Va bene.
Stasera ho scoperto che l'Unione passa dai 19 milioni di voti del 2006 a 4,5 se va bene.
E che Perluscone da solo stravincerà.
Buonanotte


Va bene.
Stasera ho scoperto che l'Unione passa dai 19 milioni di voti del 2006 a 4,5 se va bene.
E che Perluscone da solo stravincerà.
Buonanotte
L'avatar raffigura Andrea Costa, il primo italiano che ebbe l'onore di portare l'Idea Socialista in Parlamento.








GOVERNO/ PRODI SERRA I RANGHI, ULIVO STRIZZA OCCHIO A BERTINOTTI
Rutelli: se c'è crisi, elezioni. Ma si cerca dialogo con Lega-Udc
Roma, 24 ott. (Apcom) - Su un punto nella maggioranza sono d'accordo: la Finanziaria è il vero punto di svolta, se il governo supera questa prova dopo per Berlusconi il gioco si fa molto più complicato. E' vero che poi c'è lo scoglio del referendum, ma la tenuta della Cdl verrebbe messa alla prova e ci sarebbe il tempo per provare a disinnescare anche quella mina. Proprio per questo, spiegano, il premier è rimasto sbalordito quando ha saputo dell'intervista di Fausto Bertinotti al Tg1. Chi ha parlato con Prodi racconta che il premier è assolutamente convinto che il leader di Fi stia tentando la spallata senza avere ancora dalla sua i 'killer' necessari all'operazione e che, per questo, è fondamentale che il centrosinistra non cada nella trappola di dare per scontata la crisi di governo, suonando un pericoloso 'rompete le righe'.
Il fatto è che Bertinotti, con i suoi, avrebbe spiegato che la linea di Prodi 'dopo di me il diluvio' a questo punto non si può più sostenere, perché il diluvio rischia di arrivare davvero. Il rischio elezioni, al momento, è ritenuto da tutti molto alto e Antonello Soro, uno dei coordinatori del Pd, spiega: "La migliore garanzia di non andare a votare è sostenere in tutti i modi Prodi". Del resto, Prodi non è solo a ritenere che Berlusconi non abbia ancora pronta la mossa vincente: "E' vero - dice Antonio Polito - che ci sono segnali di 'liberi tutti' nella maggioranza, come sulla Rai e via dicendo. Ma alla fine, per fortuna, non è facile per Berlusconi dare la spallata. E se si arriva a gennaio, poi le cose possono cambiare...".
Lo stesso Walter Veltroni, spiegano, ha concordato con il premier una linea per cercare di serrare le fila della maggioranza in questo passaggio: le elezioni anticipate rischiano di uccidere il Pd nella culla e di travolgere il neosegretario. Non a caso Veltroni ha anche concordato con Prodi la linea da tenere sulla legge elettorale: fissare pochi principi e prendere tempo, per riparlare dell'argomento a gennaio. Sabato prossimo, assicurano, Veltroni dovrebbe limitarsi ad esporre i criteri guida che la legge dovrà rispettare, più o meno sulla linea anticipata oggi da Goffredo Bettini al Corriere della Sera: bisogna garantire la governabilità, il bipolarismo e la scelta delle alleanze prima del voto.
Ma se nell'Ulivo tutti concordano, per ora, sulla necessità di fare quadrato intorno al governo, sotto sotto le parole di Bertinotti sono state accolte con favore sia dai Ds che dentro la Margherita. Nella Quercia Marco Filippeschi ha chiaramente apprezzato la sortita del presidente della Camera. Ma anche Marina Sereni, dopo aver premesso per l'Ulivo la priorità è sostenere con forza il governo, ha poi ammesso che in caso di crisi il Pd ribadirebbe al capo dello Stato che il Paese ha bisogno di riforme. E se Francesco Rutelli stamattina, in una intervista alla Stampa, ha detto che dopo Prodi vede solo le elezioni, altri come Polito spiegano: "Io, se malauguratamente il governo dovesse cadere, coltivo una speranza che l'Udc possa dire sì ad un governo incaricato di realizzare il sistema tedesco".
Il problema è che, alla fine, le valutazioni su come proseguire divergono. Prodi, sotto sotto, sembra convinto che sarà difficile mettere mano alle riforme prima del referendum e che l'unico modo per andare avanti è quello di fare quadrato. Nell'Ulivo, ma l'idea ormai convince anche Bertinotti, si fa strada la linea che punta a scompaginare la Cdl. E non si esclude l'ipotesi di un governo istituzionale in caso di crisi. Non solo: mentre per Prodi ogni dialogo con il centrodestra sembra foriero di ulteriori rischi per la maggioranza, buona parte dei Ds e della Margherita pensa il contrario. In questa fase, è il ragionamento di Francesco Rutelli e Piero Fassino, Berlusconi ha ricompattato i suoi. Ma se la spallata dovesse fallire, le cose cambierebbero: superata la Finanziaria, ci potrebbe essere lo spazio per riprendere il filo del dialogo sulle riforme. Un dialogo che permetterebbe di dividere la Cdl. E che, in caso di incidenti, permetterebbe di evitare le urne.
Veltroni parlerà di riforme sabato a Milano, insieme a Prodi, e non si dovrebbe discostare troppo da quanto detto oggi da Goffredo Bettini sulla legge elettorale: deve garantire stabilità, bipolarismo e, particolare importante, alleanze che nascano prima del voto. In realtà, Massimo Villone (Sd) avanza una sua tesi: sia Veltroni che Berlusconi preferirebbero aspettare il referendum, piuttosto che approvare una legge elettorale in Parlamento condizionata dai veti dei mille partitini che compongono le coalizioni. Una tesi forse provocatoria, ma che ha una sua verosimiglianza. Al contrario buona parte dei Ds e della Margherita continuano a spingere su Veltroni perché sposi quel modello tedesco 'corretto' che potrebbe a loro dire rappresentare l'uovo di colombo.


