parificate 5.1.5. - 6.1.1", 3671 "Contributi per il funzionamento delle
    Scuole Magistrali dipendenti da Enti morali 5.1.5. - 6.1.4.", 3672 "Sussidi e contributi a scuole medie
    non statali 5.1.5. - 6.1.3"), il cui importo globale, per l'anno scol. 2001-2002, ha raggiunto la
    somma complessiva di £ 1.021 miliardi oltre i 300 miliardi annui per l'erogazione delle borse di
    studio in base alla legge 62/2000 per gli alunni delle scuole statali e paritarie. Tali contributi, per
    quanto insufficienti, trovano il loro fondamento nella "pubblicità del servizio" che le scuole destinatarie
    hanno in qualche modo esplicato e che ora, con la legge 62/2000, viene espressamente riconosciuto.
    Non è quindi vero che lo Stato non possa intervenire finanziariamente a sostegno dell'istruzione
    non statale, se di fatto lo fa da tanto tempo.
    2
    4. Istruzione obbligatoria e gratuita in tutte le scuole del sistema pubblico nazionale
    C'è infine l'art.34 della Costituzione che sancisce la gratuità della scuola obbligatoria, senza limitare
    tale "gratuità" alla frequenza delle sole scuole statali. "L'istruzione inferiore, impartita per almeno
    otto anni, è obbligatoria e gratuita". - Obbligatoria per tutti, gratuita per tutti - Si tratta, infatti,
    di un diritto (quello della gratuità), di cui non si può supporre la rinuncia solo per il fatto di
    scegliere una scuola non statale paritaria, che svolge, come abbiamo sopra sottolineato, un servizio
    pubblico espressamente riconosciuto con la recente legge 62/2000 "Norme per la parità scolastica…".
    Gratuitamente, quindi, come nelle scuole statali, si deve poter assolvere il diritto-dovere
    dell'istruzione nelle scuole paritarie: Di qui la logica conseguenza del loro pubblico finanziamento.
    5. Parità nella libertà: diritti civili fondamentali
    Per questi motivi mi sembra che l'intervento finanziario dello Stato per le scuole paritarie, pur con
    l'inciso costituzionale "senza oneri per lo Stato", sia non solo possibile ma doveroso, perché le famiglie
    possano esercitare nel nostro Paese il diritto civile alla libera scelta del percorso formativo
    dei propri figli e le scuole, che svolgono, con gestione privata, un pubblico servizio per l'istruzione
    e l'educazione, possano «adempiere allo svolgimento dei loro compiti e all'adempimento dei loro
    obblighi in condizioni uguali a quelle di cui beneficiano gli istituti pubblici corrispondenti e senza
    discriminazioni» (Parlamento Europeo: Risoluzione del 14-3-1984).
    *******
    SULLA LINEA DELLA COSTITUZIONE
    1. Non finanziamento delle scuole private, ma istituzione delle scuole paritarie
    1. "È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli..." Cost. art. 30.
    2. Con queste parole la nostra Costituzione proclama il diritto dei genitori alla libera scelta
    della scuola per l'istruzione dei propri figli con la garanzia dell'uguaglianza di trattamento
    sancita dall'art. 3 della stessa Costituzione per tutti i cittadini.
    3. Occorre sottolineare anche l'urgenza di attuare l'art. 33, c. 4, che recita testualmente: "La
    legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve
    assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a
    quello degli alunni di scuole statali".
    4. Questa "legge", istitutiva delle scuole non statali che chiedono (e ottengono) la parità,
    SCUOLE PARITARIE, distinguendole nettamente dalle altre scuole private, (che possono
    continuare ad esistere come legalmente riconosciute o semplicemente notificate) è stata
    approvata dal Parlamento il 2 marzo 2000, ma con alcuni aspetti ambigui e insufficienti,
    che attendono una ulteriore fase legislativa per il loro superamento, nello spirito e nel rispetto
    di quanto la stessa Costituzione proclama con estrema chiarezza:
    • alle scuole paritarie: PIENA LIBERTÀ, che dovrà essere assolutamente garantita nel
    complesso dei diritti e degli obblighi fissati;
    • ai loro alunni: EQUIPOLLENZA DI TRATTAMENTO SCOLASTICO (PARITÀ)
    rispetto a quello degli alunni di scuole statali.
    • «Trattamento scolastico»: si intende su tutti gli aspetti della vita scolastica, compresi
    quelli economici, proprio perché la Costituzione non ne esclude nessuno.
    • Il "senza oneri per lo Stato", di cui parla il comma 3 dello stesso articolo 33 in relazione
    alla "istituzione di scuole da parte di enti e privati" viene superato con la precisazione del
    comma 4 nei riguardi degli alunni di scuole paritarie ("che chiedono la parità").
    5 "L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita", Art. 34
