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  1. #11
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    da www.osservatoriobalcani.org... ma nessuno ne parla!!

    In Bosnia Erzegovina è in corso la più grossa crisi politica dalla fine della guerra. Una crisi creata da forze interne ed esterne al paese. Forse è giunto il momento di mettere finalmente in questione una situazione da tempo insostenibile. Il commento del nostro corrispondente
    Tra le note teorie internazionali sulle crisi politiche ne esiste una largamente diffusa, secondo la quale una situazione annosa e irrisolta va portata fino alle sue estreme conseguenze, per far sì che si possa in seguito risolvere. Naturalmente, in questi casi si tratta di crisi controllate che difficilmente possono essere lasciate al caso.

    L’attuale situazione in Bosnia Erzegovina in questo momento ha molti degli elementi di suddetto esempio. La crisi istituzionale è stata portata fin quasi al suo apice, ma agli analisti politici sembra ancora che “la cosa sia sotto controllo”.

    L’acuirsi della crisi, ovviamente, ha il suo retroterra. La situazione attuale è stata generata dal fallimento del tentativo di introdurre la riforma della polizia in BiH. Solo una delle numerose riforme fallite in questi anni. Dato lo stallo delle istituzioni locali ci ha pensato l’Alto rappresentante della comunità internazionale in BiH Miroslav Lajcak, ovviamente su ordine di Bruxelles, a sbloccare i processi politici in atto.

    Tra le misure adottate la modifica del regolamento del funzionamento del parlamento della BiH. Lajcak ha ristretto la cosiddetta “votazione delle entità” in Parlamento, che prevedeva che le leggi potessero essere adottate solo con la presenza di tutti i deputati. Questo aveva portato al boicottaggio dei lavori parlamentari, divenuto purtroppo una prassi, per bloccare qualsiasi legge di riforma. Il quorum alle sedute del Parlamento (ma anche al governo), secondo la misura di Lajcak, dovrebbe ora formarsi sulla base dei presenti alle singole sedute, e non sul numero assoluto dei deputati, come definito dall'attuale regolamento.

    La misura di Lajcak è tecnica e non contravviene alla Costituzione. A nessuno toglie diritti, basta che ciascuno svolga il lavoro per cui è stato eletto. In Republika Srpska, l’entità minore della BiH, la decisione di Lajcak era attesa col “coltello tra i denti”. La conclusione di base di quasi tutti i politici che là si sono alzati in piedi è stata la seguente: “Un colpo meditato con l’intento di eliminare la Republika Srpska”. Lajcak è stato dichiarato “nemico dei serbi”, “indesiderato a Banja Luka”, ed è stato apertamente minacciato affermando che alle nuove misure adottate “si risponderà con una lotta con tutti i mezzi”.

    Milorad Dodik, premier di questa entità e presidente del più forte partito politico di quest'ultima, l'SNSD, ha minacciato che i serbi si ritireranno da tutti gli organi comuni e dalla istituzioni politiche della BiH e che il suo partito passerà all’opposizione. Con toni a lui consueti ha affermato che la “Republika Srpska è una categoria durevole, mentre per la Bosnia Erzegovina si vedrà!”.

    Ai membri del suo partito che ricoprivano funzioni statali in BiH ha chiesto di preparare le dimissioni “fino alla decisione finale di Lajcak che per forza di cose dovrà essere modificata”.

    La crisi istituzionale ha subito ultimamente un’accelerazione. Benzina sul fuoco è stata gettata da Belgrado dal premier serbo Vojislav Kostunica che ha fortemente appoggiato Dodik, promettendo che “la Serbia non permetterà” ciò che la comunità internazionale sta cercando di realizzare attraverso Lajcak.

    Nemmeno la dichiarazione di Zeljko Komsic, presidente della presidenza della BiH, è riuscita a calmare la situazione. Komsic ha invitato la Serbia a “togliere le mani dalla BiH e a non immischiarsi in questioni interne perché in caso contrario potrebbero ritorcerlesi contro”.

