In caso di apertura di una moschea, ci vogliono controlli rigidissimi.![]()


In caso di apertura di una moschea, ci vogliono controlli rigidissimi.![]()
Davide Zerillo


QUANDO SONO LE STESSE DONNE MUSULMANE A DIRLO..
L’85 per cento delle donne di fede musulmana che vive in Italia e risiede in diverse regioni del nostro paese, ritiene che il velo sia uno strumento di sottomissione e di controllo da parte della comunità maschile.
È il clamoroso dato che emerge da un sondaggio condotto da “Al Maghrebiya”, unico organo di informazione il lingua araba diffuso in tutto il territorio nazionale, e illustrato oggi a Montecitorio dalla parlamentare di An Daniela Santanché, nel corso della presentazione della proposta di legge che vieta l’uso del velo nelle scuole di ogni ordine e grado per le ragazze minorenni. Dal sondaggio, condotto su un campione di 500 donne in prevalenza originarie del Marocco, ma anche egiziane, tunisine, algerine, somale e eritree, emerge inoltre l’85% delle donne islamiche porta il velo “per timore”.
Non solo, il 95 per cento ritiene che l’obbligo del velo non sia un precetto del Corano, ma discende da una sua interpretazione forzata, mentre il 78 per cento lo considera un ostacolo all’integrazione dell’immigrazione nella società italiana. Il 98 per cento delle intervistate definisce inoltre la loro situazione dei diritti e delle libertà individuali “insoddisfacente o del tutto insoddisfacente”. Alla domanda su quali siano le situazioni che quotidianamente provocano alle donne immigrate maggiori problemi e sofferenze, il 42 per cento risponde “la disparità di diritti tra uomo e donna nella famiglia e nell’educazione dei figli”, mentre il 30 per cento la mancanza di una istruzione adeguata e la difficoltà di accedere al mondo del lavoro“.
Quasi nove donne su dieci ritiene inoltre che le bambine non siano in condizione di maturare una scelta consapevole sull’uso del velo. Il 63 per cento delle interpellate, infine, si è detto favorevole ad un provvedimento di legge che impedisca l’uso del velo islamico nelle scuole italiane fino ai 16 anni. ”Ed è anche questo — ha commentato Daniela Santanché — che ci ha spinto a presentare una proposta di legge che vieti il velo nelle scuole italiane“.
ELHAM MANEA ALLE SORELLE MUSULMANE
"Questo è un invito rivolto a te, sorella musulmana, un invito a toglierti il velo. E’ un invito sincero. Non è un atto di cattiveria. E’ un invito puro. Non cerca di profanare una parte di te. Così come non vuole spronarti alla perversione. Anzi ti invita ad adoperare la tua mente, a utilizzarla, da sola. Tu e la tua mente, bastate da sole. Senza dovere cercare nei libri e nella storia. Senza dovere esplorare nei quaderni le opinioni dei commentatori. Per questo te lo chiedo, senza paura. Ti chiedo di accogliere con benevolenza e ponderare le mie parole senza dubitare del mio intento. Dopotutto tu sei libera. Libera di decidere. Libera di scegliere il tuo destino. Di fare quel che vuoi. Sei padrona di te stessa. Solo tu. Solo tu ti puoi proteggere. Nessun altro. Puoi indossare il velo oppure toglierlo. Rispetterò qualsiasi tua decisione. Alla fine la decisione deve essere la tua. Lascia quindi che ti illustri il motivo del mio invito.
