In birmania la polizia ha caricato i manifestanti, un monaco risulta ucciso ed un altro ferito grave..Il corrotto governo birmano ha reagito con la violenza davanti ad una giusta richiesta di libertà!


In birmania la polizia ha caricato i manifestanti, un monaco risulta ucciso ed un altro ferito grave..Il corrotto governo birmano ha reagito con la violenza davanti ad una giusta richiesta di libertà!


Tranquillo, ai "paesi canaglia" come la Birmania ci pensano i Liberators.
YANGON (Reuters) - Il presidente Usa George W.Bush ha annunciato oggi nuove sanzioni contro il governo del Myanmar durante la riunione dei capi di governo all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Bush ha rivolto un appello a tutte le nazioni affinché "aiutino il popolo birmano a riprendersi la sua libertà", ha imposto sanzioni economiche e ha esteso il divieto di cittadinanza negli Usa per tutti i membri della Giunta Militare che governa il Paese.
"Gli Stati Uniti rafforzeranno le sanzioni economiche sui leader del regime e sui loro finanziatori", ha detto Bush, che continua a chiamare il paese con il vecchio nome di Birmania.
Oggi i monaci hanno sfilato dal centro della ex capitale fino alla Pagoda Sule in un corteo in cui i loro leader hanno gridato "democrazia, democrazia", sfidando la minaccia della giunta militare di usare la forza contro i dimostranti.
La giunta militare che governa il Paese ha risposto dispiegando le forze anti-sommossa per le vie della capitale.
Otto camion di poliziotti in tenuta anti-sommossa sono stati dispiegati nel centro di Yangon, ha riferito a Reuters un testimone.
La polizia, armata di scudi, manganelli e fucili, si è disposta nel quartiere di Botataung. Un altro testimone ha detto che altri camion carichi di militari sono entrati in città.
In precedenza, mezzi muniti di altoparlanti nel centro di Yangon avevano avvertito che i manifestanti "potrebbero essere dispersi con un intervento militare".
"La gente non deve seguire, incoraggiare o prendere parte a queste marce. Verranno intraprese delle azioni contro coloro che violeranno questo ordine", ripeteva il messaggio lanciato nell'ex capitale.
"Sono molto preoccupato per un possibile episodio di violenza", ha detto un commerciante. "Sappiamo per esperienza che queste persone non esitano a fare ciò che vogliono", ha aggiunto.
Nel 1988, l'ultima volta in cui la popolazione del Paese asiatico scese in piazza in massa, dei provocatori furono visti mentre aizzavano la folla, fornendo il pretesto ai militari per ripristinare l'ordine.


In effetti mi basta sapere come si schiera la democrazia americana per sapere da che parte stare


gli U$A hanno appoggiato per anni questo regime, perchè le loro multinazionali del legname facevano affari d' oro col governo locale
Temo che i rivoltosi vogliano instaurare un regime democratico.


http://www.peacereporter.net/dettagl...c=0&idart=8854
Un regime di Terrore, per Washington Persino gli Stati Uniti di George W. Bush si sono schierati contro la Giunta militare birmana, definendo "19 anni di terrore" il regime instaurato dai militari a Yangun (contando dalla repressione dell'88, ma ignorando che il golpe militare risale al 1962). "Gli Stati Uniti sono sconvolti da quanto sta succedendo in Myanmar, un paese dove non sono garantiti i minimi diritti di libertà di parola, di riunione e di culto, nella specie buddista", ha detto il presidente numero 43 all'Assemblea generale delle Nazioni Unite riunite nella sessione d'apertura dell'anno. Bush ha ieri promesso che "rafforzerà e inasprirà le misure di embargo totale" per l'export verso la Birmania e dal paese indocinese, soprattutto per quanto riguarda le forniture militari, impedendo l'ingresso negli Usa a chi ha legami col regime di Nipyidao. Le formiture di armi continueranno, però, indisturbate se alle sanzioni planetarie non si uniranno India, Cina e Russia, le potenze economiche e militari che permettono al regime di sopravvivere acquistando dai militari gas (India soprattutto) e petrolio grezzo. Ma anche grosse quantità di legname pregiato (tutto indirizzato all'emergente mercato della classe media cinese), fornendo alla Giunta di Nipyidao (la nuova capitale fantasma eretta dalla Giunta in mezzo alla jungla, lontano dalle proteste di Yangun) ogni armamento necessario, compreso un programma nucleare (Russia) che comincia ad impensierire anche i funzionari della Aiea, l'agenzia Onu per il nucleare.
