



In Sicilia anche i sassi sanno che le Coop rosse fanno affari miliardari da DECENNI prendendosi le commesse di appalti truccati e gestiti dall' "onorata società"
soltanto che ai lorsignori professionisti dell'antimafia parolaia alla Orlando e crisafulli (DS che faceva gli affari coi boss) fa comodo dire che Cuffaro è il colluso mentre loro non sapevano nulla anzi lottavano la mafia![]()


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Dal sito di Massimo teodori:
INCHIESTA SUI FINANZIAMENTI AI COMUNISTI – 4
Le innominabili tangenti rosse
Dopo anni di inchieste i dirigenti comunisti (nel frattempo divenuti diessini) sono riusciti a restare fuori dal ciclone di Mani pulite e hanno tentato di accreditare un'immagine di sé fondata sulla «diversità morale» rispetto ai corrotti degli altri partiti. Ma tutta la costruzione cade come un castello di carta non appena si verificano casi clamorosi come quello recente dell'Unipol. È allora opportuno ripercorrere, pur se per sommi capi, le varie vicende di finanziamento alla politica che hanno coinvolto il Pci.
Le testiminianze di G.Amato, N.Colajanni e S.Sabattini
Sostiene Giuliano Amato, già presidente del Consiglio ed esponente del Psi «corrotto»: «I finanziamenti illeciti li ha presi anche il Pci, mi pare. E allora non siamo tutti accomunati nella vergogna? Non ha sbagliato anche Enrico Berlinguer? Io ho ammesso le responsabilità del Psi, quelle individuali e quelle collettive. Il Pds incassa e basta. Sul finanziamento illecito anche il Pci lo ha fatto, sebbene nessuno si sia arricchito».
Testimonianze di questo tono non si limitano a personalità sospettabili di chiamate di correità, ma giungono anche dall’interno del mondo comunista e postcomunista. Sergio Sabattini, importante dirigente del Pci dell’Emilia Romagna e deputato della Quercia, ha dichiarato: «Il nostro partito non può negare di avere ottenuto soldi che, come si dice, sarebbero illeciti. Questo è un reato, sì, ma di una natura infinitamente più modesta di quegli altri... I cooperatori vengono dalla nostra storia, danno i soldi non per corromperci ma per sostenere il loro partito. Comunque è vero non abbiamo mai badato granché a tenere ben presenti i confini del finanziamento... Una cosa insomma sarebbe il finanziamento illecito, un'altra la corruzione». E un galantuomo esponente del vecchio Pci, Napoleone Colajanni, non si è fatto scrupolo di confessare: «Chi scrive ha avuto in altri tempi responsabilità organizzative nel Pci ed era a conoscenza del modo in cui si incameravano elargizioni da enti pubblici e fornitori di enti territoriali. Si applicavano tre principi: non mettersi una lira in tasca, non dare niente in cambio, non farsi cogliere con le mani nel sacco».
Finanziamenti illeciti e visibilità giudiziaria
La divaricazione tra la realtà dei finanziamenti illeciti al Pci-Pds e la loro visibilità giudiziaria e pubblica si spiega per diverse ragioni: che il Pci-Pds non ha avuto vistosi casi di corruzione privata che abbiano suscitato clamore e indignazione; che ha messo a punto sistemi di finanziamento più sofisticati e meno sfrontati di quelli di Dc e Psi; che gli uomini addetti agli affari sporchi finanziari - Primo Greganti insegna - hanno resistito con maggiore fermezza di fronte all'autorità giudiziaria che a sua volta ha usato trattamenti più dolci; che le fonti di finanziamento sono state incorporate nel partito attraverso le cooperative; e, più importante, che le più dinamiche Procure della Repubblica hanno avuto un atteggiamento inquisitorio strabico e parziale.
È interessante leggere quel che Francesco Misiani, storico pubblico ministero di sinistra e fondatore di Magistratura Democratica, ha dato alle stampe sulle tangenti rosse: «Non sono un ipocrita e so perfettamente che se avessi insistito forse, prima o poi, sarei riuscito a dimostrare in un'aula di tribunale che il Pci, al pari degli altri partiti, non era estraneo al circuito del finanziamento illecito da parte delle imprese. Ma non lo feci, consapevole anche del fatto che la resistenza a lunghi periodi di detenzione dimostrata dagli indagati forniva in qualche modo un ineccepibile dato formale in grado di chiudere le inchieste».
