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  1. #61
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    Il governo ora vuol cacciare i violenti. Via al decreto per "salvare" Roma

    di Adalberto Signore

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=217286&PRINT=S

    Dopo la telefonata con Veltroni, Prodi convoca d’urgenza i ministri per votare espulsioni più facili già previste dal pacchetto sicurezza

    Roma - Ancora a sera, dopo aver parlato di «autentico orrore», invocato «rimpatri» e chiesto che dei «boccaporti aperti» della Romania se ne occupi l’Unione europea, Veltroni non perde occasione di dire che «la violenza» di cui è stata vittima Giovanna Reggiani ha «cominciato a manifestarsi nella nostra città da qualche mese». Perché «prima dell’ingresso» di Bucarest nell’Ue «Roma era la più sicura del mondo».



    Un argomento, questo, al centro di una lunga telefonata con Prodi, che tanto spinse nei suoi anni alla guida della Commissione Ue per l’ingresso della Romania. Già, perché il risvolto tutto politico della tragedia di Tor di Quinto sta soprattutto nella duplice veste di Veltroni - sindaco della capitale e segretario del Pd - e nella messa in discussione di quello che fino a ieri è stato per molti il «modello Veltroni».

    E tanto si va alzando la polemica che pure uno solitamente cauto ed ecumenico come il leader del Pd decide per l’affondo: «Servono iniziative straordinarie in materia di sicurezza».
    Così, dopo qualche ora di consultazioni e un colloquio telefonico tra Prodi e il premier romeno Tariceanu, a Palazzo Chigi si decide per un Consiglio dei ministri straordinario che vari in tutta fretta un decreto sulle espulsioni (che di fatto accoglie le norme già previste nel pacchetto sicurezza approvato martedì scorso). Questa volta, però, senza le solite divergenze di vedute di sempre. Al punto che Prodi ci tiene a far sapere di aver contatto personalmente Pecoraro Scanio in missione a Tel Aviv e assicura che «i ministri della sinistra radicale sono tutti d’accordo». Anche perché, aggiunge, il Quirinale «ha condiviso la necessità di un provvedimento di urgenza». Tanto che qualche ora prima lo stesso Napolitano si era detto «profondamente impressionato per la barbara aggressione».

    Una decisione, quella di Palazzo Chigi, che non placa però le polemiche. Mentre il ministro dell’Interno Amato ribadisce la necessità di «utilizzare il potere di espulsione per evitare che cose del genere possano ripetersi», dall’opposizione si alzano critiche dirette soprattutto a Veltroni. Perché, spiega Fini, «non servono nel modo più assoluto né vertici di emergenza né nobili affermazioni di principio». Quello che ci vuole, dice il leader di An, è la «demolizione delle baraccopoli abusive» e «l’identificazione e espulsione dei clandestini e dei cittadini comunitari privi di fonte certa di sostentamento, come espressamente previsto dalle normative europee». E pure il coordinatore azzurro Bondi parla di «trovata propagandistica», visto che fino a ieri «non si era riuscita a varare nessuna decisione operativa a causa delle divisioni tra i ministri» e si era dovuto «spacchettare il provvedimento sulla sicurezza in ben cinque disegni di legge e tre emendamenti alla Finanziaria». Insomma, dice Schifani, «c’è voluto un delitto così efferato perché il governo si rendesse conto che in Italia esiste un problema sicurezza».

    Chiede le dimissioni di Veltroni, invece, il leghista Calderoli come pure il coordinatore del Lazio di Forza Italia Giro. Il colonnello leghista ce l’ha soprattutto con le parole del sindaco di Roma «rispetto all’etnia rumena». Che, dice, «se fatte dalla Lega ci sarebbero valse l’accusa di razzismo». Mentre sulla situazione di «degrado» della capitale punta l’indice Giro. «Oggi - dice - ripenso alle parole sarcastiche che Veltroni rivolse a Berlusconi quando otto mesi fa per primo denunciò la presenza di favelas lungo il Tevere dove spesso si annidano criminali incalliti e sanguinari...». Perché, spiega la Santanchè, «la Roma di Veltroni è ormai come i ghetti di Soweto dove le donne vengono ammazzate e stuprate sotto gli occhi di tutti».

  2. #62
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    Un sindaco che vuole più rumeni. Ma anche meno

    «Vorrei invitare tutti a non fare la cosa più semplice, a non diventare razzisti, perché quando c’è una rapina si dice: "Un rumeno fa una rapina". Una polizza sulla sicurezza della città è diffondere a Roma la cultura dell’accoglienza e della solidarietà nei confronti degli immigrati». Walter Veltroni, giugno 2006.