SOLUZIONI ESTREME ai problemi etnici
Birmania, il bastone della repressione e la carota del narcotraffico
Per rendere più presentabile il Consiglio di stato per la restaurazione della legge e dell'ordine (Slorc) attraverso il quale governa, il potere militare birmano lo ha ribattezzato Consiglio di stato per lo sviluppo e la pace (Spdc). La nuova facciata non cambia affatto la natura dittatoriale di un regime che non lascia alcuno spazio all'opposizione e, in particolare, alla sua dirigente, Aung San Suu Kyi, anche se la Birmania, in nome dei"valori asiatici", è stata ammessa, nel luglio 1997, all'interno dell'Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (Asean) che desidera contrastare l'influenza crescente della Cina su Rangoon. Quanto alle minoranze etniche, non hanno che da scegliere tra repressione e resa. Quest'ultima è ricompensata con l'autorizzazione data ad alcuni"signori della guerra" a proseguire le loro proficue attività nel traffico della droga.
di ANDRâ e LOUIS BOUCAUD *
Villaggi vuoti, abbandonati, talvolta saccheggiati e bruciati dove rimangono solo i resti di donne e bambini... L'esercito spara a vista su coloro che si allontanano dalle piste, rifiutano di obbedire o non abbandonano abbastanza in fretta il proprio villaggio, centinaia di vittime cui si aggiungono coloro che sono morti di fame, malattia o sfinimento lungo le strade e nei campi di raccolta.... L'esercito birmano, per sconfiggere definitivamente la resistenza dei gruppi armati dei nazionalisti shan, appoggiati da una popolazione oppressa da sempre, ha lanciato una vasta operazione destinata a fare terra bruciata nel cuore dello stato shan.
Il concentramento forzato delle popolazioni è iniziato da più di due anni: ha trasformato il centro del paese in un deserto umano e assume l'aspetto di un massacro pianificato. La zona completamente evacuata si estende ormai su un immenso territorio, arriva fino alla città di Mong Hsu a nord e alla frontiera tailandese a sud, ad est supera la valle del Salween e si avvicina, a nord-est, alla città di Taunggyi. Finora trecentomila shan, cacciati dai loro villaggi, sono stati raggruppati in tre o quattro zone per distretto, senza possibilità di coltivare un pezzo di terra e senza alcuna assistenza. Le organizzazioni non governative (Ong) come Burma Relief Center e Shan Human Right Foundation, le cui équipe percorrono clandestinamente lo stato shan, denunciano il mutismo della Thailandia, che è ben consapevole della situazione.
La resistenza shan è più recente di quella dei karen (vedere il riquadro): la ribellione è scoppiata nel 1958, data in cui il potere centrale avrebbe dovuto accordare alla popolazione dello stato shan la possibilità di attuare la secessione, prevista dagli accordi di Panglong, firmati con il generale Aung San nel 1947, poco prima del suo assassinio (1).
Da trent'anni, i movimenti shan sono numerosi e divisi. Alla fine degli anni '80, quando erano molto indeboliti, un gruppo ha firmato un accordo per il cessate il fuoco con i birmani, mentre altri raggiungevano le truppe del re dell'oppio, Khun Sa, allora all'apice del potere. La sua resa improvvisa, nel gennaio 1996, ha provocato la disgregazione del potente esercito e gli ufficiali shan più nazionalisti, rifiutando la sottomissione totale, hanno riorganizzato movimenti armati. Malgrado la durezza delle operazioni condotte oggi dall'esercito birmano, che sanno di pulizia etnica, i guerriglieri shan della Shan State Army (Ssa) sfuggono agli accerchiamenti, non danno tregua alle pattuglie e ai convogli birmani, colpiscono e scompaiono.
L'autobus che collega Taunggyi-Keng Tung-Tachileck deve ormai essere inserito tra i convogli scortati militarmente, e il tempo del viaggio è passato da cinque a otto giorni.
Malgrado il fortissimo sentimento etnico il sostegno agli insorti sembra nettamente indebolito, la popolazione è stanca e demoralizzata e tuttavia la giunta birmana continua a essere rifiutata e alcuni shan non esitano a dichiarare ad alta voce, nei tea shops, il loro odio contro il governo militare.
