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Risultati da 31 a 40 di 71

Discussione: Lo zen alla guerra.

  1. #31
    Vittima del kali yuga
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    ribelle, lo so che sei destro radicale: appunto per questo mi stupivo di tale tua frase, dato che il ritenere la guerra (in generale non distinguendo fra giusta [dharmica] e ingiusta[adhrmica] ) sbagliata è, di fatto, scagliarsi contro la casta guerriera, quindi coscientemente o meno, un fenomeno di lotta di classe. comunque ora si è capito meglio il senso della tua frase

  2. #32
    Dasanudas Das
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    Come nella cultura vedica, immagino anche nella dottrina zen, la guerra (come il sesso, l'oro, la morte ecc...) non sono visti come un qualcosa di sbagliato, ne tantomeno giusto in senso assoluto, ma incidenti nella natura materiale come onde karmiche generate dalle azioni degli idividui. Sono fatti contingenti del tutto naturali, ma visto che sono determinati e coinvolgono gli uomini devono essere, per non influire in modo negativo sullo sviluppo evolutivo dell'essere, devono essere regolamentati da filosofie superiori.
    Per cui lo zen, i testi vedici e altri filosofi si sono premurati di regolamentare una questione vitale come la guerra (la giustizia, il sesso e le ricchezze).

  3. #33
    Amore vince la morte
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    Citazione Originariamente Scritto da Madhur Visualizza Messaggio
    Come nella cultura vedica, immagino anche nella dottrina zen, la guerra (come il sesso, l'oro, la morte ecc...) non sono visti come un qualcosa di sbagliato, ne tantomeno giusto in senso assoluto, ma incidenti nella natura materiale come onde karmiche generate dalle azioni degli idividui. Sono fatti contingenti del tutto naturali, ma visto che sono determinati e coinvolgono gli uomini devono essere, per non influire in modo negativo sullo sviluppo evolutivo dell'essere, devono essere regolamentati da filosofie superiori.
    Per cui lo zen, i testi vedici e altri filosofi si sono premurati di regolamentare una questione vitale come la guerra (la giustizia, il sesso e le ricchezze).
    Interessanti riflessioni.
    Ringrazio.


    Saluti

  4. #34
    decolonizzare l'immaginario
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Caro Genyo;


    Dopo lo stimolo di Stuart sulla "guerra giusta" (intesa concretamente mi sa, difatti "limitata" e "regolata"), come si pone la dottrina zen (della scuola-setta a cui ti richiami), riguardo a tale questione?


    Grazie
    Il termine "setta" ha una accezione chiusa e limitante...per essere generosi, quindi non è applicabile a NESSUNA tradizione buddhista.

    A quello che chiedi non è possibile dare una risposta prefabbricata, prestabilita...sono le cause e condizioni che determinano la risposta buddhista...e queste mutano continuamente, incessantemente. L'importante è essere in grado di stare, aderire a questo mutare con il giusto spirito buddhista, lì dentro vive la risposta, nell'estinzione di ogni dualismo.

    Non è così semplice come può sembrare da una prospettiva di "verità rivelata" come nel cristianesimo, nel buddhismo non esiste alcuna verità fissa.

  5. #35
    Amore vince la morte
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    Grazie.

    Sul termine "setta", è quello che ho trovato leggendo gli stessi scritti di Suzuki, non mi pare avesse il significato (né intento da parte mia), in alcun modo offensivo.
    Comunque nessun problema a cambiare il temine lasciando solo "scuola".


    Riguardo al nostro punto invece, capisco il discorso sulle "cause e condizioni" e sulla risposta che vive "nell'estinzione di ogni dualismo", purtoppo non mi convince.
    Sai perché; la politica vive in un altro mondo da quello dei Roshi, veri o presunti boddhisattva che siano.
    E se questi di cui si crede che hanno "raggiunto la comprensione, la vacuità", non sappiano poi indirizzare concretamente e in senso etico le scelte dei loro allievi nell'immediato, beh, allora qualcosa mi lascia perplesso.

    Le parole rivolte ai propri discepoli dell'illuminato Shoen durante la guerra russo-giapponese sono di uno sconvolgente imbarazzo per i buddhisti stessi a mio modo di vedere.

  6. #36
    decolonizzare l'immaginario
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Grazie.

    Sul termine "setta", è quello che ho trovato leggendo gli stessi scritti di Suzuki, non mi pare avesse il significato (né intento da parte mia), in alcun modo offensivo.
    Comunque nessun problema a cambiare il temine lasciando solo "scuola".