    «Quando il 75% degli arrestati proviene da un solo Paese, e tutti gli episodi hanno la stessa modalità, ovvero aggressione violenta, furto, stupro e omicidio, esiste un problema specifico. Prima dell'ingresso della Romania nell'Unione europea, Roma era la città più sicura del mondo. Ritengo che l'Europa debba chiamare in causa le autorità romene». Walter Veltroni, oggi, 31 ottobre 2007.

    http://aconservativemind.blogspot.com/

  3. #63
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    Sulla sicurezza degli italiani le lacrime di coccodrillo di Prodi e Veltroni non bastano più

    http://www.ladestranews.it/index.php...=1680&Itemid=0

    Un consiglio straordinario a Palazzo Chigi, di notte, come chi si appresta a commettere un reato. Già, un reato. Perchè quello commesso dal Governo è il vero reato.
    Un reato per il quale Prodi ed i suoi ministri, nonostante il varo del decreto legge, verrà giudicato dal popolo italiano. E la sentenza sembra essere scontata perchè il reato commesso da Palazzo Chigi è quello di aver abbandonato il popolo italiano in balia della criminalità. Di quella microcriminalità che sempre più spesso parla tante lingue tranne quella italiana e che, per colpa di Prodi e delle sue indecisioni potrebbe ingerare fatti di tensione tra italiani e stranieri.
    Quindi a nulla valgono le lacrime di coccodrillo di Prodi, di Napolitano di Veltroni e della sinistra radicale che in nome di un buonismo di facciata e del "volemose bene" hanno condannato gli italiani, sempre più indifesi, ad una vita di clausura e paura. Non si può, non si deve aspettare la morte di qualcuno per capire che in Italia esiste una situazione d'emergenza.
    Viene da sorridere, ma è un ghigno di rabbia, quando si sente un Veltroni, leader del primo o del secondo partito italiano e sindaco della capitale d'Italia scaricare la colpa di quanto accade per le strade di Roma all'Unione Europea e alla ROmania. Fa sorridere ed incazzare quando ci si rende conto che per far vedere la sua apertura mentale e il suo non razzismo
    affida la sicureza della città ad un immigrato da Brazzaville che, senza nulla togliere all'assessore Touadi, non ha competenze in merito. Touadi è un giornalista, un collega.
    Cosa ne può sapere di sicurezza? Ma la colpa non è certo sua ma di Walter il magnifico.
    Lacrime di coccodrillo e pentimenti repentini dovuti alla morte, seppur ancora non ufficiale di una povera donna di 47 anni che aveva la sola colpa di andare a casa dopo una giornata passata al centro di Roma.
    Ma quale libertà, quale serenità, quale sicurezza per gli italiani? Non si è più liberi di uscire a fare una passeggiata, di andrsene in discoteca la sera o di prendere un autobus. Di correre in un parco o di portare a spasso il proprio cane.
    Sarebbe questa la libertà che garantisce questo governo? Puntare il dito contro l'immigrazione clandestina non si può perchè altrimenti vieni tacciato di razzismo da una sinistra massimalista e radicale che il sabato
    scende in piazza e la domenica o a ferragosto mangia ostriche e caviale in Costa Azzurra o a Capalbio.
    Rivoluzionari da salotto anti razzisti per professione, pronti a tendere la mano a tuti i diseredati del mondo, a sposare le cause più incredibili ed assurde. E allo stesso tempo razzisti con i propri concittadini e pronti a puntare il dito contro la borghesia italiana in nome e per conto della lotta del proletariato. Anche se ancora devo capire questo proletariato dove sia e, soprattutto, chi sarebbero i proletari. Sarebbero loro? I figli dei Centri sociali, i black block, i punk bestia, quelli che marciano per la pace ad Assisi o che osannano il Che? Sarebbero loro i proletari? Ho seri dubbi a crederlo. Di proletario queste persone hanno ben poco. Non certo la famiglia, non certo gli studi effettuati (Bocconi, Luiss, Statale di Milano, Normale di Pisa etc..)
    Rivoluzionari a mezzo servizio pronti, dopo l'anno sabbatico di rivolta generazionale al fianco dell'immigrato clandestino e con la bandiera del Pkk in mano, a gettarsi anima e corpo in banca o in qualche ministero.
    Ma è anche grazie a loro, che supportano questa sinistra massimalista e d'accatto che baratta il sì ad un decreto legge sulla sicurezza con l'inchiesta sul G8 di Genova, che l'Italia è caduta in un baratro che sembra essere senza fine. Come se esistessero piani di sicurezza differenti per l'operaio e il borghese, per il ricco e il povero, per l'impiegato e il disoccupato. Si riesce a dividere anche la sicurezza in classi sociali dimenticando che il marxismo-leninismo è morto e sepolto. Che ha fallito su tutti fronti. Che gli italiani sono stufi di queste buffonate.
    La sicurezza è uguale per tutti, non ha colore politico e non si può barattare per interessi di parte. Almeno per noi.