Ho detto in un precedente scritto che l’uso del velo è iniziato di fatto nel mondo islamico con la rivoluzione islamica in Iran, che ha reso obbligatorio il velo per le donne dopo che i religiosi erano riusciti a convincere il ceto medio e le fazioni di sinistra a spargere il proprio sangue per cacciare lo scià Muhammad Reza Pahlevi. Siccome questa rivoluzione ha rappresentato la prima vera rivolta nella regione è diventata per molti un esempio da imitare, così come l’abbigliamento delle donne iraniane (naturalmente, i mezzi di comunicazione hanno taciuto tutte le manifestazioni femminili contro l’imposizione del velo, ma questa è un’altra storia). A questo si aggiunge un altro fatto, ovvero il boom petrolifero cui ha assistito il Regno saudita in seguito al quale alcune persone facoltose hanno iniziato a investire il proprio denaro per pubblicare la cultura della propaganda islamica wahhabita, e per avviare una enorme macchina mediatica che afferma da mattina a sera che il velo è obbligatorio. Queste tradizioni della propaganda islamica si sono unite al pensiero dei Fratelli musulmani e delle fazioni politiche arabe e islamiche a loro ispirate, per diffondere nella società un pensiero nuovo, un pensiero strano, che ha cambiato molti comportamenti e modi di pensare. Quindi l’ambito in cui è nata la questione del velo è politico. Due nazioni, in cui il regime politico governa in nome della religione, attraverso la quale cercano di diffondere il loro modello e al tempo stesso affermare la legittimità del loro potere. Entrambe impongono alle donne il velo, affermando che si tratta di un simbolo religioso, a prescindere dalla loro volontà. A prescindere dalla volontà delle donne! Il pensiero dei Fratelli musulmani mira unicamente a raggiungere il potere politico. Tuttavia, poiché usano la religione per giustificare il loro fine, devono anche fornirci un modello "comportamentale islamico" e l’"abbigliamento" risulta esserne una parte centrale. Quindi, torno a ripetere la questione del velo è del tutto politica. Politica e basta. Ma la sua giustificazione, la convinzione da parte della donna che sia un obbligo, ha assunto tre aspetti: i primi due umani, il terzo religioso. La prima giustificazione si basa sul fatto che la donna, indossando il velo, copre la sua femminilità e protegge quindi l’uomo dalla trasgressione. La seconda vuole che comportandosi così la donna contribuisca a fondare una società virtuosa. La terza sostiene che di fatto sia nella sua essenza un dovere religioso.
La prima giustificazione presuppone che l’uomo arabo sia un animale voluttuoso che non riesce a dominare i propri istinti, poiché il sesso domina la sua mente per cui è inaffidabile e la donna deve quindi coprire le parti del suo corpo che possono sedurlo per proteggerlo dal diavolo che ha dentro di sé. Questa premessa è dannosa e ingiusta nei confronti dell’uomo arabo, che conosciamo come fratello, padre e marito, che conosciamo come essere umano. Perché è capace di trattare la donna come un essere umano, e non come un mero oggetto di piacere. Perché è in grado di dominare i propri istinti, nonostante li abbia e ne sia consapevole, così come fa la donna. Perché io come donna quando ho a che fare con lui parto dal presupposto che è un essere umano. Un essere umano che mi rispetta. Allo stesso modo, la prima giustificazione rappresenta la donna niente meno che come un oggetto sessuale, l’organo genitale, non come un essere umano, non come una persona nella sua interezza, o un essere razionale, ma come un oggetto che risveglia gli istinti, con la voce, con i capelli, con il corpo, tutto in lei provoca e sconvolge l’uomo. Dimenticando che la donna può benissimo farsi rispettare dall’uomo e da chi la circonda con il suo comportamento, con il suo modo di rapportarsi agli altri, non coprendosi il capo, indossando un mantello o una tunica. Con il comportamento. Con il modo di rapportarsi agli altri. Facendosi rispettare.
La seconda giustificazione si fonda sulla premessa che esista una connessione tra l’indossare il velo e l’istituzione di una società virtuosa. In base a questa logica la società virtuosa è quella in cui non esistono rapporti sentimentali tra le persone al di fuori del matrimonio. Tuttavia questa giustificazione è come minimo errata. Poiché le società in cui il velo è obbligatorio e in cui si ha la segregazione dei sessi non sono certo quelle in cui i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio sono inferiori. Anzi è vero il contrario. La segregazione forzata ha portato alla diffusione dei rapporti omosessuali, così come è dimostrato da studi e rapporti pubblicati che il velo non ha evitato che alcune ragazze nel mondo arabo e islamico avessero relazioni amorose al di fuori del matrimonio. Dopodiché, come è d’uso, sono ricorse alla chirurgia per la ricostruzione dell’imene.
