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  1. #11
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    Politica e spettacolo / La cinefesta di Walter

    Roma, 19 ott (Velino) - Grande rumore ha destato, nel mondo del cinema e della politica, un piccolo atto vandalico commesso da alcuni sconosciuti in segno di protesta e di dileggio contro la Festa del Cinema che in questi giorni si celebra a Roma. Dopo aver versato del liquido rosso nella fontana di Trevi, gli ignoti attivisti hanno deposto accanto alla vasca una scatola contenente alcuni volantini in cui il gesto viene rivendicato da una fantomatico gruppo, presumibilmente di destra, denominato “Azione futurista 2007”. I pretesi neo-futuristi, nel loro documento, deplorano fra l’altro che per finanziare la festa promossa da Walter Veltroni per festeggiare (afferma il documento) "quattro cortigiane, una vecchia gallinaccia e un puffo”, siano stati “scialacquati 15 milioni di euro”. Intanto nei luoghi in cui si celebra la grande cinefesta veltroniana corre voce che il senso e la funzione di questo avvenimento potrebbe essere illustrato dal seguente documento immaginario:

    “Caro grande popolo del cinema italiano… Cari compagnucci cineasti di ogni sesso, genere e grado… Cari vecchi e nuovi produttori e produttrici, registi e registe, attori e attrici, stellone e stelline… Cari soggettisti e soggettiste, sceneggiatori e sceneggiatrici, scenografi e costumisti… Cari truccatori e operatori, guardarobieri e attrezzisti, elettricisti e fonici… Care comparse e spalle, comprimari e figuranti, caratteristi e controfigure… Insomma carissimi eroi, nessuno escluso, della decima arte all’italiana: lo volete un cinema sempre più assistito e coccolato dallo Stato? Sempre più alimentato e sostenuto coi quattrini dei contribuenti? Sempre più bramoso di strisciare ai piedi dei Capi del momento? Sempre più disposto a conquistare i loro cuori, a impetrare la loro stima, a invocare la loro indulgenza, a sottoporsi al loro giudizio non solo in rebus politicis ma anche in rebus artisticis? Sempre più felice di poter scodinzolare fra le loro gambe? Sempre più deciso, insomma, a sfornare a spese dell’erario filmoni e filmini che nessuno ha voglia di vedere? È questo che tu vuoi, carissimo cinepopolo italico? Se è proprio questo che vuoi, allora dovrai accorrere sempre giulivo e plaudente a tutte le cinefeste con cui il vostro grande padrino nazionale, ormai asceso al rango di primo segretario di un partito che è stato già definito ‘di celluloide’, provvederà a confermare, un giorno sì e l’altro pure, la sua antica vocazione di Pontefice del Cinema Italiano”.

    (Ruggero Guarini)

    http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=432119#432119

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da picchio Visualizza Messaggio
    Come mai avete preso ad attaccare Veltroni, ignorando Prodi?
    Fifa??
    Prodi?...e chi è?...

  3. #13
    Gran Divano di Azathoth
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    continua la propaganda antiveltroniana, sintomo che i bananas si cagano addosso

  4. #14
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    UN PLOTONE DI NOMI FAMOSI IN ARRIVO A ROMA

    Tutti sul tappeto rosso di Walter

    Attori, cantanti (e non solo) in fila dal neoleader: un coro di elogi


    ROMA — «Allora, sentimi bene: io campo facendo l'attore e perciò se scrivi il mio nome, giuro, non ti tolgo il saluto, ma vengo al giornale e mi metto a urlare. Però, credimi, ho colleghi che pur di starsene non dico sottobraccio, ma almeno a dieci metri da Walter, beh, farebbero di tutto. L'altro giorno, per capirci, uno mi chiama e, poveraccio, con l'aria incerta e ansiosa, mi fa: secondo te, alle cerimonie di apertura della Festa, dove è meglio presentarsi: al Teatro Sistina o all'Auditorium?».

    Stasera, tutti da Walter. Sembra il titolo di un film, ma quasi ci siamo. Perché questa è una storia straordinaria. Si apre la seconda edizione della Festa del Cinema che Walter Veltroni ha ideato, voluto, lanciato e se prima guidava il gran carro con la fascia tricolore del sindaco di Roma, adesso — e da pochi giorni — se ne sta lassù con i gradi di segretario del nuovo Partito democratico.