    Cost. Scuola dell'obbligo gratuita per tutti i cittadini in base all'art. 34 della Cost. Non risulta
    da nessuna parte che la gratuità della scuola dell'obbligo debba essere assicurata solo
    a chi frequenta le scuole statali. Anzi la nostra Costituzione si basa sul principio dell'uguaglianza
    di tutti i cittadini e sul dovere dello Stato di rimuovere le cause, che la impediscono.
    Tocca allo Stato, quindi, garantire non solo la libertà d'insegnamento e di apprendimento,
    ma anche l'effettivo esercizio di tali libertà a parità di condizioni.
    3
    2. RAFFRONTO CON L'EUROPA:
    a) La prassi è largamente conosciuta: quasi tutte le nazioni europee, comprese molte della sfera
    ex-comunista, hanno legislazioni coerenti con i diritti educativi delle famiglie e degli alunni,
    fornendo alla scuole non statali riconosciute i mezzi finanziari per l'esercizio delle attività
    scolastiche in funzione della libera scelta delle famiglie.
    b) In linea di principio, la RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO del
    14 marzo 1984, recita testualmente all'art. 9: "Il diritto alla libertà d'insegnamento
    implica per sua natura l'obbligo per gli Stati membri di rendere
    possibile l'esercizio di tale diritto anche sotto il profilo finanziario e di accordare
    alle scuole le sovvenzioni pubbliche necessarie allo svolgimento dei loro
    compiti e all'adempimento dei loro obblighi in condizioni uguali a quelle di cui
    beneficiano gli istituti pubblici corrispondenti, senza discriminazione nei
    confronti dei gestori, dei genitori, degli alunni e del personale".
    c) Sorprendente affinità con la Costituzione italiana:
    • LIBERTÀ D'INSEGNAMENTO per gli istituti che soddisfino ai requisiti
    oggettivi di legge per il loro riconoscimento.
    • NESSUNA DISCRIMINAZIONE (=Trattamento Scolastico Equipollente)
    nei confronti dei gestori, dei genitori, degli alunni e del personale.
    3 ALCUNE CONSIDERAZIONI CHIARIFICATRICI
    1. La parità scolastica, nel senso pieno del termine, si fonda non su una fede religiosa,
    ma sui diritti di una cittadinanza democratica.
    2. La scuola non statale, in genere, e ancor più la scuola cattolica, non si pone
    contro la scuola statale, né al di fuori o ai margini del sistema scolastico nazionale;
    anzi con la sua presenza e la sua autonoma organizzazione nel quadro
    generale del sistema pubblico dell'istruzione e della formazione, la scuola
    paritaria ritiene di poter dare un valido contributo al rinnovamento e al miglioramento
    dell'intera scuola italiana.
    3. Col pieno riconoscimento della parità scolastica si contribuisce a valorizzare
    tutte le risorse educative disponibili del Paese, specie quelle che sono impegnate
    nel privato-sociale, di cui la Scuola Cattolica è una significativa espressione.
    4. In particolare, la Scuola Cattolica intende essere, secondo le sue più autentiche
    origini, una scuola per tutti, soprattutto per i meno abbienti; non
    può essere ridotta a scuola per ricchi, come spesso viene "accusata". La legge
    sulla parità scolastica deve consentire sia che la famiglia possa liberamente scegliere
    la scuola per i propri figli, sia che la Scuola Cattolica ritorni ad essere un
    servizio per tutti, per quanti, cioè liberamente ne fanno richiesta.
    5. I requisiti per il riconoscimento della "parità" devono essere tali da impedire
    ogni forma di illeciti profitti e di abusi di carattere giuridico ed economico.
    4
    Per un effettivo rinnovamento della Scuola italiana
    è indispensabile il confronto
    con la realtà europea sul tema del pluralismo scolastico
    LIBERTÀ DI EDUCAZIONE NELLA COMUNITÀ
    EUROPEA
    Il tema del pluralismo scolastico e della conseguente parità assume una rilevanza
    particolare in prospettiva europea, perché non è concepibile un ‘Europa unita,
    nella quale i sistemi formativi delle singole Nazioni pur nella varietà delle articolazioni
    derivate da tradizioni culturali diversifìcate, non siano nello stesso tempo
    espressione di effettiva libertà. Non è concepibile, cioè, che alla liberalizzazione
    dell’istruzione e dell’educazione, ormai da anni attuata in tutte le Nazioni della
    Comunità europea, faccia riscontro in Italia una struttura formativa di stampo ancora
    napoleonico, affidata praticamente al monopolio dello Stato. La politica europea,
    in fatto di educazione, è chiaramente espressa nella Risoluzione del Parlamento
    europeo del 14.3.84, nella quale si dichiara esplicitamente che negli Stati della
    Comunità:
    a) “il sistema scolastico deve rispondere alle relative disposizioni della Convenzione europea
