





Ho tardato ad intervenire in questo forum sulla posizione dell' IRS sul SI al Referendum sulla Legge Reg.le Statutaria ,posizione che ovviamente rispetto come rispetto tutte le posizioni dei nazionalitari e degli indipendentisti che si sono divisi tra il NO e l'Astensionismo . Certo avrei preferito una posizione unitaria sul Referndum del 21/10/2007,ma non c'è stato sufficiente dibattito ed incontro fra di noi.
Nondimeno,senza alcuna volontà di turbare le varie sensibilità politiche,credo che si debba partire dal testo della Legge,così com'è stato approvato a maggioranza assoluta dal Consiglio regionale in data 7/3/2007;ma quella maggioranza non è stata sufficiente per l'emanazione della Legge perchè il nostro Statuto Speciale della Sardegna (Legge costituzionale 26 febbraio 1948,n 3) all'art.15,secondo comma,prevede che detta maggioranza non deve essere inferiore ai due terzi dei componenti il Consiglio Regionale.Per
questo motivo ed in base all'art.15,comma quarto dello stesso Statuto Speciale la Legge Statutaria è sottoposta a Referendum Regionale qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti del Consiglio Regionale.
E' noto che si è verfificata questa circostanza in quanto 19 consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione hanno richiesto detto Referendum che il Presidente della Giunta ha fissato con Decreto n° 69 del 1/agsto/2007 per Domenica 21/Ottobre/2007.
Fatta questa premessa,dico -sommessamente in quanto non esperto di diritto ma lettore assiduo e intellettualmente curioso ed impegnato nel sociale- che ha ragione Tziricotu quando osserva : "onestamente anche io sto cercando di capire il nesso tra approvazione della Legge Statutaria e riforma dello Statuto.Non mi risulta che la Statutaria,oggeto di Referendum,istituisca alcuna Consulta per lo Statuto ".
Credo sia sorto un equivoco in quanto la Statutaria non parla di Consulta Statutaria.bensì di Consulta di Garanzia ( vedi Titolo V,capo I art.34 e 35) con compèosizione e funzioni completamente differenti da una Consulta di Statuto a cui,in assenza di una Assemblea Costituente come tutti noi vorremmo,viene affidata la riscrittura dello Satuto Speciale della Sardegna.
Chiarito questo equivoco,penso che rafforzare col SI o coll'Astensione questa Legge Reg.le Statutaria sia un pericolo in quanto la Legge è strutturata perchè tutti i principali poteri siano in capo al Presidente eletto.
Nessuno,neppure la Legge Costituzionale n° 2 del 2001 imponeva alle Regioni a Statuto speciali forme di Governo Presidenzialiste:Per esempio la Regione a Statuto Speciale della Valle d'Aosta ha scelto una Statutaria dove il Presidente e la Giunta Regionale vengono eletti dal Consiglio Regionale.Ma,supposto che fossimo tutti d'accordo per il Presidenzialismo,chi ci impediva di scegliere una forma di Preidenzialismo bilanciato con contrappesi di controllo e di garanzia nel Consiglio Regionale ? Più leggo e studio questa Legge Reg.le Statutaria e più mi convinco che sia meglio annullarla con il Referendum,per poi immediatamente riscriverla,facendo in modo che ne discenda,com'è logico ed opportuno,da uno Statuto Speciale rivisitato e ammodernizzato con i principi che voi stessi ponete e che sicuramente sapete che non possono iscritti in Statutaria se non con la modifica in tal senso dello Satuto Speciale della Sardegna.Sono anch'io fortemente convinto che un Nuovo Statuto deve prevedere le tre direttrici che voi dite: 1.Status di Nazione 2.Sardo lingua ufficiale della Nazione Sarda in un quadro di bilinguismo o plurilinguismo 3.Diritto all'Autodeterminazione.
Allora puntiamo all'Assemblea Costituente per riscrivere il nostro Statuto Specviale e da questo facciamo discendere la vera Statutaria non quella che ci viene proposta oggi che non è figlia dello Statuto,approvata in solitudine dal Consiglio senza l'apporto delle forze vive della società sarda.ma anzi sotto il ricatto dello scioglimento del Consiglio e l'urgenza di approvare la Finanziaria 2007.
Grazie Giacomo Meloni Segretario Generale della Confederazione Sindacale Sarda.


