
Originariamente Scritto da
calvin
democratici e trasformisti
la voce di domani sui Vicerè di Faenza, un caso politico
La Festa del Cinema di Roma, che ha avuto ospiti e protagonisti illustri internazionali e non, ha scelto di ignorare l’unico film storico italiano di prossima uscita, “i Viceré” di Roberto Faenza tratto dal romanzo di De Roberto, Goffredo Bettini, presidente della Fondazione Cinema per Roma, non l’ ha voluto alla Festa di Roma, senza nemmeno ritenere di vederlo. Faenza si è detto sgomento nel vedere che al suo film sull’Italia dell’800 e del Risorgimento hanno preferito l’inglese Elizabeth. Lando Buzzanca, uno dei protagonisti dei “Viceré”, ha detto a sua volta che Bettini ha commesso “un grave errore di valutazione”. Ci dispiace per Faenza e Buzzanca, ma Bettini, uomo esperto ed accorto e che conosce la letteratura italiana a fondo, non ha fatto nessun errore di valutazione. Al contrario, si è tutelato come meglio poteva e ripagando l’opera di Faenza con la stessa moneta con cui la cultura politica a cui Bettini appartiene ha considerato De Roberto per anni: l’oblio. Perché De Roberto ci dà una versione del Risorgimento e dell’Unità d’Italia che non è mai stata gradita a chi convinto che questo nostro paese sia costituzionalmente ed istituzionalmente il migliore paese possibile. Ci ricordiamo ad esempio il professor Viroli che ebbe modo di sostenere su un grande giornale nazionale, senza alcun contraddittorio, che la costituzione del ’48 realizzava “il sogno di Mazzini”, quasi che Mazzini potesse essere contento di una costituzione repubblicana scritta al 70% da comunisti e cattolici! Evidentemente qualcosa non funzionava già da prima se si pensa che l’unità d’Italia viene fatta anche con i generali francesi, gli stessi che avevano piegato anche la repubblica romana. E lo stesso concetto di libera Chiesa in libero Stato, è liberale certo, ma poco rispondente alle prerogative dei grandi stati nazionali che quando hanno potuto le chiese se le facevano su misura, con il clero scelto da loro. I Viceré aprono uno squarcio poco ortodosso sulla nostra storia patria, che non è apprezzato da chi proviene dalla cultura politica del compromesso come Bettini. Di più: De Roberto e Faenza calcano la mano sul trasformismo in politica e questo, ha ragione Buzzanca, dà molto fastidio. Bettini se ne intende. Mentore ed amico di un altro uomo politico che dai tempi della giovinezza nessuno tranne lui si ricorda kennediano. Andrea Romano, per esempio, lo ricorda maoista e ne fornisce in un recente libro la testimonianza. Ora l’uomo in questione è pienamente democratico, ma un testacoda può fare impressione lo stesso. Il trasformismo è un vizio radicato che certo non appartiene solo alla famiglia Uzada. Mai che si possa sospettare che i leader del domani sono sputati ai parassiti di ieri!