Il silenzio di Veltroni
Per se stesso e per il Pd
di Arturo Diaconale
http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=7249&aa=2007
Il tema dominante del momento riguarda il silenzio di Walter Veltroni. Ma come è possibile che, all’indomani della nascita del Pd salutato come la grande ed unica novità della politica italiana, il suo leader non abbia nulla da dire sulle incredibili vicende che hanno riguardato governo e maggioranza di centro sinistra negli ultimi giorni? E, soprattutto, perché mai il segretario di un Partito Democratico destinato ad apportare grandi e salutari innovazioni nella vita pubblica mantiene ostentatamente la bocca chiusa sulla questione della riforma elettorale che sempre di più appare come quella decisiva per la sorte del governo, della legislatura e dei futuri assetti politici del paese? Escludendo che il sindaco di Roma sia troppo impegnato a fare passerella con attori ed attrici alla Festa del Cinema per potersi dedicare allo stato di stallo del paese ed al modo con cui uscirne, si deve necessariamente concludere che Veltroni tace per due motivi precisi. Il primo è la carità di patria prodiana. Il secondo è l’interesse politico del neonato Pd. Sulla carità di patria è inutile dilungarsi eccessivamente.
Il leader democratico sa bene che il Pd ha una giustificazione ed un futuro solo se opera in chiara e precisa discontinuità rispetto all’Ulivo ed a Romano Prodi. Ma sa ancora meglio che ogni mossa in questa direzione è destinata a destabilizzare il governo. Per cui evita in questa fase qualsiasi movimento. Anche a rischio di subire l’accusa di eccesso di prudenza o, addirittura, di pavidità ed incertezza. Potrebbe mai compiere come primo atto politico del Partito Democratico quello di mandare all’aria l’attuale esecutivo e spianare la strada alle elezioni anticipate? Più chiara ancora è poi la spiegazione sull’interesse politico del neonato Partito Democratico. Veltroni si rendere perfettamente conto che se vuole tenere unite le diverse anime del suo nuovo partito ed evitare che la fusione fredda tra Ds e Margherita sfoci a breve in una calda esplosione, deve poter contare su una legge elettorale non solo fermamente maggioritaria ma anche capace di metterlo in grado di esercitare il massimo controllo della lista dei candidati del proprio partito.
Cedere alle pressioni di Francesco Rutelli, Franco Marini e Fausto Bertinotti sul sistema tedesco significherebbe trasformare la culla del Pd nel classico vaso di coccio tra quelli di bronzo. Le spinte centrifughe scatenate dalla fine del premio di maggioranza e del bipolarismo dei centristi da un lato e della sinistra antagonista dall’altro, sbriciolerebbero nel giro di poco tempo il Partito Democratico. Abbandonare il “porcellum”, inoltre, gli impedirebbe di plasmare la futura rappresentanza parlamentare del Pd a propria immagine e somiglianza. Perchè mai, allora, Veltroni dovrebbe parlare?




Rispondi Citando
.jpg)