    È un carro pazzesco, lucente e irripetibile. Così non deve stupire se, per salirci, sotto stiano in fila, e voli qualche gomitata. L'organizzazione della manifestazione è nelle mani di tipi svegli. Veltroni li ha svezzati abituandoli a parlare con gli sfrattati di Primavalle e a gestire l'ufficio stampa di Sophia Loren. Di loro, ti puoi fidare. Sentiteli: «Non si può avere idea di come sia assediato Goffredo Bettini in queste ore». Dai, spiegate. «Beh, intanto lo chiamano sia perché è il braccio destro di Walter, sia perché guida la Fondazione Cinema per Roma». Chi lo chiama? «Tutti. Un mondo. Attori, registi famosi e registi scarsi, sceneggiatori, aspiranti scrittori, produttori di rango e di documentari, prestigiatori, nani e ballerine». Tutti. «Tutti. E sai cosa chiedono?». No. «Un invito. E sai qual è il dramma?». No. «Quello cui accennava il tuo amico attore prima. Non sanno dove sia meglio andare. Se al Sistina o all'Auditorium. Tu capisci, se sbagliano il posto, sbattono la testa al muro».

    Aiutino. Molto probabilmente, Veltroni andrà solo al Sistina, dove è in programma l'inaugurazione dai tratti più istituzionali, con un concerto di Lang Lang, pianista cinese dal talento mondiale, e Andrea Bocelli (all'Auditorium, invece, la passerella di velluto rosso, con Monica Bellucci che viene avanti, con i flash dei fotografi che la chiamano, con un'atmosfera, insomma, molto più cinematografara).

    Ora, per pubblicare l'elenco dei possibili presenti significherebbe prendersi due pagine di giornale. Ma, insomma, si può fare un Bignami: oltre alle figure istituzionali, come Bertinotti e Marini, anche rappresentanti del centrodestra, come Gianni Letta e Gianni Alemanno. Ma anche produttori (Procacci, De Laurentiis) e poi il plotone dei registi, che va da Cristina Comencini a Carlo Lizzani, da Giovanni Veronesi a Saverio Costanzo, e quindi il battaglione che da Margherita Buy arriva ad Antonio Albanese, da Sergio Rubini a Silvio Orlando, da Scamarcio a Elio Germano, a Stefano Accorsi, a Kim Rossi Stuart, ad Alessandro Haber.
    Ci sarà, ovviamente, anche Ettore Scola, che per Veltroni non è stato solo maestro di cinema e di vita, ma anche — più recentemente — eroico militante (infatti se ne andò, poche settimane fa, fuori il liceo classico Mamiani e lì si mise a volantinare, a distribuire volantini agli studenti che uscivano: alle primarie del Pd, votate Veltroni. Le cronache riferiscono di studenti che dei volantini facevano pallette e di altri che tiravano diritto, sospirando un poco sprezzanti). Ma Scola vuole bene al Veltroni sindaco-segretario e così si può dire anche di tanti altri, che a questa notte di cinema e di stelle, si avviano con frasi di tono eloquente. Gigi Proietti: «Veltroni? Pe' uno bono che ce danno, tenemocelo ». Fiorella Mannoia, cantante: «Veltroni? È una persona onesta». Renzo Arbore: «Veltroni? Non è uno dei soliti protagonisti del teatrino della politica».

    Così si nuota nelle acque del veltronismo più classico. Ironizza Mimmo Calopresti, regista de L'abbuffata (con Depardieu e Abatantuono) che verrà presentato alla Festa. «Sai cosa mi colpì appena, dalla Calabria, giunsi a Roma?». Cosa? «Che tutti erano grandi amici di Fellini. Nelle trattorie, in certi salotti... tutti sostenevano di essere intimi amici di Federico, esattamente come tutti, adesso, giurano di essere...». Vecchi amici di Walter. «Esatto. Io, per lui, alle primarie, ho pure guidato una lista di sostegno nella piana di Gioia Tauro. Perciò, come dire, non puoi scrivere che salgo sul carro del vincitore...». Però... «Saranno in tanti, ad arrampicarsi».
    Ecco, appunto. Lei, Massimo Ghini, cosa pensa in proposito? «Che per Walter, pur facendo un altro mestiere, l'attore, mi sono candidato e per sostenere una sua lista sono finito in una periferia romana, al Trullo, dove c'erano ragazzi che mi salutavano con il saluto romano. Ora però scopro che qualche mio amico, diciamo...». Trombato? «Sì, ecco, diciamo trombato, come Michele Placido o Ferzan Ozpetek, verrà ripescato. Io non ho nulla in contrario, solo che sulle pagine politiche, finora, s'è parlato di loro, piuttosto che dei veri vincitori...».