Il nazionalismo è esasperato dalla crescente presenza cinese nello stato shan, in particolare nelle grandi città. Da Lashio a Mandalay nel nord, da Keng Tung a Taunggyi nel sud, la loro influenza economica è visibile. Le popolazioni locali constatano che questi cinesi dello Yunnan accaparrano i terreni migliori, controllano il commercio, ottengono concessioni minerarie o lo sfruttamento delle ultime coltivazioni di tek. La penetrazione è vissuta particolarmente male dalle classi più modeste che non amano questi cinesi opportunisti, arricchitisi molto rapidamente grazie alla loro collusione con i corrotti ufficiali superiori che controllano la Birmania. A Keng Tung, la capitale regionale, nel quartiere residenziale vicino all'aeroporto occupato dalla gerarchia militare, è in atto un'intensa attività edilizia che costruisce ville lussuose per imprenditori cinesi. Un bel contrasto con i vecchi casermoni di mattoni rossi del resto della città, che risalgono al periodo coloniale.
Mong La, il paesino che sorge a ridosso della frontiera cinese, un centinaio di chilometri a est di Keng Tung, era un tempo controllato dai ribelli comunisti. Dalla firma degli accordi per il cessate il fuoco, Lin Min Shin, alias Sai Lin, un ex capo militare del Partito comunista birmano (Pcb), regna sulla regione come un signore della guerra. Il suo esercito, l'Eastern Shan State Army (Essa), che conta 1.800-2.000 uomini, controlla la zona est dello stato Shan, lungo le frontiere comuni con la Cina e il Laos un territorio che il Pcb chiamava Divisione 815. Sai Lin è diventato uno dei più potenti baroni della droga e il suo nome figura nella lista dell'International Narcotics Control Strategy Report del Dipartimento di stato americano del marzo 1998. Tra l'altro mantiene stretti legami con il generale Khin Nyunt, uno dei quattro principali dirigenti dell'ex Consiglio di stato per la restaurazione della legge e dell'ordine (Slorc) e capo dei servizi segreti del potere birmano all'interno del Consiglio per lo sviluppo e la pace (Spdc), che ha sostituito lo Slorc (leggere l'articolo a pagina 17).
La"Las Vegas" dei cinesi L'attività di Sai Lin nel traffico dell'eroina è diventata così vistosa da preoccupare le autorità cinesi: droga e aids dilagano con velocità allarmante nello Yunnan. A seguito delle pressioni cinesi, il generale Khin Nyunt ha convinto Sai Lin ad adottare un profilo più discreto. L'ex Divisione 815 è stata chiamata Regione speciale n&oord 4 e, per soddisfare le richieste cinesi e gettare fumo negli occhi delle agenzie internazionali tra cui il Programma delle Nazioni unite contro le droghe (Pnucid) che finanzia programmi sostitutivi , è stata dichiarata"territorio senza oppio". In effetti, lungo la strada che porta a Mong La, non si vedono più campi di papaveri, ma resta ancora da spiegare come 45.000 ettari di queste coltivazioni siano potute sparire in qualche mese... Come non bastasse, a Mong La è sorto un Museo dell'oppio ai piedi di due colline dove sono state costruite un'enorme pagoda buddista e una chiesa cristiana. Per essere un ex dirigente comunista proveniente dalle guardie rosse, Sai Lin non manca di umorismo! Il Museo dell'oppio è stato inaugurato nel marzo del 1997 dal generale Khin Nyunt alla presenza di una delegazione cinese e diplomatici giunti in elicottero da Keng Tung.
In un discorso fiume, il generale Khin Nyunt ha salutato l'impegno di Sai Lin nella lotta contro la droga e lo ha ringraziato per lo sviluppo economico offerto a Mong La. Ha sottolineato che la città dispone di elettricità ventiquattro ore su ventiquattro, mentre a Keng Tung c'è solo di notte. In realtà, le scuole e gli ambulatori da lui citati sono assai modesti e per quanto riguarda le strade e le centrali idroelettriche costruite da compagnie cinesi, esse rispondono a tutt'altri interessi che quelli della popolazione.