    sui diritti dell’uomo e sulle libertà fondamentali...” (art.4);
    b) “la libertà di insegnamento e di istruzione deve essere garantita...” (art.6);
    c) “in virtù del diritto che è stato loro riconosciuto, spetta ai genitori decidere in merito
    alla scelta della scuola per i loro figli fino a quando questi ultimi non abbiano la capacità
    di fare autonomamente tale scelta” (art.7);
    d) “compito dello Stato è di consentire la presenza degli istituti di insegnamento pubblico
    o privato all’uopo necessari” (art.7);
    e) “il diritto alla libertà di insegnamento implica per sua natura l’obbligo, per gli Stati
    membri, di rendere possibile l’esercizio ditale diritto anche sotto il profilo finanziario e
    di accordare alle scuole le sovvenzioni pubbliche necessarie allo svolgimento dei loro
    compiti e all’adempimento dei loro obblighi in condizioni uguali a quelle di cui beneficiano
    gli istituti pubblici corrispondenti, senza discriminazioni nei confronti dei gestori,
    dei genitori, degli alunni e del personale” (art.9).
    __________________________________________________ ____________________
    Questa è la prospettiva europea in fatto di libertà di educazione, a cui
    deve adeguarsi anche la legislazione italiana. Lo esige, oltre che l’esplicita Risoluzione
    del Parlamento europeo, la maturata coscienza democratica della nostra società,
    che fonda l’efficacia delle sue istituzioni sul libero apporto di tutte le risorse
    dei cittadini e dei loro raggruppamenti sociali impegnati a contribuire
    direttamente al ben comune della Nazione. I cattolici hanno, a questo riguardo, un
    impegno particolare sia per dovere di coerenza con i principi di libertà, a cui si ispirano,
    che per la loro responsabilità politica al servizio del Paese.
    __________________________________________________ ____________________
    5
    IL SISTEMA SCOLASTICO SOCIALE
    di Amper
    «Dalla scuola di Stato alla scuola della Società»: questo è oggi il passaggio sollecitato
    e richiesto con sempre maggiore insistenza in vari Paesi del mondo, dove la forma democratica
    delle comunità nazionali si va affermando con crescente stabilità in un clima di effettiva
    libertà politica. È la logica e naturale conseguenza del processo di autonomia che si sta
    sviluppando nei sistemi scolastici di molte nazioni. Con questo passaggio non si intende esautorare
    lo Stato dal diritto-dovere di aprire e gestire scuole, ma indicare un nuovo modo
    di svolgerlo, per renderlo sempre più rispondente ai bisogni delle persone, delle famiglie
    e della società, al cui servizio sono destinate tutte le strutture pubbliche statali, salvaguardandone
    la libertà non solo nelle scelte fondamentali, ma anche nell'itinerario concreto che
    esse intendono percorrere per inserirsi responsabilmente nel mondo del lavoro e della cultura,
    partecipando attivamente al suo sviluppo.
    In particolare, nel pluralismo culturale della società del nostro tempo, ogni persona e
    ogni raggruppamento sociale, liberamente costituito, deve avere la possibilità, garantita dalla
    legislazione e sostenuta da adeguati interventi pubblici, di attivare centri di istruzione e di
    educazione che assicurino ai genitori l'esercizio del primario ed irrinunciabile diritto di scegliere
    per i propri figli l'iter scolastico più idoneo e rispondente ai propri convincimenti morali.
    In altre parole, la scuola viene concepita come iniziativa sociale, sostenuta e finanziata
    dallo Stato, i cui compiti di promozione, coordinamento e controllo tendono non a limitare,
    ma a potenziare le singole istituzioni scolastiche e il libero sistema dell'istruzione, intervenendo
    anche - in linea sussidiaria - con pubbliche strutture per il pieno soddisfacimento
    della domanda formativa.
    È quanto viene affermato anche nella recente "Carta dei impegni programmatici"
    delle scuole cattoliche: "Nel momento in cui l'autonomia segna il passaggio da una scuola
    prevalentemente statale e centralizzata ad una scuola della società civile, che riconosce e
    valorizza, secondo il principio di sussidiarietà, l'apporto di tutti i soggetti, la scuola cattolica
    offre il suo servizio con la piena consapevolezza della sua identità sociale, culturale ed
    ecclesiale: una scuola che si qualifica sempre più come soggetto sociale al servizio di tutti
    gli alunni e delle famiglie, attraverso l'offerta di un valido progetto educativo…"
    È il traguardo di un lungo cammino, ancora non pienamente definito, che si configurerebbe
    come un sistema pluralistico di libere istituzioni scolastiche, caratterizzate da una
