Secondo me LC sviluppò molte tematiche importanti per la sinistra di oggi...ad esempio, furono i primi a capire l'importanza di evitare una divaricazione, nel proletariato, tra garantiti e non garantiti.


Secondo me LC sviluppò molte tematiche importanti per la sinistra di oggi...ad esempio, furono i primi a capire l'importanza di evitare una divaricazione, nel proletariato, tra garantiti e non garantiti.


Questo particolare non credo tu lo abbia semplicemente letto, o almeno mi risulta difficile crederlo. Il tema divenne lacerante, ancorchè sgorgato in realtà da una serie di articoli sul giornale in cui - quasi fosse un primordiale forum - si alternarono tesi opposte (e come al solito, distinguo, precisazioni, chiose e quant'altro apparteneva - e purtroppo appartiene - alle logiche mentali della sinistra dell'era contemporanea). La domanda basilare stava nell'individuare la rappresentanza: avevamo noi il diritto di erigerci ad élite concettual-programmatica della classe operaia? E chi dovevamo includere in essa? C'erano i duri e puri che rispondevano "gli operai", mentre altri sostenevano "i diseredati" (da qui - ho sempre ritenuto - l'embrione della deriva radicale di Manconi). E chi era da considerare "operaio" e chi "diseredato"?
Ne nascevano discussioni interminabili in casa, nelle cantine, in quelle sedi che la stampa tanto amava definire "cellule"prima, e poi "covi"; discussioni eterne. Ne ricordo una, con Mario, Pasquale e Pinuccio il rosso, che imboccò una deviazione fisica (o metafisica): finimmo per parlare di Einstein e della sua teoria della relatività. Da quella notte uscii quasi convinto dell'esistenza di una cantina enormemente piu' grande in cui quattro personaggi, enormi si dibattevano sul "che fare", dopo aver chiarito i nostri dubbi: noi, che vivevamo in una galassia che null'altro era che una minuscola particella di quella lampada che ci illuminava da ore.
Una gran confusione...ma contemporaneamente il tempo in cui imparai a ragionare e operare per obiettivi.
informauro


Non credo di meritar rispetto, per questo.
Penso che se tu scrivi a Luigi Manconi, potrà disegnarti un quadro molto piu' preciso e molto piu' comprensibile: non ero (e non sono) né culturalmente, né politicamente mai stato a certi livelli. Soprattutto in quanto allora moltissimi erano ben piu' grandi di me.




Non l'ho letto sul giornale, ovviamenteE' che ultimamente mi sto documentando sul periodo, e "Rose o pistole", di Cazzullo, è stato il primo libro che ho comprato! Mia madre poi era quindicenne arrabbiata in Veneto all'epoca in cui LC si sciolse, quindi è una miniera d'oro di racconti








Avevamo anche alcuni guai. Non parlo delle forze dell'ordine (quelli erano guai grossi....), né dei fascisti (un toscano me lo spensero in faccia - pigiando col tallone...). Parlo della nostra visibilità. Anzi della incapacità di distinguerci. I vari gruppi extraparlamentari soffrivano più o meno consciamente della (meravigliosa) confusione che regnava a quel tempo. Per esempio, nelle assemblee studentesche, durante le occupazioni, mi accorgevo regolarmente del fatto che LC veniva scambiata con PotOp (potere operaio). Ragion per cui ci capitava di dover fare alcuni preamboli esplicativi del nostro pensiero, così lunghi da complicarci la vita. E spesso si finiva col dire il 5% di quel che volevamo affermare. Almeno a Roma era così, mentre al Nord, dove LC era (anche) una realtà operaia, mi dicevano di non vedere questo problema.

