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  1. #21
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    Note spurie

    Il Comune di Roma e l’assenteismo super

    di Valerio Fioravanti

    http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=7199&aa=2007

    L’assessore al personale del Comune di Roma, Lucio D’Ubaldo, tiene una conferenza stampa e rivela che tra i dipendenti del comune l’assenteismo oscilla ogni giorno tra il 25 e il 30%. I toni sono accorati: “È inimmaginabile che la produttività rimanga bassa, troppo bassa per una città come Roma”. Giusto, anche se non è del tutto chiaro in quali altre città un così alto tasso di assenteismo possa essere facilmente ammortizzabile. Spiega l’assessore che la questione del personale è al primo posto dell’agenda dell’amministrazione, ed entro la metà di novembre sarà esaminato un “Pacchetto Efficienza”. Cosa sarà questo pacchetto efficienza? Manderanno più visite fiscali a tutti quegli impiegati che, statistiche alla mano, stanno male almeno un giorno a settimana tutte le settimane? Oppure, uno pensa, prenderanno atto che c’è qualcosa che non va negli stabili del comune, residui di uranio impoverito, gas radon che sale dalle cantine, polvere di amianto nei circuiti dell’aria condizionata... insomma deve esserci qualcosa di molto grave se tanta gente sta male tanto spesso. Oppure ‘sti impiegati sono dei veri e propri lavativi, e servirà più severità, qualche controllo, qualcosa. Niente da fare, la risposta del Comune va in tutt’altra direzione: siccome in Comune ci sono anche 2000 persone con contratti a tempo determinato, l’idea è di assumere anche loro a tempo indeterminato. Così gli unici che probabilmente non marcano malattia perché hanno paura di perdere il posto, finalmente diventeranno anche loro illicenziabili e potranno con tutta calma mettersi pure loro a fare gli assenteisti. Non è uno scherzo, non me la sono inventata io questa cosa. L’ha detta davvero l’assessore al personale del comune di Roma.

    La speranza del finanziamento

    “Presentato alla Festa del Cinema Giorni e Nuvole con Antonio Albanese e Margherita Buy. Il regista Silvio Soldini: “Racconto il precariato, ma con un filo di speranza”. I titoli sui giornali cambiano di pochissimo. Ma dove sarà mai questa speranza... davvero qualcuno può pensare che le cose in Italia possano migliorare significativamente nel giro di pochi anni. E soprattutto, qualcuno può mai pensare che questo eventuale miracolo possa essere fatto da gente che, come Soldini, Albanese e Buy, militano ostentatamente a sinistra, quella sinistra che ha lei paralizzato il mercato del lavoro, rendendo il precariato l’unica valvola di sfogo per una economia altrimenti al collasso? Però, forse, “un filo di speranza” lo avremmo anche noi persone normali, se pure a noi regalassero periodicamente qualche milione di euro di fondi statali. Magari non ne faremmo film, e apriremmo negozi o piccole imprese. Ma insomma sì, di speranza ne avremmo.

  2. #22
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    Uolter l’africano, ecco l’agiografia della Comencini

