Mario Giampaoli, sindacalista rivoluzionario, sansepolcrista, squadrista della prima ora, figura di spicco del Fascismo milanese e guida della corrente 1919, era solito taglieggiare i rioni borghesi milanesi e distribuire i beni tra il sottoproletario milanese. Federale milanese per un periodo, aderirà alla RSI.
Anche Togliatti in "Lezioni sul Fascismo", riporta il fatto dei taglieggiamenti antiborghesi e nomina Giampaoli ed i giampaoliani come esponenti di spicco dello squadrismo milanese sottoproletario, populista, antiborghese, dicendo che il giampaolinismo è una vera e propria corrente del Fascismo.
Un testo essenziale per comprendere il Fascismo.
Zev Sternhell, Nascita dell'ideologia fascista, Baldini Castoldi.
Molto meglio di tutta la storiografia italiana, compreso De Felice e Emilio Gentile o Parlato, che sorvolano sulla continuità sindacalismo rivoluzionario fascismo. Forse hanno sorvolato per non irritare la storiografia liberale o marxista che sempre l'ha fatta da padrone in Italia, tacendo così sulla realtà storica effettiva.
Attualità di Filippo Corridoni
Intervista ad Andrea Benzi di Lucy dall'Ombra
Andrea Benzi è curatore del testo degli scritti corridoniani "Come per andare più avanti ancora"
Società Editrice Barbarossa Milano
D: Andrea Benzi, poche parole per iniziare su Filippo Corridoni.
R: Corridoni è stato il più grande rivoluzionario delle storia italiana recente. Purtroppo la sua morte, avvenuta a soli 29 anni, ne impedì l'azione politica nell'Italia che sarebbe uscita dalla prima guerra mondiale. Nato in provincia di Macerata a Corridonia,
si trasferì a Milano ed iniziò la sua attività nella formazione giovanile del partito socialista e nel sindacato. Su posizioni antimilitariste ed internazionaliste, diventò uno dei punti di riferimenti del sindacalismo rivoluzionario, quell'ala del sindacato
che criticava ferocemente l'azione politica riformista e compromissoria del sindacato confederale e la strategia elettoralistica del partito socialista. La critica avveniva in nome dell'azione diretta e della rivoluzione sindacale, attraverso lo sciopero generale, il boicottaggio ed il sabotaggio dell'economia.
D: Incredibile, sembra di averci a che fare con un moderno leader dei centri sociali. Ma allora come mai il fascismo lo assunse come mito e simbolo del fascismo delle origini?
R: Vi fu un cambiamento, così come vi fu in Benito Mussolini, in Alceste De Ambris, in Michele Bianchi, Edmondo Rossoni e tanti altri, come Giuseppe Di Vittorio. Nel 1914, probabilmente deluso dal fallimento degli scioperi via via organizzati, intravedendo con molti altri la possibilità che la guerra fosse l'evento in grado di cambiare la società e l'uomo, si schierò a favore dell'intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale e capeggiò le manifestazioni durante le famose radiose giornate di maggio, di cui divenne l'oratore principale e più ascoltato della piazza di Milano. La sua attività fu fondamentale per saldare il mondo operaio al movimento interventista. In lui si sviluppò quindi un crescente sentimento patriottico e nazionalistico: partì volontario e morì, consapevole del suo sacrificio, esponendosi da vero eroe al fuoco nemico, in un assalto ad una delle più munite trincee austriache, la mitica Trincea delle frasche, sulle Alture di Polazzo, fra Monfalcone e Gorizia. Là, ancora oggi, vi è un monumento che lo ricorda e che neppure la furia dei partigiani comunisti sloveni è stata in grado di distruggere. Questo monumento è meta, ogni 23 ottobre, di un pellegrinaggio organizzato dall'UGL del Friuli e che speriamo possa aggregare tanti altri soggetti ed organizzazioni e possa diventare presto momento simbolico-aggregativo di tante energie sane del lavoro, della produzione, del sindacato.
D: Può esservi una differenza quindi fra Corridoni ed una sorta di mito corridoniano?