Mong La è stata presentata anche come meta turistica capace di accogliere cinquecentomila cinesi l'anno. Ci si è dimenticati di precisare le reali motivazioni di questi turisti. Infatti, l'ex borgo del periodo comunista, dalle vecchie case di mattoni e legno, è diventato il cuore di una sorta di zona franca dove tutto è permesso. Nei dintorni si trovano ancora le capanne di paglia su palafitte dei montanari shan e wa, ma la cittadina è orgogliosa della sua banca cinese con la facciata in marmo, dell'albergo di lusso e dei numerosi night-club pieni di ragazze.
Un viale a quattro corsie, fiancheggiato da lampioni, porta alle due principali attrazioni, che il generale Khin Nyunt nel suo discorso ha evitato di ricordare, il teatro dei travestiti e il lussuoso casinò. Quest'ultimo, su due livelli, offre saloni pieni di tavoli da gioco con ragazze-croupier in uniforme e duecento sofisticate slot-machine. Ragazze, travestiti e gioco, questi sono in realtà gli aspetti dello"sviluppo economico" della città che attirano i turisti cinesi.
Da città aperta ai cinesi dello Yunnan che arrivano da Jinghong e Kunming, Mong La si sta trasformando in città cinese. Il personale del casinò, della banca, dell'albergo, dei ristoranti e dei dancing, del teatro, le prostitute, sono tutti cinesi.
Quanto alla moneta, inutile tirare fuori dei kyat birmani, non sono accettati. Hanno corso solo gli yuan cinesi.
Mong La è dunque diventata la vetrina di un barone della droga che ufficialmente ha cessato l'attività. Fonti locali smentiscono però che abbia rinunciato al traffico dell'eroina e, anzi, lo considerano il più grosso produttore di anfetamine della Birmania. Il casinò è una stupenda fabbrica per riciclare denaro sporco. Ma per il potere birmano Sai Lin rappresenta l'ex insorto diventato alleato che oggi investe i suoi redditi nello"sviluppo nazionale". In cambio ha dunque conservato autonomia territoriale. Ma questa non sarà eterna. I dirigenti del Consiglio per lo sviluppo e la pace (Spdc) lo sanno, tanto più che Sai Lin ha già avuto un attacco cardiaco nel dicembre 1997.
Per loro, la riconquista completa del territorio si gioca nel tempo.
Nel Kokang, la Regione speciale n&oord 1, la riconquista si è appena conclusa. I capi clan del Kokang, provenienti dal Pcb, si sono alleati allo Slorc nel 1989 grazie alla mediazione di un ex"re dell'oppio", Lo Hsing Han. Avendo capito che era meglio adottare un basso profilo, hanno aperto il loro territorio all'esercito birmano e il loro gruppo armato, la Myanmar Democratic Alliance Army (Mdaa), ha consegnato le armi. Così si sono reintegrati nella comunità nazionale birmana e affermano, anche loro, di non svolgere alcuna attività inerente alla droga. Li contraddicono i wa dell'United Wa State Army (Uwsa), anche loro provenienti dal Pcb, i quali li accusano di essersi sottomessi a Rangoon in cambio della libertà di proseguire il loro traffico, e proprio in associazione con Lo Hsing Han! Inoltre essi figurano nella lista dei baroni della droga denunciati nel rapporto del Dipartimento di stato americano. Il Kokang rimane un enorme fornitore non solo di eroina e anfetamine, ma anche di droghe di sintesi come l'ecstasy, di cui è il primo produttore in Birmania.
Pao Yo Chang, alias Ta Pang, padrone dell'Uwsa, dispone di un esercito di quindicimila uomini e da parte sua rifiuta lo scenario proposto dall'Spdc: i wa rifiutano per ora ogni compromesso territoriale. Ma il loro tallone di Achille è l'enclave militare da loro controllata lungo la frontiera tailandese il cui capo è un altro barone della droga, Wei Shao Kang, ricercato da un tribunale americano. Per questo motivo l'Spdc vorrebbe che Wei Shao Kang cedesse il suo territorio e accettasse uno statuto identico a quello ottenuto da Khun Sa. Ma la direzione wa di Panghsang rifiuta questa richiesta per ragioni finanziarie e strategiche.