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=215450&PRINT=S

    Mica come Pietro Calabrese, appena entrato nel cda della Festa, che ha una bella casa in Kenya e ogni estate, beato lui, vi si rintana per ritemprarsi. E no! Veltroni sull'Africa dolente e sfruttata ha scritto un libro, Forse Dio è malato; le pagine più commosse del Disco del mondo sul jazzista suicida Luca Flores riguardano proprio il Mozambico. Fino all'anno scorso Uolter, come lo chiama Coppola, prometteva che, una volta scaduto il mandato capitolino, sarebbe partito per l'Africa, «dove ho lasciato un pezzo di me». Evidentemente, la titanica impresa del Pd gli ha fatto cambiare idea. «Veltroni è guarito dal mal d'Africa», ha ironizzato Marini. Lerner e Fazio ci sono rimasti male. Figurarsi l'amico De Gregori, che gli aveva dedicato una canzone sotto metafora, il cui ritornello suonava: «Butta la chiave e vai in Africa, Celestino!».
    In compenso approda oggi alla Festa Il nostro Rwanda, documentario di Cristina Comencini (firmato con Carlotta Cerquetti) che rievoca il viaggio colà compiuto nel novembre 2005, allorché il sindaco accompagnò a Kingali un gruppo di studenti dopo una raccolta di fondi necessari a costruire una scuola e un acquedotto. Chi ha memoria del genocidio operato dalle bande paramilitari Hutu sulla minoranza Tutsi, aprile-maggio '94, non può che rallegrarsi di come vanno oggi le cose laggiù. «Il Rwanda non è la solita Africa, secca, arida, senz'acqua», informa Jean-Léonard Touadi, spiegando che quell'odio etnico, inconsulto, fu artificiosamente alimentato dai colonialisti belgi. Sapete, la Comencini è sensibile al tema interrazziale, ha appena finito di girare la commedia Bianco e nero, il cui titolo spiega tutto. Qui adotta un registro descrittivo, provando a scansare l'incombente dimensione propagandistica. Ma Veltroni è Veltroni: anche quando è fuori scena, il «veltronismo» scappa di mano, specie nel ritrarre i liceali proiettati nel Continente nero. Basta un niente e sei dentro la retorica. Prendete il ballo al suono dei tamburi, una sorta di festa tribale e dionisiaca nella quale adolescenti bianchi e coetanei neri si lanciano in una danza sfrenata, coinvolgendo - momento stracult - pure il sindaco. Il quale, sai che originalità, un attimo prima predicava che «l'Africa non è solo vita o morte, angoscia o allegria, bensì la convivenza delle due dimensioni». E ancora, prontamente ripreso: «Ci sono tre cose da fare: cancellare il debito, smettere di vendere le armi, fare programmi sull'Aids». Ne discende che «solo chi vede l'Africa porta la ferita dell'Africa nel cuore». Ferita rimarginata, a quanto pare, essendo la destinazione non più Kingali bensì Palazzo Chigi.
    Sussurra a un certo punto una ragazza, sedotta dal folclore locale, dai tessuti sgargianti, da visi sorridenti: «Abbiamo avuto una cerimonia di benvenuto degna di un re». Come non plaudire all'incontro tra vite lontane dopo aver visto, in fotografia, teste squarciate dal machete, cadaveri putrefatti, ossa accatastate? L'Occidente sarà stato pure distratto in quei mesi terribili del '94, ma ricordiamoci, messaggio rassicurante del film a parte, che l'odio etnico fu una resa dei conti tutta tra neri. Cosa che il buonissimo Veltroni si guarderebbe bene dal dire.

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da Dottor Zoidberg Visualizza Messaggio
    andiamoci calmi...






    ...caruso, d'elia, farina, luxuria, de mita, sircana...
    Peccato siano tutti nomi di personaggi che hanno conoscenze politiche e si sono sempre interessati, il punto non è se bene o male (de mita mi fa venire il vomito solo a sentirlo nominare...)...mi piacerebbe piuttosto fare due chiacchiere sulla politica italiana con la zanicchi o bud spencer!
    Prima di parlare pensate! O almeno provateci

  4. #24
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    ...da che pulpito...

  5. #25
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    domanda da mezzo centesimo bucato:
    a chi si fa riferimento l'autore del pezzo secondo voi?


