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Discussione: Che Guevara

  1. #51
    CetoMedio
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    Su DR, in questo momento, i 4 thread "in cima" al forum riguardano tutti Che Guevara.

  2. #52
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    Quarant'anni fa veniva ucciso Che Guevara. Il comandante
    guerrigliero aveva cercato di esportare il fenomeno
    rivoluzionario cubano sia in Africa che in America Latina
    che, essendo egli argentino, considerava nella sua interezza
    un po' come la sua patria.
    I fuochi di guerriglia dovevano accendere la rivoluzione:
    è quel “fuochismo” che avrebbe affascinato Giangiacomo
    Feltrinelli, molto poco leninista ma romantico e garibaldino
    assai.

    Il Che e i fascisti

    In quarant'anni il Che è stato oggetto di tutte le
    svalutazioni possibili, è stato ridotto a logo
    pubblicitario, a simbolo di riconoscimento di tribu urbane
    ultracapitaliste. Allora, quando morì, ma anche prima,
    quando abbracciò il suo sogno rivoluzionario abbandonando
    un ministero a Cuba, Ernesto Guevara poteva contare su tante
    antipatie, molte delle quali tra i farisei del suo campo, ma
    anche di tante simpatie tra coloro che la stupida logica
    degli schemi vedeva come suoi avversari. Allora quando la
    demenza e la sclerosi del dogmatismo alla Tartuffe non era
    di moda tra gli eredi delle rivoluzioni nazionali, furono in
    molti a sostenere il Che. Da Jean Thiriart, il fondatore di
    Jeune Europe e del partito nazionale europeo che avrebbe
    schierato volontari in Palestina a Juan Peron. Costui,
    fascista tra i fascisti, esule in Spagna dopo esser stato
    rovesciato dall'oligarchia clerico/militare legata a
    Washington, aveva stretto un patto strategico con Fidel
    Castro ed elogiava particolarmente il Che la cui lotta,
    secondo il suo parere ufficiale, utilizzava il marxismo come
    puro e semplice strumento per un ideale superiore.
    Fu proprio Peron, l'ultimo degli statisti fascisti, ad
    accogliere il Che nella Spagna franchista – con il
    beneplacito del Caudillo – e a metterlo in contatto in
    Algeria con Boumedienne.
    Del resto Guevara aveva sostenuto Peron contro i comunisti
    pochi anni prima in Argentina e uno dei suoi fuochi
    guerriglieri, appunto nel paese natio soggetto a dittatura,
    fu opera dei peronisti.
    Il Che vivo, la crème del fascismo post-bellico era con
    lui, il Che morto gli vennero dedicate molte riflessioni e
    qualche agiografia come “Une passion pour El Che ” di
    Jean Cau di sensibilità nazionalsocialista.

    Bianchi o neri?

    Potrei quindi onorare Che Guevara sulla base dei miei
    illustri predecessori e sentirmi per questo molto più
    fascista dei fascisti che lo denigrano. Ma non sarebbe
    sufficiente né corretto. Non lo voglio onorare solo
    perché i migliori fascisti lo onorarono ma perché lo
    merita di per sé.
    Conosco le obiezioni, ne sento di continuo: da quando il
    neofascismo è scaduto
    nell'ombra reazionaria del codinismo borghese e ha smarrito
    la sua anima – e il suo più profondo significato
    esistenziale e sacro – le banalità sminunenti si
    susseguono. Una di esse è che non si può onorare il Che,
    non si può non essere contenti della morte del Che,
    perché egli si batteva per distruggere i nostri valori.
    Nostri? Valori? Suvvia: scherziamo?
    Il Che si batteva per liberare il suo continente
    dall'occupazione americana, dall'oppressione oligarchica e
    dalle ingiustizie. Possiamo non condividere l'indirizzo dato
    dal Che alla sua lotta, il suo impianto ideologico e
    programmatico, ma non possiamo non sentire nostra la sua
    lotta; e se non la sentiamo tale delle due l'una: o di
    quella lotta non sappiamo niente o abbiamo sbagliato proprio
    campo, siamo guardie bianche e non camicie nere!