    Forme di veltronismo che dilagano, aiutano, mani che addirittura tirano a bordo del carro vincente. Ieri mattina, prima di collegarsi in diretta con «Veltroni, proprio lui, personalmente», Linus, dai microfoni di Radio DeeJay, ci scherzavano su: «Sarà la Festa di Walter». Previsioni. Su Roma, in serata, annunciata pioggia a scrosci. All'orizzonte, qualche indiscrezione (tipo che Pietro Calabrese, direttore uscente di Panorama, e prontamente nominato nel Cda della Fondazione, potrebbe prendere il posto di Bettini, destinato presto a ricoprire potenti incarichi nel Pd). Possibile affluenza record di leccapiedi alla prima di Across the Universe, una storia d'amore ambientata negli anni '60 e raccontata attraverso le più belle canzoni dei Beatles. Uno dei pochi film che Walter ha già visto, e sembra gli sia piaciuto un sacco.

    Fabrizio Roncone

    http://www.corriere.it/Cinema/2007/R...veltroni.shtml

    Personalmente non mi sto cagando addosso...ho solo pietà per come si è ridotta la Sinistra in Italia e per le cose che ha in mente Veltroni per questo Paese...certo un pò di tristezza nel vedere come gli antiberlusconiani si sono ridotti,un pò viene...

  5. #15
    Gran Divano di Azathoth
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    UN PLOTONE DI NOMI FAMOSI IN ARRIVO A ROMA

    Tutti sul tappeto rosso di Walter

    Attori, cantanti (e non solo) in fila dal neoleader: un coro di elogi


    ROMA — «Allora, sentimi bene: io campo facendo l'attore e perciò se scrivi il mio nome, giuro, non ti tolgo il saluto, ma vengo al giornale e mi metto a urlare. Però, credimi, ho colleghi che pur di starsene non dico sottobraccio, ma almeno a dieci metri da Walter, beh, farebbero di tutto. L'altro giorno, per capirci, uno mi chiama e, poveraccio, con l'aria incerta e ansiosa, mi fa: secondo te, alle cerimonie di apertura della Festa, dove è meglio presentarsi: al Teatro Sistina o all'Auditorium?».

    Stasera, tutti da Walter. Sembra il titolo di un film, ma quasi ci siamo. Perché questa è una storia straordinaria. Si apre la seconda edizione della Festa del Cinema che Walter Veltroni ha ideato, voluto, lanciato e se prima guidava il gran carro con la fascia tricolore del sindaco di Roma, adesso — e da pochi giorni — se ne sta lassù con i gradi di segretario del nuovo Partito democratico.

    È un carro pazzesco, lucente e irripetibile. Così non deve stupire se, per salirci, sotto stiano in fila, e voli qualche gomitata. L'organizzazione della manifestazione è nelle mani di tipi svegli. Veltroni li ha svezzati abituandoli a parlare con gli sfrattati di Primavalle e a gestire l'ufficio stampa di Sophia Loren. Di loro, ti puoi fidare. Sentiteli: «Non si può avere idea di come sia assediato Goffredo Bettini in queste ore». Dai, spiegate. «Beh, intanto lo chiamano sia perché è il braccio destro di Walter, sia perché guida la Fondazione Cinema per Roma». Chi lo chiama? «Tutti. Un mondo. Attori, registi famosi e registi scarsi, sceneggiatori, aspiranti scrittori, produttori di rango e di documentari, prestigiatori, nani e ballerine». Tutti. «Tutti. E sai cosa chiedono?». No. «Un invito. E sai qual è il dramma?». No. «Quello cui accennava il tuo amico attore prima. Non sanno dove sia meglio andare. Se al Sistina o all'Auditorium. Tu capisci, se sbagliano il posto, sbattono la testa al muro».

