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Discussione: La Carta del Carnaro

  1. #31
    CetoMedio
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    Citazione Originariamente Scritto da SubZero Visualizza Messaggio
    Un commento profondissimo.
    Dopo il quale saprai spiegarmi perfettamente come si concilia un sistema di rappresentazione:
    1. Non-istituzionalizzato
    2. Basato sul libero associazionismo
    3. Democratico
    4. Orizzontale
    5. Plurale
    Quale è il sindacalismo, con un sistema:
    1. Istituzionale
    2. Basato su enti prestabiliti
    4. Gerarchicamente ordinato
    5. Esclusivo
    Come il corporativismo?

    Senza contare che in un sistema corporativo il ruolo delle corporazione è completamente diverso da quello che assumono i sindacati all'interno di un sistema democratico.

  2. #32
    Prof. cosa si fa domani sera ?
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    “Osate di instaurare qui, in questi quattro palmi di terra, in questo triangolo rozzo, i modi dello spirito nuovo, le forme della vita nuova, gli ordinamenti della giustizia e della libertà secondo l’inspirazione del passato e secondo la divinazione del futuro…L’orizzonte della spiritualità di Fiume è vasto come la terra…abbraccia tutte le stirpi oppresse, tutte le credenze contrastate, tutte le aspirazioni soffocate, tutti i sacrifici delusi. E’ l’orizzonte dell’anima libera e vindice. Come il vessillo rosso dei ribelli del Nilo porta la Mezzaluna e la Croce, esso comprende tutte le rivolte e tutti i riscatti della Cristianità e dell’Islam”

    Mi preme rilevare, successivamente agli interventi da voi fatti, come in realtà il poeta interpretò l’esperienza bolscevica con grande lungimiranza: egli infatti considerava tale idea liberticida, e non di certo una soluzione per l’elevazione dei popoli, rimarcando questa sua idea con la metafora del “cardo bolscevico” e della “rosa fiumana” che sta a significare soprattutto la distanza fra la creatività passionale e perfino i tratti comunitari e comunistici del programma della Reggenzadagli esiti della rivoluzione bolscevica.
    Conosco le teorie del De Felice anche se concordo molto di più con le analisi di altri saggisti che tendono ad annovere la Carta tra i documenti sintesi dei principi fondamentali e dei valori costitutivi di un autentico movimento nazional-rivoluzionario.

    La Carta dichiara la sua tradizione storica con richiami alla Romanità imperiale, a generici concetti religiosi, al Risorgimento italiano, alla vittoria italiana nella guerra mondiale, e per qualche parte ai liberi comuni medievali. Il concetto che dovrebbe far riflettere circa i principi che animano la carta è quello relativo all'“antimaterialismo che rifiuta allo stesso tempo i valori liberali e quelli marxisti”.

    Inoltre, il corporativismo (fulcro della Carta) era il nuovo strumento attuabile, al posto dell'esproprio parziale o totale, per superare e distruggere la logica e il sistema capitalistici; le corporazioni dovevano diventare non solo luogo del lavoro sociale ma luogo privilegiato della comunicazione sociale, non articolazione dello stato nella società civile bensì inserzione diretta nello stato delle categorie impegnate nell’opera di arricchimento materiale e spirituale della nazione. A differenza della maggior parte dei sindacalisti rivoluzionari che condannavano la cooperazione vedendo in essa il pericoloso strumento di trasformazione del proletariato in ceto borghese, De Ambris sempre favorevole, considerandola come una vera e propria palestra di democrazia, come la migliore scuola per sviluppare le capacità tecniche e politiche del proletariato

    Il potere legislativo, secondo lo schema della Carta doveva essere essenzialmente di natura legislativa bicamerale. Vi era una suddivisione netta del potere legislativo, operata a seconda delle materie. Il Consiglio degli Ottimi, eletto a suffragio universale, doveva rimanere in carica 3 anni. Contava un membro per ogni mille cittadini. Si occupava della legislazione concernente la giustizia civile e penale, la polizia, le forze armate, l’educazione e la vita intellettuale. Doveva inoltre mantenere le relazioni tra il governo centrale e i Comuni. Il Consiglio dei Provvisori era invece composto da 60 membri eletti con sistema proporzionale dalle 9 corporazioni; rimaneva in carica 2 anni ed era responsabile della legislatura concernente essenzialmente le materie di diritto commerciale e di regolamentazione delle arti e dei mestieri. L’ultimo organo doveva essere l’Arengo del Carnaro che costituiva l’assemblea plenaria delle due camere, una sorta di Consiglio nazionale che si doveva formare ogni anno ed aveva il compito di trattare i rapporti internazionali e le finanze dello stato, aveva inoltre anche compiti di supervisione della costituzione, una sorta di assemblea costituzionale annuale, che poteva essere modificata solo dall’organo suddetto.