Stretto tra le pressioni birmane e l'opposizione dello stato maggiore dell'Uwsa, Wei Shao Kang ha provocato un conflitto mortale che contrappone pro e anti-Spdc (2). Mantiene relazioni sia con l'Spdc che con alti responsabili tailandesi, ma resta sulla difensiva. Il fatto che la sua minor wife (seconda moglie, non legittima) sia parente del generale Chaovalit, ex primo ministro della Tailandia, non sembra più essere una garanzia sufficiente. Tuttavia, pur non rinunciando affatto al mercato dell'eroina, che alla frontiera si vende 230.000 baht (3) al chilo, si è lanciato anche nel campo delle anfetamine. Più facili da fabbricare, queste garantiscono un guadagno netto del 300 % sulla loro vendita in Thailandia.
Le ambiguità americane L'Spdc sostiene di incoraggiare la"rinuncia volontaria" al traffico garantendo l'immunità ai principali trafficanti se, come a Mong La, investono nello sviluppo di infrastrutture. Le autorità affermano anche di avere inasprito la repressione antidroga e intensificato le distruzioni di campi di papavero.
Dichiarazioni contraddette dai responsabili kachin, shan e wa delle regioni interessate. In alcune zone pilota sono stati sperimentati dei programmi di sostituzione, ma i contadini, cacciati dalla repressione e dalla povertà, vanno a coltivare più lontano in zone isolate.
Anche quest'anno, gli Stati uniti hanno mantenuto la Birmania nella lista dei paesi non certificati (4). Alcune fonti diplomatiche americane sembrano tuttavia dare un qualche credito agli sforzi dell'Spdc, sottolineandone ogni aspetto minimamente positivo e riprendendo così la propaganda birmana. E' una posizione lontana da quelle sostenute dal Dipartimento di stato, il quale, nel rapporto pubblicato nel marzo 1998, constatando gli scarsi risultati ottenuti nella lotta contro il traffico della droga, accusa il regime birmano di proteggere i baroni e di collaborare con loro. Forse in questi atteggiamenti bisogna vedere l'influenza delle potenti compagnie di lobbying americane, tra cui la Jefferson Waterman International, che appartiene a Ann Wrobleski, ex assistente del segretario di stato per il controllo dei narcotici.
Secondo il Washington Post del 24 febbraio scorso, Jefferson Waterman International ha ricevuto per la sua campagna di sostegno al regime mezzo milione di dollari dalla compagnia birmana Myanmar Development Ltd., legata alla dittatura. Se a tutto questo si aggiunge il fatto che nessuno osa sollevare il velo che copre le indegne estorsioni compiute dall'esercito birmano all'interno dello stato Shan, un miglioramento anche minimo nella lotta antidroga darebbe forse all'amministrazione americana la giustificazione di cui ha bisogno per togliere l'embargo economico.
note:
* Giornalisti.
(1) Dirigente birmano nazionalista, padre di Aung San Suu Kyi, che negoziò l'indipendenza con gli inglesi.
(2) Il conflitto ha portato all'omicidio di Sai Pao, responsabile wa degli affari esteri in Tailandia. Ufficiali wa accusano Wei Shao Kang di essere responsabile anche dell'assassinio di Tin Kwan Ming, un capo militare ritrovato decapitato in Cina.
(3) 100 baht = 2.440 lire.
(4) Ogni anno, in marzo, il presidente degli Stati uniti"certifica" che alcuni paesi"cooperano pienamente" con Washington nella riduzione del traffico della droga. La non certificazione comporta una doppia sanzione: Washington sospende il suo aiuto bilaterale e fa in modo che gli aiuti provenienti da altri organismi finanziari internazionali siano ridotti o annullati.
tratto da http://www.monde-diplomatique.it/LeM...0narcotraffico
ALLA DISPERATA RICERCA DI AIUTI INTERNAZIONALI
In Birmania, cambiamenti di facciata
Quando sembrava che nulla, negli ultimi due anni, confermasse le speculazioni sull'evoluzione del regime birmano - fuorché le lotte interne per il potere - i negoziati condotti dal rappresentante dell'Organizzazione delle Nazioni unite (Onu), Razali Ismail, hanno portato, il 6 maggio scorso, alla liberazione della dissidente Aung San Suu Kyi. Il 25 novembre 115 altri prigionieri politici sono stati a loro volta rilasciati. Ma questa apparente «liberalizzazione» è prima di tutto un messaggio rivolto ai paesi occidentali.