La terza giustificazione si fonda sulla premessa che la religione ha una posizione precisa sulla questione del velo, mentre di fatto ci sono testi religiosi diversi tra loro a riguardo, da sempre. E tu donna puoi leggere questi brani da sola, non hai bisogno di un intermediario. Noterai che non solo esistono numerosi testi, ma che questi hanno anche diverse interpretazioni. Tuttavia abbiamo deciso di limitarci e interpretarli in base a idee che risalgono al Medio Evo. Se vuoi la verità, la terza giustificazione che dice a te e a me che la religione impone alla donna il velo è la più debole delle tre, perché abbiamo sentito questo discorso solo verso la fine degli anni Settanta, e l’abbiamo visto applicare solo dopo che l’interpretazione ortodossa dell’islam ha iniziato a dominare il mondo arabo e musulmano.
Questa è la logica sulla quale si fonda il mio invito. Ti supplico di prendere in considerazione le mie parole, la mia richiesta. Non ti chiedo di smettere di pregare. Non ti chiedo di smettere di digiunare. Non ti chiedo di smettere di credere in Dio. Ti chiedo di togliere il velo. I tuoi capelli sono come i miei. Non sono un simbolo sessuale di cui vergognarsi. Il tuo corpo è come il mio. Non è un oggetto di brame sessuali. Il tuo corpo è come il mio. Va rispettato e lodato. Sei come me. Una persona completa. Dotata di capelli e corpo. Sei come me, sei in grado di essere "virtuosa" nei modi e nel comportamento, senza un velo che ti copra. E’ il mio comportamento che mi definisce, non un pezzo di stoffa. Sii come vuoi essere. Rispetterò la tua decisione. Ma alla fine devi essere te stessa. Una donna. Non un oggetto sessuale."
HIJAB=VELO IN TESTA?
“Hijab” è il termine utilizzato da molte donne musulmane per descrivere la stoffa che usano per coprire la loro testa che può anche, a seconda le regioni, includere la copertura del viso salvo gli occhi. In certe zone del mondo islamico si lascia scoperto soltanto un occhio, l’altro è persino coperto, in altre regioni ancora entrambi gli occhi sono velati! Il termine arabo “Hijab” può tradursi con velo, altri significati possono essere: riparo, protezione, mantello, rete, tenda, tramezzo, divisione. La parola “Hijab” appare nel Corano 7 volte (7:46, 333, 38
2, 41
, 42
1, 17:45 e 19:17), di cui due sotto la forma di “hijaban” e cinque volte sotto la forma di “Hijab”. Nessuno di questi termini designa nel Corano ciò che per i musulmani tradizionali rappresenta invece un codice d’abbigliamento femminile islamico.
Dio sa che qualche generazione dopo la morte di Muhammad, i musulmani usarono il termine Hijab per inventare un codice di abbigliamento che non è mai stato autorizzato. Dio utilizzò il termine “Hijab” prima di loro, proprio come utilizzò il termine “hadith” prima dei muhadhitin (studiosi di detti profetici). Il termine Hijab nel Corano non ha niente a che fare col codice d’abbigliamento delle donne musulmane.