    flessibilità organizzativa e didattica più accentuata di quella prevista per le scuole dell'attuale
    sistema nazionale dell'istruzione e da una partecipazione più viva delle famiglie, in quanto
    membri responsabili della stessa comunità scolastica. Il passaggio da scuola-istituzione a
    scuola-comunità dovrebbe caratterizzare profondamente la scuola di iniziativa sociale. Una
    scuola non esposta all'arbitrio e all'avventura, ma salvaguardata e tutelata da adeguata legislazione
    sotto la garanzia di uno Stato sociale efficiente.
    Si tratta di una tendenza che trova ancora notevoli opposizioni e incomprensioni di vario
    genere, ma che in alcuni Paesi di avanzata democrazia (come in Olanda, Inghilterra,
    Germania ... ) diviene sempre più consistente nell'ottica delle autonomie in uno Stato sociale:
    uno Stato, cioè, partecipativo, fondato sul riconoscimento delle autonomie sociali, impegnato
    a promuovere, sostenere e rendere effettivi i diritti di tutti i cittadini in regime di uguaglianza,
    e che pone come obiettivi principali della sua funzione il pieno sviluppo delle
    persone e delle istituzioni in cui si sviluppa la loro personalità, alla cui tutela orienta la politica,
    agevolando e incoraggiando esperienze di comunità sociali e realtà locali finalizzate
    al rispetto e alla realizzazione dei diritti riconosciuti.
    6
    In un contesto statuale così concepito, che è poi quello delineato dalla nostra Costituzione,
    va inquadrato il problema educativo con il complesso di diritti e doveri fra loro connessi
    e articolati, che potrebbero essere così espressi:
    􀂾 diritto di accesso all'istruzione in regime di piena libertà;
    􀂾 diritto alla libertà di apprendimento, cioè a svolgere il proprio itinerario educativo secondo
    le proprie convinzioni etico-rehgiose senza intralci e discriminazioni di sorta;
    􀂾 diritto alla libertà di insegnamento non solo per i singoli cittadini, ma anche per le formazioni
    sociali liberamente costituite;
    􀂾 decentramento del sistema educativo dallo Stato alle Autonomie, che consenta una maggiore
    coerenza e articolazione tra la domanda e l'offerta con la dovuta flessibilità e adattamento
    alle reali esigenze dei cittadini e delle loro comunità familiari e territoriali;
    􀂾 diritto-dovere dei cittadini, soprattutto dei genitori, a partecipare alla gestione della scuola
    attraverso organi collegiali rispettosi delle rispettive competenze;
    􀂾 díritto-dovere della società a partecipare, attraverso i propri enti e organi territoriali, alla
    gestione del sistema scolastico "sociale" sulla base di un'adeguata legislazione in materia;
    􀂾 compito-dovere dello Stato sociale: nel rispetto del principio di sussidiarietà rendere
    possibile un sistema formativo di questo tipo con la garanzia di adeguata legislazione e
    di sufficiente sostegno finanziario.
    ***********
    D:\ex-f\Parità\Parità-1\Dossier breve su Parità (bianco-nero).doc
    DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO
    Art. 26
    1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno
    per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare
    deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla
    portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla
    base del merito.
    2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al
    rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa
    deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i
    gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento
    della pace.
    3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire
    ai loro figli.
    Un testo limpido e chiaro, molto vicino al contenuto della Costituzione italiana sul tema dell'istruzione,
    ma anche più esplicito sia con riferimento alle finalità fondamentali dell'istruzione
    (pieno sviluppo della personalità umana... promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia...),
    sia nell'esplicita affermazione del diritto di priorità dei genitori nella scelta dell'itinerario
    educativo dei propri figli. Chiaramente espresso anche il diritto alla gratuità dell'istruzione
    obbligatoria, proprio come nell'art 34 della nostra Costituzione ("L'istruzione inferiore, impartita
    per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita").
    Obbligatorietà e gratuità vanno congiunte indissolubilmente,
    se si vuol essere fedeli alla Dichiarazione Universale e alla Costituzione italiana.
    F:\Parità\Parità-1\Dossier breve su Parità (bianco-nero).doc
    A cura della Presidenza Nazionale della FIDAE

