Al di là delle strumentalizzazioni politiche della destra e della sinistra italiane, iRS irrompe nella campagna referendaria con una posizione originale e totalmente indipendente dalle ragioni dei Comitati del Sì e del No. E fornisce un'alternativa prospettica e ragionata alle pur comprensibili ragioni astensioniste.
Associare il Sì di iRS a quello del Comitato del Sì sarebbe politicamente errato in quanto la nostra scelta scaturisce da un'istanza indipendentista. iRS va oltre il dibattito contingente, guarda più in avanti e, prescindendo dagli accapigliamenti strumentali, pone chiaramente al centro della discussione il tema dei temi: la riscrittura dello Statuto. Nell'ottica di una totale ridiscussione e di un sostanziale ridefinimento del rapporto strutturale tra Stato italiano e Nazione sarda.
In questa sede non ripercorreremo gli eventi e le fasi che hanno portato al fallimento della Costituente e della Consulta, e non entreremo nel merito della Statutaria: l'unica certezza che abbiamo è che se la Statutaria non verrà promulgata si allontanerà ulteriormente nel tempo la riscrittura dello Statuto.
La Nazione sarda non può più permettersi altre posticipazioni. La classe politica unionista è già riuscita per troppi anni a rimandare l'appuntamento cruciale con lo Statuto. E iRS ambisce a giocare un ruolo primario nella sua riscrittura.
Grazie alle competenze acquisite in anni di studio della questione ed attingendo dall'esperienza dei movimenti indipendentisti internazionali amici che governano Nazioni come la Catalogna e la Scozia, iRS fissa sin da ora tre dei punti cruciali che saranno in grado di traghettare lo Statuto da mera carta amministrativa a Carta Costituzionale della Nazione sarda: la Sardegna è una Nazione, la Lingua nazionale è il Sardo in un quadro plurilinguista, menzione dell'inalienabile diritto del popolo sardo all'autodeterminazione e a decidere liberamente il proprio futuro.





Rispondi Citando