Precedenti storici
Mentre molti musulmani considerano l’Hijab al pari di un codice islamico d’abbigliamento, ignorano totalmente il fatto che l’Hijab non ha niente a che vedere con l’Islam e il Corano. In realtà l’Hijab è una vecchia tradizione ebraica che è penetrata nei libri di hadith come altre innovazioni che contaminarono l’Islam attraverso questi libri di hadith. Chiunque studi le tradizioni ebraiche o esamini i loro libri vedrà che i rabbini ebrei e i dirigenti religiosi incoraggiano la donna ebrea a “coprire la testa”. Le donne religiose ebree coprono la testa la maggior parte del loro tempo e specialmente nelle sinagoghe, ai matrimoni e alle feste religiose. Questa tradizione ebraica è più culturale che religiosa. L’Hijab era praticato dalle donne delle civiltà precedenti all’ebraica e fu importato dalla cultura ebraica. Le donne cristiane coprono la testa in numerose occasioni religiose mentre le suore la coprono sempre. Questa pratica religiosa di coprire la testa era stabilita e deriva da tradizioni millenarie, ancor prima che i dotti musulmani pretendessero che l’Hijab fosse un codice islamico d’abbigliamento. Gli arabi tradizionali di tutte le religioni, ebraici, cristiani e musulmani usano l’Hijab non per l’Islam, ma per la tradizione. In questo momento anche in Arabia Saudita, la maggior parte degli uomini coprono la loro testa per tradizione, ma ciò non ha niente a che fare con la religione e possiamo ritenerci contenti se tale prescrizione non sia ancora inclusa nel codice islamico d’abbigliamento!
Nel Nord Africa esiste la tribù dei Tuareg la cui tradizione vuole che siano gli uomini a portare l’Hijab al posto delle donne. Riassumendo, l’Hijab è un abito tradizionale e non ha nulla da spartire con l’Islam o la religione. In certe regione del globo terrestre sono gli uomini che portano l’Hijab e in altre regioni sono le donne che lo indossano. Infatti, mescolare la tradizione con i comandamenti religiosi è un atto di idolatria imperdonabile, perché non sapere o non cercare i precetti Divini richiestici nel Corano, è un segno chiaro che LO si ignora e che si ignora il Suo Messaggio. Quando la tradizione sorpassa i comandamenti di Dio, la vera religione passa in secondo piano, ma Dio non accetta mai di passare ad un rango inferiore. Dio deve essere sempre il PRIMO e al suo fianco, non c’è un secondo.
http://islamriformista.ilcannocchiale.it/?r=79967




Te lo ha ordinato il dottore questo matrimonio combinato da petrolieri, multinazionali ed emiri invasati?
Non pensi sia possibile vivere ognuno a modo suo in casa propria, collaborando per quanto possibile e necessario?
Ma che cacchio di manie di grandezza vi sono venute in mente?!
Ci sarebbe stata la Russia "più vicina al nostro modo di pensare", ma qualcuno ha incuneato musulmani fino ai confini con l'Austria, con la spada di Damocle della Turchia da accogliere in Europa per fare un favore agli americani loro amici...
La Russia avrebbe avuto tecnologia, materie prime e mercato.
Avete perso il treno, ed ora inseguite una carretta sgangherata.


La chiesa dice che la Terra è piatta, ma io so che è rotonda, perché ne ho visto l'ombra sulla Luna, ed ho più fiducia in un'ombra che nella chiesa.
Ferdinando Magellano








Per un musulmano "integralista" è così.
Ci sono decine di cose scritte nell'AT che gli Ebrei non seguono "alla lettera",prova a dirgli che vanno contro D-o vediamo che ti dicono!
Il Corano va intepretato COME dice lo stesso Allah,poi è ovvio che l'intepretazione deve essere all'interno del messaggio che (pur soggettivo) lo si riceve dalle parole/frasi/concetti scritti sulla "rivelazione".
Ma la questione del velo è un pò tirata per le orecchie.
Poi oh,lo Stato DEVE essere "laico",e ognuno fare quello che si sente,il problema principale dei Paesi a maggioranza Islamica è questo.


Giusto, ma purtroppo qualcuno di noi non accetta di essere prono davanti a gente che pretende.
Provate ad immaginare la "frittata " ribaltata, cioè se noi dovessimo emigrare in massa versi i paesi arabi...
Non tiratemi fuori la solfa che noi dobbiamo essere migliori.
Ne ho piene le palle di essere "migliore" e di conseguenza, di prenderlo sempre "in der posto"
SVEGLIA!!!
se non per voi che evidentemente siete masochisti, almeno per le future generazioni.