    Aiutino. Molto probabilmente, Veltroni andrà solo al Sistina, dove è in programma l'inaugurazione dai tratti più istituzionali, con un concerto di Lang Lang, pianista cinese dal talento mondiale, e Andrea Bocelli (all'Auditorium, invece, la passerella di velluto rosso, con Monica Bellucci che viene avanti, con i flash dei fotografi che la chiamano, con un'atmosfera, insomma, molto più cinematografara).

    Ora, per pubblicare l'elenco dei possibili presenti significherebbe prendersi due pagine di giornale. Ma, insomma, si può fare un Bignami: oltre alle figure istituzionali, come Bertinotti e Marini, anche rappresentanti del centrodestra, come Gianni Letta e Gianni Alemanno. Ma anche produttori (Procacci, De Laurentiis) e poi il plotone dei registi, che va da Cristina Comencini a Carlo Lizzani, da Giovanni Veronesi a Saverio Costanzo, e quindi il battaglione che da Margherita Buy arriva ad Antonio Albanese, da Sergio Rubini a Silvio Orlando, da Scamarcio a Elio Germano, a Stefano Accorsi, a Kim Rossi Stuart, ad Alessandro Haber.
    Ci sarà, ovviamente, anche Ettore Scola, che per Veltroni non è stato solo maestro di cinema e di vita, ma anche — più recentemente — eroico militante (infatti se ne andò, poche settimane fa, fuori il liceo classico Mamiani e lì si mise a volantinare, a distribuire volantini agli studenti che uscivano: alle primarie del Pd, votate Veltroni. Le cronache riferiscono di studenti che dei volantini facevano pallette e di altri che tiravano diritto, sospirando un poco sprezzanti). Ma Scola vuole bene al Veltroni sindaco-segretario e così si può dire anche di tanti altri, che a questa notte di cinema e di stelle, si avviano con frasi di tono eloquente. Gigi Proietti: «Veltroni? Pe' uno bono che ce danno, tenemocelo ». Fiorella Mannoia, cantante: «Veltroni? È una persona onesta». Renzo Arbore: «Veltroni? Non è uno dei soliti protagonisti del teatrino della politica».

    Così si nuota nelle acque del veltronismo più classico. Ironizza Mimmo Calopresti, regista de L'abbuffata (con Depardieu e Abatantuono) che verrà presentato alla Festa. «Sai cosa mi colpì appena, dalla Calabria, giunsi a Roma?». Cosa? «Che tutti erano grandi amici di Fellini. Nelle trattorie, in certi salotti... tutti sostenevano di essere intimi amici di Federico, esattamente come tutti, adesso, giurano di essere...». Vecchi amici di Walter. «Esatto. Io, per lui, alle primarie, ho pure guidato una lista di sostegno nella piana di Gioia Tauro. Perciò, come dire, non puoi scrivere che salgo sul carro del vincitore...». Però... «Saranno in tanti, ad arrampicarsi».
    Ecco, appunto. Lei, Massimo Ghini, cosa pensa in proposito? «Che per Walter, pur facendo un altro mestiere, l'attore, mi sono candidato e per sostenere una sua lista sono finito in una periferia romana, al Trullo, dove c'erano ragazzi che mi salutavano con il saluto romano. Ora però scopro che qualche mio amico, diciamo...». Trombato? «Sì, ecco, diciamo trombato, come Michele Placido o Ferzan Ozpetek, verrà ripescato. Io non ho nulla in contrario, solo che sulle pagine politiche, finora, s'è parlato di loro, piuttosto che dei veri vincitori...».

    Forme di veltronismo che dilagano, aiutano, mani che addirittura tirano a bordo del carro vincente. Ieri mattina, prima di collegarsi in diretta con «Veltroni, proprio lui, personalmente», Linus, dai microfoni di Radio DeeJay, ci scherzavano su: «Sarà la Festa di Walter». Previsioni. Su Roma, in serata, annunciata pioggia a scrosci. All'orizzonte, qualche indiscrezione (tipo che Pietro Calabrese, direttore uscente di Panorama, e prontamente nominato nel Cda della Fondazione, potrebbe prendere il posto di Bettini, destinato presto a ricoprire potenti incarichi nel Pd). Possibile affluenza record di leccapiedi alla prima di Across the Universe, una storia d'amore ambientata negli anni '60 e raccontata attraverso le più belle canzoni dei Beatles. Uno dei pochi film che Walter ha già visto, e sembra gli sia piaciuto un sacco.