Letta va da Casini, il Cavaliere teme l'ipotesi del governo istitutuzionale
S'incrina anche l'asse col Colle: Prodi ha ascoltato con sospetto i richiami a favore delle riforme
Il premier: un invito a tradire
"Fausto mi ha pugnalato alle spalle"
di CLAUDIO TITO
Il premier Prodi e il presidente della Camera Bertinotti
ROMA - "È una pugnalata alle spalle". Ce l'ha con Fausto Bertinotti. Ma non ha gradito nemmeno il richiamo del capo dello Stato. Romano Prodi ha ascoltato con sospetto i richiami di Giorgio Napolitano e del presidente della Camera a favore delle riforme. Il fantasma del governo tecnico o istituzionale, infatti, aleggia sulla testa del Professore. E lui ieri non ha fatto niente per nascondere il suo malumore. Il triangolo istituzionale che fino ad ora ha accompagnato e guidato la legislatura, da ieri sembra essere incrinato. L'asse Quirinale-Palazzo Chigi-Montecitorio non è più forte come prima.
Il duello tra "Fausto e Romano" è proseguito per tutta la giornata. A colpi di note e smentite. Un scontro tutto centrato sul "dopo-Prodi". Eh già, perché avallare adesso l'ipotesi di un nuovo governo per varare la riforma elettorale, secondo palazzo Chigi rappresenta un "invito" ai senatori più titubanti. Un via libera ad accettare le avances di Silvio Berlusconi sapendo che la caduta del Professore non comporterà automaticamente le elezioni anticipate.
"Dopo di me ci sono solo le urne, ma so bene - ripete da tempo il capo del governo - che un secondo dopo l'apertura della crisi ci sarà la corsa a chiedere un esecutivo istituzionale". L'allarme a Palazzo Chigi, insomma, è scattato. Ci si è messo pure Antonio Di Pietro a minacciare l'appoggio esterno. E poi, a parte i soliti "fedelissimi" del Professore, in pochi nell'Unione - e nel Partito Democratico - hanno smentito la prospettiva di un "tecnico" a Palazzo Chigi.
Il premier si aspettava una parola da Walter Veltroni. Ma anche il Sindaco di Roma non ha escluso con i suoi che anche quella può essere una "soluzione". E pur ribadendo che sosterrà Prodi fino alla fine, ha anche annunciato che sabato prossimo illustrerà la sua proposta sulla legge elettorale. Un progetto che non sarà molto lontano dal modello tedesco. E proprio la revisione del "porcellum" potrebbe essere il perno su cui costruire un eventuale esecutivo istituzionale. Per varare la Finanziaria, superare il prossimo anno e poi andare al voto nel 2009.
Uno scenario che non preoccupa solo il Professore. Anche Silvio Berlusconi ha messo in movimento la sua "contrarea". Sa che la questione è sul tavolo. Che la caldeggia il Colle e che è stata trattata dai "big" del centrosinistra e da alcuni rappresentanti del centrodestra. Per questo ha spedito Gianni Letta da Pier Ferdinando Casini. "Ma che volete fare? - stata la domanda posta dal messo berlusconiano al leader dell'Udc - Noi vi assicuriamo che a novembre il governo cade. Ma poi bisogna andare a elezioni".