sono perfettamente daccordo con meloni che il dramma consiste non tanto nell'avere preso posizioni diverse, ma nel fatto che l'indipendentismo e l'area anticolonialista ancora una volta non abbia nemmeno tentato una discussione preliminare comune! io mi asterrò, come indicato da ampi e sardigna natzione, ma avrei voluto che si fosse tentata almeno una posizione comune.


sono perfettamente daccordo con meloni che il dramma consiste non tanto nell'avere preso posizioni diverse, ma nel fatto che l'indipendentismo e l'area anticolonialista ancora una volta non abbia nemmeno tentato una discussione preliminare comune! io mi asterrò, come indicato da ampi e sardigna natzione, ma avrei voluto che si fosse tentata almeno una posizione comune.




Ma quale consulta statutaria!!!Siccome l'età mi gioca brutti scherzi ( ho 50 anni suonati) sono andato a rileggere la legge statutaria e non ho trovato traccia di nessuna consulta statutaria. Le uniche consulte previste sono quella di garanzia e quella delle autonomie locali, con compiti, formazione e funzioni che nulla hanno a che fare con la consulta statutaria.
Il problema principale che a mio avviso si pone è proprio quello di non avere la percezione di cosa si stia parlando. Un bravo militante indipendentista, quale sia la sua poszione od appartenenza, in un caso controverso come questo, dovrebbe innanzittutto prendere la legge e studiarsela, eventualmente, se ne ha la possibilità, in modo comparato; solo in questo modo sarà in grado di esprimere in modo esaustivo una opinione, senza dover - questo sì pericoloso- decidere del proprio voto sulle parole d'ordine altrui.
Io ad esempio, non condiviso l'impostazione contenuta nella statutaria e lo dico da quando apparsero le prime bozze in commissione autonomia, in quanto sono contrario al presidenzialismo, modello imperante mutuato dalla politica americana, che vuole la concentrazione del potere in mano a pochi "eletti" a discapito della rappresentanza e della democrazia partecipata. Che attraverso questo modello istituzionale che io definisco autoritario si risolvano i mali dell'incancrenimento della rappresentaza politica attuale è a mio avviso una pia illusione, una allucinazione dalla quale ci sveglieremo con dolore, perchè un vulnus così grande difficilmente è rimediabile.
Con questa operazione della legge statutaria spacciata per il primo gradino della riforma dello satuto si è compiuta un'operazione politica volta a riformare il "come" gestire il potere, ma non si è tenuto conto che in Sardegna , soprattutto per gli indipendentisti, quello da rivoluzionare deve essere il "cosa"gestire, ovvero tentare di riformare lo statuto in modo da innescare un processo virtuoso che, seppur a tappe, ci possa portare ad una sempre più maggiore sovranità verso il traguardo dell'indipendenza. Votare NO a questa statutaria, da posizioni politiche non subalterne, non significa scherarsi con il resto della canea che è contraria strumentalmente, ma questo può avvenire solo a patto però che si porti il proprio originale punto di vista e se ne faccia momento di battaglia politica verso l'indipendenza.
Approvata la statutaria, vuoi perchè non c'è più il tempo, vuoi perchè escludo in maniera categorica che ce ne sia l'interesse, questo consiglio regionale non muoverà un passo verso la riscrittura dello statuto. La procedura prevede che il consiglio regionale, attraverso quale procedimento non ha importanza in quanto ci sono varie scuole di pensiero e non è il caso di dilungarsi, approvi la rifoma dello statuto e poi, essendo questa una legge costituzionale deve seguire l'iter di tutte le leggi costituzionale, deve andare al parlamento italiano ed essere approvata in doppia lettura. questo vuol dire che i tempi sono lunghissimi. Diverso sarebbe stato se ad inizio legislatura si fosse affrontato subito il problema della riforma dello statuto promuovendo innanzittutto un confronto tra il popolo sardo ed elaborando ed approvando in consiglio una proposta condivisa e con questa presentarsi al parlamento italiano con la consapevolezza e con fermezza di voler, se del caso, affrontare uno scontro istituzionale sul terreno della sovranità e del riconoscimento della nazione sarda.
Mi scuso per la mia pedanteria pedagogica ma è deformazione professionale
Cun amistade
Paulicu