La funzione di consiglieri amministrazione negli enti pubblici
L'esistenza di tangenti rosse e di finanziamenti illeciti a Botteghe Oscure non è stato solo un argomento agitato propagandisticamente dagli avversari. Il Diario ha dedicato a Tangenti rosse, il tabù e il pregiudizio un'inchiesta in cui si affronta per la prima volta apertamente quello che viene definito «uno degli argomenti della storia e dell'attualità italiana di cui è difficile parlare». La ricostruzione della Tangentopoli rossa, se pure basata soltanto sui più evidenti casi giudiziari, allinea una serie di episodi di finanziamento illecito che nell’insieme danno un'idea chiara della finanza illegale comunista e post-comunista.
Nel diffuso intreccio tra imprese e partiti, in cui si scambiavano appalti contro finanziamenti illeciti, il Pci-Pds è entrato a far parte in diversi capitoli importanti. Nel caso Ferscalo-Fiorenza delle Ferrovie dello Stato con lavori per 500 miliardi, ai partiti compreso il Pds sarebbero dovuti finire, secondo alcune ricostruzioni, ben 25 miliardi a carico dei gruppi Rendo e Lodigiani, mentre alle cooperative del Ccc, Consorzio costruttori di Bologna, sarebbe spettato il 35% degli appalti. Un analogo sistema tangentizio è alla base dello scandalo della Metropolitana milanese la cui sentenza di condanna così si esprime: «Ciascun partito e cioè Dc, Psi, Pci-Pds, designava un proprio referente stabile che si incaricava della riscossione e della suddivisione del denaro secondo le percentuali stabilite (nel caso 18,75% al Pci e alla Dc e 37,5% al Psi, 17% al Psdi e 8% al Pri), assegnandone una quota anche a Psdi e Pri...(La spartizione aveva un) carattere di sistematicità: non si è in presenza di episodi isolati, ma di una prassi di corruttela diffusa e consolidata, tanto da assurgere a vero e proprio sistema con regole proprie e con precise suddivisioni di ruoli e compiti».
Il sistema tangentizio del Pci-Pds si è dunque servito, al pari degli altri partiti, dei consiglieri di amministrazione con il mandato di raccogliere finanziamenti dall'ente amministrato. È accaduto alle Ferrovie dello Stato con i casi dell'Alta velocità, intermediario Francesco Pacini Battaglia, e dei contratti assicurativi affidati a compagnie (Assibroker, Unipol, Universo) vicine al Pds; è stato perfezionato e consolidato alla Metropolitana milanese da cui il Pci ha raccolto dal 1957 al 1992 circa 3 miliardi di lire; era in vigore all'Enel da cui sono segnalati flussi tangentizi a partire dalla nomina nel 1986 di un consigliere d'amministrazione di Botteghe Oscure; e allo stesso schema si riferisce il cosiddetto «sistemone» spartitorio vigente a livello nazionale nelle partecipazioni statali, che ruotavano intorno all'Italstat di Alberto Maria Zamorani il quale ha così testimoniato: «Gli amministratori del Pci-Pds Renato Pollini e Marcello Stefanini posero alcune condizioni alla continuazione dell'appoggio politico chiedendo che le cooperative entrassero anche negli appalti del settore autostrade, fino a raggiungere la quota del 15-20%, sia pure progressivamente».
Ma la spartizione tangentizia inclusiva del Pci-Pds non si è verificata esclusivamente negli enti pubblici amministrati da consiglieri partitici; essa fa capolino anche in episodi con protagonisti privati: dai costruttori Giorgio Cavalieri e Renato Bocchi alla Montedison di Raul Gardini.
In cosa è stato diverso il finanziamento del PCI
Quel che ha reso diverso il finanziamento illecito al Pci-Pds da quello alla Dc e al Psi è stato l'intervento massiccio delle cooperative. In molti casi emersi, e probabilmente nei tanti altri di cui non si ha conoscenza perché rimasti fuori dalle aule giudiziarie, Botteghe Oscure non è stata soltanto il destinatario di tangenti in denaro, ma anche il referente di quote di appalti in conto di soggetti cooperativi, la Cmb di Carpi, la Coopsette, la Unieco, la cooperativa di Argenta, e dei grandi consorzi come il Ccc di Bologna e la Coop-sud di Napoli. Le cooperative sono state così destinatarie di grandi lavori non già in quanto imprese sul mercato ma quali fiduciarie del Pci-Pds che prevedeva in sede lottizzatoria nazionale di assegnare loro una parte - si ha notizia che le percentuali di spettanza fossero di volta in volta un quarto o un quinto del totale - degli appalti decisi a livello centrale.