    Fabrizio Roncone

    http://www.corriere.it/Cinema/2007/R...veltroni.shtml

    Personalmente non mi sto cagando addosso...ho solo pietà per come si è ridotta la Sinistra in Italia e per le cose che ha in mente Veltroni per questo Paese...certo un pò di tristezza nel vedere come gli antiberlusconiani si sono ridotti,un pò viene...
    tu hai pietà di noi? tu che voti un partito che ha portato la carfagna in parlamento e che ha candidato al nord bud spencer e la zanicchi
    smettila buffone

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da Dantès Visualizza Messaggio
    tu hai pietà di noi? tu che voti un partito che ha portato la carfagna in parlamento e che ha candidato al nord bud spencer e la zanicchi
    smettila buffone
    andiamoci calmi...






    ...caruso, d'elia, farina, luxuria, de mita, sircana...

  7. #17
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    Non solo...guardate che fine ha fatto l'antiberlusconismo militante : sostengono una clesse politica che parla di Tolleranza Zero,sposta i Magistrati ed i finanzieri che indagano su di loro ed usa il Governo (Telecom,Coop) per i propri affari privati,criticano Santoro e Ballarò...ed io sarei il buffone?Ma pensa te!!!

  8. #18
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    Una “gola profonda” svela l’intenzione di Veltroni di fare un esecutivo con Ozpetek e Morricone

    E Walter pensa a un governo di artisti

    “Walter Veltroni vuole andare subito al voto e senza la sinistra radicale. Vuole provare a riprendersi nel Partito democratico gli amici, come Mussi, e di catturare col Pd aree dell’ala massimalista”. E poi, dalla sua squadra, “via Visco, via la Turco e dentro Ozpetek e Morricone”. Sono alcune delle rivelazioni della “Fonte avvelenata”, una “gola profonda” della politica che, durante la registrazione della trasmissione Tetris, targata La7, ha svelato le prossime mosse che il neosegretario del Pd, Walter Veltroni, avrebbe in mente. Andare dritti alle urne sarebbe nelle intenzioni del sindaco di Roma, perché, ha spiegato la stessa fonte anonima (un dirigente diessino la cui voce e il volto sono stati camuffati nel video) “per lui è un suicidio continuare a tenere in piedi Prodi”. Nella trasmissione condotta dal giornalista Luca Telese, che parte oggi per la seconda edizione in uno studio allestito nella Casa dell'architettura a Roma, si è parlato di Partito democratico, Cosa Rossa e manifestazione sul Welfare di domani. Ma anche di pensioni, riforme e governo. Presenti in studio il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, il titolare della Salute, Livia Turco, il giornalista Marco Damilano e il candidato sconfitto alla segreteria del Pd, il blogger Mario Adinolfi.

    Divertente il siparietto tra un esponente di Azione giovani e Turco: lui era l’autore dello scherzo a Walter Veltroni durante la festa dei giovani di An sulla Borgata Pinarelli, una finta zona periferica di Roma, che chiedeva assistenza al Comune. Veltroni, pensando fosse vera, cominciò a parlare dei problemi di quella zone e delle iniziative promosse per rilanciarla. Poi fu fermato dalla vicepresidente della Camera, Giorgia Meloni, che rivelò lo scherzo. Oggi la vittima è stata Livia Turco: il ragazzo ha chiesto spiegazioni su un farmaco, il fantomatico “Rinostil”. Il ministro, imbarazzata, ha cercato di replicare, prima di essere interrotta dalle risate dei presenti. Il discorso è tornato serio quando si è affrontato il nodo delle “due sinistre”: la riformista e la radicale. E quando si è parlato della manifestazione di domani, dove la Turco non vorrebbe vedere ministri e alla quale Ferrero ancora non ha detto se parteciperà a meno. Adinolfi e Damilano, intanto, hanno incalzato sui brogli campani alle Primarie del Pd (i risultati regionali sono stati congelati) e sull’eccessiva presenza di vecchi apparati nel nuovo soggetto. Turco e Ferrero si sono detti entrambi d’accordo sull’apertura delle “stanze del buco”, dove assistere i tossicodipendenti in condizioni igieniche adeguate.

