IL MITO DELLA PROLIFICITA’
La nostra società vive di un’ arcaico mito della prolificità che vede nella crescita demografica il segno del progresso, e nella continua espansione umana il tratto di un disegno universale.
Già nel cristianesimo l’accrescersi della popolazione è parte di una prospettiva escatologica: il precetto biblico “ Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra e soggiogatela ” ( Genesi 1:28) [riempite?!! Soggiogatela?!! Inquietante direi..] indica il volere di Dio per l’uomo, la colonizzazione dell’intero pianeta attraverso il succedersi delle generazioni.
Questo, come la maggior parte degli insegnamenti cristiani, si fondava sopra un aspetto pratico: in passato nelle piccole comunità dedite alla autoproduzione alimentare, inserite in un contesto ambientale di bassissima densità umana, soggette alle intemperanze della natura e delle malattie, oltre che all’attacco di nemici esterni, l’elevata fecondità era indice di salute sociale e di vitalità: era il requisito essenziale per il sopravvivere della comunità stessa.
Oggi invece, grazie all’accrescersi della produzione alimentare, la popolazione umana è esplosa, dal miliardo di persone che abitavano la terra nel 1900 si è passati agli oltre 6 miliardi di fine secolo, e si prevede lo sfondamento del muro dei 10 per il 2025.
Il nostro pianeta è sovrappopolato: l’eccessiva pressione antropica ha depauperato le risorse naturali, ha distrutto gran parte degli ecosistemi, estinto migliaia di specie animali e vegetali, inquinato in modo irreversibile l’acqua, l’aria e il suolo, e costringe milioni di esseri umani a condizioni di vita pietose in orripilanti e sterminati aggregati urbani; se la terra nonostante gli enormi danni subiti riesce a sostenere un tale numero di individui è grazie all’utilizzo sempre più esteso della Tecnica [la sua applicazione è la tecnologia], ed attraverso una radicale trasformazione del nostro ambiente.
Come dice il filosofo della scienza Paolo Rossi: “Una volta che il processo è avviato non possiamo più tornare indietro. Per la semplice ragione che i disastri provocati dalla tecnologia sono rimediabili solo tecnologicamente”, e così nel tentativo di rimediare ai danni causati ne cagioniamo di nuovi e peggiori.
L’IMPRONTA ECOLOGICA: CHI MANGIA CHI?
Integrando in un unico fattore denominato “impronta ecologica” l’inquinamento ed il consumo delle risorse terrestri da parte del singolo individuo, possiamo grossolanamente dedurre una “impronta ecologica globale” come prodotto di “impronta ecologica media” e “numero mondiale di abitanti”. (http://it.wikipedia.org/wiki/Impronta_ecologica)
Bene. Da questo calcolo, dicono gli esperti, si ottiene una impronta ecologica pari a 5 o 6 “pianeta terra”. Ciò significa che siamo ben oltre la capacità portante: consumiamo, inquiniamo, cachiamo, come se potessimo fruire, non di una, ma di diverse “terre”.
http://www.michelebellingeri.it/?p=101






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