Un manager che ha lavorato con la Lega delle cooperative, Ivan Cicconi, ha denunciato l'esistenza di tre sistemi diversi di finanziamenti illeciti nel complesso rapporto con il mondo comunista e postcomunista. Il rito ambrosiano si fondava sullo scambio occulto delle mazzette fra il sistema delle imprese e il sistema dei partiti. Il rito emiliano viveva e vive in un contesto nel quale il sistema dei partiti e il sistema delle imprese non sono nettamente separati, anzi la collusione si trasforma in integrazione e sovrapposizione di interessi e dunque non c'è bisogno di transazioni illecite e di finanziamenti occulti. E il rito mafioso nel quale, secondo Cicconi, il contatto tra le grandi imprese di costruzione e le aziende della Lega delle cooperative da una parte e la mafia e la camorra dall’altra veniva stabilito «grazie all'equivoco delle norme che impongono la certificazione antimafia solo alle imprese subappaltanti».In definitiva non è dato sapere quali effettivamente fossero i diversi circuiti finanziari e i flussi di denaro tra le singole cooperative, i consorzi, la Lega nazionale delle cooperative, le federazioni comuniste e l'amministrazione centrale del Pci-Pds, anche se per alcuni finanziamenti la giustizia ha chiamato in causa coloro che a Botteghe Oscure tenevano la cassa centrale.
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Il documento è un file rtf, per cui non c'è il link esatto; bisogna andare alla pagina web e cliccare su "Inchiesta sui finanziamenti ai comunisti - 4
Una vita da Schifani
Quando, dopo una settimana di nottate, blitz e tranelli ha portato a casa l'approvazione della legge sul legittimo sospetto, Renato Schifani ha sottolineato con il consueto senso delle istituzioni la sua vittoria sull'Ulivo: «Li abbiamo fregati». Il capo dei senatori forzisti è fatto così. «È la mia chiarezza che dà fastidio alla sinistra», ha detto a un settimanale che gli ha dedicato un editoriale lodando «lo stile Schifani». Questo avvocato di 52 anni, nonostante il riporto e gli occhiali da archivista, è l'uomo prescelto da Silvio Berlusconi come volto ufficiale di Forza Italia. E lui lo ripaga come può. In un articolo sul "Giornale di Sicilia" dal titolo "Cavour e il conflitto di interessi" afferma che anche lo statista piemontese era «in potenziale macroscopico conflitto di interessi perché aveva il giornale "Il Risorgimento", partecipazioni bancarie, grandi proprietà terriere e un'intensa attività affaristica». Proprio come Berlusconi, insomma, eppure nessuno gli disse nulla. Peccato che, come scrive Rosario Romeo a pagina 451 della sua biografia, Cavour appena diventò ministro «decise in primo luogo di liquidare gli affari nei quali era stato attivo fino ad allora». Ma Schifani per amore del capo è disposto a sfidare anche il ridicolo. Come quando si fa riprendere in tv accanto al santino del leader neanche fosse Padre Pio. Avvocato civilista e amministrativista, 52 anni, sposato e padre di due figli, amante delle isole Egadi, è stato eletto nel collegio di Corleone, cuore di quella Sicilia che ha dato il cento per cento degli eletti a Forza Italia. Per descrivere l'eroe del legittimo sospetto, l'uomo che ha scavato nottetempo la via di fuga dal processo milanese per Berlusconi e Previti, si potrebbe partire dalle sue radici democristiane. Ma applicando alla lettera il suo credo, «non bisogna usare il politichese ma parlare con serenità il linguaggio dell'uomo comune», sarà meglio partire da una constatazione: il capo dei senatori di Forza Italia è stato socio di affari (leciti) con presunti usurai e mafiosi.
