
Originariamente Scritto da
Arjuna
Giusto un paio di puntualizzazioni:
Nelle società tradizionali sono le aristocrazie che generano le comunità e non il contrario: gli aristocratici sono sempre i discendenti dei fondatori, spesso di origine divina che fondano un kosmos in un determinato luogo. Per questo fu sempre riconosciuto che il potere divino dell'avo primigenio si trasmettesse ai discendenti attraverso il sangue, da cui l'aristocrazia come eredità.
Ora queste idee funzionavano fino al medioevo, ancora un po' fino alle soglie dell'era moderna, ma oggi hanno ben poco senso.
Oggi l'aristocrazia davrebbe ritornare al suo significato etimologico: governo dei migliori e questo tema l'hanno sviluppato soprattutto autori liberali, soprattutto legati al primo liberalismo e a posizioni conservatrici.
Oggi il guaio è che mancano aristocrazie e la mediocrità impera in ogni campo (in proposito invece di leggere marx sarebbe meglio approfondire Ortega y Gasset, ah già, era un conservatore...) per questo bisonga battersi per una restaurazione aristocratica, che però vista l'epoca in cui viviamo non può che essere anche tecnocratica.
Quando si parla di primato del politico si dimentica sempre che i politici o sono espressione della volontà popolare, o assumono il potere attraverso un'azione volontaristica "illegittima". Constatata la continua deriva verso la mediocrità della società, come si può pensare che essa sia in grado di esprimere politici che siano veramente "migliori": la massa è sempre al di sotto della media, quindi come può scegliere chi invece è sopra la media? er sua natura la massa tende sempre a spingere verso il basso.
Ergo una vera aristocrazia non può venire eletta (scelta) dalla massa popolare.
Il comunismo gerarchico è sempre stato un concetto piuttosto ambiguo, se guardiamo al modello platonico, i custodi, poichè filosofi (quindi deidti alla contemplazione delle idee) sono troppo lontani dalle cose del mondo, anzi l'occuaprsi di esse, in quanto enti inferiori alle idee, li degraderebbe, ergo non è che non abbiano proprietà perchè tutto è di tutti, ma non le hanno perchè a loro non servirebbero a niente, essendo al massimo un peso.
Questo modello si basa sull'essenziale considerazione che l'aristocrate, il migliore svolge il suo compito di guida "per vocazione" non per trarne un vantaggio, è uomo persuaso e non ha bisogno della retorica che il mondo usa per nascondere la verità.
Quindi si torna sempre alla questione delle elites.
Per il resto Platone propone un modello che ricalca una società divisa in caste o meglio in geuppi funzionali. Solo che se questo poteva andar bene per la società di 2500 anni fa, oggi lo vedo poco applicabile (eufemismo)
Beh, la sinistra soricamente si è sempre battuta contro lo stato borghese (ovvero lo stato moderno) sostenendo che fosse necessario spazzarlo via prima di poter instaurare quello rivoluzionario e, a mio parere, per l'attuale situazione in cui gli stati sono in via di scomparsa, non è esente da colpe, dato che la sua critica a questo stato, è spesso stata una critica all'idea di Stato tout court.
oggi a sinistra, dove vediamo gente come Bertinotti, andare alle manifestazioni dei no-global con giacche di cachemire da 2000€ tutto questo spazio non lo vedo, anzi vedo un sostegno ad un processo di dissoluzione degli stati nazionali in favore di entità sovranzaionali quali ONU e EU, che di imperiale non hanno un bel niente. Così come a politiche assistenziali e clientelari, nonchè all'immigrazione selvaggia nel nostro paese, come strumento di distruzione degli ultimi residui di identità etnica.
Di fatto la sinistra, anche quella più "antagonista" svolge un ruolo che favorisce la globalizzazzione, d'altra parte si dimentica spesso che essa si è sempre definita non contro la globalizzazione, ma contro questa globalizzazione.
Lasciamo perdere i temi dell'ecologismo radicale, che hanno fatto più danni che altro (vedi referendum sul nucleare...). Oggi l'Europa deve puntare decisamente sullo sviluppo delle nuove tecnologie se vuole ritornare ad essere vera Potenza. In futuro sarà chi detiene il know how a detenere il potere.
Inoltre anche in ambito ultraliberale si sono sollevate posizioni critche contro le multinazionali e le compagnie transnazionali viste come veri e proprii monopoli che danneggiano il mercato, anzichè favorirlo.
Non sono un ottimista, e quindi concordo con Hobbes...