    Nel frattempo dagli Usa il leader della Comunità islamica della BiH, il reis Mustafa Ceric, si è immischiato profondamente nelle questioni politiche appellandosi al “principio civile (!?): un uomo, un voto”. Tradotto nella variante bosniaco-erzegovese questo significa: siamo tutti uguali, solo che i bosgnachi sono un po’ più uguali perché sono più numerosi. Ricordiamoci che Milosevic sulla base di questo principio iniziò la guerra in Jugoslavia.

    Nikola Spiric, premier della BiH e membro del partito di Milorad Dodik, ha presentato le sue dimissioni alla Presidenza della BiH. Il parlamento della RS ha appoggiato le sue dimissioni e ha proclamato una “seduta permanente”.

    Con le dimissioni di Spiric si è bloccato l’intero governo centrale, ossia il Consiglio dei ministri della BiH. Dalla scorsa settimana, dopo le dimissioni di Spiric, il governo centrale funziona su “mandato tecnico”. Nella realtà bosniaco-erzegovese ciò significa che non funziona per niente.

    La Presidenza della BiH come reazione iniziale alle dimissioni aveva deciso, prima di discutere, di “chiamare Spiric per un colloquio” ma alla fine non è stato fatto. Spiric se ne è ritornato a Banja Luka e a Sarajevo per il “colloquio” non è ancora stato chiamato. Nel frattempo Haris Silajdzic, membro della Presidenza della BiH, è andato in America e tutti si domandano come possa tenersi il famoso colloquio con Spiric senza che la Presidenza sia al completo.

    Un aspetto particolare di questa crisi è il tentativo di Dodik e dei suoi collaboratori a Banja Luka di organizzare ciò che un tempo, nel periodo dell’espansione di Milosevic in Jugoslavia, si chiamava “evento del popolo” [dešavanje naroda]. Per le vie di alcune città della Republika Srpska sono scesi cittadini con cartelloni in mano per dare “pieno appoggio alla difesa della Republika Srpska”. Questi cittadini che sono andati per le strade, apparentemente sotto l’organizzazione di ONG locali, erano molti di meno di quelli che ci si aspettava e meno di quelli che la polizia ha comunicato come presenti.

    I “meeting” perlopiù con la presenza di studenti, portati via dalle lezioni scolastiche, e dei noti eterni dimostranti, sono durate circa quindici minuti, e agli studenti sono stati distribuiti dei cartelloni con messaggi contro la BiH e contro l’Europa! E persino gigantografie di Vladimir Putin! Chiaro e trasparente.

    I fatti in questo momento sono chiari e inequivocabilmente dicono quanto segue: la comunità internazionale, compresa l’UE e gli Stati uniti, col proprio rappresentante Miroslav Lajcak, ha appena iniziato la grande operazione riformatrice di “pulizia” della BiH e a quanto pare questa volta non si fermeranno. Mai nei dieci anni dopo la guerra Bruxelles e Washington sono stati così uniti sulla questione delle riforme in BiH. In questo senso è stato inviato un messaggio del tutto chiaro ed aperto a Belgrado. La BiH non può più essere ostaggio dei negoziati sul Kosovo. Non è più possibile collegare le “due crisi” con l’intento di assicurare una migliore posizione negoziale di Belgrado alla vigilia della fase conclusiva dei negoziati sul Kosovo.

    Oggi l’Europa in BiH difende i propri interessi, principi e futuro. Le immagini dei meeting a Banja Luka hanno chiaramente suggerito che tipo di gioco si è iniziato a giocare con quel futuro, da Mosca a Belgrado attraverso Banja Luka. Il pericolo di una “falla strategica” attraverso l’Europa sud orientale fino ai mari caldi ha innervosito tanto la NATO quanto l’UE nella misura in cui la situazione in BiH non è più un problema a sé stante. Detto con franchezza, niente di ciò che accade su un ampio spazio attorno alla BiH è casuale e senza pericolo.