Sua eccellenza Filippo Mancuso, solitamente bene informato, ha definito così il suo ex compagno di partito: «Un avvocato del foro di Palermo specializzato in recupero crediti». Schifani gli ha risposto con una lettera in cui difende la sua «onesta e onorata carriera» e nega di avere mai svolto una simile attività. Negli archivi della Camera di commercio di Palermo risulta però una società, oggi inattiva, costituita nel 1992 da Schifani con Antonio Mengano e Antonino Garofalo: la Gms. L'avvocato Antonino Garofalo (socio accomandante come Schifani) è stato arrestato nel 1997 e poi rinviato a giudizio per usura ed estorsione nell'ambito di indagini condotte dal sostituto Gaetano Paci della Procura di Palermo. L'ex socio di Schifani è ritenuto il capo di un'organizzazione che prestava denaro nella zona di Caccamo chiedendo interessi del 240 per cento. Schifani non è stato coinvolto nelle indagini ma certo non deve essere piacevole scoprire di essere stato socio con un presunto usuraio in un'impresa che come oggetto sociale non disdegnava: «L'attività esattoriale per conto terzi di recupero crediti e l'attività di assistenza nell'istruttoria delle pratiche di finanziamento...».
Schifani è stato sempre sfortunato nella scelta dei compagni delle sue imprese. In un rapporto dei carabinieri del nucleo di Palermo, di cui "L'Espresso" è in grado di rivelare i contenuti, si ricostruisce la storia di un'altra strana società di cui il capogruppo di Forza Italia è stato socio e amministratore per poco più di un anno. Si chiama Sicula Brokers, fu istituita nel 1979 e oggi ha cambiato compagine azionaria. Tra i soci fondatori, accanto a un'assicurazione del nord, c'erano Renato Schifani e il ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia, nonché soggetti come Benny D'Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà. Nomi che a Palermo indicano quella zona grigia in cui impresa, politica e mafia si confondono. Benny D'agostino è un imprenditore condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e, negli anni in cui era socio di Schifani e La Loggia, frequentava il gotha di Cosa Nostra. Lo ha ammesso lui stesso al processo Andreotti quando ha raccontato un viaggio memorabile sulla sua Ferrari da Napoli a Roma assieme a Michele Greco, il papa della mafia.
Giuseppe Lombardo invece è stato amministratore delle società dei cugini Ignazio e Nino Salvo, i famosi esattori di Cosa Nostra arrestati da Falcone nel lontano 1984 e condannati in qualità di capimafia della famiglia di Salemi. Nino Mandalà, infine, è stato arrestato nel 1998 ed è attualmente sotto processo per mafia a Palermo. Questo ex socio di Schifani e La Loggia era il presidente del circolo di Forza Italia di Villabate, un paese vicino a Palermo e proprio di politica parlava nel 1998 con il suo amico Simone Castello, colonnello del boss Bernardo Provenzano mentre a sua insaputa i carabinieri lo intercettavano. Mandalà riferiva a Castello l'esito di un burrascoso incontro con il ministro Enrico La Loggia, allora capo dei senatori di Forza Italia. Mandalà era infuriato per non avere ricevuto una telefonata di solidarietà dopo l'arresto del figlio . E così raccontava di avere chiuso il suo colloquio con La Loggia: «Siccome io sono mafioso ed è mafioso anche tuo padre che io me lo ricordo quando con lui andavo a cercargli i voti da Turiddu Malta che era il capomafia di Vallelunga. Lo posso sempre dire che tuo padre era mafioso. A quel punto lui si è messo a piangere». La Loggia ha ammesso l'incontro ma ne ha raccontato una versione ben diversa. E anche Mandalà al processo ha parlato di millanteria. Nella stessa conversazione intercettata Mandalà parlava di Schifani in questi termini: «Era esperto a 54 milioni all'anno, qua al comune di Villabate, che me lo ha mandato il senatore La Loggia».
Schifani è stato sentito dalla Procura e, senza falsa modestia ha spiegato con la sua bravura la consulenza e lo stipendio: «Il mio studio è uno dei più accreditati in campo urbanistico in Sicilia». Ma per La Loggia sotto sotto c'era una raccomandazione: «Parlai di Schifani con Gianfranco Micciché (coordinatore di Forza Italia in Sicilia) e dissi: sta sprecando un sacco di tempo e quindi avrà dei mancati guadagni facendo politica. Vivendo lui della professione di avvocato dico se fosse possibile fargli trovare una consulenza. È un modo per dirgli grazie. E allora parlammo con il sindaco Navetta». Il sindaco Navetta è il nipote di Mandalà e il suo comune è stato sciolto per mafia nel 1998.