    Riguardo al nostro punto invece, capisco il discorso sulle "cause e condizioni" e sulla risposta che vive "nell'estinzione di ogni dualismo", purtoppo non mi convince.
    Sai perché; la politica vive in un altro mondo da quello dei Roshi, veri o presunti boddhisattva che siano.
    E se questi di cui si crede che hanno "raggiunto la comprensione, la vacuità", non sappiano poi indirizzare concretamente e in senso etico le scelte dei loro allievi nell'immediato, beh, allora qualcosa mi lascia perplesso.

    Le parole rivolte ai propri discepoli dell'illuminato Shoen durante la guerra russo-giapponese sono di uno sconvolgente imbarazzo per i buddhisti stessi a mio modo di vedere.
    La "risposta duale", quindi soggettiva, concettuale, culturale direbbe Levi-Strauss (per il quale il "pensiero selvaggio" è un pensiero razionale) per quanto legittima e "giusta" possa sembrare, poggia su un substrato, su un piano "dialettico", fisso, statico, ipoteticamente lontano dalla realtà che pensa o presume di interpretare, quindi in definitiva morto, defunto, rigido, immoto.
    Non è il mio mondo nè quello del Buddha.

    Le cause e condizioni che mossero Shoen non sono quelle descritte a posteriori, da chi? che cosa ha capito di quanto letto o sentito? La vita non è un racconto, nè una interpretazione ma un processo che si esplica nel, durante il processo medesimo, l'a-posteriori è un'altra cosa.

  7. #37
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    Secondo questo stesso principio, le cause e condizioni che hanno spinto Caifa e il sinedrio (su altre ben più forti pressioni), a emettere la condanna contro un eretico ("meglio che uno solo muoia piuttosto che perisca la nazione intera"), non sarebbero quelle "descritte a posteriori". E allora?
    Le testimonianze ci sono, e anche le azioni storiche concrete.
    Forse non sarà il "mondo del Buddha", ma è il mondo in cui viviamo amico mio.
    Magari se riuscissimo a guardare un pò più con degli occhi disincantati, che ne dici?




    Saluti

  8. #38
    decolonizzare l'immaginario
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    Sono storie diverse.
    Buddha ha scelto di "vivere per noi".
    Cristo ha scelto di "morire per noi".
    Io sono per la vita.
    Il problema vero è: Che cosa è la vita?
    Per Cristo è: "Io sono la Via la Verità e la Vita", e ha indicato la VIa per i cristiani.
    Fortunatamente, non ci sono solo i cristiani, con tutto il rispetto ovviamente.
    Buddha, ha interpretato la Via, la Verità e la Vita in un altro modo e io sono più affine a quel modo che è COMPLETAMENTE realistico e calato nell'unica realtà possibile.
    Quella ordinaria è solo parzialmente vera.

  9. #39
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    Caro mio, guarda che nessuno di noi due cerca di converitre l'altro, mi sembra chiaro.
    Certo, solo una delle due vie esige una cosa come la "conversione", questo è vero.
    Ma noi qui cerchiamo solo di capire meglio le due storie, e anche per capirci meglio.


    Buddha ha scelto di "vivere per noi".
    Cristo ha scelto di "morire per noi".
    Io sono per la vita.

    Dai ti prego, perché ti riduci a questo "pensiero da slogan"? Fai torto a entrambe queste storie.


    Il problema vero è: Che cosa è la vita?

    A una domanda del genere, che tipo di risposta cerchi?


    Fortunatamente, non ci sono solo i cristiani, con tutto il rispetto ovviamente.

    E' questo è un bene in primis per loro.

  10. #40
    decolonizzare l'immaginario
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Caro mio, guarda che nessuno di noi due cerca di converitre l'altro, mi sembra chiaro.
    Certo, solo una delle due vie esige una cosa come la "conversione", questo è vero.
    Ma noi qui cerchiamo solo di capire meglio le due storie, e anche per capirci meglio.


    Buddha ha scelto di "vivere per noi".
    Cristo ha scelto di "morire per noi".
    Io sono per la vita.

    Dai ti prego, perché ti riduci a questo "pensiero da slogan"? Fai torto a entrambe queste storie.


    Il problema vero è: Che cosa è la vita?

    A una domanda del genere, che tipo di risposta cerchi?


    Fortunatamente, non ci sono solo i cristiani, con tutto il rispetto ovviamente.

    E' questo è un bene in primis per loro.

    Non è tanto uno slogan...il cristianesimo lo usa come fiore all'occhiello al quale mi sento di dare quella risposta pertinente.

    Che cos'è la vita? Anche qui il cristianesimo fornisce una sua risposta e il buddhismo un'altra. Quali? Antropocentrica l'uno, totalmente deantropocentrica l'altro. (non sono differenze minime...).

 

 
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