R: Sì: su Filippo Corridoni, una volta morto, venne alimentato un vero e proprio mito. Mussolini fu abilissimo nell'appropriarsi della sua eredità, eredità che tuttavia era sintesi umana e storica del rivoluzionario sociale e del combattente per la Patria, eredità quindi che faceva gola al movimento fascista, ma eredità-sintesi che comunque animava il Mussolini ante-marcia e che sempre rimase nella sua politica. Non tutti furono ovviamente d'accordo: non lo fu De Ambris, che dopo aver simpatizzato per il fascismo, divenuto antifascista, accusò Mussolini di appropriazione indebita di cadavere (letteralmente); non lo fu Giuseppe Di Vittorio, che, giovanissimo, fu amico di Corridoni. Ma poiché una parte consistente, quando non maggioritaria, dei sindacalisti rivoluzionari finì per aderire al fascismo, ecco che il mito di Filippo Corridoni trovò validi e forti sostenitori nel regime. Voglio dire, un conto è il mito di Corridoni; altra questione è l'analisi della sua azione. Mentre fiorirono biografie e racconti sulla sua figura di giovane eroe ribelle, malato di tubercolosi, che entrava ed usciva dal carcere, non si ebbe un esame ed una raccolta editoriale dei suoi scritti, fatta eccezione per l'opera politicamente più matura, Sindacalismo e Repubblica scritta nei primi mesi del 1915 a S. Vittore, e pubblicata nel 1921 a Parma e poi nel 1945 a Milano, negli ultimi mesi della Repubblica Sociale Italiana. Ho inteso quindi colmare questo vuoto: non ho scritto un libro su Corridoni, ho raccolto e sto raccogliendo i suoi scritti. Un'opera che, senza alcuna modestia, definisco meritoria, ma che purtroppo non sta trovando le giuste attenzioni dei vertici culturali, troppo occupati forse a programmare la sfilata televisiva di nani e ballerine.
D: Ed è grave questo?
R: Giudicate voi. In un'Italia che ha finanziato con centinaia di milioni i progetti cinematografici della Ripa di Meana, che ha dato soldi pubblici a Luca Casarini, che ha inviato la portaerei Garibaldi di fronte al Pakistan per fermare i pescherecci di Bin Laden (milioni di Euro al giorno di spesa), in un'Italia sempre pronta a riempire di onori qualche divo o divetto d'oltreoceano o d'oltralpe, non si trovano i soldi per fare acquistare da alcune biblioteche gli scritti corridoniani. Il che poi stride con il fatto che quasi ogni città e comune d'Italia ha una via dedicata a Corridoni.
D: Benzi, cosa rimane del messaggio corridoniano?
R: Verrebbe da dire nulla, assolutamente nulla. Invece, no. Di Corridoni rimane l'esempio militante: il fatto che sempre la storia produce individui che, armati di soli ideali, decidono di lottare e di non cedere alle prepotenze dei più forti ed alle lusinghe del compromesso. Essi sono destinati ad una vita tragica ed eroica: ma per fortuna esistono. In piccolo sono quelle persone che incontriamo in varie situazioni, restie ad arrendersi e ad omaggiare chi in quel momento ha i soldi ed il potere: sono persone indispensabili. Senza di loro il mondo sarebbe totalmente in mano ai prevaricatori, agli arroganti ed agli intriganti, ai monopolisti. Sotto l'aspetto politico e sindacale poi, il messaggio corridoniano rivela un'attualità sorprendente: il disfavore verso le forme di assistenzialismo politico e partitico in nome di una giusta contrapposizione fra produttori, vale a dire lavoratori ed imprenditori entrambi consapevoli dell'alto e nobile ruolo economico
e sociale svolto, la critica allo stato assistenziale che tutto assopisce ed addormenta pur di controllare la plebe mediante il vecchio strumento paternalistico del pane a prezzo politico, la propensione per la democrazia diretta, referendaria e partecipata, e non per la democrazia mediata dalle fazioni e dai partiti, il concetto di nazione armata, come fulcro di una vera struttura di sicurezza civile e non strumento di aggressione militare, il federalismo municipale. Tanti punti ancora attuali che furono peraltro ripresi da Mussolini nel 1919.
D: Grazie Andrea Benzi, buon lavoro e buona fortuna.


Non dimentichiamoci neanche della figura di Aurelio Padovani....Solo una sorte avversa potè fermarlo...
...giusto, a proposito di fascismo sottoproletario non dimentichiamoci di Padovani!
ed a chi parla di immaginari conflitti Mussolini-Padovani (tipo De Felice o l'autore della controcorrente) basterebbe indicare i "Taccuini Mussoliniani" dove il Duce si commuoveva quando parlava di Padovani... Lo indicava come un suo fratello di lotta.
GIOVANNI GENTILE:EROE FASCISTA
Genesi e struttura della società, suo testamento, un libro fondamentale per capire la RSI.