  3. #33
    Obama for president
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    fidae=federazione italiana scuole cattoliche molto impaziale come fonte


    http://www.fidae.it/

    http://www.google.it/search?hl=it&q=...nG=Cerca&meta=

  4. #34
    lupoDL
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    Citazione Originariamente Scritto da benfy Visualizza Messaggio
    ti sei dimenticato la fonte imparziale teocon, se volete può seguire biografia sulla imparzialità dell'autore editorialista di avvenire

    l Foglio 22 giugno 06
    Duqnue a te non interessa se una cosa è vera o no, ma solo se te la presenta uno della tua fazione. Ottimo esempio di apertura mentale.

  5. #35
    Obama for president
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    presenta qualcuno di perlomeno neutrale, se permetti non lo è avvenire o la federazione delle scuole cattoliche è come se io postassi qualcosa dell'uaar

  6. #36
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    lupo mi sta convincedo sempre di più ad andare a votare alla primarie contro questa banda di disperati...






    PS: io ci sono andato per 13 anni alla scuola cattolica torinese -al valsalice, per inciso - e quella NON è una scuola pubblica perchè NON FA SERVIZIO PUBBLICO. Come tutte le scuole paritarie (indipendenteente dal giudizio di merito sulla scuola e il suo valore) non permette a studenti e genitori neppure di vedere i propri bilanci, nè tantomeno discuterli negli organi collegiali, nè iplementare la didattica. E più di tutto è una scuola confessionale in cui la direzione decide le regole che non sono discusse da nessun altro e inizia pregando ogni mattina e con attività relgiose obbligatorie.

    Un servizio pubblico è tal quando aperto a tutti, pluralista e tiene fede al principio della accountabilty. Alcune scuole paritarie - pochissime - possono essere ottime, ma non fanno cmq servizio pubblico e si ispirano alla dottrina cattolica, e non (o solo secondariamente) ai principi costituzionali.

  7. #37
    lupoDL
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    Io non sono a favore della privatizzazione della scuola. La scuola è pubblica, e non si discute. Il concetto è diverso.
    C'è una scuola parificata che ha la stessa dignità, a PARITA' di giudizio.
    Se ci sono scuole rpivate che funzionano, ben vengano. I diplomifici devono essere aboliti, ovunque siano, pubblcii o privati.

    Quanto a ciò che dice l'Umberto, Fassino viene da una scuoal rpivata e D'Alema ci manda i figli. Magari sono più scemi di te, però...

  8. #38
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    Citazione Originariamente Scritto da lupoDL Visualizza Messaggio
    Io non sono a favore della privatizzazione della scuola. La scuola è pubblica, e non si discute. Il concetto è diverso.
    C'è una scuola parificata che ha la stessa dignità, a PARITA' di giudizio.
    Se ci sono scuole rpivate che funzionano, ben vengano. I diplomifici devono essere aboliti, ovunque siano, pubblcii o privati.