    Stefano Schiavi

    http://www.ladestranews.it/index.php...=1680&Itemid=0

  4. #64
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    Un sindaco che vuole più rumeni. Ma anche meno

    «Vorrei invitare tutti a non fare la cosa più semplice, a non diventare razzisti, perché quando c’è una rapina si dice: "Un rumeno fa una rapina". Una polizza sulla sicurezza della città è diffondere a Roma la cultura dell’accoglienza e della solidarietà nei confronti degli immigrati». Walter Veltroni, giugno 2006.

    «Quando il 75% degli arrestati proviene da un solo Paese, e tutti gli episodi hanno la stessa modalità, ovvero aggressione violenta, furto, stupro e omicidio, esiste un problema specifico. Prima dell'ingresso della Romania nell'Unione europea, Roma era la città più sicura del mondo. Ritengo che l'Europa debba chiamare in causa le autorità romene». Walter Veltroni, oggi, 31 ottobre 2007.

    http://aconservativemind.blogspot.com/
    Niente da dire: ha votato Prodi

  5. #65
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    ...ed il "Sindaco" vorrebbe estendere il Modello-Veltronia a tutta Italia?...

  6. #66
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    Il sacco di Roma(nia)

    di Maria Giovanna Maglie

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=217280&PRINT=S

    Ho scritto ieri che sei italiani vivono nella paura e che questo governo non garantisce loro il diritto primario della sicurezza nei confini della patria, perché soffro di un ottimismo tenace. Oggi che il corpo straziato di Giovanna Reggiani, aggredita, violentata, buttata come immondizia in un dirupo, massacrata a morte in pieno giorno a Roma mentre tornava a casa, ci dà un altro colpo. Oggi siamo forse otto su dieci, e sono, siamo, molto molto incazzati con il capo del governo, se di capo si può ancora parlare, con il ministro dell’Interno più debole e ambiguo che si sia mai visto, con quello della Giustizia, che dopo l’exploit dell’indulto, dei fatti suoi prevalentemente si è occupato, e sì, soprattutto con l’uomo del destino, con Walter Veltroni, che ora chiede la deportazione di massa dei romeni e fino a qualche tempo fa predicava il mito dell’accoglienza.
    Era solo martedì quando il duo Amato-Mastella aveva inviato al Parlamento, contando sulla responsabilità dell'opposizione, un pasticcio di disegni di legge, fatti apposta per accontentare tutti, ma che avevano fallito. Ieri sera, a morta ancora calda, una morta che grida forte vendetta, un Consiglio dei ministri straordinario veniva convocato in tutta fretta e qualche confusione (già tutti in vacanza?) per trasformare in decreto legge un parte del ddl approvato martedì scorso sulla sicurezza, in particolare le norme che riguardano le espulsioni degli stranieri che commettono reati e il potere di espulsione ai prefetti. Ammesso che Ferrero sia d’accordo, che Mussi non si inalberi. Capite come lavorano, come pensano al benessere dei cittadini che pomposamente sostengono di governare bene? Domani è un altro giorno, e via col vento. Giovanna Reggiani tornava a casa, scendeva da un autobus in pieno giorno, in un luogo desolato e privo di qualsiasi vigilanza, e le baracche che ospitavano l’assassino avrebbero dovuto essere demolite già da molti mesi. I vigili urbani sono andati una volta a Camposanpiero ed è finita lì.
    Adesso che Giovanna Reggiani è morta, il sindaco di Roma e segretario del Partito Democratico fa la faccia feroce. Cose che se le avesse dette un Calderoli saremmo a lutto stretto per la rinascita del razzismo, del nazismo e via indignandoci. Li vuole cacciare, ora. Dice che «è necessario assumere iniziative straordinarie e d’urgenza sul piano legislativo in materia di sicurezza», che «non si possono aprire i boccaporti», che Roma era la città più sicura del mondo «prima dell’ingresso della Romania nell’Ue». Con la storia dell’ingresso nella Ue, il sindaco imbroglia, perché se è vero che il precedente governo prese, assieme a tutti gli altri, la decisione, la ratifica immediata l’ha decisa Prodi, e l’hanno rinviata Spagna, Francia e ora anche la Grecia.
    E poi non è vero. Prendo questi dati dal libro che un collega, e studioso di Roma, Benedetto Marcucci, sta finendo di scrivere sul presunto modello Roma. «Nei primi sei mesi del 2007, a conferma di una tendenza preoccupante, il Questore Fulvi ha segnalato un aumento del 10% di furti, borseggi. Ma il numero delle rapine pare sia molto ma molto più allarmante. A fronte di 2.400 rapine nei primi sei mesi del 2006, nell’anno in corso si è arrivati all’inquietante cifra di 4.900... Roma risulta la seconda città d’Italia dopo Milano e peggio di Napoli nei furti di auto e ha dati peggiori di Napoli anche rispetto alle violenze sessuali, ai furti. Se Napoli è più sicura di Roma in queste categorie di reati, in cosa consisterebbe il Modello Roma sulla sicurezza?».
    Eppure Veltroni quattro mesi fa diceva: «Vorrei invitare tutti a non fare la cosa più semplice, a non diventare razzisti, perché quando c’è una rapina si dice: “un rumeno fa una rapina”, quando c’è un operaio che cade da un’impalcatura, non si dice operaio rumeno».