    Occorre sottolineare che Mussolini, nonostante un platonico consenso, prese più volte le distanze dalla Carta. Inizialmente, quando il testo fu reso noto, in un periodo di grande fervore che scuoteva l’opinione pubblica scrisse: “Gli statuti dannunziani non sono un componimento letterario di sapore arcaico come si è detto da taluni. No. Sono statuti vivi e vitali. Non soltanto per una città, ma per una nazione. Non soltanto per Fiume ma per l’Italia”. Al congresso dell’Augusteo, l’8 novembre 1921, quando invece l’impresa fiumana era definitivamente tramontata, disse: Può il Fascismo trovare le sue tavole negli statuti della Reggenza del Carnaro? A mio avviso no. D'Annunzio è un uomo di genio. È l'uomo delle ore eccezionali, non è l'uomo della pratica quotidiana. Però negli statuti della Reggenza del Carnaro c'è uno spirito, un imponderabile che possiamo far nostro: l'orgoglio di sentirci italiani, il proposito di voler lavorare per la grandezza della Patria comune. Così dicendo esprimiamo un concetto territoriale, politico,
    economico, e soprattutto spirituale. Ora questo spirito lo si trova, se non nelle parole, nell'essenza di quegli statuti. Onde noi dobbiamo guardare a quegli statuti come si guarda a una stella, come ci si disseta a una fonte. Ci sono in essi delle direttive perché il nostro movimento, diventando troppo politico o sociale, non isterilisca i valori eterni della razza”. La stessa cosa che il Duce del fascismo ebbe a ribadire a Tom Antongini, segretario e biografo del Vate, in termini meno politici, meno prosaici, meno diplomatici: “La sua Carta del Carnaro è uno stupendo squarcio di prosa. Ma se non l’avesse accomodata lui col suo genio letterario sui dati di De Ambris cosa sarebbe? Che valore potrebbe avere come programma sociale? Meno che niente”.
    Infatti, il sistema corporativo, adottato successivamente anche dal PNF, e reso concreto però con modalità diverseda quelle tipicamente deambrisiane, finì per fossilizzarsi in un regime istituzionale di carattere burocratico. Le Corporazioni fasciste non avevano natura rappresentativa. La Camera dei Fasci e delle Corporazioni non era eletta, ma i suoi membri erano nominati dal Gran Consiglio del Fascismo. La denominazione di Stato corporativo sarebbe stata esatta solo se alle Corporazioni, private della loro base sindacale, fossero stati attribuiti tutti i poteri dello Stato, o almeno più ingerenza in essi.
    I corporativisti francesi osservarono che nelle Corporazioni italiane era andato perduto il carattere tradizionalmente proprio degli istituti corporativi, cioè la loro autonomia nei confronti del potere politico. Fino al febbraio del 1934 lo Stato corporativo fascista fu paradossalmente uno Stato senza corporazioni, perché solo allora queste furono create, e in forma del tutto subordinata all'amministrazione statale e al potere politico della dittatura. L'interesse che, in un mondo scosso dalla crisi, destò il corporativismo fascista durò perlopiù solo il tempo di accorgersi del carattere di espediente politico della “nuova esperienza economica” italiana, e anche cosi può sembrare oggi spropositato. In effetti, bastarono pochi anni per passare dall’interesse per gli aspetti dottrinali e pratici del corporativismo alla preoccupazione ben più impellente per il potenziale reale o presunto dell'economia dell'Italia fascista.