Il capogruppo di Forza Italia è stato sfortunato anche nella scelta dei suoi assistiti. Proprio un suo ex cliente recentemente ne ha fatto il nome in tribunale. La scena è questa: Innocenzo Lo Sicco, un mafioso pentito, il 26 gennaio del 2000 entra in manette in aula a Palermo e viene interrogato sulla vicenda di un palazzo molto noto in città, quello di Piazza Leoni. Le sue parole fanno balenare pesanti sospetti: «L'avvocato Schifani ebbe a dire a me, suo cliente, che aveva fatto tantissimo ed era riuscito a salvare il palazzo di Piazza Leoni facendolo entrare in sanatoria durante il governo Berlusconi perché, così mi disse, fecero una sanatoria e lui era riuscito a farla pennellare sull'esigenza di quegli edifici. Era soddisfattissimo. Perché lo diceva a me? Ma perché io lo avevo messo a conoscenza di qual era la situazione, l'iter, le modalità del rilascio della concessione...».
La Procura dopo aver analizzato le parole del pentito non ha aperto alcun fascicolo per la genericità del racconto. Comunque la storia di questo palazzo, scoperta dal giornalista de "la Repubblica" Enrico Bellavia, è tutta da raccontare. Comincia alla fine degli anni Ottanta quando Pietro Lo Sicco, imprenditore finanziato dalla mafia e zio di Innocenzo, mette gli occhi su un terreno a due passi dal parco della Favorita, una delle zone più pregiate di Palermo. Lo Sicco vuole costruirci un palazzo di undici piani ma prima bisogna eliminare due casette basse che appartengono a due sorelle sarde, Savina e Maria Rosa Pilliu, che non vogliono svendere. Pietro Lo Sicco le minaccia e le sorelle si rivolgono alla polizia. Ma la mafia è più lesta della legge: Lo Sicco ottiene la concessione edilizia grazie a una mazzetta di 25 milioni di lire e comincia ad abbattere l'appartamento a fianco. Quando le sorelle vedono avvicinarsi il bulldozer cominciano ad arrivare nel loro negozio i fusti di cemento. Il messaggio è chiaro: finirete lì dentro. Lo Sicco smentisce di essere il mandante ma la Procura offre alle Pilliu il programma di protezione. Oggi le sorelle sono un simbolo dell'antimafia: vivono proprio nel palazzo costruito da Lo Sicco e confiscato dallo Stato. Il costruttore è stato condannato a 2 anni e otto mesi per truffa e corruzione a cui si sono aggiunti sette anni per mafia.
All'inaugurazione del nuovo negozio costruito grazie al fondo antiracket, il senatore Schifani non c'era. Era dall'altra parte in questa vicenda. Il suo studio ha difeso l'impresa Lo Sicco davanti al Tar. Il pentito Innocenzo Lo Sicco, ha raccontato che lui stesso accompagnava l'avvocato Schifani negli uffici per seguire la pratica. Certo all'epoca l'imprenditore non era stato inquisito e il senatore non poteva sapere con chi aveva a che fare anche se il genero di Lo Sicco era sparito nel 1991 per lupara bianca. In quegli stessi anni Schifani assisteva anche altri imprenditori che sono incappati nelle confische per mafia, come Domenico Federico, prestanome di Giovanni Bontate, fratello del vecchio capo della cupola Stefano. Un settore quello delle confische che il senatore non ha dimenticato in Parlamento. Quando ha presentato un progetto di legge (il numero 600) per modificare la legge sulle confische e sui sequestri.
di Franco Giustolisi e Marco Lillo
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facevano affari con i boss? riporta le faccende precise che vediamo, come ho riportato io; poi, non mi pare che orlando e crisafulli siano i principali esponenti dei ds,non mi pare proprio; poi, come sempre, a differenza di voi destri, nessun elettore di sinistra si sogna di difendere personaggi che hanno avuto rapporti con mafiosi ; se si venisse a sapere che d'alema o fassino o diliberto, o bertinotti erano in società con personaggi poi arrestati per mafia , gli elettori di sinistra ne chiederebbero immediatamente l'allontanamento dela partito;la differenza è enorme;tu farfugli delle sciocchezze; iniziate a chiedere immediatamente l'allontanamento da forza italia di schifani,laloggia, dell'utri , miccihè,poi forse potrete venirci a dire che siete contro la mafia; per adesso siete assolutamente a favore della mafia e no avete neanche vergogna; è una cosa schifosa; mi domando con quale coraggio vi presentate davanti ai vostri figli se ne avete


1) Leggi il dossier da me postato, e le interviste di Ivan Cicconi , dirigente delle Coop rosse, sui rapporti con la malavita organizzata in tutto il Meridione.