    Maria Giovanna Maglie

  7. #67
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    Ecco quello che ci aspetta...

    I Rumeni sono buoni,ma anche cattivi,siamo tutti Juventini ma anche Romanisti (e Laziali),siamo tutti ex FGCI,ma anche anticomunisti,ci piace il Che,ma anche gli USA,non ci piace il partito di plastica,ma noi siamo il partito liquido,ci piace il disegno di legge,ma chiediamo il decreto legge,siamo per la questione Meridionale (Lunedì,Martedì,Mercoledì) e per la questione Settentrionale (Giovedì,Venerdì,Sabato),Domenica dal Papa,il Pomeriggio all'ArciGay...

  8. #68
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    Persino CROZZA è meglio dell'indecenza...

  9. #69
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    Gli DEI di ROMA si ribellano...

    Roma: crolla parte di Mura Aureliane
    Avviene nel quartiere San Lorenzo, nessun ferito
    (ANSA) - ROMA, 1 NOV - Un tratto delle Mura Aureliane, alto circa 10 metri e largo 15, e' crollato a Roma nel quartiere San Lorenzo, vicino alla sede Caritas. Immediato l'intervento dei vigili del fuoco che dopo aver rimosso le macerie hanno 'escluso' che qualcuno possa essere stato travolto dal crollo. Le Mura Aureliane sono una cinta costruita dall'imperatore Aureliano per difendere Roma dalle invasioni barbariche.

    http://www.ansa.it/site/notizie/awnp...101111875.html

    Bastaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!

  10. #70
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    La sicurezza secondo Walter

    di Fausto Carioti

    http://aconservativemind.blogspot.com/

    Sono di sinistra. «Ma anche» di destra, ora che nella città governata dal loro candidato premier c’è scappata la vittima. Sono contro i «razzisti» che ce l’hanno con gli immigrati romeni. «Ma anche» contro gli immigrati romeni, adesso che hanno capito di cosa sono capaci molti di loro. La maggioranza assomiglia sempre più al suo nuovo leader, Walter Veltroni. Il quale, a sua volta, assomiglia sempre più all’imitazione che ne fa il comico Maurizio Crozza: è tutto quello che ha sempre detto di essere, «ma anche» il suo esatto opposto, se solo serve. Con la stessa superficialità con cui, da anni, il sindaco della capitale va in giro a dire che entrò nel partito comunista italiano perché era un «anticomunista» (che è come dire che uno si è fatto sacerdote perché ateo), con la stessa faciloneria con cui Piero Fassino giura che aderì al Pci perché era «contro il comunismo» (stessa coerenza di uno che entra nel Ku Klux Klan per combattere il razzismo), ora dicono che loro sono per l’immigrazione controllata. All’improvviso, sgombrare i campi rom con la forza non è più roba da leghisti nazistoidi, ma diventa un esempio di buon governo. Tutto d’un tratto, notare che alcune nazionalità d’immigrati, statistiche alla mano, hanno un tasso di delinquenza maggiore di altre, non è più becero razzismo, ma la risposta a quella sana esigenza di sicurezza e trasparenza che viene dalla società civile.