    Decisa virata, si ebbe successivamente con il fascismo repubblicano, dove Alessandro Pavolini, segretario del partito e redattore del suo manifesto programmatico “torna a S. Sepolcro”. Il primo modello socialista del giovane Pavolini non fu il Mussolini della neutralità attiva ed operante,bensì il socialista d’Annunzio.
    Insomma, nel manifesto programmatico di Verona, Pavolini ebbe come scopo la rimozione di tutte le caratteristiche che avevano trascinato a destra il movimento: “Tale catastrofica presenza doveva provocare e provocò durante la Repubblica un evoluzione a sinistra che fu anche un ritorno alle origini sansepolcriste, anzi sindacaliste socialiste. Immane è lo sforzo compiuto poi dalle destre di negare il carattere di revisione rivoluzionaria al manifesto di Verona e di considerarlo agganciato alla vecchia formula corporativa. Il manifesto fu proprio lo sganciamento del Fascismo repubblicano dalla fallita formula corporativa (dagli) effetti negativi delle nomine dall’alto, di organizzazione sindacale unica, non più controparti e di pariteticità”.
    Forse anche per demagogia, come sostengono alcuni, insieme ai “fantasmi di S. Sepolcro” ritorna anche lo “spettro” della Carta. Nel contesto drammatico di una guerra ormai persa e di un sistema economico gravemente compromesso, le speranze suscitate dal documento/manifesto dell’RSI, provocarono una tale ripresa produttiva e un tale consenso popolare che il nemico definì il corporativismo applicato e la socializzazione due “mine sociali”.

  3. #33
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    Citazione Originariamente Scritto da CetoMedio Visualizza Messaggio
    Ma infatti è così.
    ma che pensi? di avere la verità esclusiva in tasca?
    Siamo in un forum per discutere, e queste risposte lapidarie non sono utili.
    Citazione Originariamente Scritto da CetoMedio Visualizza Messaggio
    Un commento profondissimo.
    Dopo il quale saprai spiegarmi perfettamente come si concilia un sistema di rappresentazione:
    1. Non-istituzionalizzato
    2. Basato sul libero associazionismo
    3. Democratico
    4. Orizzontale
    5. Plurale
    Quale è il sindacalismo,
    si...
    con un sistema:
    1. Istituzionale
    2. Basato su enti prestabiliti
    4. Gerarchicamente ordinato
    5. Esclusivo
    Come il corporativismo?
    1. e 2. condivido (3. non esiste...)
    4. si e no... bisogna vedere cosa intendi. In linee generali si.
    5. Esclusivo? ma cosa c'entra esclusivo?

    Si conciliano, a mio vedere, proprio perchè agiscono su due piani differenti.
    Il corporativismo è un sitema RAPPRESENTATIVO per la forma di governo, basato sul lavoro dei cittadini, che si organizzano in "albi" o "collegi" professionali.
    Il sindacato è uno strumento di TUTELA del lavoratore.
    Non vedo come non possano coesistere. Come teoricamente coesistevano nella Carta del Carnaro, d'altronde.

    Senza contare che in un sistema corporativo il ruolo delle corporazione è completamente diverso da quello che assumono i sindacati all'interno di un sistema democratico.
    beh, certo... ovvio, ma dove è il nesso?

  4. #34
    CetoMedio
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    Intendevo scrivere:

    3. Gerarchicamente ordinato
    4. Verticale



    "Esclusivo" contrapposto a "plurale" va inteso nel senso che, durante il regime, non esisteva il libero associazionismo del lavoro. Il lavoratore apparteneva al suo sindacato unico ed alla sua corporazione. Questo è un principio totalmente in contrasto col pensiero sindacalista.

    Sindacati e confederazioni erano organi statali.
    E come avveniva la nomina dei loro dirigenti?

  5. #35
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    Citazione Originariamente Scritto da CetoMedio Visualizza Messaggio
    Intendevo scrivere:

    3. Gerarchicamente ordinato
    4. Verticale



    "Esclusivo" contrapposto a "plurale" va inteso nel senso che, durante il regime, non esisteva il libero associazionismo del lavoro. Il lavoratore apparteneva al suo sindacato unico ed alla sua corporazione. Questo è un principio totalmente in contrasto col pensiero sindacalista.