2) non sei autorizzato ad attribuirmi frasi del tipo "voi state con la mafia"; non mi conosci e non sai chi sono quindi stai tranquillo, buono e calmo, e tienti per te le offese e le chiacchiere da Bar dello sport.
3) vatti a rivedere chi candidò il partito dei DS, in collegio blindato alle ultime elezioni, per volere di Violante e Fassino: l'on. Crisafulli, ex vicepresidente della Regione Sicilia, DS, che fu FILMATO mentre aveva conversazioni con boss mafiosi e decideva assieme affari da concludere. Nonostante ciò, i tuoi amici l'hanno voluto ricandidare e voi (o i tuoi amici) l'avete votato.
Dunque taci prima di offendere e senza sapere ciò di cui parli. Tu non fai antimafia, perché essere antimafia significa essere contro la mafia. Tu invece fai solo propaganda per i tuoi partiti che hanno fatto quello che ti ho detto. Meglio se taci.
le coop rosse sono scese a patti con la mafia in sicilia ? i ds hanno canidato un personaggio che ha avuto dei rapporti provati con mafiosi? male;molto male; allora per me, questa gente và cacciata a calci nel culo dai ds e dalle coop; sono dei delinquenti e come tali vanno trattati;come vedi c'è un enorme differenza nell'atteggiamento degli elettori di sinistra e in quelli come te di destra, noi, se veniamo a cnoscenza di rapporti mafiosi di esponenti politcii dela nostraparte, non rispndimao riportando i rapposti mafiosi dell'altraparte come fai tu e tanti altri sostenendo che tanto fanno tutti così, noi chiediamo che questa feccia di politci di sinistra vengano cacciati a calci nel sedere;questa è la grande differenza tra elettori di sinistra e didestra ; questo vuol dire essere contro la mafia o viceversa , essere a favore della mafia; quando si ha conoscenza di rapportimafiosi della propria parte poolitcia e si cerca nqualchemodo di giustificarli o di far passare l'idea che tanto è tutto così, questo si che è un vero atteggiamento mafioso, questo si che vuol dire prendere le parti della mafia;hai capito? io poi sono di sinistra, ma i ds gliho votati solo in passato una voltae se fossseper me, caccerei via subito quelli che tu hai nominato e soprattuto adesso che tu hai dato queste notizie; come vedi, la differenza tra me e te , tra noi e voi per quanto riguarda l'attegiamento verso la mafia è abissale;adesso mi aspeto che tu mi dica che vuoi che vengano espulsi da forza italia schifani , la loggia , miccichè dell'utri ,così come io e tanit altri vogliamo che vengano cacciati, fassino, violante, d'alema, crisafulli visto i loro rapporti poco puliti con gente mafiosa
poi ripeto ancora, i vertici di forza italia sono tutti siciliani e che siciliani; gente che parla come se recitasse nel film il padrino, gente che usa le stesse parole di toto riina a proposito dei giudici e dei communiscti come gli definise lui;e tu difendi questa gentaglia? e mi vieni a dire che tu sei contro la mafia? e mi vieni a dire che chi vota questa feccia non sà di appoggiare la mafia ; ma a chi vuoi raccontare le tue favole? se sono vere le vicende che tu dici a proposito di rapporti tra sinistra e mafiosi,e io non ho dubbi che le cose staino come dici tu,fateli conoscere, nei dettagli e vedrai che la maggioranza degli elettori di sinistra chederà che vengano cacciati questi signori dal partito e gli toglieranno il voto;ci sarà qualcuno che farà i discorsi come queli che fai tu , sostenendo che tanto ci sono anche dall'altra parte questi rapporti, ma sarà una piccola minoranza che verrà messa velocemente a tacere e isolata;
se nessuno a sinistra ha ancora fatto casino per queste vicende, è solo perchè gli elettori di sinistra non sono informati ; a destra invece, siete tutti lì a difendere con tutti i mezzi e tutte le parole possibili questa feccia, questa marmaglia mafiosa; ti rendi conto? e adesso prova ancora a sostenere che tanto sono tuti uguali sia a destra che a sinistra e quindi è inutile fare delle accuse e cacciare della gente;questo si che è un vero e proprio atteggiamento mafioso e vergognoso
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