La famiglia distrutta è alla Sinistra di Dio
di Alessandro Pertosa
Chi crede che la distinzione tra destra e sinistra derivi dalla rivoluzione francese, si sbaglia di grosso. Già in epoca biblica, infatti, v’era una netta differenza tra la destra, luogo della salvezza, e sinistra, luogo dei dannati. La destra da sempre simboleggia la forza, l’onestà, la chiarezza, mentre la sinistra indica la dimensione di colui verso il quale non si ha alcuna fiducia: atteggiamento sinistro, colpo mancino, lo stesso incidente è anche detto sinistro e non me ne vogliano i cattoprogressisti se ricordo loro la definizione più comune che li caratterizza: sinistrume... D’altronde, come nota acutamente Giovanni Zenone nel suo libro A sinistra di Dio, «la mano abile è la destra, e chi sa usare ambedue indifferentemente è chiamato ambidestro, non ambimancino. Il mancino è colui che non ha saputo adeguarsi all’addestramento, o peggio, che non è stato addestrato...». La sinistra esprime evangelicamente una negatività intrinseca ineliminabile: «La mente del sapiente si dirige a destra e quella dello stolto a sinistra» (Qo 10,2).Una delle caratteristiche fondamentali della cultura contemporanea è di essere piena di colpi mancini. Dopo aver scotomizzato lo spirito, il mondo secolarizzato, figlio della rivoluzione francese, si getta a capofitto verso la divinizzazione della dea-ragione. Quella stessa ragione che consentì al “borbonico” Ugo Navarra di dire (riportato da C. Alianello ne L’eredità della Priora): «Cos’è la vita? E la ragione? Che ti spiega la ragione? Un accidenti ti spiega. Evviva la ragione illuminata! E io che ci credevo [...]. Che ragione? Che ragione mi aiuta? Che vita razionale? La vita è fuori di me, fuori di noi, che non la sappiamo cogliere». E saper cogliere la vita vuol dire guardare il reale con occhio disincantato, non utopico: per comprendere la res dobbiamo abbandonare la supponenza dell’eidos, onnipresente. Le ideologie cervellotiche, infatti, incarnano l’atteggiamento sinistro di chi si ostina a considerare bianco ciò che è nero, caldo ciò che è freddo, bello ciò che è brutto, destro ciò che è sinistro. Il vero obiettivo mancino consiste nell’indifferenza valoriale, poiché agisce sinistramente chi pretende che il valore cessi di valere e che la mediocrità sia elevata al massimo della stima. E chi non si adegua al nuovo “bordello” intellettuale è un bacchettone da emarginare. I buoni con noi, i cattivi con gli altri. Senza considerare che dietro al “noi” ed agli “altri” vi sono cuori che battono, coscienze che palpitano e speranze che crescono... Ma la sinistra questo non lo sa! Emarginare, emarginare, emarginare, qualcosa non rimarrà! E perché ciò? Solo per un presupposto principio comunitario tendente all’uguaglianza ed all’indifferenza valoriale? E poi, a ben vedere, cos’è un principio, se non un concetto che ha un fondamento morale? Ed in nome di questi non meglio precisati principi sinistri, la famiglia non è più un valore, un unicum, non è più costituita da un uomo e da una donna (legati indissolubilmente attraverso il sacro vincolo del matrimonio), bensì diviene un istituto artificiale, giuridico, civile. Il matrimonio è un accordo, un banalissimo accordo tra due persone. Che siano poi dello stesso sesso poco importa. E come qualunque contratto ha anche la sua “bella” data di scadenza. Due, tre, o forse quattro anni, poco importa. Intanto si fa una prova, si rodano i rapporti e si fanno nascere dei figli. Poi... e poi? Se lo screening non dovesse rispettare i parametri, ognuno per la sua strada. Tanto ci si può sempre rifare una vita, no? Poveri quei figli di genitori sinistri!Due papà, due mamme, una mamma-nonna ed una mamma-zia, una mamma biologica ed una adottiva, la compagna del papà ed il compagno della mamma, tutti insieme appassionatamente, dalla famiglia patriarcale a quella allargata. Per non parlare, poi, dei padri pederasti che abbandonano le mogli perché invaghitisi di giovani efebi; qui i figli si troverebbero, loro malgrado, adottati anche dal compagno di papà: altro che colpi mancini, qui siamo al delirio. Un tempo si diceva “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”. Ma oggi i “tuoi” chi sono?Non v’è bisogno d’essere cristiani, cattolici osservanti, per comprendere che si vive meglio in una famiglia unita, dove i genitori (un uomo ed una donna) vivono d’amore e d’accordo, piuttosto che in una famiglia dilaniata dagli odi fra ex coniugi. Ma la serenità familiare passa attraverso la stabilità dei rapporti, nel personale donarsi all’altro e nell’aiuto reciproco, stendendo la mano destra. E se non ci si dona, ci si odia, tertium non datur. Altro che Patto Civile di Solidarietà! Altro che convivenza! Il riconoscimento delle unioni civili funge da grimaldello col quale scardinare il nucleo centrale della società umana, cieca dinanzi ai bassi istinti della bestialità egoista.