    21/10/2007

    Il buonismo che non mi piace

    Tante cose mi danno l’orticaria, ma nessuna come il buonismo. Chi è il buonista? Un buono andato a male o un cattivo sconfitto. Ma anche un volpone, un furbo di sette cotte, uno che fa gli occhi dolci a destra e a manca per fregare la destra e la manca. Il buonista è un astuto dulcamara che promette la luna nel pozzo. E non la luna in un pozzo d’acqua. La luna in un pozzo di rosolio. Il buonista non dice mai quello che pensa. Un po’ perché non pensa, un po’ perché non vuole alienarsi chi non la pensa come lui.
    Il buonista è un paravento che non dice mai di no, ma che, senza averne l’aria, fa i propri comodi e comodacci. Il buonista sa ciò che vuole e, per ottenerlo, non bada a mezzi e a spese. Il buonista sorride, sorride sempre. Non si offende, non si offende mai. Il buonista perdona e, non contento, offre l’altra guancia. Ma se non gliela accarezzi, prima o poi, si vendicherà. Sempre con il sorriso sulle labbra. Il buonista perdona tutti perché capisce tutti. Le ragioni degli altri sono le sue ragioni. I rovelli degli altri sono i suoi rovelli. Le speranze degli altri sono le sue speranze. Il buonista è un sognatore a occhi aperti. Cita Rousseau, anche se non l’ha letto. Anzi, soprattutto se non lo ha letto. Come il filosofo ginevrino, che fu, comunque, un grande, un grandissimo scrittore, bizzoso, dispettoso, visionario, il buonista dice che l’uomo è nato buono e la società lo travia, incattivendolo. Il buonista è più buono dell’autore del «Contratto sociale» e dell’«Emilio», e non pensa che la società sia malvagia. O, piuttosto, lo pensa, ma si guarda bene dal dirlo. Se lo dicesse, sarebbe un po’ meno buonista. Ma il buonista vuole esserlo fino in fondo. Anche se questo mondo gli sta bene, il buonista vorrebbe migliorarlo, farne una specie di Eden, di Eldorado, di Giardino delle Esperidi. Il buonista apre le braccia a tutti, come un apostolo esalta i fedeli o un tribuno arringa le folle. Il buonista ha il sole in tasca, ma anche la lacrima. Anzi, la lacrimuccia. Il buonista ha una parola buona per tutti. «Si fa carico» (scusate l’espressione da patibolo) dei mali del mondo. È una specie di Atlante con sulle spalle un enorme fardello di problemi e di «problematiche», come dicono i sociologi. Non si tira mai indietro, si sacrifica per tutti, specialmente per gli emarginati, gli sbandati, i disadattati. Il buonista è insonne e ha il dono, prodigioso e rarissimo, dell’ubiquità. Lo trovate ovunque perché è ovunque. Ci resta poco, ma c’è. Meglio se in presenza delle telecamere, delle cineprese, dei flash dei fotografi, dei microfoni della radio, dei taccuini dei cronisti. Non ha quasi mai niente da dire, se non le solite, trite e ritrite, fritte o rifritte banalità, ma le dice. Il buonista si fa in quattro, ma vorrebbe farsi in quaranta, entrare in tutte le case, avere una parola buona, cioè buonista, per tutti. Vorrebbe dare un buffetto ai bambini e anche agli anziani. E questo perché gli stanno a cuore i destini dell’infanzia e anche quelli della terza e della quarta età. Se legge sui giornali o sente alla radio che una vecchia di centovent’anni, candidata al Guinness dei primati, ha avuto una colica o un collasso, che potrebbe esserle fatale, annulla ogni impegno, anche il più impellente e indilazionabile, e accorre al suo capezzale. Se la sua presenza non basta a guarirla (e non sempre basta), la veglierà fino all’ultimo respiro. Meglio se sotto i riflettori, davanti a telecamere e a microfoni. Lo slogan del buonista perfetto è «politicamente corretto», l’arte di non dire le cose come stanno, ma di dirle con compassionevole afflato, edulcorandole e snaturandole. Per il buonista «politicamente corretto», il delinquente non è un delinquente. Il delinquente è una vittima della società. A sua volta, vittima di non si sa che cosa perché, per il buonista, se tutti sono buoni, nessuno è vittima e nessuno è carnefice. Il buonista è, in realtà, un cattivista travestito, un tartufo che finge di essere quello che non è per abbindolare i gonzi disposti a prendere per oro colato le sue untuose, ipocrite, perfide professioni di altruismo. Il buonista, più si proclama al servizio della società, tanto più lo è di se stesso e delle sue ambizioni, spesso inconfessabili e irresponsabili. Come falsi sono il suo evangelismo posticcio, il suo irenismo d’accatto, il suo cosmico ecologismo. Il buonista è un pericolo pubblico a piede libero.
    Roberto Gervaso

    http://www.ilmattino.it/mattino/view...&type=STANDARD


    inutile dire che, se il soggetto dell'articolo è colui cui tutti abbiamo pensato, sottoscrivo parola per parola

  6. #26
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    Il vuoto del Pd nasconde il vuoto del governo

    di Vittorio Mathieu

    http://www.ideazione.com/plus/2007-10_24_mathieu.htm

    Pare che per dilatare le bolle di sapone sia utile aggiungervi un po’ di zucchero. Per dilatare il vuoto del Partito Democratico è stato utile premettervi “elezione primarie”. In America le primarie, per quanto pittoresche, sono una cosa seria perché ne dipendono conseguenze importanti e il loro esito è imprevedibile. In Italia hanno chiamato “primarie” l’esatto opposto: un risultato scontato, artificiale, e nessuna novità. Perché tanto chiasso intorno a un vuoto? Per proteggere un vuoto diverso: il governo Prodi. Anche questo è una bolla di sapone, benché popolato da un numero di ministri e sottosegretari superiore a quello di qualsiasi governo dallo Statuto Albertino in poi; e benché soffocato da un programma di centinaia di punti. Nonostante questa densità di propositi e di personaggi la superficie della bolla di sapone, che si pretende iridescente, non ha dentro nulla, perché tutto ciò che potrebbe agire si paralizza da sé.

    Apparentemente il vuoto governativo, visto che non agisce, non impaccia. Ma il vuoto governativo non può essere riconosciuto ufficialmente perché il governo è l’esecutivo per eccellenza, e un esecutivo non può ammettere di non eseguire nulla. Occorre allora che il suo vuoto sia occultato da un vuoto ancor più grande e cioè dal Pd. Far scoppiare il governo Prodi significherebbe andare a nuove elezioni, e il Pd permette a Prodi di non scoppiare appunto perché non ha nulla a che fare con lui. Restando sulla carta, non costa fatica pensare il Pd come il più numeroso partito italiano e può darsi che la legge elettorale premi appunto il partito più grande e non la maggiore coalizione. Così primarie accuratamente predisposte hanno fatto dilatare un partito che non c’è per salvare un governo che non c’è e che non ha dietro un partito bensì un insieme di gruppi, di associazioni, di sindacati, di parti sociali, di poteri forti. O anche debolissimi.