    Quanto a ciò che dice l'Umberto, Fassino viene da una scuoal rpivata e D'Alema ci manda i figli. Magari sono più scemi di te, però...
    Lupo io non sono contro le scuole private, sono liberissime di esistere.
    Ciò che io contesto è dargli dei soldi. Hanno già le rette dei loro studenti, e in quanto AZIENDE (dato che sono private) si sorreggono in base al numero dei loro iscritti (+ iscritti = + soldi).

    Inoltre i soldi pubblici sono un incentivo alle scuole private per NON FUNZIONARE.

    Infatti se una Scuola Privata è una pessima scuola avrà un calo di iscritti e sarà costretta a chiudere. Quindi una Scuola Privata deve essere competitiva e quindi offrire servizi migliori delle altre scuole per attirare più clienti (ossia studenti). Questa sana concorrenza non può che elevare lo standard educativo-formativo.

    Ma se una scuola privata è pessima e riceve fondi pubblici non chiude e non ha alcun interesse a migliorare (tanto Pantalone paga), anzi.

    Questo è l'assunto 1.0 del Liberalismo: se una cosa è pubblica/finanziata dallo stato non ha alcun interesse a migliorarsi dato che può stare in perdita.

  9. #39
    lupoDL
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    Citazione Originariamente Scritto da Caimano Visualizza Messaggio
    Lupo io non sono contro le scuole private, sono liberissime di esistere.
    Ciò che io contesto è dargli dei soldi. Hanno già le rette dei loro studenti, e in quanto AZIENDE (dato che sono private) si sorreggono in base al numero dei loro iscritti (+ iscritti = + soldi).

    Inoltre i soldi pubblici sono un incentivo alle scuole private per NON FUNZIONARE.

    Infatti se una Scuola Privata è una pessima scuola avrà un calo di iscritti e sarà costretta a chiudere. Quindi una Scuola Privata deve essere competitiva e quindi offrire servizi migliori delle altre scuole per attirare più clienti (ossia studenti). Questa sana concorrenza non può che elevare lo standard educativo-formativo.

    Ma se una scuola privata è pessima e riceve fondi pubblici non chiude e non ha alcun interesse a migliorare (tanto Pantalone paga), anzi.

    Questo è l'assunto 1.0 del Liberalismo: se una cosa è pubblica/finanziata dallo stato non ha alcun interesse a migliorarsi dato che può stare in perdita.
    Guarda, hai colto il punto.
    Infatti lo spirito della riforma di Fioroni va verso l'innalzamento dello standard. TUTTI, pubblici e privati, dovranno superare il controllo da parte dello satto, che è UNICO. Chi non lo fa, esce dal sistema. Su questo er Sor Ministro è stato chiaro.
    Ma chiediti questo: se io voglio mandare mio figlio a una privata, devo pagare la tassa pubblica e in più quella privata. Il contributo statale va solo (in parte) a restituire la tassa pubblica alle famiglie che fanno così.

  10. #40
    email non funzionante
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    Citazione Originariamente Scritto da lupoDL Visualizza Messaggio
    Io non sono a favore della privatizzazione della scuola. La scuola è pubblica, e non si discute. Il concetto è diverso.
    C'è una scuola parificata che ha la stessa dignità, a PARITA' di giudizio.
    Se ci sono scuole rpivate che funzionano, ben vengano. I diplomifici devono essere aboliti, ovunque siano, pubblcii o privati.

    Quanto a ciò che dice l'Umberto, Fassino viene da una scuoal rpivata e D'Alema ci manda i figli. Magari sono più scemi di te, però...
    Anche io vengo da una nota scuola cattolica. Onestamente non mi interessa minimamante dove Fassino manda i figli nè le sue motivazioni (tra le tante invito anche a considerare che sono scuole che fanno orario continuato fino a tardi e anche per questo apprezzate da genitori ... impegnati). Il problema è dare soldi per un servizio pubblico a chi NON FA servizio pubblico E NON GESTISCE AFFATTO i soldi e i bilanci con le garanzie del servizio pubblico.

    Nè D'alema nè fassino chiedono questo, o mi sbaglio?

 

 
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