    E hanno entrambi ammesso che le riforme istituzionali vanno fatte con l’opposizione e non a colpi di maggioranza. A partire dalla legge elettorale. Adinolfi ha scosso la testa, quando Ferrero ha detto la sua sulle pensioni: “Con Visco e i 15 miliardi derivanti dalla lotta all’evasione fiscale si risolve tutto e si può pensare di andare in pensione a 58 anni”. C’è stato anche il tempo per parlare dell’organizzazione del Pd: c’è chi vorrebbe un partito senza tessere. Idea che non ha convinto Turco: “Ma poi come misuriamo l’adesione al nuovo soggetto?”. Con il “Quiz politico” di Mike Bongiorno ci si è avviati verso la fine della trasmissione.

    http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=7118&aa=2007

  9. #19
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    Due parole sulla Loren e la Bellucci

    Veltroni è veramente un genio. Si inventa una festa del cinema nella sua città, la imbottisce di danaro pubblico e privato, ci mette il suo braccio destro alla guida e grazie al potere mediatico e immaginifico di cui dispone trasforma una cosa obiettivamente minore e marginale in un apparente trionfo.
    E’ incredibile osservare come i giornali siano rapiti da una specie di ipnosi collettiva. Per rendersene conto ci vuole lo sguardo d’insieme, non basta un’occhiata di sfuggita. Le vette di lirismo a cui i giornali attingono per descrivere l’evento sono impareggiabili e corali. Tutto è grandioso, travolgente, appassionante: le cronache sgorgano dai cuori solitamente cinici e diffidenti dei giornalisti come ondate d’entusiasmo e partecipazione.

    Una tale assoluta e concorde celebrazione non la trovereste a Cannes, a Berlino, a Venezia. Certo lì è diverso, lì i giornalisti parlano di cinema e di film; a Roma parlano di Veltroni e dei suoi sogni.

    A Roma tutto si trasforma: arrivano per l’inaugurazione della Festa Sofia Loren e Monica Bellucci e sembra siano scese sulla terra due miracolose divinità.

    Ora possiamo dire onestamente quello che pensiamo? Si può parlare con sincerità di Sofia Loren senza fare la fine di Storace con Napolitano? Si può dire che il suo ultimo film decente, Una Giornata Particolare, è di 30 anni fa? Si può essere stanchi della sua maschera appassita e ostinata, della sua professione di “madrina” benedicente ogni possibile evento. Il suo legame col cinema è ormai inconsistente, l’inaugurazione del Festival poteva essere il varo di un transatlantico, l’apertura di un ristorante, il lancio di un profumo, una sfilata di moda. E ogni volta giornali e tv le tributano un magniloquente e nostalgico omaggio, quasi un coccodrillo in vita. Con Vincenzo Mollica che la intervista pieno di sollecitudine e ossequio a uso e consumo di chi la ricorda com’era.

    E’ poi consentito avere della Bellucci un’idea piuttosto vaga? Avere qualche dubbio sul suo apporto alla storia del cinema o anche alla sua cronaca?

    Ecco, questo è quello che ha avuto Roma per l’inaugurazione della sua Festa del cinema. Ma sui giornali i toni erano quelli del trionfo, alle due dame erano dedicate tutte le prime pagine, gli inserti, le aperture dei tg. La Loren ha scritto un pensierino da scuola elementare e il Messaggero l’ha pubblicato in prima pagina come una reliquia. Eppure quegli stessi giornali e giornalisti conoscono il fulgore dei tappeti rossi di Los Angeles, la folla di star sulla montée de marche di Cannes.

    La verità è che ogni parola spesa per la Festa del Cinema è un piccolo omaggio a Veltroni e alla sua corte. Un soldino buttato nella fontana dei desideri del suo futuro e munifico potere.

    Non è mai piacevole rompere gli incantesimi, riportare il principe allo stato di rospo, ma qualcuno deve pur farlo.

    http://www.loccidentale.it/node/8001

  10. #20
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    Veltroni non va oltre Valentino

