Neanche i liberal americani credono più nei sogni di Veltroni
E’ triste constatare che la Roma del 2007 è un posto meno sicuro e meno piacevole da vivere (e visitare) di quanto fosse sei anni fa: la più sferzante delle bocciature dell’amministrazione capitolina di Walter Veltroni viene dalla The New York Review of Books, una rivista molto chic, che storicamente rappresenta l’opinione dell’America di sinistra, quella che occupa il primo posto nel cuore del sindaco.
Si tratta insomma di una sconfitta subita “in casa”. L’articolista parla dell’area inquinata, dei traffico, dei bus giganteschi e poi approda al tema sicurezza che liquida con una condanna senza appello: “Droghe e violenze sono adesso più evidenti che negli anni di piombo”. E poi giù critiche al sindaco dei lustrini che non pensa però a governare la città: “Volonteroso e pronto a dare spettacolo, Walter Veltroni crea Festival del Cinema e Notti Bianche, accompagna studente in Ruanda, Malawi e Auschwitz, si fa vedere con Bob Geldof, Leonardo Di Caprio e Rigoberta Menchu… Ma.. Come spesso i cittadini sottolineano, il Terzo Mondo può essere trovato proprio sotto i piedi del sindaco: nelle sporche strade di Roma piene di buchi, fra i giovani senegalesi che vendono borse firmate e false… Mentre per un numero sempre più significativo di stranieri il processo di integrazione sta fallendo. Per aiutarli servirebbe a Roma un sindaco con la vocazione e l’umiltà di fare quanto non fa notizia ma è comunque essenziale: sorvegliare, pulire, riparare le strade”.
Una descrizione impietosa che è stata fatta prima dei recenti, gravissimi fatti di violenza che hanno sconvolto Roma. Se l’articolista avesse avuto notizia anche di questi avrebbe colpito anche più duro, ma basta così per liquidare senza possibilità di riabilitazione il “modello Roma” e, soprattutto, il modello politico veltroniano. Quella strategia grazie alla quale il sindaco ha ottenuto il consenso della sinistra antagonista e delle fasce sociali moderate, dando soldi ai centri sociali e consentendo ai commercianti del centro di riempire di tavoli strade e piazze, di trasformarle in un gigantesco pub all’aperto (su questo aveva già protestato l’Herald Tribune) in nome del turismo. Così come in nome del turismo il ministro Rutelli ha giustificato lo sfregio fatto all’Altare della Patria. Sono stati staccati 150mila biglietti, quindi, la profanazione con ascensori verdi e tavernette per le feste di compleanno è più che giustificata.
E’ singolare come coloro che si sono presentati quali difensori dei valori contro il mercimonio, spieghino i loro atti di governo con il modesto aumento di qualche entrata. Anche perché – se di Roma passa l’immagine di una città degradata, imbruttita e insicura – addio turisti. Il sindaco però non sembra sentirci da questo orecchio e va avanti a colpi di piccone. Invece di occuparsi della sicurezza delle stazioni della metropolitana, o della bonifica dei sessanta campi nomadi intorno alla capitale, sta sventrando il Pincio. Costruirà sotto al più bel colle di Roma un auto garage da quasi 800 posti.
Continua imperterrito, dunque, Veltroni. Eppure si ha sempre più l’impressione che il grande “venditore di sogni” non possa più non fare i conti con i guasti che ha prodotto nella realtà. Non se ne sono accorti solo i romani ma persino gli intellettuali della “Grande Mela”.
http://www.loccidentale.it/node/8697




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