    Lotta e Vittoria

    Infine non si può non onorare il Che perché un uomo che
    abbandona cariche, onori, denari e privilegi per andarsene a
    vivere nelle selve, tra i monti, con un pugno di compagni di
    lotta, passando giornate intere con qualche goccio d'acqua
    e, se dice bene, una galletta, un uomo che sogna e che resta
    fedele al suo sogno mettendo carne, muscoli, nervi al suo
    servizio, non può non essere onorato. Lo detta chiaramente
    quel sentimento della vita, dell'onore e del sacro che è
    alla base dell'Idea del mondo che fece grande la nostra
    antichità e la nostra più recente primavera. Quell'Idea
    del mondo che – dalla Bhagavad Gita tramite i Luperci le
    Legioni mithraiche, la Cavalleria fino ai Werwolf – ha
    significato tutto il meglio che memoria d'uomo ricordi e che
    si condensa nella “Dottrina di Lotta e Vittoria” (che
    non coincide con il successo tangibile ma con il trionfo su
    di sé.

    Chi non ha perso il bandolo di quel filo non può non
    rispettare e non onorare l'eroe di Santa Clara.
    Onore al Che: lotta e vittoria Comandante!

    Gabriele Adinolfi

  3. #53
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    Quarant'anni fa veniva ucciso Che Guevara. Il comandante
    guerrigliero aveva cercato di esportare il fenomeno
    rivoluzionario cubano sia in Africa che in America Latina
    che, essendo egli argentino, considerava nella sua interezza
    un po' come la sua patria.
    I fuochi di guerriglia dovevano accendere la rivoluzione:
    è quel “fuochismo” che avrebbe affascinato Giangiacomo
    Feltrinelli, molto poco leninista ma romantico e garibaldino
    assai.

    Il Che e i fascisti

    In quarant'anni il Che è stato oggetto di tutte le
    svalutazioni possibili, è stato ridotto a logo
    pubblicitario, a simbolo di riconoscimento di tribu urbane
    ultracapitaliste. Allora, quando morì, ma anche prima,
    quando abbracciò il suo sogno rivoluzionario abbandonando
    un ministero a Cuba, Ernesto Guevara poteva contare su tante
    antipatie, molte delle quali tra i farisei del suo campo, ma
    anche di tante simpatie tra coloro che la stupida logica
    degli schemi vedeva come suoi avversari. Allora quando la
    demenza e la sclerosi del dogmatismo alla Tartuffe non era
    di moda tra gli eredi delle rivoluzioni nazionali, furono in
    molti a sostenere il Che. Da Jean Thiriart, il fondatore di
    Jeune Europe e del partito nazionale europeo che avrebbe
    schierato volontari in Palestina a Juan Peron. Costui,
    fascista tra i fascisti, esule in Spagna dopo esser stato
    rovesciato dall'oligarchia clerico/militare legata a
    Washington, aveva stretto un patto strategico con Fidel
    Castro ed elogiava particolarmente il Che la cui lotta,
    secondo il suo parere ufficiale, utilizzava il marxismo come
    puro e semplice strumento per un ideale superiore.
    Fu proprio Peron, l'ultimo degli statisti fascisti, ad
    accogliere il Che nella Spagna franchista – con il
    beneplacito del Caudillo – e a metterlo in contatto in
    Algeria con Boumedienne.
    Del resto Guevara aveva sostenuto Peron contro i comunisti
    pochi anni prima in Argentina e uno dei suoi fuochi
    guerriglieri, appunto nel paese natio soggetto a dittatura,
    fu opera dei peronisti.
    Il Che vivo, la crème del fascismo post-bellico era con
    lui, il Che morto gli vennero dedicate molte riflessioni e
    qualche agiografia come “Une passion pour El Che ” di
    Jean Cau di sensibilità nazionalsocialista.

    Bianchi o neri?