    Sindacati e confederazioni erano organi statali.
    E come avveniva la nomina dei loro dirigenti?
    vabbè dai, non vuoi capire.
    durante il fascismo regime è ovvio che corporazione e sindacato praticamente coincidevano, annullando di fatto l'efficacia del sindacalismo.
    Ma io invece tentavo di dirti che, in teoria, Corporativismo e Sindacalismo non sono inconciliabili perchè stanno su due piani separati.
    Infatti sulla Carta del Carnaro, scritta da un sindacalista come De Ambris (con un futuro davanti come antifascista, ma che intanto fu invitato più volte da Mussolini a ricoprire la carica di Ministro del Lavoro...), era prevista una strutturazione Corporativa.

    o forse non è vero?

  6. #36
    CetoMedio
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    Citazione Originariamente Scritto da Mogun Visualizza Messaggio
    vabbè dai, non vuoi capire.
    durante il fascismo regime è ovvio che corporazione e sindacato praticamente coincidevano, annullando di fatto l'efficacia del sindacalismo.
    Ma io invece tentavo di dirti che, in teoria, Corporativismo e Sindacalismo non sono inconciliabili perchè stanno su due piani separati.
    Infatti sulla Carta del Carnaro, scritta da un sindacalista come De Ambris (con un futuro davanti come antifascista, ma che intanto fu invitato più volte da Mussolini a ricoprire la carica di Ministro del Lavoro...), era prevista una strutturazione Corporativa.

    o forse non è vero?
    Non è che non voglio capire. E' che "il corporativismo", molto banalmente, non è la Carta del Carnaro. E' un tipo di visione dei rapporti economici e produttivi che nasce prima e che trova un suo ruolo (per quanto non pienamente sviluppato), nel fascismo.

    Andiamo con ordine:
    Durante il ventennio non è che corporazione e sindacati coincidessero. Erano due cose diverse. Solo che anche i sindacati fascisti, così come le corporazioni, non erano sindacati liberi, bensì sindacati unici e obbligatori. Il che non vuol dire che, durante il ventennio, essi non abbiamo rappresentato i lavoratori nel confronto con gli imprenditori. Però non avevano nulla a che vedere col sindacalismo, né con quello socialista né con quello rivoluzionario.
    Tanto che lo sciopero era vietato (anche la serrata).

    Riguardo all'aspetto "teorico", sindacalismo e corporativismo rispondono a due concezione della società molto diverse. Uno classista, uno organicista.

    D'altronde è un conflitto che si ripropone anche in merito alla socializzazione.

  7. #37
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    Citazione Originariamente Scritto da CetoMedio Visualizza Messaggio
    Un commento profondissimo.
    Dopo il quale saprai spiegarmi perfettamente come si concilia un sistema di rappresentazione:
    1. Non-istituzionalizzato
    2. Basato sul libero associazionismo
    3. Democratico
    4. Orizzontale
    5. Plurale
    Quale è il sindacalismo, con un sistema:
    1. Istituzionale
    2. Basato su enti prestabiliti
    4. Gerarchicamente ordinato
    5. Esclusivo
    Come il corporativismo?

    Senza contare che in un sistema corporativo il ruolo delle corporazione è completamente diverso da quello che assumono i sindacati all'interno di un sistema democratico.
    il punto è proprio questo.
    nè sindacalismo nè corporativismo furono idee forza.
    furono invece due tentativi diversi
    di attuare una "collaborazione di classe"(riprendo il termine da Mazzini), cioè di superare quella che i marxisti definirebbero la lotta di classe da una parte, e dall'altra un sistema capitalistico.

    quindi mi sembra stupido e sterile sterilizzarsi sulla polemica tra corporativismo e sindacalismo come fece l'msi degli anni 50 e 60.
    mi sembra più interessante magari provare a proporre nuove soluzioni più attuali per ottenere la stessa cosa.

  8. #38
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    cercare di dire il fascismo fu il corporativismo oppure il fascismo fu il sindacalismo alle mie orecchie suona come l'albero è il seme, oppure l'albero è la radice, l'albero è un ramo.
    un albero non è nè un seme, nè una radice, nè un ramo.
    è anche tutte queste cose, ma prima di tutto è albero.
    cpsì il fascismo dfu anche sindacalismo, fu anche corporativismo, ma non è riducibile a nessuna delle due.
    il fascismo in un periodo tentò la via sindacalista, in un altro la via corporativista.
    il fascismo aveva a cuore il superamento di certe logiche perverse di mercato e di lavoro.