Il dialogo tra i due ha mantenuto i toni soft. Un equilibrio di parole giocato sulle sfumature. "Noi - ha spiegato l'ex presidente della Camera - noi non ci aggiungeremo mai ad un governo del centrosinistra. Ma voteremo per chi ci assicura un sistema elettorale tedesco". "Se cade Prodi e nasce un esecutivo per la legge elettorale - dice ancora più apertamente Bruno Tabacci - noi ci stiamo". Nello stesso tempo il Cavaliere ha chiamato di nuovo Umberto Bossi. Per chiedere garanzie e bloccare chi perfino nella Lega non chiude la porta ad un'intesa.
L'ex premier dunque è in fibrillazione. È sicuro di poter far crollare il governo al Senato nelle prossime settimane. Ma ieri ha iniziato a coltivare qualche dubbio sulle conseguenze. "Se l'esito deve essere un governo tecnico - ha ragionato con i suoi a Via del Plebiscito - allora meglio non provocare adesso la crisi. Meglio aspettare che sia passata la Finanziaria. Solo se riusciamo a far passare da noi un intero gruppo possiamo essere sicuri di andare alle urne. Altrimenti tanto vale tenere lì Prodi".
Anche perché, se lo sfilacciamento dell'Unione non dovesse condurre alle elezioni nel 2008, sarà il Cavaliere a discutere la nuova legge elettorale. "Noi - spiega Enzo Bianco, l'uomo che per la maggioranza sta provando a trovare un punto di mediazione con la Cdl sulle riforme - sappiamo che da novembre Berlusconi vorrà parlare con noi". Una previsione confermata dallo stesso leader forzista. "Senza voto, preferisco parlare con Prodi. E sarò io a trattare. Non lascio a Casini la possibilità di farsi la legge elettorale a sua misura".
(25 ottobre 2007)
http://www.repubblica.it/2007/10/sez...etroscena.html


4,5..(voti che ha preso PRODI con le primarie)......buongiorno...dormito bene?.....ok.-----
si parla di primarie....quelle del tuo premier....PRODI
l'UNIONE è quella che è come spiegato nel 3d precedente.....leggi bene.
capisco che nn dormite sogni tranquilli.....e che non state passando neanche una buona giornata....vedi le votazioni di 'stamattina....ma questa è un'altra storia.
wooff...wooff...sperando in un pomeriggio migliore (il cielo è plumbeo e minaccia pioggia)![]()




probabilmente Grillo e probabbilmenteil fatto che gli italiani oggi come oggi voterebbero anche un referendum per obbligare i parlamentari a mettersi una stella gialla di riconoscimento sulla giacca se capissero che quel referendum da veramente fastidio a molti
Mariotto Segni docet


tutto poteva andare bene un'anno fa.
ora non più,se ne sono accorti tutti VOI compresi.MEGLIO TARDI CHE MAI.
wooff...wooff...