Sconcertante sentenza di un giudice tedesco
Sevizia la fidanzata, è sardo: "Naturale che si comporti così"
Sconcertante sentenza di un Tribunale tedesco: un cagliaritano accusato di aver seviziato la fidanzata è stato condannato a sei anni di carcere con un'attenuante. L'imputato (difeso dall'avvocato Annamaria Busia) è sardo e si deve tener conto «delle sue particolari impronte culturali ed etniche. Il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria, deve essere tenuto in considerazione come attenuante».
Era convinto che la sua fidanzata lo tradisse. Non era vero ma, nel tentativo di estorcerle la confessione, per tre interminabili settimane l'ha segregata per usarle violenze e umiliazioni di ogni tipo. Dopo averla immobilizzata al letto con le manette l'ha picchiata, le ha spento le sigarette sulle parti intime, l'ha costretta a fare sesso in tre, bere aceto, iniettarsi eroina. E ancora non bastava: l'ha spogliata, le ha urinato addosso, e l'ha fotografata. È successo lo scorso anno, in Germania, a Stadthagen, dove un 29enne cagliaritano, Maurizio Pusceddu, lavorava come cameriere in gelateria e, fra mance e stipendio, guadagnava 3.500 euro netti al mese. La ragazza, lituana, lo ha denunciato e l'ex fidanzato (difeso dall'avvocato Annamaria Busia) è stato condannato dal Tribunale di Buckeburg a sei anni. Con un'attenuante sorprendente: bisogna tener conto di come in Sardegna si sviluppano i rapporti tra uomo e donna. Leggere la sentenza per credere: «Si deve tener conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell'imputato. È un sardo. Il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria, non può certo valere come scusante ma deve essere tenuto in considerazione come attenuante».
LA SENTENZA. Passi la considerazione che l'imputato, italiano, «deve vivere separato dalla sua famiglia e dalla sua cerchia di amici in patria», e pure che «i reati sono stati un efflusso di un esagerato pensiero di gelosia», ma l'impronta etnico-culturale è davvero troppo. Anche perché lo stesso Tribunale tedesco poche righe più sotto scrive che l'imputato «ha pianificato e agito in modo straordinariamente spietato, ha vissuto fino in fondo le sue tendenze sadiche, ha tormentato la fidanzata per tre settimane, oltre alle lesioni personali e alle violenze carnali l'ha privata della sua dignità orinando su di lei, non ha esitato neppure a fotografare il risultato dei suoi maltrattamenti». Però: l'impronta culturale in Sardegna è quella. Dunque: se anche stupra, picchia, umilia, droga, deride, fotografa merita un'attenuante che l'avvocato Busia si è guardato bene dal chiedere. Era geloso, ha esagerato ma, suvvia, non è tutta colpa sua.
IL GIUDICE. Chissà da dove deriva a quel giudice tedesco questa stravagante opinione degli uomini e sulle donne sarde. Anche perché la esterna a sorpresa dopo 30 pagine che non lasciano minimamente trasparire quella conclusione. Anzi. Il giudice ripercorre la vita di Pusceddu senza sconti: 29 anni, figlio di una coppia che gestisce un ristorante a Cagliari, consumatore di hascisc, cocaina ed eroina. Aveva conosciuto la ragazza lituana in un ristorante greco, sempre in Germania. Era il Natale 2004, si era innamorato e subito era andato a vivere con lei. Le aveva chiesto di lasciare il lavoro ed era stato accontentato. Poi, improvvisa, quella gelosia accecante per un suo collega cameriere e l'inizio, per la donna, di tre settimane da incubo: la porta di casa chiusa a chiave, il tentativo della ragazza di scappare calandosi dalla finestra con le lenzuola, le notti al freddo nuda sul pavimento con le finestre aperte, il coltellino a scalfire le bruciature appena provocate con la sigaretta, l'aceto sulle ferite.
LO SFOGO. L'unico conforto, in mancanza di amici, una penna e un foglio di carta: Menzogne, menzogne, menzogne. Quanto tempo durerà ancora? Perché non posso essere felice, godere la vita? Dio, tu sei l'unico testimone che io non ho dormito con lui. Devo mentire perché altrimenti mi picchia di nuovo. E ancora questa merda che ho provato. Era terribile. Non vorrei provare droghe per tutta la vita. La cosa peggiore è che soffro ogni giorno. Mi si rimprovera ciò che non è successo. Questa è la cosa più terribile. Qualche volta mi domando perché ho mentito così. La risposta è semplicissima: per paura di essere picchiata di nuovo. Quanto ha fatto a me e al mio corpo era terribile. Quante notte insonni, quanto dolore sofferto. Aiutami, Dio ti prego. Aiuta la nostra relazione, io lo amo e potrei perdonargli tutto. Dio aiutami a rimettermi in piedi. Del resto oggi sono 5 mesi che stiamo insieme. E il mio corpo, il cuore, appartiene solo a lui .
Quando l'amore ha ceduto il passo alla ragione, è corsa a denunciare il fidanzato. Certo non immaginava che un giudice avrebbe attribuito quelle torture anche all'impronta etnica culturale dei sardi.




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