    Questa è la base per poter credere che questa volta l’Europa si spingerà là dove per oltre un decennio non ha avuto né la forza né la ragione per arrivare: il mostruoso impianto costituzionale di Dayton inizia a minacciare la stabilità della regione ed oltre. In tutta questa storia Dodik, ma anche i suoi simili in altre parti della regione, non sono che piccoli esecutori sul campo. Loro, però, non sono un problema strategico. Ecco perché si può tranquillamente credere che la recente crisi, benché seria, sia ancora sotto controllo. Essa si risolve in altri luoghi, e non a Sarajevo e non di certo a Banja Luka.

  2. #12
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    Quali scenari dopo le elezioni in Kosovo?

    Sembra farsi strada l'indipendenza (appoggiata dagli Usa) ma l'Eu frena. Le due strade sembrano opposte proprio perchè opposto è il fine di breve termine, anche se quello di medio e lungo termine è identico (liberare la Serbia e più in generale i Balcani dall'influenza russa).
    Un Kosovo indipendente sarebbe accolto subito nella Nato (questo è l'interesse americano) e quindi finirebbe di fatto in orbita occidentale, mentre per una Serbia "europea" si dovranno aspettare ancora alcuni anni (minimo 5 o 6 ma forse gli Usa non hanno intenzione di aspettare così tanto e la stessa Serbia forse non avrà nemmeno interesse a far parte della Nato).
    Un kosovo indipendente indebolirebbe però enormente la EU (di per se già debolissima) e lo smacco non sarebbe da poco: un'Eu che non riesce a comandare in casa propria che autorevolezza può avere in chiave internazionale, soprattutto con la Russia?
    Per non parlare poi di possibili sviluppi legati al Kosovo, a sua volta diviso tra albanesi (che però non hanno intenzione di essere annessi all'Albania) e serbi che invece non vorrebbero staccarsi dalla Serbia. Un'eventuale indipendenza del Kosovo solleverebbe poi il problema della Bosnia e delle sue spinte autonomiste (serbi, croati e bosniaci).
    la "polveriera" balcani sta riesplodendo oppure questa volta la diplomazia risolverà le secolari questioni ancora aperte?
    La Eu non può farsi scappare la Serbia (e nemmeno la Macedonia, anche se il "nano" greco sta bloccando ogni mossa per l'apertura dei negoziati macedoni), dando ormai per scontata l'adesione della Croazia nei prossimi 3/4 anni.
    Francamente sono preoccupato, la Eu rischia seriamente di implodere su se stessa come un enorme castello di carta e questo non sarà positivo per nessuno... corsi i ricorsi della storia!

  3. #13
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    Non sono molto d'accordo con le conclusioni a cui giungi, cesant: noi non possiamo allargare l'UE solo per questioni di sfere d'influenza e per non "farci scappare" quello o quell'altro. O troviamo un diverso modo di essere autorevoli o non è certo logico mettersi a fare quello che sognano in gran Bretagna: allargarci e allargarci il più possibile a ogni dove per qualsiasi motivo o emergenza. Se continua di questo passo non rimarrà più niente che leghi nessuno, soltanto una specie di assemblea generale dell'ONU in piccolo.

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da MEROVINGIO Visualizza Messaggio
    io credo che la bosnia rappresenti meglio di mille parole cosa è lo SCONTRO DI CIVILTA

    E credo che in europa avremo una balcanizzazione continetale con 1 immensa guerra etnica fra immigrati islamici e cristiani autoctoni
    Non so se accadrà ma la motivazione dello scontro in bosnia non è religiosa ma etnica.

  5. #15
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    L?unica soluzione è non ostacolare le libere seccessioni di cittadini.