    Veltroni-Crozza è la metafora della sinistra che è giunta troppo tardi, e in modo troppo goffo, su posizioni che sino a ieri ha ritenuto indecenti. L’immigrazione romena in Italia ha prodotto una lunga scia di sangue. Parlate a microfoni spenti con qualunque ufficiale dei carabinieri o della polizia, e avrete sempre la stessa versione: quello che più colpisce, della malavita romena e di quella albanese, non è tanto il numero dei reati, che pure è molto alto, specie in rapporto al numero di immigrati di queste nazionalità presenti in Italia. Ma è il livello di brutalità, il tasso di violenza usato per compiere la più piccola rapina. Per levarti cinque euro sono disposti a pestarti a sangue. Anche se la situazione peggiora di pari passo con l’aumentare degli stranieri in Italia, il fenomeno è evidente da anni. Eppure Veltroni, sino a poco tempo fa, dava del razzista a chi puntava il dito contro i romeni. Nel giugno del 2006, davanti ai suoi concittadini preoccupati per l’aumento dei crimini commessi da questi immigrati, il sindaco buonista sfoderava il suo sermoncino: «Vorrei invitare tutti a non fare la cosa più semplice, a non diventare razzisti, perché quando c’è una rapina si dice: “Un romeno fa una rapina”». E invece no, non bisognava dirlo: nella Roma di Veltroni, «inclusiva» e «solidale», era politicamente scorretto indicare la nazionalità del delinquente.

    C’è voluto il corpo massacrato di Giovanna Reggiani per far uscire il sindaco dal suo sogno rosa confetto e fargli capire che avevano ragione “gli altri”, quelli che lui chiamava razzisti. Poche ore dopo che la donna era stata ridotta in fin di vita, Veltroni ha detto l’indicibile, ha ammesso che i romeni sono peggiori degli altri immigrati: «Quando il 75% degli arrestati proviene da un solo Paese, e tutti gli episodi hanno la stessa modalità, ovvero aggressione violenta, furto, stupro e omicidio, esiste un problema specifico», ha riconosciuto con qualche anno di ritardo.

    E fa pena vedere Romano Prodi, che resta a palazzo Chigi solo perché Veltroni ha ancora bisogno di tenerlo lì per un po’, battere i pugni sul tavolo e dire che «quanto si doveva, è stato fatto». Se il “pacchetto sicurezza” approvato per decreto mercoledì sera era «cosa dovuta», perché il suo governo ha agito solo dopo l’aggressione della donna? Perché, sino a quel momento, il suo esecutivo e la sua maggioranza hanno fatto di tutto per rendere il più lassista possibile la politica nei confronti degli immigrati? Il bello di Veltroni, Prodi e compagni è che riescono a fare tutti questi contorcimenti senza pentirsi né arrossire. Senza sentirsi in dovere di dare uno straccio di spiegazione. Anzi, lo fanno con la spocchia di sempre, fingendo di essere in perfetta coerenza con quanto fatto sino a ieri e continuando a dire che il cialtrone parolaio è Silvio Berlusconi.

    La verità è che hanno dovuto fare la faccia da duri e dare un giro di vite in fretta e furia perché l’omicidio è avvenuto in un momento delicatissimo per la sinistra e nella città governata da Veltroni, quella che il leader del partito democratico propone come modello per il resto d’Italia. Non scordiamolo: il 21 agosto scorso un romeno e due albanesi, imbottiti di cocaina, avevano massacrato e ucciso Lucia Comin e Guido Pellicciardi, dopo essere entrati nella loro abitazione. Un delitto duplice che, quanto a efferatezza, regge benissimo il confronto con quello di Roma. Anche in quel caso, gli assassini erano immigrati. Ma allora non ci fu nessuna riunione straordinaria del consiglio dei ministri e nessun provvedimento venne varato d’emergenza. Perché la violenza era avvenuta a Treviso e in un momento in cui la sinistra non si stava giocando la sua sopravvivenza.

    Stavolta, invece, all’omicidio di Tor di Quinto tutti gli italiani collegano la faccia del sindaco Veltroni, leader del primo partito della sinistra, impegnato in un difficilissimo recupero di consensi. Sul tavolo del segretario del partito democratico era appena planato qualche sondaggio un po’ meno deprimente del solito. Ora, quanto avvenuto nella sua città rischia di vanificare la campagna autopromozionale che si era preparato con tanta cura. È toccato a Prodi - destino ingrato - cercare di tappare la falla. Perché a sinistra dicono che l’opposizione sta usando l’omicidio della Reggiani per lanciare un’aggressione politica al governo, e ovviamente è vero. Ma il cinismo di Gianfranco Fini e degli altri leader del centrodestra non è diverso da quello che ha spinto Prodi e Veltroni a fare quello che non avevano voluto fare due mesi fa, dopo la mattanza di Treviso.

    © Libero. Pubblicato il 2 novembre 2007.

 

 
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