  7. #27
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    volevo postare l'inno di forza italia

    a chi devo chiedere il permesso?

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da Mattia_99 Visualizza Messaggio
    Peccato siano tutti nomi di personaggi che hanno conoscenze politiche e si sono sempre interessati, il punto non è se bene o male (de mita mi fa venire il vomito solo a sentirlo nominare...)...mi piacerebbe piuttosto fare due chiacchiere sulla politica italiana con la zanicchi o bud spencer!
    Prima di parlare pensate! O almeno provateci
    de mita a parte; rubare, devastare, partecipare a banda armata e organizzare feste significa avere conoscenze politiche e interessarsi?

  9. #29
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    Cartoline per Uolter

    «Mi piace molto Walter Veltroni, è davvero una brava persona, alla mano, gentile. E poi assomiglia a mio zio, mi sembra di conoscerlo da sempre»

    Lo voterebbe come premier?
    «Sì, lo voterei. E intanto lo vedo bene come leader del Partito democratico. Qui a Roma ha fatto buone cose»

    Francesco De Gregori non la pensa allo stesso modo.
    «I problemi non mancano, a partire dal traffico. Due linee del metrò sono poche. Del resto, ogni volta che scavano, trovano qualche nuovo reperto. Comunque quelle volte che io e Francesco andiamo in centro la sera ci sembra di stare in una cartolina»

    Ilary Blasi-Totti



    http://www.corriere.it/spettacoli/07...magazine.shtml

  10. #30
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    Pd e dintorni

    Veltroni parla da solo come sempre

    di Michela Giachetta

    http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=7253&aa=2007

    Proprio non gli piace non essere al centro della scena politica. O protagonista o meglio il silenzio. Ed è lo stesso segretario del Pd a sciogliere ogni dubbio a tal proposito, nel caso in cui qualcuno ne avesse ancora. Il silenzio di Veltroni di questi giorni, anomalo per chi come lui, prima delle primarie, era intervenuto su qualsiasi tema, viene rotto dallo stesso sindaco di Roma per ribadire che “con lui ci si deve abituare. Piuttosto che guardare a se stessi e attribuire quello che si pensa agli altri, basta aspettare che si parli nei momenti in cui si può fare un discorso che non sia divorato dalla bulimia comunicativa quotidiana”. In altre parole, il sindaco non vuole che le sue parole siano affogate nei discorsi di tutti i giorni dei politici. Chiede spazio e tempo. E perché no, vorrebbe che non ci fossero contraddittori in modo da avviare un monologo vero e proprio. Quale migliore occasione della prima riunione dell’assemblea costituente che si terrà a Milano sabato? E’ lo stesso Veltroni che specifica che parlerà di riforme solo in quella sede.

    “Vedo molte interpretazioni su quello che sto facendo e mi rendo conto che forse si deve ancora prendere la misura con un uomo politico che non ha l’abitudine di partecipare al teatrino quotidiano delle dichiarazioni, delle risposte, delle smentite - dichiara il neosegretario del Pd - Mi sottraggo a questo e per sapere cosa penso bisogna fare riferimento alle cose che dico. Sabato a Milano dirò quello che penso sul tema che riguarda le riforme elettorali e istituzionali”. Era già successo nel momento in cui ha cominciato a circolare il suo nome per la segretaria del Pd. Anche allora ha detto che avrebbe sciolto la riserva solo a tempo e luogo debito. Ha scelto il luogo (Torino) e si è preparato il suo discorso, che più programma elettorale di così si muore. Senza contraddittorio, cosa che forse poteva essere scontata per l’annuncio della sua discesa in campo, ma non certo per la sfida (se così si può chiamare) delle primarie, quando ha rifiutato il confronto con gli altri candidati. Ora l’unica cosa che Veltroni aggiunge è che “per ora il mio impegno è volto a cercare di ottenere il massimo sostegno all’azione di governo, e a cercare un clima che sia il più favorevole possibile al raggiungimento di un dialogo tra le forze politiche. Questo è necessario sia per la riforma elettorale che per quella istituzionale, poi nel merito entrerò sabato”.

    Veltroni insomma non vuol far parte dei pastoni politici. Dice no al teatrino politico, a meno che non sia lui l’unico sulla scena. Parole che non sono piaciute a Stefano Pedica, di Italia dei valori: “Sentire Walter Veltroni dire ‘No al teatrino politico’ è un controsenso: parla infatti il Veltroni che è notoriamente amante del cinema e del teatro. Annuncia poi di parlare di riforme al Pd a Milano, ma sarebbe opportuno ricordargli che è sindaco di Roma e che dovrebbe quindi notare quanto sia sovrana la mancanza di sicurezza e quanto sia insostenibile l’invasione dei Rom nel centro e soprattutto nella periferia”.

 

 
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