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da -ART- Visualizza Messaggio
    Non sono molto d'accordo con le conclusioni a cui giungi, cesant: noi non possiamo allargare l'UE solo per questioni di sfere d'influenza e per non "farci scappare" quello o quell'altro. O troviamo un diverso modo di essere autorevoli o non è certo logico mettersi a fare quello che sognano in gran Bretagna: allargarci e allargarci il più possibile a ogni dove per qualsiasi motivo o emergenza. Se continua di questo passo non rimarrà più niente che leghi nessuno, soltanto una specie di assemblea generale dell'ONU in piccolo.

    noi deu il più delle volte diciamo le stesse cose in modi diversi.. Io non voglio una Eu aperta senza limiti e/o limitazioni e lo stesso vale per te.
    la mia domanda è solo un'altra: il rischio di "guerra" in Bosnia-Kosovo è alto (molto alto), cosa può fare l'Eu? che strategia deve adottare? il rischio, lo sai meglio di me, è quello che nulla verrà fatto (lasciando ancora una volta agli Usa carta bianca, per ns incapacità e non per ns scelta).
    una EU così debole che autorevolezza può avere in ambito internazionale?
    ti pare logico che non si stia facendo nulla per la Bosnia?
    e se la Serbia raggiunge determinati parametri ha o meno il diritto per entrare nella EU?

  7. #17
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    Ovviamente la Serbia ha diritto entrare nell'UE quanto ne hanno diritto tutti gli altri paesi europei, ma se ho frainteso quello che dicevi è perchè la mia preoccupazione (a questo punto ormai potremmo anche dire "constatazione") è che si ripeta quello che si sta facendo con la Turchia: allargamenti troppo frettolosi per pura questione d'interesse economico o tatticismo politico.

    Che strategia dovrebbe adottare l'UE? Io personalmente credo che l'indipendenza del Kosovo non sia un fatto positivo per noi, ma allo stesso tempo vedo un'impresa decisamente ardua che si arrivi a un accordo e non credo che l'Europa abbia il potere di opporsi a quest'andazzo... sappiamo benissimo il perchè.

  8. #18
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    In un discorso puramente ipotetico se tra i fini della Eu vi è quello del suo rafforzamento internazionale e un ulteriore sviluppo del benessere (che presuppone una situazione di pace) dovrebbe divenire naturale un allargamento immediato della Eu stessa a tutti i Balcani (Croazia, Serbia, Bosnia, Montenegro e pure Macedonia). Solo una piena partecipazione di questi paesi alla "politica" comunitaria (e quindi di contro il "controllo" di Bruxselles su ogni virgola della loro politica) avrebbe il fine di congelare la tensione-balcanica.
    Questo è, lo riconosco, un discorso per assurdi già portato avanti dal Partito Radicale di Pannella nel 1992-93 che chiedeva l'immediato ingresso nella Eu della Bosnia e si tratta, lo ripeto, di un discorso puramente teorico.
    Di fatto c'è da dire, senza usare mezzi termini, che la Eu rischia di fallire e di cadere miseramente a Sarajevo, proprio perchè non è in grado di agire con una certa fermezza per risolvere problemi propri dell'Europa. Non so cosa dire, forse è destino... dalla caduta dell'impero romano i Balcani non hanno trovato più pace (premesso che prima ce ne fosse), siamo sicuri che una debole Eu sia in grado di risolvere un problema secolare?
    E intanto in Bosnia il livello di tensione è sempre più alto....

  9. #19
    michelef
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    speriamo che non venga annessa!!!

  10. #20
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    mi sembra di avere sentito in un TG la notizia di una incursione della Forza di Contollo in Bosnia (capitanata dai ns Carabinieri) per stanare Karadzic nella sua Pale. Lui chiaramente non c'era più, sono stati recuperati però dei documenti.
    Se fosse così sarebbe un fatto grave. Non grave perchè si vuole arrestare lo Psichiatra, quanto perchè è l'inizio di un nuovo uso delle armi e della forza... detto in altre parole, l'inizio di un nuovo scontro!
    Ma a nessuno sembra proprio interessare la situazione reale della Bosnia

 

 
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