André e Louis Boucaud
I media birmani, totalmente controllati dal regime militare, non hanno mai menzionato la liberazione, avvenuta il 6 maggio 2002 dopo diciannove mesi di arresti domiciliari, della dissidente Aung San Suu Kyi, simbolo della resistenza a uno dei regimi più repressivi del mondo. Ufficialmente quest'ultima può ormai circolare liberamente e ne approfitta per viaggiare fuori dalla capitale. In alcune località sono anche state riaperte delle sezioni del suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd). Ma dodici anni di repressione hanno attenuato l'intraprendenza dei militanti. Suu Kyi si ritrova quasi da sola e deve chiamare a raccolta i propri sostenitori per chiedere loro di impegnarsi nel funzionamento del partito e nell'azione politica. Tenta a fatica di far ripartire la macchina, ripetendo senza sosta che non sarà lei, da sola, a poter riportare la democrazia.
Per di più non c'è stato ancora alcun incontro con i dirigenti della giunta militare - il Consiglio di stato per lo sviluppo della pace (Spdc) - , centinaia di prigionieri politici sono ancora nelle carceri e i dirigenti della Lnd vengono tenuti sotto stretta sorveglianza: rimane vietato accedere anche alla strada che porta a casa di Suu Kyi. Quest'ultima ha dichiarato di voler cooperare con il governo in tutti quei campi che potrebbero dare benefici diretti alla popolazione e di non volersi più opporre a una ripresa degli aiuti economici al suo paese, a patto che vengano concessi in modo del tutto trasparente.
Tale scelta di compromesso nel quadro della riconciliazione nazionale ormai lancia la palla nel campo del potere e pone davanti alle proprie responsabilità la comunità internazionale. Già se ne percepiscono gli effetti: il Giappone, il più importante tra i paesi donatori, sta facendo pressione sulla giunta militare. Durante la sua visita ufficiale all'inizio dell'agosto 2002, Yoriko Kawagashi, ministro degli esteri giapponese, ha incoraggiato il generale Than Shwé, presidente del Spdc, a promuovere la democrazia e aprire un dialogo con Suu Kyi. Secondo fonti ufficiose giapponesi, Than Shwé, pur accondiscendendo, ha istantaneamente troncato la discussione sull'argomento.
La fine dell'opposizione della Lnd agli aiuti internazionali (pur con la riserva di uno stretto controllo sulla sua distribuzione) toglie una spina nel fianco del Spdc - in disperata attesa della fine delle sanzioni che hanno paralizzato l'economia. Uno dei punti su cui i rappresentanti della giunta hanno dato l'impressione di reagire più positivamente riguarda le riforme economiche, unica garanzia che permetterà loro di attirare capitali stranieri. Ma anche se il Giappone è pronto a elargire nuovamente i suoi aiuti finanziari, gli altri paesi occidentali rimangono sulle proprie posizioni. Gli sviluppi positivi sembrano essere stati facilitati dalla messa in disparte, per mano dei generali Than Shwé, Maung Aye e Khin Nyunt, i tre uomini più forti del momento, del vecchio dittatore Ne Win - morto poi di recente, il 5 dicembre 2002 - uno dei nemici più accaniti della famiglia di Aung San Suu Kyi. Tali trasformazioni però sono prima di tutto il frutto della disgregazione dell'autorità del Spdc di fronte alla crisi economica che il potere tenta di risolvere attraverso l'uso intensivo dell'emissione di moneta, provocando un'inflazione galoppante. Tanto più che, con i signori della droga che operano nei loro feudi regionali in quasi totale impunità grazie al controllo dei principali flussi di scambi esteri, l'economia parallela da loro diretta aggrava l'impoverimento del paese e la svalutazione della moneta. Il tasso di cambio ufficiale è da trent'anni 6 kyats per un dollaro; al mercato nero invece non smette di scendere e ha ormai raggiunto il corso di 1.200 kyats! La quota di denaro che proviene dal riciclaggio del denaro della droga ha un ruolo rilevante nell'attività economica, e il Spdc non ignora l'impatto negativo che essa produce all'estero. Esso pertanto ha aumentato in modo spettacolare le azioni destinate a migliorare la propria immagine di fronte all'opinione pubblica internazionale.
A questo scopo, dall'inizio del 2002 la sua propaganda si è intensificata divulgando programmi di sostituzione del papavero da oppio per diversi milioni di dollari, negli stati Shan, Kachin e Karenni. Eppure mostrando la distruzione di campi di papavero nella Birmania più profonda e quindi lontano dalle zone tradizionali di coltura, il regime conferma l'espansione delle superfici coltivate a papavero, incoraggiate localmente dall'esercito.