  9. #39
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    Citazione Originariamente Scritto da lupo1982 Visualizza Messaggio
    il punto è proprio questo.
    nè sindacalismo nè corporativismo furono idee forza.
    furono invece due tentativi diversi
    di attuare una "collaborazione di classe"(riprendo il termine da Mazzini), cioè di superare quella che i marxisti definirebbero la lotta di classe da una parte, e dall'altra un sistema capitalistico.

    quindi mi sembra stupido e sterile sterilizzarsi sulla polemica tra corporativismo e sindacalismo come fece l'msi degli anni 50 e 60.
    mi sembra più interessante magari provare a proporre nuove soluzioni più attuali per ottenere la stessa cosa.
    Citazione Originariamente Scritto da lupo1982 Visualizza Messaggio
    cercare di dire il fascismo fu il corporativismo oppure il fascismo fu il sindacalismo alle mie orecchie suona come l'albero è il seme, oppure l'albero è la radice, l'albero è un ramo.
    un albero non è nè un seme, nè una radice, nè un ramo.
    è anche tutte queste cose, ma prima di tutto è albero.
    cpsì il fascismo dfu anche sindacalismo, fu anche corporativismo, ma non è riducibile a nessuna delle due.
    il fascismo in un periodo tentò la via sindacalista, in un altro la via corporativista.
    il fascismo aveva a cuore il superamento di certe logiche perverse di mercato e di lavoro.
    .

  10. #40
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    Citazione Originariamente Scritto da CetoMedio Visualizza Messaggio
    Non è che non voglio capire. E' che "il corporativismo", molto banalmente, non è la Carta del Carnaro. E' un tipo di visione dei rapporti economici e produttivi che nasce prima e che trova un suo ruolo (per quanto non pienamente sviluppato), nel fascismo.
    Il corporativismo E' anche la carta del carnaro, in quanto ivi contemplato.
    Non stiamo parlando di Fascismo regime.
    E stò dicendo che De Ambris, che fu fino alla fine sindacalista, contemplava un ordinamento rappresentativo di tipo corporativo.


    Andiamo con ordine:
    Durante il ventennio non è che corporazione e sindacati coincidessero. Erano due cose diverse. Solo che anche i sindacati fascisti, così come le corporazioni, non erano sindacati liberi, bensì sindacati unici e obbligatori. Il che non vuol dire che, durante il ventennio, essi non abbiamo rappresentato i lavoratori nel confronto con gli imprenditori. Però non avevano nulla a che vedere col sindacalismo, né con quello socialista né con quello rivoluzionario.
    Tanto che lo sciopero era vietato (anche la serrata).
    Ovvio che erano due cose diverse. Due nomi ---> due cose.
    Ho detto che praticamente coincidevano perchè entrambe le stutture erano forzate da una forma di regime. Il sindacato era unico e legato a doppio filo con la corporazione. Quindi concordo.
    Ma non stavamo parlando, ripeto, di Fascismo regime.
    Riguardo all'aspetto "teorico", sindacalismo e corporativismo rispondono a due concezione della società molto diverse. Uno classista, uno organicista.

    D'altronde è un conflitto che si ripropone anche in merito alla socializzazione.
    "classista" vs "organicista"
    Nel pensiero di De Ambris, così come in quello di molti legionari, era necessaria la Lotta di Classe come mezzo per raggiungere il fine di uno Stato Organico.
    E questo, da mio punto di vista è pienamente comprensibile, se ben si guarda gli aspetti sociologici del tessuto sociale del primo ventennio del '900.
    Per rompere definitivamente l'ordine dello Stato liberale era necessaria la lotta. Per molti legionari, arditi, interventisti, la I G.M. fu una enorme "lotta di classe". vedi Carta del Carnaro e anche manifesto di S.sepolcro.
    Moltissimi uscirono dalle fila del PSI perchè si era fossilizzato su posizioni pacifiste, considerate reazionarie.
    Questo è l'embrione del Movimento fascista. Uomini "nuovi" forgiati dal logorio della trincea.

    La mia domanda, e a quanto ho capito, non solo la mia, è:
    Vogliamo parlare di come queste forze presero parte alla nascita del fascismo?
    Vogliamo parlare di come queste forze vennero gradualmente, o meno, accantonate?

 

 
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