    Roma, capitale dell’effimero

    Il sindaco di Roma basa tutta la sua fortuna da un lato sui circenses, dall’altro sull’alleanza con i potentati economici, ovvero i costruttori, che rovinano la città

    di Giuseppe Blasi

    http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=7161&aa=2007

    E’ stato incoronato re del Pd, Veltroni, dal suo popolo che ne apprezza l’immagine, la sua apparente bonomia, la spettacolarità dell’effimero organizzato di cui è maestro; non certo la profondità di pensiero non avendo, il re, comunicato nulla che possa ritenersi o apparire un programma, un’intenzione dignitosa per un leader. L’uomo, come molti politici del resto, conosce la sua gente e gli italiani, avendo governato Roma: città niente affatto caratterizzata da uniformità culturale ma piuttosto concentrato dell’italica umanità, che tra tante virtù ma anche tra tante debolezze, non manifesta che in sporadiche occasioni attaccamento ai propri colori nazionali, dove per “colori” deve intendersi l’eredità che i secoli ci hanno tramandato. Una eredità che si concretizza nelle città, nel territorio e nelle sue opere d’arte, ma anche nella sua cultura e nei suoi sentimenti.

    Una eredità di grandissimo pregio, forse unica al mondo, che gli italiani stanno progressivamente dissipando in moltissimi modi che vanno dagli abusivismi edilizi grandi e piccoli alle distorsioni prodotte da malintesi multiculturalismi ricercati ancora prima di approfondire e valorizzare la propria cultura nazionale. Eredità che si dissipa non solo per mano dei privati cittadini, ma ancora più spesso per la mano pubblica, troppo spesso insipiente, arrogante e presuntuosa, spendacciona con i soldi degli altri. E’ questo appunto il caso di Roma, città che come le donne di strada tutti dicono di amare ma poi le abbandonano al loro destino, assediata da decenni da colate di cemento armato volute da amministratori che poi pretendono di curare, a livello ministeriale, i nostri beni culturali quando, potendolo dimostrare da sindaci della città capitale mondiale dell’arte, hanno la medesima portato al massacro e a morte per soffocamento.

    Ma dicevo, essi, i politici, conoscono gli italiani: pronti ad infervorarsi per poi dimenticare tutto, armati della cosiddetta “santa pazienza” e, infine, del “chi se ne importa tanto qualcun altro ci penserà e poi chi me lo fa fare”. I politici, che sulla corta memoria dei propri concittadini, che essi prendono per stanchezza, fondano le proprie fortune. Veltroni, che della politica italica è la quintessenza espressiva, gioca tutta la sua fortuna da un lato sui circenses, dall’altro sull’alleanza con i potentati economici, che nella capitale significa con i costruttori, per ottenere potere mediatico e semplicemente potere. Veltroni che ha potenziato le notti bianche e le mostre del cinema ma ha anche potenziato e favorito i mostri di cemento sia in periferia che nel centro storico, massimamente dando vita e vigore all’obbrobrio che contiene l’Ara Pacis di Augusto.

    Veltroni che mentre si indigna, ma solo per la stampa o la tv, per le rosse acque della Fontana di Trevi, già defluite nelle fogne cittadine, ha prodotto qualcosa che purtroppo nessuna fogna di Roma potrà ingoiare e cioè il contenitore di Richard Meier che oltre a deturpare un importante settore del centro storico, ora, complice e pronubo il sindaco, ospita i rossi vestiti di Valentino. Veltroni, incoronato re dal suo popolo, ma ancora prima acclamato re dell’effimero, ha dimostrato tutto il suo valore in materia facendo ospitare al contenitore dell’Ara, vestiti, belli, ma vestiti che nascondono l’Ara stessa agli sguardi dei passanti. Veltroni con questa operazione che speravo durasse lo spazio di una mostra sta dimostrando di non avere quel minimo di cultura e di sensibilità che un primo cittadino dovrebbe avere, e lo sta facendo tra il silenzio generale che non siano i bisbigli di pochi, inorriditi ed esausti.

    Veltroni, che si pretende dovrebbe magari guidare il nostro Paese, sta dimostrando con questa operazione un livello di cinismo che non ha pari in termini di dispregio dell’arte. L’Ara Pacis è un’icona assoluta della storia e della cultura occidentale, simbolo dell’unità e della stabilità universali. La mostra di Valentino celebra, a stridente contrasto, la gloria dell’effimero. Già il grande Giacomo Leopardi nelle “Operette morali” aveva scritto il “Dialogo della moda e della morte”, per esprimere proprio nella moda l’ironia di qualcosa che, per suo statuto, nasce e subito muore. Ma questo Veltroni probabilmente, se lo sapeva, lo ha dimenticato.

 

 
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