    Potrei quindi onorare Che Guevara sulla base dei miei
    illustri predecessori e sentirmi per questo molto più
    fascista dei fascisti che lo denigrano. Ma non sarebbe
    sufficiente né corretto. Non lo voglio onorare solo
    perché i migliori fascisti lo onorarono ma perché lo
    merita di per sé.
    Conosco le obiezioni, ne sento di continuo: da quando il
    neofascismo è scaduto
    nell'ombra reazionaria del codinismo borghese e ha smarrito
    la sua anima – e il suo più profondo significato
    esistenziale e sacro – le banalità sminunenti si
    susseguono. Una di esse è che non si può onorare il Che,
    non si può non essere contenti della morte del Che,
    perché egli si batteva per distruggere i nostri valori.
    Nostri? Valori? Suvvia: scherziamo?
    Il Che si batteva per liberare il suo continente
    dall'occupazione americana, dall'oppressione oligarchica e
    dalle ingiustizie. Possiamo non condividere l'indirizzo dato
    dal Che alla sua lotta, il suo impianto ideologico e
    programmatico, ma non possiamo non sentire nostra la sua
    lotta; e se non la sentiamo tale delle due l'una: o di
    quella lotta non sappiamo niente o abbiamo sbagliato proprio
    campo, siamo guardie bianche e non camicie nere!

    Lotta e Vittoria

    Infine non si può non onorare il Che perché un uomo che
    abbandona cariche, onori, denari e privilegi per andarsene a
    vivere nelle selve, tra i monti, con un pugno di compagni di
    lotta, passando giornate intere con qualche goccio d'acqua
    e, se dice bene, una galletta, un uomo che sogna e che resta
    fedele al suo sogno mettendo carne, muscoli, nervi al suo
    servizio, non può non essere onorato. Lo detta chiaramente
    quel sentimento della vita, dell'onore e del sacro che è
    alla base dell'Idea del mondo che fece grande la nostra
    antichità e la nostra più recente primavera. Quell'Idea
    del mondo che – dalla Bhagavad Gita tramite i Luperci le
    Legioni mithraiche, la Cavalleria fino ai Werwolf – ha
    significato tutto il meglio che memoria d'uomo ricordi e che
    si condensa nella “Dottrina di Lotta e Vittoria” (che
    non coincide con il successo tangibile ma con il trionfo su
    di sé.

    Chi non ha perso il bandolo di quel filo non può non
    rispettare e non onorare l'eroe di Santa Clara.
    Onore al Che: lotta e vittoria Comandante!

    Gabriele Adinolfi

  4. #54
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    Quarant'anni fa veniva ucciso Che Guevara. Il comandante
    guerrigliero aveva cercato di esportare il fenomeno
    rivoluzionario cubano sia in Africa che in America Latina
    che, essendo egli argentino, considerava nella sua interezza
    un po' come la sua patria.
    I fuochi di guerriglia dovevano accendere la rivoluzione:
    è quel “fuochismo” che avrebbe affascinato Giangiacomo
    Feltrinelli, molto poco leninista ma romantico e garibaldino
    assai.

    Il Che e i fascisti

    In quarant'anni il Che è stato oggetto di tutte le
    svalutazioni possibili, è stato ridotto a logo
    pubblicitario, a simbolo di riconoscimento di tribu urbane
    ultracapitaliste. Allora, quando morì, ma anche prima,
    quando abbracciò il suo sogno rivoluzionario abbandonando
    un ministero a Cuba, Ernesto Guevara poteva contare su tante
    antipatie, molte delle quali tra i farisei del suo campo, ma
    anche di tante simpatie tra coloro che la stupida logica
    degli schemi vedeva come suoi avversari. Allora quando la
    demenza e la sclerosi del dogmatismo alla Tartuffe non era
    di moda tra gli eredi delle rivoluzioni nazionali, furono in
    molti a sostenere il Che. Da Jean Thiriart, il fondatore di
    Jeune Europe e del partito nazionale europeo che avrebbe
    schierato volontari in Palestina a Juan Peron. Costui,
    fascista tra i fascisti, esule in Spagna dopo esser stato
    rovesciato dall'oligarchia clerico/militare legata a
    Washington, aveva stretto un patto strategico con Fidel
    Castro ed elogiava particolarmente il Che la cui lotta,
    secondo il suo parere ufficiale, utilizzava il marxismo come
    puro e semplice strumento per un ideale superiore.
    Fu proprio Peron, l'ultimo degli statisti fascisti, ad
    accogliere il Che nella Spagna franchista – con il
    beneplacito del Caudillo – e a metterlo in contatto in
    Algeria con Boumedienne.
    Del resto Guevara aveva sostenuto Peron contro i comunisti
    pochi anni prima in Argentina e uno dei suoi fuochi
    guerriglieri, appunto nel paese natio soggetto a dittatura,
    fu opera dei peronisti.
    Il Che vivo, la crème del fascismo post-bellico era con
    lui, il Che morto gli vennero dedicate molte riflessioni e
    qualche agiografia come “Une passion pour El Che ” di
    Jean Cau di sensibilità nazionalsocialista.