www.regione.sardegna.it
Dadea, Assessore alla Riforma della Regione:
"Per riscrivere lo Statuto speciale occorre approvare la Statutaria. In caso contrario si comincia tutto daccapo, com'è avvenuto nel 2006".
"Cabras e Cherchi – prosegue Dadea – auspicano un adeguato impegno per la riscrittura dello Statuto speciale. Concordiamo pienamente su questo. La vittoria del Sì al referendum è fondamentale per poter affrontare la modifica dello Statuto. In caso contrario, tutto il processo riformatore sarebbe ricacciato indietro, come è avvenuto nella scorsa legislatura regionale".
www.regione.sardegna.it
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www.irs.sr
Eleonora d'Arborea aggiornò la Carta de Logu dopo soli 16 anni.
La Nazione sarda ha urgente bisogno di riscrivere lo Statuto vecchio di 60 anni.
Se non passa la Statutaria passeranno anni prima della riscrittura dello Statuto.
1. La Sardegna è una Nazione.
2. La Lingua nazionale è il Sardo.
3. Diritto all'autodeterminazione.
www.irs.sr
Tutto qui.


Quello che dice Dadea è completamente falso in quanto la legge statutaria non prevede nessuna norma che promuova o accelleri la riscrittura dello statuto, e sfido chiunque voglia leggersela a trovare un qualsiasi accenno. Mi sembra, quella di Dadea, bravo cardiologo ma pessimo giurista, la posizione di un riccattatore che dice:
se non provvederete ad approvare la legge statutaria votando si non vi faremo mai e poi mai la riforma dello statuto.
La disinformazione è un'arma spuntata in quanto molti sardi non sono così sprovveduti ed oggi è facile informarsi in prima persona saltando i filtri della propaganda. Basta volerlo.
Anzi queste affermazioni mi confermano nella giustezza della mia posizione in quanto onestà intelletuale vorrebbe che dicessero quale vera intenzione c'è nell'operazione della legge statutaria e questo seppru non condivisibile sarebbe maggiormente apprezzabile.
Che nell'attuale sistema presidenzialista, derivato dalla legge elettorale e non dalla riforma dello statuto, vi siano incongruenze che non definiscono in maniera esaustiva ed efficace il potere del presidente ed il ruolo del consiglio è un dato di fatto sotto gli occhi di tutti; la regolamentazione di queste incongruenze ed il rafforzamento in favore del presidenzialismo è il vero obiettivo che questa statutaria si mette. Inoltre costruisce un modello interno alla Sardegna centralista in quanto mortifica le comunità locali accentrando buona parte del potere a Cagliari e questo mortifica la capacità di autogoverno delle comunità locali: Un modo come un'altro per tradire quella vocazione antiautoritaria del popolo sardo che anticamente era costituito in comunità autonome "federate" tra loro senza uno stato centrale ( vedi a proposito le ipotesi sulle comunità nuragiche del libro di Eliseo Spiga "La sardità come utopia"). Posto che nell'era moderna questo è di difficile attuazione perchè almeno non avvicinarsi ad un modello simile?


Sono d'accordo con Paulicu e con Meloni.
La posizione di IRS và rispettata ma avrebbero dovuto ispirarsi maggiormente a criteri di concertazione con le altre forze identitarie prima di giungere a tali conclusioni.
Si tratta di temi che vanno oltre le semplici decisioni di un movimento.