Stupro, arma di guerra Col pretesto di facilitare l'abbandono delle colture di papavero, il Spdc ha favorito un trasferimento massiccio delle popolazioni dell'etnia wa, che abitano nei distretti del nord dello stato Shan lungo la frontiera cinese. I generali birmani hanno autorizzato i wa a installarsi nei territori meridionali dello stato Shan che costeggiano la frontiera thailandese. Questo permetteva di premere indirettamente sulla Thailandia attraverso la presenza dello United Wa State Army (Uwsa). In pochi anni i wa si sono installati solidamente grazie al denaro della droga, costruendo strade e trasferendo una parte preponderante della loro stessa popolazione. Questo permette loro di disporre di una risorsa importante di manodopera sia per assicurare il reclutamento per il loro esercito che per sviluppare tutti i business della zona di frontiera, tra cui quello della fabbricazione su grandissima scala di anfetamine, che inondano il mercato thailandese (1).
I wa sono diventati oggettivi e inevitabili alleati dei dirigenti della giunta, visto che forniscono loro di volta in volta un sostegno armato nel confronto con i nazionalisti shan dello Shan State Army (Ssa) e un sostegno economico per lo sviluppo delle infrastrutture.
Come altri signori della droga, essi usano questa alleanza per riciclare il denaro sporco attraverso società controllate da loro e diventate tra le prime imprese in Birmania. Le due più importanti sono Asia world, controllata da Lo Hsing Han, e Hong Pang Co, controllata da Wei Shao Kang, uno dei dirigenti dell'Uwsa. All'inizio di agosto, il generale Than Shwé ha citato queste due imprese nella lista delle compagnie coinvolte nel ripristino e nello sviluppo della rete viaria.
Un rapporto pubblicato nell'aprile 2002 con il titolo Unsettling Moves dalla Lahu National Development Organization, una Ong locale, stima che dal 1999 126.000 persone sono state costrette a trasferirsi.
Su ordine dei dirigenti wa i contadini hanno avuto solo poche ore per mettere insieme le loro poche cose e andarsene, abbandonando sul posto casa e bestiame. I più fortunati sono stati trasportati da camion della compagnia Hong Pang Co, gli altri hanno dovuto percorrere a piedi quasi quattrocento chilometri in meno di tre mesi.
Pur parlando di migliaia di morti dovute alle febbri contratte nelle valli infestate dalla malaria o dalla dissenteria prodotta dalle cattive condizioni igieniche, il rapporto attesta che i wa non hanno subito violenze dirette da parte dell'esercito birmano, contrariamente ai contadini shan e lahu.
In tutto lo stato Shan le testimonianze raccolte sulle distruzioni e i saccheggi perpetrati dalle unità militari, per non parlare delle tassazioni sotto forma di denaro ma anche di riso e altri generi alimentari per nutrire le unità, sono numerose ed esistono da molto tempo. Ma da qualche anno la giunta ha intrapreso una politica più ampia di birmanizzazione forzata, iniziata con gli spostamenti coatti delle popolazioni shan, rimpiazzate da contadini birmani provenienti dalla pianura centrale. In seguito i soldati birmani sono stati incoraggiati da circolari governative a sposare le donne shan, sorta di ricompensa per il loro sostegno. Alcune Ong shan hanno tentato di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica su pratiche forzose di sterilizzazione negli ospedali dello stato shan.
Ma in questi ultimi anni la giunta ha ricalcato i metodi sviluppati in Bosnia e in Ruanda, incoraggiando implicitamente la pratica dello stupro come arma di guerra contro le popolazioni civili. Due Ong shan, la Shan Human Right Foundation e la Shan Woman Action Network, hanno pubblicato il 19 giugno 2002 un imponente studio, «Licence to rape», che riguarda cinque anni, in cui vengono denunciati 625 stupri di donne.
Questo rapporto ha attirato l'attenzione di diversi membri del Congresso americano. Una dei suoi rappresentanti, Ros-Lethinen, ha dichiarato che la pratica dello stupro violava le convenzioni di Ginevra e doveva essere considerata un crimine di guerra. Il segretario di stato Colin Powell ha voluto che il dipartimento di stato pretendesse spiegazioni da Rangoon. La pubblicazione di questo rapporto non poteva capitare in un momento peggiore per il Spdc, che aveva appena versato 450.000 dollari a una società americana, la Dci Associate, perché facesse lobbying presso il presidente George W. Bush per favorire la normalizzazione delle relazioni con Washington.