    Bianchi o neri?

    Potrei quindi onorare Che Guevara sulla base dei miei
    illustri predecessori e sentirmi per questo molto più
    fascista dei fascisti che lo denigrano. Ma non sarebbe
    sufficiente né corretto. Non lo voglio onorare solo
    perché i migliori fascisti lo onorarono ma perché lo
    merita di per sé.
    Conosco le obiezioni, ne sento di continuo: da quando il
    neofascismo è scaduto
    nell'ombra reazionaria del codinismo borghese e ha smarrito
    la sua anima – e il suo più profondo significato
    esistenziale e sacro – le banalità sminunenti si
    susseguono. Una di esse è che non si può onorare il Che,
    non si può non essere contenti della morte del Che,
    perché egli si batteva per distruggere i nostri valori.
    Nostri? Valori? Suvvia: scherziamo?
    Il Che si batteva per liberare il suo continente
    dall'occupazione americana, dall'oppressione oligarchica e
    dalle ingiustizie. Possiamo non condividere l'indirizzo dato
    dal Che alla sua lotta, il suo impianto ideologico e
    programmatico, ma non possiamo non sentire nostra la sua
    lotta; e se non la sentiamo tale delle due l'una: o di
    quella lotta non sappiamo niente o abbiamo sbagliato proprio
    campo, siamo guardie bianche e non camicie nere!

    Lotta e Vittoria

    Infine non si può non onorare il Che perché un uomo che
    abbandona cariche, onori, denari e privilegi per andarsene a
    vivere nelle selve, tra i monti, con un pugno di compagni di
    lotta, passando giornate intere con qualche goccio d'acqua
    e, se dice bene, una galletta, un uomo che sogna e che resta
    fedele al suo sogno mettendo carne, muscoli, nervi al suo
    servizio, non può non essere onorato. Lo detta chiaramente
    quel sentimento della vita, dell'onore e del sacro che è
    alla base dell'Idea del mondo che fece grande la nostra
    antichità e la nostra più recente primavera. Quell'Idea
    del mondo che – dalla Bhagavad Gita tramite i Luperci le
    Legioni mithraiche, la Cavalleria fino ai Werwolf – ha
    significato tutto il meglio che memoria d'uomo ricordi e che
    si condensa nella “Dottrina di Lotta e Vittoria” (che
    non coincide con il successo tangibile ma con il trionfo su
    di sé.

    Chi non ha perso il bandolo di quel filo non può non
    rispettare e non onorare l'eroe di Santa Clara.
    Onore al Che: lotta e vittoria Comandante!

    Gabriele Adinolfi

  5. #55
    Avanguardia
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    07 Jul 2007
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    Torino
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    Citazione Originariamente Scritto da trionfo Visualizza Messaggio
    manca sempre la firma, ma allora è un vizio
    Oops....scusa...ho rimediato !

  6. #56
    OLTRE LA MORTE
    Ospite

    Predefinito


  7. #57
    OLTRE LA MORTE
    Ospite

    Predefinito


  8. #58
    OLTRE LA MORTE
    Ospite

    Predefinito


  9. #59
    OLTRE LA MORTE
    Ospite

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  10. #60
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    15 Jan 2007
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    O Hitler a Mosca, o Stalin a Lisbona! Fuori gli yankee!!
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    Predefinito dalla biografia del Che!

    “Jon Lee Andreson “Che Guevara. Una vita rivoluzionaria” Edizioni “La biblioteca di Repubblica”.
    Capitolo “L’uomo”, pagina 74.

    “L’esplorazione dei concetti e delle origini del pensiero socialista guadagnava terreno. Ernesto si rivolgeva a Mussolini per il fascismo, a Josif Stalin per il marxismo, all’estroso fondatore del Partito socialista argentino Alfredo Palacios per la giustizia, a Zola per una critica definizione della cristiantità e a Jack London per una descrizione marxista della classe sociale.”

 

 
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