Tanto più che Rangoon riesce perfettamente a imporre il suo gioco davanti ai suoi vicini, e anche in seno all'associazione dei paesi del sud est asiatico (Asean). Nel comunicato finale che ne ha chiuso l'ultima assemblea nel Brunei il 31 luglio, i ministri hanno dichiarato che dalla fine del 2000 la situazione dei diritti umani in Birmania era migliorata! E non hanno minimamente menzionato la liberazione di Aung San Suu Kyi dietro richiesta formale del ministro birmano Win Aung.
L'esercito, insostenibile fardello La Thailandia avrebbe potuto avere una posizione più critica, viste le sue relazioni tese con Rangoon (2). Ma il ministro degli esteri ha seguito scrupolosamente gli ordini del primo ministro Thaksin Shinawatra: la sua missione consisteva nell'ignorare tutte le questioni delicate per compiacere la giunta. Thaksin, infatti, desidera allentare le tensioni a qualsiasi prezzo, con il solo scopo di favorire le relazioni commerciali. Per ammorbidire i generali birmani poco inclini alle concessioni, egli ha abbandonato i principi di difesa dell'integrità territoriale e ha sacrificato i generali thailandesi più intransigenti di fronte alle provocazioni dell'esercito birmano e al traffico di droga che esso sostiene apertamente.
Quale che sia la situazione del paese, la capacità di risollevarsi del triumvirato di generali capeggiati da Than Shwé mostra che i padroni sono sempre loro. Quale che sia la conclusione delle lunghe discussioni che il potere di Rangoon si prepara ad avere con l'opposizione capeggiata da Aung San Suu Kyi, l'esercito non ha nessuna intenzione di lasciare il potere.
Proprio come l'opposizione in esilio diretta dal governo nazionale di coalizione dell'Unione della Birmania (Gncub) del dottor Sein Win, la Lnd ritiene che l'esercito sia indispensabile e inscindibile dal potere. Ancora per molto sarà l'unica struttura stabile e solida su cui un potere democratico dovrà appoggiarsi o di cui dovrà accontentarsi sia in termini di organizzazione e di competenze che come garante dell'unità nazionale. Solo più a lungo termine si potrà pensare di ridurre le sue dimensioni e allo stesso tempo il fardello finanziario che esso rappresenta. In questo contesto le minoranze etniche dovranno aspettare a lungo prima di poter ottenere i diritti e l'autonomia a cui aspirano.
Al momento del rifiuto dei militari di riconoscere la vittoria elettorale della Lnd alle elezioni del 1990, un buon numero di osservatori avevano predetto che la giunta si era assicurata il mantenimento del potere per un decennio. La liberazione, il 25 novembre 2002, di 115 prigionieri politici non inganna nessuno: questi ultimi erano alla fine della pena, mentre un migliaio di oppositori rimangono ancora nelle galere del regime. Ci vorrà ancora un decennio perché in Birmania inizi a prendere forma un'autentica democrazia.
note:
* Giornalisti.
(1) I thailandesi valutano tra i 700 e gli 800 milioni il numero di pasticche di anfetamina introdotto clandestinamente attraverso i canali della droga.
(2) Dalla fine degli anni '90, i nazionalisti del Shan State Army, uno degli ultimi movimenti di lotta armata contro il regime militare birmano hanno sferrato attacchi audaci. Considerati quali strumenti o collaboratori dell'esercito thailandese, hanno scatenato reazioni molto vive tra i militari birmani. In due riprese, nel febbraio 2001 poi nel maggio 2002, hanno avuto luogo violenti scontri tra l'esercito thailandese e quello birmano, e ogni volta è stato l'esercito thailandese ad avere la meglio.
tratto da http://www.monde-diplomatique.it/LeM...0di%20facciata


Per gli USA lo Stato birmano è uno "stato canaglia", per il semplice fatto che fornisce gas e petrolio a Russia, Cina e India.
Ovvio, perciò, che facciano di tutto per abbattere la giunta militare, con l'obiettivo di insediare al suo posto un governo filooccidentale. Di qui il sostegno statunitense agli oppositori.